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	<description>Racconti di Corinna Sabbadini</description>
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		<title>Maggio 1999. E poi maggio 2023</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 15:10:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gorizia]]></category>
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		<category><![CDATA[Mediateca Ugo Casiraghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ti racconto una storia: un viaggio con l&#8217;ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati) {Lunedì 10 maggio 1999} Mi sveglio e sono senza voce. {&#8220;Afona&#8221; direi oggi} Mia madre capisce che sono a pezzi e mi dice «Stai a casa, oggi». Non è la soluzione migliore, a meno di un mese dalla fine della scuola, ma andarci peggiorerebbe la mia condizione.Sto a casa. Silenzio. Studio.Verso le 11.00 squilla il telefono. {È il fisso di casa: nel maggio del 1999 non avevo un cellulare} &#8220;Solo mia mamma potrebbe chiamarmi&#8221; penso. Rispondo emettendo suoni strani e facendo una fatica terribile.«Buongiorno sono Ester Iannis, vicepreside del liceo Marinelli, trovo Corinna, per cortesia?»Boom!Quando sento &#8220;Ester Iannis&#8221; mi passa la vita davanti. Faccio un&#8217;unica assenza in un anno e mi cerca a casa la vicepreside?Cosa sarà successo?Cosa dovrà dirmi?Black-out.«Sono io» riesco ad aggiungere.«Buongiorno Corinna, ma cos&#8217;ha la tua voce? Cosa ti è successo? Come stai?»Cerco di farle capire che sto bene, ma sono senza voce.«Ah: stai bene! Meno male: ti chiamo per dirti che con il tuo racconto sui campi di sterminio hai vinto il viaggio d&#8217;istruzione a Dachau e a Mauthausen. Brava! Parti sabato mattina e rientri domenica sera&#8230;»{Non ricordo cos&#8217;altro mi disse. Nella mia testa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ti racconto una storia: <br>un viaggio con l&#8217;ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati)</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">{<em>Lunedì 10 maggio 1999</em>} Mi sveglio e sono senza voce. {<em>&#8220;Afona&#8221; direi oggi</em>} Mia madre capisce che sono a pezzi e mi dice «Stai a casa, oggi». Non è la soluzione migliore, a meno di un mese dalla fine della scuola, ma andarci peggiorerebbe la mia condizione.<br>Sto a casa. Silenzio. Studio.<br>Verso le 11.00 squilla il telefono. {<em>È il fisso di casa: nel maggio del 1999 non avevo un cellulare</em>} &#8220;Solo mia mamma potrebbe chiamarmi&#8221; penso. <br>Rispondo emettendo suoni strani e facendo una fatica terribile.<br>«Buongiorno sono Ester Iannis, vicepreside del liceo Marinelli, trovo Corinna, per cortesia?»<br>Boom!<br>Quando sento &#8220;Ester Iannis&#8221; mi passa la vita davanti. <br>Faccio un&#8217;unica assenza in un anno e mi cerca a casa la vicepreside?<br>Cosa sarà successo?<br>Cosa dovrà dirmi?<br>Black-out.<br>«Sono io» riesco ad aggiungere.<br>«Buongiorno Corinna, ma cos&#8217;ha la tua voce? Cosa ti è successo? Come stai?»<br>Cerco di farle capire che sto bene, ma sono senza voce.<br>«Ah: stai bene! Meno male: ti chiamo per dirti che con il tuo racconto sui campi di sterminio hai vinto il viaggio d&#8217;istruzione a Dachau e a Mauthausen. Brava! Parti sabato mattina e rientri domenica sera&#8230;»<br>{<em>Non ricordo cos&#8217;altro mi disse. Nella mia testa giravano le parole &#8220;gita d&#8217;istruzione a Dachau e a Mauthausen, Dachau, Mauthausen, Dachau, Mauthausen&#8230;&#8221; in loop. <br>E ci sarei andata con gli ex deportati politici della provincia di Udine, donne e uomini con una forza e un coraggio incredibili: li avevo incontrati poche settimane prima durante una conferenza organizzata a scuola dove ci avevano donato la loro testimonianza di lotta per la vita, per la libertà e per la democrazia.<em>}</em></em><br>Saluto e ringrazio la vicepreside.<br>Guardo la mia mano riattaccare la cornetta.<br>La mia mano rimane attaccata a quella cornetta, come se non volesse staccarsi dalla notizia appena ricevuta.<br>Chiudo gli occhi. È lunedì: fra cinque giorni sarò dentro un campo di sterminio. &#8220;Non sarò mai pronta ad affrontare questo viaggio&#8221; sentenzio.<br>Poi rivedo nei miei pensieri quelle donne e quegli uomini, partigiani, hanno la stessa età dei miei nonni, e hanno il braccio tatuato: loro sarebbero tornati in quei luoghi di morte per accompagnare noi studenti. E allora capisco &#8220;se lo fanno loro, tutti noi possiamo farlo&#8221;: prenderci e andarci, con le nostre certezze e con le nostre insicurezze, con la nostra forza e con la nostra fragilità. Andare lì, guardare, ascoltare, stare in silenzio. Soprattutto ascoltare, soprattutto stare in silenzio. Soprattutto guardare.<br>Andare per rendere quei luoghi di morte un silenzioso grido di vita, dedicato alla vita di chi è tornato e alla vita di chi è rimasto lì. Alla vita di tutti coloro che hanno lottato. A ogni vita che è venuta dopo e a ogni vita che non è mai potuta sorgere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><em>{Mentre ero lì, nei campi di sterminio, mi sentivo addosso la morte. Poi guardavo loro, i sopravvissuti, e nei loro occhi vedovo la forza della vita. Vedevo tutta la vita che avevano vissuto: avevano vissuto anche per chi non era tornato.}</em></p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">26 maggio 2023</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Venerdì 26 maggio 2023 vado a Gorizia: è la settimana del <a href="https://www.laltrove.com/estoria-festival-internazionale-della-storia-a-gorizia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Festival èStoria</a> e ci sono tanti appuntamenti super interessanti. Uno si intitola &#8220;Cellulari in città, storia di Cecilia e Rosa. Un nuovo percorso di vita e significato di monumenti, lapidi, targhe&#8221;: è un lavoro svolto da alcune classi delle superiori e riguarda queste due partigiane arrestate durante la Seconda Guerra Mondiale. Rosa Cantoni fu poi deportata a Ravensbrück e rientrò in Italia nell&#8217;ottobre del 1945. Cecilia Deganutti fu uccisa il 4 aprile 1945 nella Risiera di San Sabba a Trieste.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Quando arrivo alla Mediateca Ugo Casiraghi, vedo fra il pubblico una quarantina di studenti: gli interpreti dei video che andremo a vedere a breve. Li guardo con tenerezza, e probabilmente loro vedono in me una extraterrestre. O forse non mi vedono proprio.<br>Introducendo l&#8217;incontro, <a href="https://www.anpiudine.org/anpi-provinciale-di-udine-partecipa-a-estoria/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Antonella Lestani e Benedetto Parisi dell&#8217;ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d&#8217;Italia) di Udine</a> spiegano come è stato gestito il lavoro: il racconto biografico di queste due donne, la progettazione, la scrittura dei testi, le riprese video e il montaggio sono stati eseguiti da queste due classi del Liceo Scientifico Marinelli di Udine.<br>Boom!<br>Non posso crederci. <br>Mi giro e li guardo.<br>Fra tutte le scuole della regione, proprio due classi del Marinelli avevano realizzato questo progetto!<br>Vengono introdotte anche tre loro insegnanti che hanno collaborato a questa attività. Una di loro è Sabrina Candussio: non era una mia professoressa, ma nel 1999 è stata una delle insegnanti che mi ha accompagnato a Dachau e a Mauthausen.<br>Mi giro di nuovo: e la vedo.<br>Continuo a sgranare gli occhi. Mi sembrano coincidenze incredibili.<br>Stento a crederci, ma è così.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Dopo le presentazioni e le introduzioni del caso, vediamo i video realizzati dagli studenti.<br>Questi ragazzi sono andati in giro, fra le strade di Udine, a cercare i luoghi che hanno determinato l&#8217;attività partigiana di queste due donne: con i loro occhi moderni, hanno riportato all&#8217;oggi le storie di Cecilia Deganutti e Rosa Cantoni, le loro convinzioni, i loro ideali, la loro forza, la loro lealtà, il loro coraggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Quando alla fine dell&#8217;incontro Antonella Lestani chiede se qualcuno vuole intervenire, vorrei alzare la mano e dire che, anche se ci allontanano più di vent&#8217;anni, io e questi ragazzi abbiamo qualcosa in comune: abbiamo fatto il Marinelli, abbiamo raccontato una storia &#8220;simile&#8221; (io con le parole e loro soprattutto con le immagini) e con noi c&#8217;era la professoressa Candussio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ma non lo faccio. Sto ferma.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Poi quando tutti si alzano, vado da Candussio e a lei sì: a lei ricordo tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fine prima parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Foto in alto: gli studenti del Liceo Marinelli assieme alla professoressa Sabrina Candussio e a Paolo Spezzotti (allora presidente della sezione ANED &#8211; Associazione Nazionale ex Deportati &#8211; di Udine) a Mauthausen il 16 maggio 1999.</em></p>
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		<title>Trieste Film Festival – 37^ Edizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 16:46:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ci siamo Ho iniziato il conto alla rovescia lo scorso 25 gennaio: ovvero, il giorno dopo la fine della 36^ edizione. E ormai mancano solo 2 giorni al 37° Trieste Film Festival. PeppeeeperepeppeeePeppeeeperepeppeeePeppeee(ok non è musica balcanica, però è comunque musica di gioia) Te ne ho già parlato diverse volte negli ultimi anni perché è una immersione totale alla scoperta di quella metà d&#8217;Europa in genere meno conosciuta dai più e sempre più esplorata dai meno. È cinema, è musica, è cibo, è lettura, è arte, è tempo che si espande e si riempie, è babele che ti avvolge. Trieste è ancora più Trieste durante questi giorni. E una triestofila e balcanofila come me non può perdersi questo che è il più importante appuntamento italiano con il cinema dell’Europa centro orientale. Un vero e proprio concentrato di estità in diverse forme: film, lungometraggi, documentari, musica, vino, cibo, design, grafica, e ancora balli, visite guidate, libri, incontri con registi e attori&#8230; Il programma è come sempre denso e impegnativo: se hai il dono dell&#8217;obiquità, ti consiglio di usarlo senza parsimonia da venerdì 16 a sabato 24 gennaio.Ringrazio sempre il lavoro che dal 1989 (da tren-ta-set-te anni) l’Associazione Alpe Adria Cinema e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Ci siamo</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ho iniziato il conto alla rovescia lo scorso 25 gennaio: ovvero, il giorno dopo la fine della <a href="https://www.laltrove.com/trieste-film-festival-36-edizione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">36^ edizione</a>. E ormai mancano solo 2 giorni al <a href="https://triestefilmfestival.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">37° Trieste Film Festival</a>. <br>PeppeeeperepeppeeePeppeeeperepeppeeePeppeee<br>(ok non è musica balcanica, però è comunque musica di gioia) <br>Te ne ho già parlato diverse volte negli ultimi anni perché è una immersione totale alla scoperta di quella metà d&#8217;Europa in genere meno conosciuta dai più e sempre più esplorata dai meno. <br>È cinema, è musica, è cibo, è lettura, è arte, è tempo che si espande e si riempie, è babele che ti avvolge. Trieste è ancora più Trieste durante questi giorni. <br>E una triestofila e balcanofila come me non può perdersi questo che è il più importante appuntamento italiano con il cinema dell’Europa centro orientale. <br>Un vero e proprio concentrato di estità in diverse forme: film, lungometraggi, documentari, musica, vino, cibo, design, grafica, e ancora balli, visite guidate, libri, incontri con registi e attori&#8230; Il <a href="https://triestefilmfestival.it/#" target="_blank" rel="noreferrer noopener">programma</a> è come sempre denso e impegnativo: se hai il dono dell&#8217;obiquità, ti consiglio di usarlo senza parsimonia da venerdì 16 a sabato 24 gennaio.<br>Ringrazio sempre il lavoro che dal 1989 (da tren-ta-set-te anni) l’Associazione Alpe Adria Cinema e la sua direttrice artistica&nbsp;Nicoletta Romeo svolgono con dedizione e intelligenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Riporto qua sotto solo <strong>ALCUNI</strong> degli appuntamenti che ha segnato in agenda. Ma tu vai a cercare anche gli altri sul sito del 37° Trieste Film Festival.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Venerdì 16</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ore 19.30 e 22.00 – Teatro Miela – <strong><a href="https://triestefilmfestival.it/film/franz/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">FRANZ</a></strong>. Questo film della regista polacca Agnieszka Holland è il candidato della Polonia agli Oscar per il Miglior film internazionale 2026: un modo per scoprire come Franza Kafka ha attraversato la sua vita.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Martedì 20</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ore 14.30 – Teatro Miela &#8211; <strong><a href="https://triestefilmfestival.it/film/corti-senza-confine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Corti senza confine</a></strong>. Sono i sette cortometraggi vincitori di &#8220;Corti Senza Confine&#8221;: il progetto promosso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia nell’ambito dei programmi di GO! 2025 Nova Gorica – Gorizia Capitale Europea della Cultura.<br>Ore 20:00 – Politeama Rossetti – <a href="https://triestefilmfestival.it/film/das-verschwinden-des-josef-mengele/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Das Verschwinden des Josef Mengele</strong></a> /La scomparsa di Josef Mengele / The Disappearance of Josef Mengele. Il regista Kirill Serebrennikov ci riporta alla seconda Guerra Mondiale e ci fa incontrare uno dei criminali più deliranti di quell&#8217;atroce periodo della nostra storia.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Mercoledì 21</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ore&nbsp;16:00 – Cinema Ambasciatori –&nbsp;<a href="https://triestefilmfestival.it/film/no-one-will-hurt-you/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>NO ONE WILL HURT YOU</strong></a> / Nessuno vi farà del male. Anche quest&#8217;anno il Festival mi fa tornare a <a href="https://www.laltrove.com/srebrenica-argentaria-acqua-argento-genocidio-1995/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Srebrenica</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Giovedì 22</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ore&nbsp;14:00 – Politeama Rossetti – <strong><a href="https://triestefilmfestival.it/film/elenas-shift/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ELENA’S SHIFT</a> </strong>/ Il turno di Elena. Qua siamo ad Atene, dove Elena (una madre single rumena) affronta i suoi datori di lavoro corrotti con Yota (la sua avvocata).</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Venerdì 23</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ore&nbsp;14:00 – Politeama Rossetti – <a href="https://triestefilmfestival.it/programma/venerdi-23-gennaio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>RENOVACIJA</strong> </a>/ Cambiamento / Renovation. A Vilnius viviamo la relazione di Ilona e Matas, e di come le crepe di una casa possono incidere anche negli animi di chi la vive.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Sabato 24</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ore&nbsp;20:00 – Politeama Rossetti &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/film/silent-friend/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>SILENT FRIEND</strong></a>. Marburgo. Un giardino botanico. 100 anni di vita. Un albero di Ginkgo biloba. Tre storie a colori e in bianco e nero vivono attorno a questa pianta.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">WILD ROSES</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Questa è la sezione del Festival dedicata alle registe europee: ogni anno viene scelto uno Stato, e quest’anno le registe saranno slovene. Una vera opportunità per scoprire il loro lavoro. In programma ci sono 13 lungometraggi (tra documentari e film di finzione) e 10 cortometraggi!</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">VISIONI QUEER</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Anche quest&#8217;anno il Festival ci offre una sezione dedicata al movimento LGBTQ+ con 10 recenti titoli che ci danno modo di riflettere e approfondire l’attualità.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">YUGO LOGO</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><a href="https://triestefilmfestival.it/evento/yugo-logo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mostra</a> a cura di Ognjen Ranković e Antonio Karača in collaborazione con Associazione Cizerouno<br>Un viaggio nella grafica e nel design dell&#8217;ex Jugoslavia: sono oltre 600 i loghi selezionati, si tratta dei più iconici fra i marchi “made in Yu”. Oltre all&#8217;esposizione in tre aree tematiche (turismo, cinema e teatro), ci sarà anche un omaggio ad alcune designer jugoslave.<br>Un patrimonio che celebre un passato non poi così lontano.<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4cd.png" alt="📍" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />Cavò, Via S. Rocco, 1/a</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">37° Trieste Film Festival</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Sei pronto per questo 37° Trieste Film Festival?</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><em>Foto in alto: locandina ufficiale del Trieste Film Festival 2026. Photo di Ugo Borsatti.</em></p>
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		<title>6 novembre</title>
		<link>https://www.laltrove.com/6-novembre-il-giorno-del-mio-compleanno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2025 10:11:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrivendo]]></category>
		<category><![CDATA[Udine]]></category>
		<category><![CDATA[Cividale del Friuli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1980. 2005. E poi oggi Tante volte mi sono fermata a guardare il Ponte del Diavolo e il Natisone, e a creare un parallelo con lo Stari Most e la Neretva. L&#8217;altezza, l&#8217;arcata, il color verde dell&#8217;acqua, lo sguardo che precipita nel vuoto e la sensazione di appartenere a entrambe le terre. A entrambe le acque.Fin da quando ero bambina, Cividale del Friuli è sempre stata per me un&#8217;isola sicura, un porto tranquillo dove ritrovarmi a respirare, a riprendere fiato. Mi ha sempre donato una sensazione di serenità. Forse perché lì sono nata. Nello stesso luogo in cui ho visto per la prima volta la vita, ho conosciuto però anche il grande dolore della morte. E forse per questo, da allora, faccio fatica a guardarla con gli stessi occhi. Forse per questo quando sono a Cividale, molto spesso penso di essere altrove. E guardare il Natisone dal Ponte del Diavolo mi porta subito a quel 6 novembre 2005 lungo la Narenta: stesso giorno, 25 anni di distanza. 25 anni di vita.25 anni di vita che mi avevano condotto lì, in una giornata di sole radioso e di aria avvolgente, con uno degli autunni più caldi che la Bosnia Erzegovina avesse [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">1980. 2005. E poi oggi</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Tante volte mi sono fermata a guardare il Ponte del Diavolo e il Natisone, e a creare un parallelo con lo Stari Most e la Neretva. L&#8217;altezza, l&#8217;arcata, il color verde dell&#8217;acqua, lo sguardo che precipita nel vuoto e la sensazione di appartenere a entrambe le terre. A entrambe le acque.<br>Fin da quando ero bambina, <a href="https://www.laltrove.com/chi-sono-corinna-sabbadini-laltrove/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cividale del Friuli</a> è sempre stata per me un&#8217;isola sicura, un porto tranquillo dove ritrovarmi a respirare, a riprendere fiato. Mi ha sempre donato una sensazione di serenità. Forse perché lì sono nata.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Nello stesso luogo in cui ho visto per la prima volta la vita, ho conosciuto però anche il grande dolore della morte. E forse per questo, da allora, faccio fatica a guardarla con gli stessi occhi. <br>Forse per questo quando sono a Cividale, molto spesso penso di essere altrove.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">E guardare il Natisone dal Ponte del Diavolo mi porta subito a quel 6 novembre 2005 lungo la Narenta: stesso giorno, 25 anni di distanza. 25 anni di vita.<br>25 anni di vita che mi avevano condotto lì, in una giornata di sole radioso e di aria avvolgente, con uno degli autunni più caldi che la Bosnia Erzegovina avesse mai visto, con una maglietta con le maniche corte, seduta su un muretto davanti allo Stari Most, mentre al telefono salutavo chi dall&#8217;Italia mi chiamava per gli auguri. <br>25 anni: &#8220;che bel compleanno&#8221; avevo pensato allora. <br>(poi capisci che ogni compleanno è più bello del precedente).<br>Nei miei occhi si rifletteva tutta la bellezza che mi circondava.<br>Dai miei occhi la proietto ora, quando attraverso il Ponte del Diavolo e guardo il fluire della corrente. Alla ricerca di quella serenità che mi ha sempre dato, di quell&#8217;armonia di suoni e di colori. La mia acqua. La mia terra.<br>E anche se non la ritrovo sempre, so che un giorno c&#8217;è stata, ha abitato in me: e questo è già importante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/6-novembre-il-giorno-del-mio-compleanno/">6 novembre</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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		<title>Trieste Film Festival – 36^ Edizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jan 2025 16:47:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festivalando]]></category>
		<category><![CDATA[Filmando]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[Antico Caffè San Marco]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Alpe Adria Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema Ambasciatori]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica/Gorizia 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Politeama Rossetti]]></category>
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		<category><![CDATA[Trieste Film Festival]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Forse non si è capito Forse non si è capito, ma sono una grande fan del Trieste Film Festival. Te ne ho parlato negli ultimi anni già tre volte. Non è &#8220;solo&#8221; il principale appuntamento cinematografico italiano dedicato al cinema dell’Europa centro-orientale. Non è &#8220;solo&#8221; una occasione per scoprire film-registi-attori di una parte di mondo attiva cinematograficamente, ma che poi non trova spazio nelle nostre sale. Non è &#8220;solo&#8221; un concentrato di proiezioni-incontri-mostre-concerti che ruota attorno a questa mezza Europa posta a levante, che spesso fa di tutto per volgere a ponente. È tutto questo&#8230; a Trieste! Quindi è ancora tutto più bello. Ed è a Trieste dal 1989, grazie all&#8217;idea e al lavoro costante dell’Associazione Alpe Adria Cinema e della sua direttrice artistica Nicoletta Romeo. Sono pronta per questa trentaseiesima edizione: scaldo i motori, anzi, scaldo la poltrona del cinema perché domani inizia la full immersion!Io ho il mio zainetto vuoto, che non aspetta altro che essere riempito di immagini, voci, nomi, musiche, storie, sorrisi, lacrime, capi in b, chifeletti, ricordi, folate di Bora, strette di mano, accenti slavi teutonici ugro-finnici greci e turchi. Tutto da mettere dentro, fare scorta, portare a casa e sistemare nei cassetti e sulle mensole, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Forse non si è capito</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Forse non si è capito, ma sono una grande fan del Trieste Film Festival. Te ne ho parlato negli ultimi anni già tre volte. <br>Non è &#8220;solo&#8221; il principale appuntamento cinematografico italiano dedicato al cinema dell’Europa centro-orientale. Non è &#8220;solo&#8221; una occasione per scoprire film-registi-attori di una parte di mondo attiva cinematograficamente, ma che poi non trova spazio nelle nostre sale. Non è &#8220;solo&#8221; un concentrato di proiezioni-incontri-mostre-concerti che ruota attorno a questa mezza Europa posta a levante, che spesso fa di tutto per volgere a ponente. È tutto questo&#8230; a Trieste! Quindi è ancora tutto più bello. <br>Ed è a Trieste dal 1989, grazie all&#8217;idea e al lavoro costante dell’Associazione Alpe Adria Cinema e della sua direttrice artistica Nicoletta Romeo. <br>Sono pronta per questa trentaseiesima edizione: scaldo i motori, anzi, scaldo la poltrona del cinema perché domani inizia la full immersion!<br>Io ho il mio zainetto vuoto, che non aspetta altro che essere riempito di immagini, voci, nomi, musiche, storie, sorrisi, lacrime, capi in b, chifeletti, ricordi, folate di Bora, strette di mano, accenti slavi teutonici ugro-finnici greci e turchi. Tutto da mettere dentro, fare scorta, portare a casa e sistemare nei cassetti e sulle mensole, in bella vista o un po&#8217; al riparo a seconda della necessità.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Il programma</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Segna sull&#8217;agenda: <a href="https://triestefilmfestival.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dal 16 al 24 gennaio</a>. <br>Come sempre, oltre alle proiezioni di film cortometraggi lungometraggi e documentari, troverai incontri, concerti, degustazioni, laboratori per bambini, visite guidate e degustazioni di vino. Sì: c&#8217;è anche una <strong><a href="https://triestefilmfestival.it/evento/wine-roses/">degustazione di vini bianchi dalla Serbia all&#8217;Antico Caffè San Marco</a></strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Oltre a questo evento, ecco alcuni appuntamenti interessanti, ma solo alcuni, perché il calendario è ben più ricco.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Giovedì 16</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ore 19.30 e 21.30 &#8211; Teatro Miela &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/film/wishing-on-a-star/"><strong>WISHING ON A STA</strong></a><strong><a href="https://triestefilmfestival.it/film/wishing-on-a-star/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">R</a></strong>. Il nuovo film del regista slovacco-ungherese Peter Kerekes, girato anche in Friuli Venezia Giulia.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Venerdì 17</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ore 14.15 &#8211; Teatro Miela &#8211; <strong><a href="https://triestefilmfestival.it/film/cortometraggi-wild-roses-serbia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">GRAD &#8211; NIKOG NEMA &#8211; ROZE &#8211; U RAMENIMA</a></strong>. Quattro cortometraggi della sezione &#8220;Wild Roses &#8211; Serbia&#8221;, che quest&#8217;anno (appunto) è dedicata alle cineaste della Serbia contemporanea.<br>Ore 16.00 &#8211; Teatro Miela &#8211; <strong><a href="https://triestefilmfestival.it/film/cortometraggi-visioni-queer/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">LES EVANGILES D’ANASYRMA &#8211; FATHER, BLESS US &#8211; RED ANTS BITE</a></strong>. Tre cortometraggi della nuova sezione &#8220;Visioni Queer&#8221;: una novità di quest&#8217;anno che ci permetterà di seguire lotte e diritti negati alla comunità Lgbtq+ nei Paesi dell&#8217;Europa dell&#8217;Est.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Sabato 18</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ore 14.15 &#8211; Teatro Miela &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/film/domovine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>DOMOVINE</strong></a>. Sezione &#8220;Wild Roses &#8211; Serbia&#8221;: si va nella ex Jugoslavia.<br>Ore 16.00 &#8211; Teatro Miela &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/film/kelti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>K</strong></a><a href="https://triestefilmfestival.it/film/kelti/"><strong>ELTI</strong></a>. Sezione &#8220;Wild Roses &#8211; Serbia&#8221;: «Belgrado, 1993, &#8230; la festa si disperde lentamente, proprio come la Jugoslavia, il paese in cui Marijana e i suoi amici sono nati.»<br>Ore 18.00 &#8211; Sala Bobi Bazlen &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/evento/immaginando-i-balcani-memoria-e-presente-nella-produzione-culturale-della-jugosfera/"><strong>IMMAGINANDO I BALCANI. MEMORIA E PRESENTE NELLA PRODUZIONE CULTURALE DELLA JUGOSFER</strong></a><a href="https://triestefilmfestival.it/evento/immaginando-i-balcani-memoria-e-presente-nella-produzione-culturale-della-jugosfera/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>A</strong></a>. «La giornalista Marina Lalović e la scrittrice Elvira Mujčić in conversazione con Martina Napolitano rifletteranno sul ruolo della memoria nella produzione artistica balcanica degli ultimi anni, sull’impatto che le guerre degli anni Novanta hanno ancora sulla coscienza sociale e culturale di questi paesi e su come la produzione culturale riesce a tenere insieme il passato e il presente, ossia come i motivi e i temi legati a quel periodo si intrecciano a urgenze esistenziali attuali.»<br>Ore 20.30 &#8211; Teatro Miela &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/film/78-dana/"><strong>78 DAN</strong></a><a href="https://triestefilmfestival.it/film/78-dana/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>A</strong></a>. Sezione &#8220;Wild Roses &#8211; Serbia&#8221;: «Poco prima che il padre venga arruolato durante il bombardamento della Serbia da parte della NATO nel 1999, le sorelle Sonja e Dragana iniziano un video-diario con una videocamera amatoriale.»<br>Ore 22.00 &#8211; Teatro Miela &#8211; <strong><a href="https://triestefilmfestival.it/film/avant-drag-radical-performers-re-imagine-athens/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AVANT-DRAG! Radical Performers Re-Imagine Athens</a></strong>. Sezione &#8220;Visioni Queer&#8221;: «Nel documentario poetico Avant-Drag! seguiamo dieci drag performer di Atene che s’inventano mondi effimeri come rifugio contro una realtà ostile.»</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Domenica 19</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ore 11.00 &#8211; Teatro Miela &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/film/noi-siamo-gli-errori-che-permettono-la-vostra-intelligenza/"><strong>NOI SIAMO GLI ERRORI CHE PERMETTONO LA VOSTRA INTELLIGENZ</strong></a><a href="https://triestefilmfestival.it/film/noi-siamo-gli-errori-che-permettono-la-vostra-intelligenza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>A</strong></a>. «L’Accademia della Follia, la compagnia teatrale creata negli spazi dell’ex Ospedale psichiatrico di Trieste dall’attore e regista Claudio Misculin nei primi anni ‘70, ha viaggiato in tutto il mondo in numerosi e applauditi spettacoli.»<br>Ore 14.15 &#8211; Teatro Miela &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/film/il-mio-compleanno/"><strong>IL MIO COMPLEANN</strong></a><a href="https://triestefilmfestival.it/film/il-mio-compleanno/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>O</strong></a>. «Riccardino sta per compiere 18 anni nella casa-famiglia in cui vive. Da quattro anni è separato dalla madre, una donna con forti disturbi della personalità̀. Nonostante la guida premurosa e attenta della sua educatrice, Riccardino decide di scappare per raggiungere la madre e vivere con lei. La sua illusione presto si trasformerà̀ in un’amara realtà̀ e Riccardino dovrà̀ fare una scelta difficile.»<br><strong>INCinema – Festival del Cinema Inclusivo</strong>. Il film è presentato con&nbsp;sottotitoli&nbsp;per persone sorde e ipoacusiche e&nbsp;audiodescrizione&nbsp;per persone cieche e ipovedenti. L’audiodescrizione è fruibile attraverso l’app gratuita&nbsp;EARCATCH, disponibile negli store, sia per dispositivi&nbsp;<a href="https://apps.apple.com/it/app/earcatch/id1021220730" target="_blank" rel="noreferrer noopener">iOS</a>&nbsp;che&nbsp;<a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=nl.q42.soundfocus&amp;hl=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Android</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Lunedì 20</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ore&nbsp;09:30 &#8211; Starhotels Savoia Excelsior Palace &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/evento/lets-go-2025-capitali-europee-della-cultura-multilingui-sulle-tracce-della-diversita-linguistica-delle-ecoc/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>LET’S GO! 2025: Capitali Europee della Cultura multilingui. Sulle tracce della diversità li</strong></a><a href="https://triestefilmfestival.it/evento/lets-go-2025-capitali-europee-della-cultura-multilingui-sulle-tracce-della-diversita-linguistica-delle-ecoc/"><strong>nguistica delle ECoCs</strong></a>. «Dopo aver trattato il tema dello sviluppo cinematografico territoriale come volano socio-economico e culturale, dell’accessibilità e della sostenibilità degli eventi culturali nell’ambito di altre capitali della cultura europee – i cui rappresentanti sono giunti a Trieste nel 2023 e nel 2024 da vari Paesi per uno scambio di buone pratiche e comuni riflessioni sugli argomenti trattati -, continuiamo il confronto con altre città europee, stavolta sul tema del bilinguismo (o addirittura plurilinguismo). Ci sembra estremamente utile e interessante, infatti, comprendere come l’evento “capitale europea della cultura” ha contributo (o contribuirà) a rafforzare e unire maggiormente le comunità linguistiche di uno stesso territorio e quali pratiche sono state avviate o tuttora permangono.»<br>Ore 18.30 &#8211; Teatro Miela &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/film/infanzia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>SEEDS OF DESTINY</strong> &#8211; <strong>KINDER SUCHEN IHRE ELTERN (DER AUGENZEUGE 1946/12)</strong> &#8211; <strong>VALAHOL EURÓPÁBAN</strong></a>. Tre appuntamenti della <strong>&#8220;</strong>Retrospettiva 1945. La guerra è finita? Traumi, rovine, ricostruzione<strong>&#8220;</strong>: dagli archivi mondiali, capolavori di finzione e documentari realizzati nel secondo dopoguerra, per comprendere un’epoca di disperazione e speranza.<br>Ore&nbsp;20:00 &#8211; Politeama Rossetti &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/film/the-perl-of-the-ruins/"><strong>THE PERL OF THE RUIN</strong></a><a href="https://triestefilmfestival.it/film/the-perl-of-the-ruins/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>S</strong></a>. Film muto, con l&#8217;accompagnamento al pianoforte di Andrej Goričar e le didascalie in italiano e in inglese; in collaborazione con La Cineteca del Friuli.<br>Realizzato nel 1921, è il film di finzione più antico girato a Trieste.<br>Ore&nbsp;20:26 &#8211; Politeama Rossetti &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/film/sterben/"><strong>STERBE</strong></a><a href="https://triestefilmfestival.it/film/sterben/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>N</strong></a>. Lo spartito della vita segue le vicende della famiglia Lunies. Quando la Morte si presenta alla porta di casa, i membri della famiglia, che si sono allontanati da tempo, finalmente si ritroveranno. Un’opera tragicomica tra malattie, amori, rapporti disfunzionali, genitorialità confuse e i grandi temi dell’esistenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Martedì 21</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ore&nbsp;10:30 &#8211; Cinema Ambasciatori &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/film/my-fathers-diaries/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>MY FATHER’S DIARIES</strong></a>. «È l’agosto del 1993 quando Bekir Hasanović scambia una moneta d’oro per la videocamera con cui, da quel momento, filmerà la vita di ogni giorno a Srebrenica. Le immagini che registra nei giorni della guerra con la sua troupe improvvisata – formata da Ben, John &amp; Boys – danno vita al ritratto inaspettato di una popolazione smarrita, ma che mantiene un fiero legame con la realtà senza rinunciare alla giusta dose di umorismo. Ado, figlio di Bekir, parte da queste immagini e dalle pagine dei diari del padre per ricostruirne la figura e per capire, insieme alla madre Fatima, come abbia fatto a sopravvivere alla Marcia della Morte e al genocidio di Srebrenica.»</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Mercoledì 22</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ore&nbsp;16:00 &#8211; Cinema Ambasciatori &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/film/anime-galleggianti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>ANIME GALLEGGIANTI</strong></a>. «Ispirato alle Metamorfosi di Ovidio, è un’opera ibrida che mischia l’etnografia visuale e musicale con la mitologia classica, l’approccio documentario con la fantasia. I racconti mitologici vengono reinventati attraverso la tradizione e la cultura sarde.»<br>Ore&nbsp;18:00 &#8211; Politeama Rossetti &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/film/kreas/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>KREAS</strong></a>. In un racconto che affonda le sue radici nella tragedia greca antica, un patriarca deve decidere il destino di suo figlio e del ragazzo che ha cresciuto, quando una lunga faida tra vicini si trasforma in omicidio.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Giovedì 23</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ore&nbsp;18:00 &#8211; Politeama Rossetti &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/film/fekete-pont/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>FEKETE PONT</strong></a>. Un ritratto realistico del sistema scolastico ungherese, che viene mostrato attraverso gli occhi di un’insegnante, Juci, e di un alunno appena arrivato, Palkó, due anti-eroi in una scuola che è anche metafora di un intero Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Venerdì 24</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ore&nbsp;18:30 &#8211; Politeama Rossetti &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/film/nakon-ljeta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>NAKON LJETA</strong></a>. Il regista è Danis Tanović e c&#8217;è un&#8217;isola dalmata: mi sembrano informazioni sufficienti per andare a guardare il film. (Anche se già la prima mi aveva subito convinta) <br>Ore&nbsp;20:30 &#8211; Politeama Rossetti &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/film/crossing/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>CROSSING</strong></a>. Lia, un’insegnante in pensione che vive in Georgia, ha promesso di scoprire cosa è successo a sua nipote Tekla, scomparsa da tempo. Quando Lia viene a sapere da Achi, un vicino, che Tekla forse vive in Turchia, i due partono alla sua ricerca. A Istanbul scoprono una città bellissima, piena di possibilità, ma cercare qualcuno che non ha mai voluto essere trovato è più difficile di quanto pensassero. Fino a quando non incontrano Evrim, un’avvocatessa che lotta per i diritti delle persone trans. E mentre Lia e Achi percorrono in lungo e in largo le stradine della città, hanno la sensazione che Tekla sia più vicina che mai.<br>Ore&nbsp;22:00 &#8211; Aqvuedotto caffè &#8211; <a href="https://triestefilmfestival.it/evento/trans-europa-express/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>TRANS EUROPA EXPRESS</strong></a>. E poi si viaggia con la musica di Jazza &amp; Libra.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">«Dove? Kje? Uer? Dulà?»</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">I film sono proiettati al Teatro Miela (in Piazza Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi 3), al Politeama Rossetti (in Largo Giorgio Gaber 1) e al Cinema Ambasciatori (in Viale Venti Settembre 35).<br>Gli altri eventi hanno sedi diverse: le trovi tutte indicate nel dettaglio di ogni singolo evento.<br><br><em>Foto in alto: locandina ufficiale del Trieste Film Festival 2025. Photo <a href="https://www.laltrove.com/monika-bulaj-geografie-sommerse/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Monika Bulaj</a>.</em></p>
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		<title>Andy Warhol. Beyond Borders</title>
		<link>https://www.laltrove.com/andy-warhol-beyond-borders-una-mostra-a-gorizia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 17:26:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[Museando]]></category>
		<category><![CDATA[Andy Warhol]]></category>
		<category><![CDATA[Andy Warhol mostra a Gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[Andy Warhol. Beyond Borders]]></category>
		<category><![CDATA[GO! Borderless]]></category>
		<category><![CDATA[GO!2025]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica/Gorizia 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Attems Petzenstein]]></category>
		<category><![CDATA[Pop Art]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una mostra per iniziare questo GO!2025 Il 2025 è dunque arrivato. E con lui tutto il suo carico di aspettative relative a GO!2025: questo è l&#8217;anno in cui Nova Gorica e Gorizia saranno (assieme) Capitale Europea della Cultura. Hai letto bene: capitaleE. Non capitalI. Perché l&#8217;idea è proprio quella di considerare queste due città come un&#8217;unica entità, con le loro differenze e uguaglianze, con tutto il loro vissuto e presente da intrecciare e fondere assieme. Ci diciamo &#8220;GO! Borderless&#8221; dal quel 18 dicembre 2020: il giorno della proclamazione che ha entusiasmato tutti i presenti in Piazzale della Transalpina, tutti quelli che seguivano la diretta da casa e tutti quelli che in questi anni hanno creduto in questo progetto visionario che salta di qua e di là di un confine come se, di fatto, questo non esistesse, e che riesce a far emergere i molteplici punti di contatto e di condivisione che esistono da sempre. Bene. Il 2025 è arrivato. Ci siamo. E ricordiamoci che la cultura siamo noi. Andy Warhol. Beyond Borders Uno degli appuntamenti goriziani di quest&#8217;anno è una mostra che ha portato nelle antiche sale di Palazzo Attems Petzenstein uno dei simboli più conosciuti e importanti della Pop [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Una mostra per iniziare questo GO!2025</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il 2025 è dunque arrivato. E con lui tutto il suo carico di aspettative relative a GO!2025: questo è l&#8217;anno in cui Nova Gorica e Gorizia saranno (assieme) Capitale Europea della Cultura. <br>Hai letto bene: capitaleE. Non capitalI. Perché l&#8217;idea è proprio quella di considerare queste due città come un&#8217;unica entità, con le loro differenze e uguaglianze, con tutto il loro vissuto e presente da intrecciare e fondere assieme. <br>Ci diciamo &#8220;GO! Borderless&#8221; dal quel 18 dicembre 2020: il giorno della proclamazione che ha entusiasmato <a href="https://www.youtube.com/watch?v=aWUb-_6TvGU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tutti i presenti</a> in <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-novembre-2024-la-stazione-transalpina-a-nova-gorica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piazzale della Transalpina</a>, tutti quelli che seguivano la diretta da casa e tutti quelli che in questi anni hanno creduto in questo progetto visionario che salta di qua e di là di un confine come se, di fatto, questo non esistesse, e che riesce a far emergere i molteplici punti di contatto e di condivisione che esistono da sempre. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Bene. Il 2025 è arrivato. Ci siamo. E ricordiamoci che la cultura siamo noi.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Andy Warhol. Beyond Borders</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Uno degli appuntamenti goriziani di quest&#8217;anno è una mostra che ha portato nelle antiche sale di Palazzo Attems Petzenstein uno dei simboli più conosciuti e importanti della Pop Art: Andy Warhol.<br>Ecco un&#8217;occasione unica per ammirare Marylin, Elisabeth II e Mickey Mouse in alcuni dei loro ritratti più iconici e colorati, conosciuti e riconosciuti da tutti. Ma anche copie e copertine della rivista <em>Interview</em>, le <em>Campbell&#8217;s Soup</em>, i loghi Chanel o Apple, le copertine dei <em>long play</em>: in tutto ammirerai 180 sue opere, e ancora foto e video. Un percorso che ti accompagna lungo la vita e la carriera di questo artista che fra i primi ha inserito l&#8217;arte in una dimensione più quotidiana, elevando a vere e proprie opere d&#8217;arte i prodotti di massa che stavano determinando la società consumistica negli Stati Uniti nel secondo dopoguerra. <br>Ci sono anche due installazioni multimediali, ma non ti svelo nulla: vai a scoprirle.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Forse la percezione che viviamo noi oggi, osservando certe sue opere, è attenuata da una sorta di assuefazione al consumismo, perché in fondo noi ci siamo nati e ci siamo sempre vissuti dentro. Ma se ci proiettiamo negli Stati Uniti degli anni Cinquanta, possiamo immaginare sia la potenza del messaggio di Warhol che è riuscito a elevare una scatoletta di pomodoro a opera d&#8217;arte, sia la stonatura di una società che ha deciso di accettarla come tale. Forse, dopo anni di guerra, di dolore e di incertezza, la semplicità delle &#8220;piccole cose&#8221; aveva un perché reale e profondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">«Dove? Dove xe? Kje? Uer? Dulà?»</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Palazzo Attems Petzenstein si trova in piazza Edmondo De Amicis 2. Da Piazza Vittoria prendi la strada che va verso nord (via dell&#8217;Arcivescovado), quando sulla sinistra vedrai la casa di Carolina Luzzatto Coen (la prima donna italiana a dirigere un quotidiano) e sulla destra il palazzo arcivescovile, procedi ancora 300 metri lungo via Carducci e poi vedrai il Palazzo sulla sinistra.<br>Dal primo piano del palazzo, ammirando il parco, noterai alcune corti appartenenti a palazzi un tempo interni al ghetto ebraico, situati proprio in via Graziadio Isaia Ascoli (il glottologo), dirimpetto alla sinagoga. Se, invece, dal primo piano ti affacci verso la piazza, con un po&#8217; di fantasia potresti vedere la casa natale del premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia (in via Corsica: ok, non si vede, ma in linea d&#8217;aria saranno 100 metri).<br>La mostra è organizzata dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dall&#8217;Ente Regionale PAtrimonio Culturale FVG con la collaborazione di PromoTurismoFVG. In <a href="https://erpac.regione.fvg.it/it/andy-warhol-beyond-borders-136331" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questa pagina</a> troverai le informazioni per la visita. Se decidi di partecipare alle visite guidate organizzate dall&#8217;ERPAC, iscriviti al numero 0481 385 335 oppure scrivi a: palazzoattemspetzenstein.go@gmail.com &#8211; didatticamusei.erpac@regione.fvg.it.</p>
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		<title>Fuocolento novembre 2024</title>
		<link>https://www.laltrove.com/fuocolento-novembre-2024-la-stazione-transalpina-a-nova-gorica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Dec 2024 15:29:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivendo]]></category>
		<category><![CDATA[Fuocolento]]></category>
		<category><![CDATA[GO! Borderless]]></category>
		<category><![CDATA[GO!2025]]></category>
		<category><![CDATA[La Stazione Transalpina]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica/Gorizia 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Piazzale della Transalpina]]></category>
		<category><![CDATA[Trg Europe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Stazione Transalpina La Stazione Transalpina è la stazione dei treni di Nova Gorica. Un tempo veniva chiamata &#8220;Stazione Nord&#8221; perché diametralmente opposta alla Stazione Meridionale, ma qui stiamo parlando del tempo in cui entrambe queste stazioni appartenevano alla città di Gorizia. Se vuoi scoprire qualcosa di più su questo luogo che ho scritto per il numero di novembre 2024 di Fuocolento. Se la cerchi su Google, la troverai affacciata a una piazza che ha due nomi: la metà che si trova in Slovenia si chiama Trg Europe (Piazza Europa), mentre la metà che si trova in Italia è Piazzale della Transalpina. Due nomi che racchiudono il presente e il passato di questo luogo.È una piazza che nel 1947 ha visto tracciare la linea di un confine mai visto prima di allora. L&#8217;ha visto abbattere, e ha poi ospitato i festeggiamenti del 1 maggio 2004. Ma se hai letto il mio articolo, sai già di cosa sto parlando.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-novembre-2024-la-stazione-transalpina-a-nova-gorica/">Fuocolento novembre 2024</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">La Stazione Transalpina</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">La Stazione Transalpina è la stazione dei treni di Nova Gorica. <br>Un tempo veniva chiamata &#8220;Stazione Nord&#8221; perché diametralmente opposta alla Stazione Meridionale, ma qui stiamo parlando del tempo in cui entrambe queste stazioni appartenevano alla città di Gorizia. <br>Se vuoi scoprire qualcosa di più su questo luogo</p>



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<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-text-align-center wp-element-button" href="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/12/Fuocolento-novembre-2024-La-Stazione-Transalpina.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">APRI IL PDF E LEGGI L&#8217;ARTICOLO</a></div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><br>che ho scritto per il numero di novembre 2024 di <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-rivista-gastronomica-culturale-nordest/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fuocolento</a>. <br>Se la cerchi su <a href="https://www.google.it/maps/place/NOVA+GORICA+(stazione+ferroviaria)/@45.9551779,13.6320558,16.73z/data=!4m6!3m5!1s0x477b00e46a6e5745:0x91bbea78552fc556!8m2!3d45.9553827!4d13.6353719!16s%2Fg%2F11jcmqywql?entry=ttu&amp;g_ep=EgoyMDI0MTIwNC4wIKXMDSoASAFQAw%3D%3D" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Google</a>, la troverai affacciata a una piazza che ha due nomi: la metà che si trova in Slovenia si chiama Trg Europe (Piazza Europa), mentre la metà che si trova in Italia è Piazzale della Transalpina. Due nomi che racchiudono il presente e il passato di questo luogo.<br>È una piazza che nel 1947 ha visto tracciare la linea di un confine mai visto prima di allora. L&#8217;ha visto abbattere, e ha poi ospitato i festeggiamenti del 1 maggio 2004. Ma se hai letto il mio articolo, sai già di cosa sto parlando.</p>
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		<title>Repubblica di Venezia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 17:26:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Leggendo]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Vale]]></category>
		<category><![CDATA[Impero asburgico]]></category>
		<category><![CDATA[La Serenissima]]></category>
		<category><![CDATA[Mare Adriatico]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati scomparsi – Extinguished Countries]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una guida per scoprire la &#8220;Serenissima&#8221; Il primo viaggio negli “Stati scomparsi – Extinguished Countries” ci porta a Venezia. Per essere più precisi: nella Repubblica di Venezia. &#8220;Un viaggio insolito tra Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro, Albania, Grecia e Cipro&#8221; dice il sottotitolo: e questo è. Ma prima di partire per questo viaggio, la guida ci propone una lunga introduzione storica e geografica in cui ci fornisce molte informazioni, fra cui: come e quando &#8220;nasce&#8221; questa Repubblica marinara, perché il suo simbolo è il leone alato e quante pose (e relative interpretazioni) può avere, come si forma prima lo Stato da Mar e successivamente lo Stato da Terra. E, fra le righe, ti suggerisce quali tracce osservare per trovare i fili conduttori che legano queste terre. Tracce spesso facilmente individuabili, altre volte meno percettibili, ma sempre presenti. Poi si parte. Da Venezia Fra dogi, sestieri e bacari è un piacere perdersi nelle sue calli, sulle sue rive e nei suoi mercati. Venezia è Venezia: incanta a ogni passo. Dopo aver esplorato la capitale e la sua laguna, è la volta della terraferma del nord Italia e poi giù, si scivola lungo la costa orientale dell&#8217;Adriatico, dello Ionio e dell&#8217;Egeo fino a [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Una guida per scoprire la &#8220;Serenissima&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il primo viaggio negli “<a href="https://www.laltrove.com/stati-scomparsi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stati scomparsi – Extinguished Countries</a>” ci porta a Venezia. Per essere più precisi: nella Repubblica di Venezia. <br>&#8220;Un viaggio insolito tra Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro, Albania, Grecia e Cipro&#8221; dice il sottotitolo: e questo è. </p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ma prima di partire per questo viaggio, la guida ci propone una lunga introduzione storica e geografica in cui ci fornisce molte informazioni, fra cui: come e quando &#8220;nasce&#8221; questa Repubblica marinara, perché il suo simbolo è il leone alato e quante pose (e relative interpretazioni) può avere, come si forma prima lo <em>Stato da Mar</em> e successivamente lo <em>Stato da Terra</em>. E, fra le righe, ti suggerisce quali tracce osservare per trovare i fili conduttori che legano queste terre. Tracce spesso facilmente individuabili, altre volte meno percettibili, ma sempre presenti.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="655" height="951" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Copertina-della-guida.jpg" alt="Copertina della guida" class="wp-image-3721" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Copertina-della-guida.jpg 655w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Copertina-della-guida-207x300.jpg 207w" sizes="(max-width: 655px) 100vw, 655px" /><figcaption class="wp-element-caption">Copertina della guida</figcaption></figure>
</div>
</div>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Poi si parte. Da Venezia</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Fra dogi, sestieri e bacari è un piacere perdersi nelle sue calli, sulle sue rive e nei suoi mercati. <br>Venezia è Venezia: incanta a ogni passo. <br>Dopo aver esplorato la capitale e la sua laguna, è la volta della terraferma del nord Italia e poi giù, si scivola lungo la costa orientale dell&#8217;Adriatico, dello Ionio e dell&#8217;Egeo fino a Famagosta, esplorando città, isole, dialetti, cibi, vini, vitigni, cisterne e batane. In un continuo alternarsi fra l&#8217;acqua e la terra, fra il passato e il presente, fra ciò che era e ciò che è rimasto.<br>Dati storici, ricette da provare, parole che si ripetono un po&#8217; dappertutto, battaglie più o meno famose, personaggi mai sentiti e volti noti che ritornano: forse conosci già questi luoghi, o sai che nel loro passato c&#8217;è lo zampino della Serenissima, ma magari non li conosci tutti, oppure non li avevi mai visti elencati uno dopo l&#8217;altro. Ecco: qua li trovi. La mappa è incredibile. È suggestiva. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="658" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Mappa-Repubblica-di-Venezia-1024x658.jpeg" alt="Mappa - Repubblica di Venezia" class="wp-image-3710" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Mappa-Repubblica-di-Venezia-1024x658.jpeg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Mappa-Repubblica-di-Venezia-300x193.jpeg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Mappa-Repubblica-di-Venezia-768x493.jpeg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Mappa-Repubblica-di-Venezia.jpeg 1494w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Repubblica di Venezia &#8211; mappa<br>Ph <a href="https://extinguishedcountries.com/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Extinguished Countries</a></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Nell&#8217;introduzione a questa collana di guide, avevo scritto:<br><em>Lo Stato scomparso non è difficile da trovare, ma necessita di un tempo di osservazione più lungo, più lento. Concediglielo.</em><br>E concedilo anche a te.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><br>Se parti, cerca i leoni alati: e poi fammi sapere quanti ne hai trovati!</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">E a Venezia si ritorna</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Non sarà un viaggio breve. Anzi. I secoli sono tanti. E poi, lungo il viaggio, potresti attraversare altri <a href="https://www.laltrove.com/stati-scomparsi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stati scomparsi</a>: allora sì che il tempo si dilaterà.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">La foto in alto è un tramonto sul mare Adriatico: come immagine &#8220;rappresentativa&#8221; della Repubblica di Venezia ho pensato di inserire il <em>suo</em> mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">.</p>
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		<title>Tranzit</title>
		<link>https://www.laltrove.com/tranzit-martedi-1-novembre-2016/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 11:04:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La bustina di zucchero]]></category>
		<category><![CDATA[Belgrado]]></category>
		<category><![CDATA[Crvena zvezda]]></category>
		<category><![CDATA[Derventa]]></category>
		<category><![CDATA[Hajduk Split]]></category>
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		<category><![CDATA[Maxmaber Orkestar]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Martedì 1 novembre 2016 Il primo novembre cade di martedì. Tre giorni pieni, più qualche ora del sabato. Possiamo fare ponte. Ok. Dove andiamo? È da un po&#8217; che manchiamo. Torniamo? Ok. Non dobbiamo scoprire niente di nuovo: sono luoghi già vissuti. Tornarci e ritornarci risponde a una esigenza intima. Significa dare una risposta a una tensione, soddisfare una richiesta latente. Raggiungiamo Zara che è buio già da tanto. Rimandiamo a domani i gusti balcanici, ma una birra in uno dei pochi bar aperti, seduti al freddo di un tavolino all&#8217;esterno, non ce la toglie nessuno.Il mare è tranquillo. L&#8217;organo sibila poche note. Mentre il &#8220;Saluto al sole&#8221; è un continuo gioco di luci colorate. La domenica ci accoglie in un tepore luminoso. Dopo Zara, arriviamo a Sebenico. Poi ci fermiamo a Trogir. Le nostre sono passeggiate con cui ricarichiamo lo sguardo. I pensieri. I ricordi. Al tramonto siamo sulla strada dei Castelli e vediamo lo stadio di Poljud illuminato a giorno: l&#8217;Hajduk Split è in campo. La luce è velata, soffusa.Dal CD, la voce di Adriana Giacchetti e la musica della Maxmaber Orkestar ci accompagnano con Adio kerida. Mi sembra di essere dentro a un sogno. Un confine onirico [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Martedì 1 novembre 2016</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il primo novembre cade di martedì. Tre giorni pieni, più qualche ora del sabato. Possiamo fare ponte. <br>Ok. <br>Dove andiamo? <br>È da un po&#8217; che manchiamo. Torniamo? <br>Ok. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Non dobbiamo scoprire niente di nuovo: sono luoghi già vissuti. Tornarci e ritornarci risponde a una esigenza intima. Significa dare una risposta a una tensione, soddisfare una richiesta latente. <br>Raggiungiamo Zara che è buio già da tanto. Rimandiamo a domani i gusti balcanici, ma una birra in uno dei pochi bar aperti, seduti al freddo di un tavolino all&#8217;esterno, non ce la toglie nessuno.<br>Il mare è tranquillo. L&#8217;organo sibila poche note. Mentre il &#8220;Saluto al sole&#8221; è un continuo gioco di luci colorate.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">La domenica ci accoglie in un tepore luminoso. <br>Dopo Zara, arriviamo a Sebenico. Poi ci fermiamo a Trogir. <br>Le nostre sono passeggiate con cui ricarichiamo lo sguardo. I pensieri. I ricordi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Trogir.jpg" alt="Trogir" class="wp-image-3646" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Trogir.jpg 960w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Trogir-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Trogir-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">Trogir</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Al tramonto siamo sulla strada dei Castelli e vediamo lo stadio di Poljud illuminato a giorno: l&#8217;Hajduk Split è in campo. <br>La luce è velata, soffusa.<br>Dal CD, la voce di Adriana Giacchetti e la musica della Maxmaber Orkestar ci accompagnano con <em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=CIUlbtgRJgo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Adio kerida</a></em>. Mi sembra di essere dentro a un sogno. <br>Un confine onirico che svanisce quando mi viene in mente che lì dentro, fra gli spalti e il prato, è passata la storia, quel 4 maggio 1980. È il 41° minuto del primo tempo quando <a href="https://www.youtube.com/watch?v=R0IAAe5j6vk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la partita fra l&#8217;Hajduk di Spalato e la Crvena zvezda (Stella Rossa) di Belgrado viene interrotta</a>. Per sempre.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"></p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Spalato è un fluire di persone e suoni sempre piacevoli, fra la notte e il giorno cambia poco: la vitalità del centro storico è sempre la stessa. È come se ti accogliesse a casa sua, nel palazzo di Diocleziano. E tu entri ed esci dalle sue stanze come se fossi un ospite abituale.<br>La mattina, davanti a un cappuccino e a un krapfen, sogno di prendere un traghetto e raggiungere una delle isole appena là fuori.<br>Quasi 20 anni prima (nell&#8217;agosto 1997) ero salita sulla Jadrolinija proprio lì: Supetar era il porto di attracco, Bol la destinazione finale.</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="960" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Spalato.jpg" alt="Colazione a Spalato" class="wp-image-3639" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Spalato.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Spalato-240x300.jpg 240w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Colazione a Spalato</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ma oggi la meta è un&#8217;altra. Oggi c&#8217;è un altro confine da oltrepassare: Mostar ci aspetta. <br>Uscendo da Spalato, prendiamo una strada fra le montagne (nuova per noi, non nuova per l&#8217;età che dimostra). Anche lì vediamo tanta meraviglia (e tante vertigini!).<br>La prima tappa a Mostar è alla Buregdžinica Musala: ci puoi trovare il burek (la pita con la carne), la sirnica (quella con il formaggio), la zeljanica (con gli spinaci), la krompiraka (con le patate) e la tikvara (con la zucca). <br>Per arrivare lì, comunque, abbiamo già attraversato la zona ovest della città e visto: la casa dove ho abitato nel 2005, la cattedrale cattolica, il ginnasio, il Bulevar, il centro giovanile culturale Abrašević, la Narenta, ciò che resta dell&#8217;Hotel Neretva e quella che fu una delle residenze di Tito.<br>Dopo la tappa calorica, la passeggiata è continuata ritrovando i luoghi della città: alcuni sistemati a nuovo, altri ancora più decadenti di come li ricordavo. I volti, invece, sono sempre gli stessi. Cristallizzati in quel 5 aprile 1992.<br>Un giorno la visiteremo in bici, penso. Come quando la vivevo nell&#8217;autunno del 2005, da autentica <em>mostarci</em>.</p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<p class="wp-block-paragraph"></p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Un giorno, ma non oggi. Perché il sole scende presto dietro il monte Hum, oltre quei 33 metri della croce posta là in cima. E dopo la tappa miglioricevapcicidiMostar nel locale più piccolo e fumoso del Kudjundziluk&nbsp;(la zona del vecchio bazar dove svetta lo Stari Most), si riparte verso il centro del mondo. Sarajevo.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Mostar.jpg" alt="Sole che cala, a Mostar" class="wp-image-3640" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Mostar.jpg 960w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Mostar-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Mostar-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mostar. Il sole scende dietro al monte Hum</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">E qua cala il silenzio. Cala la notte. Cala la neve.<br><br>Martedì 1 novembre. <br>Ripartiamo da Sarajevo tardi rispetto alla tabella di marcia. Arriviamo a Derventa in un tempo lunghissimo.<br>Le strade di Bosnia meritano un racconto a parte. Meritano un tempo loro.<br>Manca poco al confine: ci fermiamo per un caffè?<br>Ok.<br>Ed eccoci al Tranzit. <br>La prima bustina di zucchero di cui ti parlo in questa nuova <a href="https://www.laltrove.com/category/la-bustina-di-zucchero/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;rubrica&#8221;</a> è quella che ho preso lì, quella sera, a pochi minuti dal confine. <br>Scatto la foto al retro del bancone e penso, sorridendo, &#8220;Tornerei indietro di 185 chilometri, e andrei volentieri anche a Belgrado&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="749" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero-1024x749.jpg" alt="Tranzit Martedì 1 novembre 2016 - La bustina di zucchero" class="wp-image-3657" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero-1024x749.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero-300x219.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero-768x562.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero.jpg 1313w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La bustina di zucchero</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ogni volta che vedo questa bustina rivivo questo viaggio di 80 ore e 1.600 chilometri. Poche ore e tanti chilometri. Ma ci volevano tutti, quei chilometri. Avessimo avuto più ore, non avremmo fatto tanti chilometri in più, ma molte più tappe sì!<br>Ecco perché ogni tanto porto a casa una bustina di zucchero che non userò mai: perché mi basta guardarla per ritornare con i ricordi a quel luogo, a quel viaggio, a quei volti, a quella musica.<br>Anche adesso, mentre scrivo, ritorno in questo Restoran, e mi chiedo cosa fare: tornare a Sarajevo o andare verso est? <br>L&#8217;ovest non è fra le opzioni.</p>
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		<title>La Biblioteca Civica Attilio Hortis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Nov 2024 16:29:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibliotecando]]></category>
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		<category><![CDATA[Attilio Hortis]]></category>
		<category><![CDATA[Biblioteca Civica Attilio Hortis]]></category>
		<category><![CDATA[Buffet Siora Rosa]]></category>
		<category><![CDATA[Emeroteca]]></category>
		<category><![CDATA[Emeroteca Fulvio Tomizza]]></category>
		<category><![CDATA[Ettore Schmitz]]></category>
		<category><![CDATA[Fulvio Tomizza]]></category>
		<category><![CDATA[Italo Svevo]]></category>
		<category><![CDATA[Lets]]></category>
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		<category><![CDATA[Museo della Letteratura]]></category>
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		<category><![CDATA[Piazza Attilio Hortis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Hortis Nell&#8217;articolo in cui ti ho parlato del Museo Lets &#8211; Letteratura Trieste, ho scritto: Piazza Hortis per me era “la Hortis”: una delle due biblioteche più gettonate dove andare a studiare al tempo dell’università. Scendevo da via Tigor e andavo o alla Statale in largo Papa Giovanni XXIII o alla Hortis. Ecco, la Statale si trovava in un palazzone tutto restaurato, in cima a uno scalone imponente, con gli armadietti nuovi dove lasciare zaini e affini prima di accedere alle sale dove avevi la tua singola postazione con tanto di luce personalizzata: praticamente un lusso sfrenato per l&#8217;epoca. La Hortis aveva ancora addosso la patina del XIX secolo: un unico salone al primo piano, con i tavoli grandi attorniati da libri custoditi in vetrine alte fino al soffitto, le sedie un po&#8217; scomode e i quaderni degli altri sopra i tuoi (o viceversa). Forse da giovane mi piaceva più studiare alla Statale, ma adesso apprezzerei più la Hortis, con il suo profumo di polvere e pagine antiche, con il pavimento che scricchiolava e gli alberi che salutavano dalle finestre, con la luce soffusa e il tempo più dilatato. E poi lì sotto c&#8217;era Siora Rosa, che sì è [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">La Hortis</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Nell&#8217;articolo in cui ti ho parlato del <a href="https://www.laltrove.com/museo-lets-letteratura-trieste/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Museo Lets &#8211; Letteratura Trieste</a>, ho scritto: <br><em>Piazza Hortis per me era “la Hortis”: una delle due biblioteche più gettonate dove andare a studiare al tempo dell’università. Scendevo da via Tigor e andavo o alla Statale in largo Papa Giovanni XXIII o alla Hortis.</em> <br>Ecco, la Statale si trovava in un palazzone tutto restaurato, in cima a uno scalone imponente, con gli armadietti nuovi dove lasciare zaini e affini prima di accedere alle sale dove avevi la tua singola postazione con tanto di luce personalizzata: praticamente un lusso sfrenato per l&#8217;epoca. <br>La <a href="https://bibliotecacivicahortis.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Hortis</a> aveva ancora addosso la patina del XIX secolo: un unico salone al primo piano, con i tavoli grandi attorniati da libri custoditi in vetrine alte fino al soffitto, le sedie un po&#8217; scomode e i quaderni degli altri sopra i tuoi (o viceversa). <br>Forse da giovane mi piaceva più studiare alla Statale, ma adesso apprezzerei più la Hortis, con il suo profumo di polvere e pagine antiche, con il pavimento che scricchiolava e gli alberi che salutavano dalle finestre, con la luce soffusa e il tempo più dilatato. <br>E poi lì sotto c&#8217;era Siora Rosa, che sì è un buffet storico, ma noi ci prendevamo un capo in b.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Per me la Hortis ha ancora il profumo dei colori grigio e verde scuro, di quella pioggia che in settembre annuncia l&#8217;autunno, di quelle prime folate di vento che a breve portano la <a href="https://www.laltrove.com/il-museo-della-bora-trieste-un-museo-dedicato-a-un-vento-laltrove/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bora</a>. Di quei primi corsi da seguire e degli esami da dare, di quella prima pagina del libretto universitario vuota, e piena di righe tutte da far firmare. <br>Di quei cinque anni stavo vivendo il primo, quello più lungo, quello con più dubbi, quello senza certezze, quello che lentamente ti indirizza lo sguardo a suon di inciampi e cadute.<br>Per questo motivo ci torno sempre volentieri. <br>Ora il salone al primo piano è chiuso e la biblioteca è temporaneamente trasferita in via Madonna del Mare per consentire il termine dei lavori di restauro di Palazzo Biserini. Però il piano terra è accessibile e ospita l&#8217;emeroteca dedicata a Fulvio Tomizza e la sede del nuovo <a href="https://www.laltrove.com/museo-lets-letteratura-trieste/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Museo Lets</a>: due luoghi da visitare e consumare con gli occhi.<br>Mentre io rimango in attesa di rientrare in quel salone.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Un po&#8217; di storia</h2>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">La Biblioteca Civica di Trieste è stata fondata nel 1793 ed è la biblioteca che preserva le memorie storiche della città. <br>Pensa che la sua prima sede si trovava in <a href="https://www.laltrove.com/cartolina/cartolina-dal-caffe-degli-specchi-di-trieste/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piazza Grande</a>, poi fu spostata in Contrada del Corso e solo nel 1820 &#8220;raggiunse&#8221; Piazza Lipsia. Ovvero l’attuale Piazza Hortis. <br>Già allora contava circa 10.000 volumi.<br>Nel corso di questi secoli, la raccolta della Biblioteca si è ampliata grazie agli acquisti, alle donazioni e ai lasciti: oggi, nella sede &#8220;temporanea&#8221; in via Madonna del Mare 13 (a circa 300 metri di distanza da qua), sono consultabili oltre 450.000 fra volumi, lettere, manoscritti, carteggi, spartiti musicali, carte geografiche, disegni, fotografie e manifesti.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/La-Biblioteca-Civica-Attilio-Hortis-Palazzo-Biserini-768x1024.png" alt="La Biblioteca Civica Attilio Hortis - Palazzo Biserini" class="wp-image-3616" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/La-Biblioteca-Civica-Attilio-Hortis-Palazzo-Biserini-768x1024.png 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/La-Biblioteca-Civica-Attilio-Hortis-Palazzo-Biserini-225x300.png 225w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/La-Biblioteca-Civica-Attilio-Hortis-Palazzo-Biserini.png 960w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">La Biblioteca Civica Attilio Hortis &#8211; Palazzo Biserini</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Io aspetto che torni nella sua sede in Piazza Hortis per andare ad ammirare le antiche carte geografiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Chi era Attilio Hortis?</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Fu uno storico e filologo triestino, bibliotecario della Civica dal 1887 al 1922. Deputato nel Parlamento di Vienna dal 1897 e, dopo la Grande Guerra, senatore del Regno d&#8217;Italia. <br>Nel 1950, la Città ha voluto riconoscere il ruolo che ha avuto nella direzione della Biblioteca dedicandogli sia la Piazza sia la Biblioteca.<br>Fra i 450.000 volumi catalogati, ci sono anche manoscritti e libri antichi di argomento filologico e storico appartenuti a lui.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Pausa Caffè</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Come scritto poco fa, all&#8217;epoca io andavo da Siora Rosa. Ma come scritto nell&#8217;articolo dedicato a <a href="https://www.laltrove.com/museo-lets-letteratura-trieste/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lets</a>: siamo nel centro di Trieste, non sarà difficile trovare un posto dove bere un caffè.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Un&#8217;ultima cosa</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Se attraversando la piazza o uscendo dalla Biblioteca incontri una statua, è quella di Ettore Schmitz alias Italo Svevo: anche lui frequentava la Civica. Chissà che libri consultava&#8230;</p>
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		<title>Fuocolento settembre 2024</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2024 14:27:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivendo]]></category>
		<category><![CDATA[Fuocolento]]></category>
		<category><![CDATA[GO! Borderless]]></category>
		<category><![CDATA[GO!2025]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica/Gorizia 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Stazione Meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[Stazione Transalpina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Stazione Meridionale di Gorizia C&#8217;è stato un tempo in cui Gorizia aveva due stazioni dei treni. (Entrambe raggiungevano Trieste, anche lì in due stazioni diverse.) Le loro posizioni rispetto alla città avevano indotto i goriziani a chiamarle Stazione Meridionale e Stazione Nord.Dal 1860, la Stazione Meridionale (la più antica delle due) collega Gorizia con Trieste (verso sud) e con Udine (verso nord). Ma la sua meta principale, quando fu pensata e progettata nella seconda metà del diciannovesimo secolo, era Milano, passando da Udine e da Venezia.Ma non aggiungo altro, trovi tutto in questo mio articolo Per sapere la storia e il destino della Stazione Nord, ti consiglio di leggere questo altro mio articolo. Forse se ti dico &#8220;Stazione Transalpina&#8221; sai già di cosa sto parlando, ma vai pure a leggerlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/la-stazione-meridionale-di-gorizia/">Fuocolento settembre 2024</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">La Stazione Meridionale di Gorizia</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">C&#8217;è stato un tempo in cui Gorizia aveva due stazioni dei treni. (Entrambe raggiungevano Trieste, anche lì in due stazioni diverse.) Le loro posizioni rispetto alla città avevano indotto i goriziani a chiamarle Stazione Meridionale e Stazione Nord.<br>Dal 1860, la Stazione Meridionale (la più antica delle due) collega Gorizia con Trieste (verso sud) e con Udine (verso nord). Ma la sua meta principale, quando fu pensata e progettata nella seconda metà del diciannovesimo secolo, era Milano, passando da Udine e da Venezia.<br>Ma non aggiungo altro, trovi tutto in questo mio articolo</p>



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<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-text-align-center wp-element-button" href="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2025/02/La-Stazione-Meridionale-di-Gorizia.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">apri il pdf e leggi tutto</a></div>
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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><br>Per sapere la storia e il destino della Stazione Nord, ti consiglio di leggere <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-novembre-2024-la-stazione-transalpina-a-nova-gorica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questo altro mio articolo</a>. Forse se ti dico &#8220;Stazione Transalpina&#8221; sai già di cosa sto parlando, ma vai pure a leggerlo.</p>
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