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Gorizia Scrivendo Udine

Maggio 1999. E poi maggio 2023

27 Aprile 2026
Maggio 1999. E poi maggio 2023

Ti racconto una storia:
un viaggio con l’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati)

{Lunedì 10 maggio 1999} Mi sveglio e sono senza voce. {“Afona” direi oggi} Mia madre capisce che sono a pezzi e mi dice «Stai a casa, oggi». Non è la soluzione migliore, a meno di un mese dalla fine della scuola, ma andarci peggiorerebbe la mia condizione.
Sto a casa. Silenzio. Studio.
Verso le 11.00 squilla il telefono. {È il fisso di casa: nel maggio del 1999 non avevo un cellulare} “Solo mia mamma potrebbe chiamarmi” penso.
Rispondo emettendo suoni strani e facendo una fatica terribile.
«Buongiorno sono Ester Iannis, vicepreside del liceo Marinelli, trovo Corinna, per cortesia?»
Boom!
Quando sento “Ester Iannis” mi passa la vita davanti.
Faccio un’unica assenza in un anno e mi cerca a casa la vicepreside?
Cosa sarà successo?
Cosa dovrà dirmi?
Black-out.
«Sono io» riesco ad aggiungere.
«Buongiorno Corinna, ma cos’ha la tua voce? Cosa ti è successo? Come stai?»
Cerco di farle capire che sto bene, ma sono senza voce.
«Ah: stai bene! Meno male: ti chiamo per dirti che con il tuo racconto sui campi di sterminio hai vinto il viaggio d’istruzione a Dachau e a Mauthausen. Brava! Parti sabato mattina e rientri domenica sera…»
{Non ricordo cos’altro mi disse. Nella mia testa giravano le parole “gita d’istruzione a Dachau e a Mauthausen, Dachau, Mauthausen, Dachau, Mauthausen…” in loop.
E ci sarei andata con gli ex deportati politici della provincia di Udine, donne e uomini con una forza e un coraggio incredibili: li avevo incontrati poche settimane prima durante una conferenza organizzata a scuola dove ci avevano donato la loro testimonianza di lotta per la vita, per la libertà e per la democrazia.}

Saluto e ringrazio la vicepreside.
Guardo la mia mano riattaccare la cornetta.
La mia mano rimane attaccata a quella cornetta, come se non volesse staccarsi dalla notizia appena ricevuta.
Chiudo gli occhi. È lunedì: fra cinque giorni sarò dentro un campo di sterminio. “Non sarò mai pronta ad affrontare questo viaggio” sentenzio.
Poi rivedo nei miei pensieri quelle donne e quegli uomini, partigiani, hanno la stessa età dei miei nonni, e hanno il braccio tatuato: loro sarebbero tornati in quei luoghi di morte per accompagnare noi studenti. E allora capisco “se lo fanno loro, tutti noi possiamo farlo”: prenderci e andarci, con le nostre certezze e con le nostre insicurezze, con la nostra forza e con la nostra fragilità. Andare lì, guardare, ascoltare, stare in silenzio. Soprattutto ascoltare, soprattutto stare in silenzio. Soprattutto guardare.
Andare per rendere quei luoghi di morte un silenzioso grido di vita, dedicato alla vita di chi è tornato e alla vita di chi è rimasto lì. Alla vita di tutti coloro che hanno lottato. A ogni vita che è venuta dopo e a ogni vita che non è mai potuta sorgere.

{Mentre ero lì, nei campi di sterminio, mi sentivo addosso la morte. Poi guardavo loro, i sopravvissuti, e nei loro occhi vedovo la forza della vita. Vedevo tutta la vita che avevano vissuto: avevano vissuto anche per chi non era tornato.}

26 maggio 2023

Venerdì 26 maggio 2023 vado a Gorizia: è la settimana del Festival èStoria e ci sono tanti appuntamenti super interessanti. Uno si intitola “Cellulari in città, storia di Cecilia e Rosa. Un nuovo percorso di vita e significato di monumenti, lapidi, targhe”: è un lavoro svolto da alcune classi delle superiori e riguarda queste due partigiane arrestate durante la Seconda Guerra Mondiale. Rosa Cantoni fu poi deportata a Ravensbrück e rientrò in Italia nell’ottobre del 1945. Cecilia Deganutti fu uccisa il 4 aprile 1945 nella Risiera di San Sabba a Trieste.

Quando arrivo alla Mediateca Ugo Casiraghi, vedo fra il pubblico una quarantina di studenti: gli interpreti dei video che andremo a vedere a breve. Li guardo con tenerezza, e probabilmente loro vedono in me una extraterrestre. O forse non mi vedono proprio.
Introducendo l’incontro, Antonella Lestani e Benedetto Parisi dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Udine spiegano come è stato gestito il lavoro: il racconto biografico di queste due donne, la progettazione, la scrittura dei testi, le riprese video e il montaggio sono stati eseguiti da queste due classi del Liceo Scientifico Marinelli di Udine.
Boom!
Non posso crederci.
Mi giro e li guardo.
Fra tutte le scuole della regione, proprio due classi del Marinelli avevano realizzato questo progetto!
Vengono introdotte anche tre loro insegnanti che hanno collaborato a questa attività. Una di loro è Sabrina Candussio: non era una mia professoressa, ma nel 1999 è stata una delle insegnanti che mi ha accompagnato a Dachau e a Mauthausen.
Mi giro di nuovo: e la vedo.
Continuo a sgranare gli occhi. Mi sembrano coincidenze incredibili.
Stento a crederci, ma è così.

Dopo le presentazioni e le introduzioni del caso, vediamo i video realizzati dagli studenti.
Questi ragazzi sono andati in giro, fra le strade di Udine, a cercare i luoghi che hanno determinato l’attività partigiana di queste due donne: con i loro occhi moderni, hanno riportato all’oggi le storie di Cecilia Deganutti e Rosa Cantoni, le loro convinzioni, i loro ideali, la loro forza, la loro lealtà, il loro coraggio.

Quando alla fine dell’incontro Antonella Lestani chiede se qualcuno vuole intervenire, vorrei alzare la mano e dire che, anche se ci allontanano più di vent’anni, io e questi ragazzi abbiamo qualcosa in comune: abbiamo fatto il Marinelli, abbiamo raccontato una storia “simile” (io con le parole e loro soprattutto con le immagini) e con noi c’era la professoressa Candussio.

Ma non lo faccio. Sto ferma.

Poi quando tutti si alzano, vado da Candussio e a lei sì: a lei ricordo tutto.

Fine prima parte.

Foto in alto: gli studenti del Liceo Marinelli assieme alla professoressa Sabrina Candussio e a Paolo Spezzotti (allora presidente della sezione ANED – Associazione Nazionale ex Deportati – di Udine) a Mauthausen il 16 maggio 1999.

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