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	<title>Scrivendo: cose scritte da me, Corinna Sabbadini - Laltrove</title>
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	<description>Racconti di Corinna Sabbadini</description>
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	<title>Scrivendo: cose scritte da me, Corinna Sabbadini - Laltrove</title>
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		<title>Maggio 1999. E poi maggio 2023</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 15:10:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gorizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ti racconto una storia: un viaggio con l&#8217;ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati) {Lunedì 10 maggio 1999} Mi sveglio e sono senza voce. {&#8220;Afona&#8221; direi oggi} Mia madre capisce che sono a pezzi e mi dice «Stai a casa, oggi». Non è la soluzione migliore, a meno di un mese dalla fine della scuola, ma andarci peggiorerebbe la mia condizione.Sto a casa. Silenzio. Studio.Verso le 11.00 squilla il telefono. {È il fisso di casa: nel maggio del 1999 non avevo un cellulare} &#8220;Solo mia mamma potrebbe chiamarmi&#8221; penso. Rispondo emettendo suoni strani e facendo una fatica terribile.«Buongiorno sono Ester Iannis, vicepreside del liceo Marinelli, trovo Corinna, per cortesia?»Boom!Quando sento &#8220;Ester Iannis&#8221; mi passa la vita davanti. Faccio un&#8217;unica assenza in un anno e mi cerca a casa la vicepreside?Cosa sarà successo?Cosa dovrà dirmi?Black-out.«Sono io» riesco ad aggiungere.«Buongiorno Corinna, ma cos&#8217;ha la tua voce? Cosa ti è successo? Come stai?»Cerco di farle capire che sto bene, ma sono senza voce.«Ah: stai bene! Meno male: ti chiamo per dirti che con il tuo racconto sui campi di sterminio hai vinto il viaggio d&#8217;istruzione a Dachau e a Mauthausen. Brava! Parti sabato mattina e rientri domenica sera&#8230;»{Non ricordo cos&#8217;altro mi disse. Nella mia testa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ti racconto una storia: <br>un viaggio con l&#8217;ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati)</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">{<em>Lunedì 10 maggio 1999</em>} Mi sveglio e sono senza voce. {<em>&#8220;Afona&#8221; direi oggi</em>} Mia madre capisce che sono a pezzi e mi dice «Stai a casa, oggi». Non è la soluzione migliore, a meno di un mese dalla fine della scuola, ma andarci peggiorerebbe la mia condizione.<br>Sto a casa. Silenzio. Studio.<br>Verso le 11.00 squilla il telefono. {<em>È il fisso di casa: nel maggio del 1999 non avevo un cellulare</em>} &#8220;Solo mia mamma potrebbe chiamarmi&#8221; penso. <br>Rispondo emettendo suoni strani e facendo una fatica terribile.<br>«Buongiorno sono Ester Iannis, vicepreside del liceo Marinelli, trovo Corinna, per cortesia?»<br>Boom!<br>Quando sento &#8220;Ester Iannis&#8221; mi passa la vita davanti. <br>Faccio un&#8217;unica assenza in un anno e mi cerca a casa la vicepreside?<br>Cosa sarà successo?<br>Cosa dovrà dirmi?<br>Black-out.<br>«Sono io» riesco ad aggiungere.<br>«Buongiorno Corinna, ma cos&#8217;ha la tua voce? Cosa ti è successo? Come stai?»<br>Cerco di farle capire che sto bene, ma sono senza voce.<br>«Ah: stai bene! Meno male: ti chiamo per dirti che con il tuo racconto sui campi di sterminio hai vinto il viaggio d&#8217;istruzione a Dachau e a Mauthausen. Brava! Parti sabato mattina e rientri domenica sera&#8230;»<br>{<em>Non ricordo cos&#8217;altro mi disse. Nella mia testa giravano le parole &#8220;gita d&#8217;istruzione a Dachau e a Mauthausen, Dachau, Mauthausen, Dachau, Mauthausen&#8230;&#8221; in loop. <br>E ci sarei andata con gli ex deportati politici della provincia di Udine, donne e uomini con una forza e un coraggio incredibili: li avevo incontrati poche settimane prima durante una conferenza organizzata a scuola dove ci avevano donato la loro testimonianza di lotta per la vita, per la libertà e per la democrazia.<em>}</em></em><br>Saluto e ringrazio la vicepreside.<br>Guardo la mia mano riattaccare la cornetta.<br>La mia mano rimane attaccata a quella cornetta, come se non volesse staccarsi dalla notizia appena ricevuta.<br>Chiudo gli occhi. È lunedì: fra cinque giorni sarò dentro un campo di sterminio. &#8220;Non sarò mai pronta ad affrontare questo viaggio&#8221; sentenzio.<br>Poi rivedo nei miei pensieri quelle donne e quegli uomini, partigiani, hanno la stessa età dei miei nonni, e hanno il braccio tatuato: loro sarebbero tornati in quei luoghi di morte per accompagnare noi studenti. E allora capisco &#8220;se lo fanno loro, tutti noi possiamo farlo&#8221;: prenderci e andarci, con le nostre certezze e con le nostre insicurezze, con la nostra forza e con la nostra fragilità. Andare lì, guardare, ascoltare, stare in silenzio. Soprattutto ascoltare, soprattutto stare in silenzio. Soprattutto guardare.<br>Andare per rendere quei luoghi di morte un silenzioso grido di vita, dedicato alla vita di chi è tornato e alla vita di chi è rimasto lì. Alla vita di tutti coloro che hanno lottato. A ogni vita che è venuta dopo e a ogni vita che non è mai potuta sorgere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><em>{Mentre ero lì, nei campi di sterminio, mi sentivo addosso la morte. Poi guardavo loro, i sopravvissuti, e nei loro occhi vedovo la forza della vita. Vedevo tutta la vita che avevano vissuto: avevano vissuto anche per chi non era tornato.}</em></p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">26 maggio 2023</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Venerdì 26 maggio 2023 vado a Gorizia: è la settimana del <a href="https://www.laltrove.com/estoria-festival-internazionale-della-storia-a-gorizia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Festival èStoria</a> e ci sono tanti appuntamenti super interessanti. Uno si intitola &#8220;Cellulari in città, storia di Cecilia e Rosa. Un nuovo percorso di vita e significato di monumenti, lapidi, targhe&#8221;: è un lavoro svolto da alcune classi delle superiori e riguarda queste due partigiane arrestate durante la Seconda Guerra Mondiale. Rosa Cantoni fu poi deportata a Ravensbrück e rientrò in Italia nell&#8217;ottobre del 1945. Cecilia Deganutti fu uccisa il 4 aprile 1945 nella Risiera di San Sabba a Trieste.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Quando arrivo alla Mediateca Ugo Casiraghi, vedo fra il pubblico una quarantina di studenti: gli interpreti dei video che andremo a vedere a breve. Li guardo con tenerezza, e probabilmente loro vedono in me una extraterrestre. O forse non mi vedono proprio.<br>Introducendo l&#8217;incontro, <a href="https://www.anpiudine.org/anpi-provinciale-di-udine-partecipa-a-estoria/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Antonella Lestani e Benedetto Parisi dell&#8217;ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d&#8217;Italia) di Udine</a> spiegano come è stato gestito il lavoro: il racconto biografico di queste due donne, la progettazione, la scrittura dei testi, le riprese video e il montaggio sono stati eseguiti da queste due classi del Liceo Scientifico Marinelli di Udine.<br>Boom!<br>Non posso crederci. <br>Mi giro e li guardo.<br>Fra tutte le scuole della regione, proprio due classi del Marinelli avevano realizzato questo progetto!<br>Vengono introdotte anche tre loro insegnanti che hanno collaborato a questa attività. Una di loro è Sabrina Candussio: non era una mia professoressa, ma nel 1999 è stata una delle insegnanti che mi ha accompagnato a Dachau e a Mauthausen.<br>Mi giro di nuovo: e la vedo.<br>Continuo a sgranare gli occhi. Mi sembrano coincidenze incredibili.<br>Stento a crederci, ma è così.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Dopo le presentazioni e le introduzioni del caso, vediamo i video realizzati dagli studenti.<br>Questi ragazzi sono andati in giro, fra le strade di Udine, a cercare i luoghi che hanno determinato l&#8217;attività partigiana di queste due donne: con i loro occhi moderni, hanno riportato all&#8217;oggi le storie di Cecilia Deganutti e Rosa Cantoni, le loro convinzioni, i loro ideali, la loro forza, la loro lealtà, il loro coraggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Quando alla fine dell&#8217;incontro Antonella Lestani chiede se qualcuno vuole intervenire, vorrei alzare la mano e dire che, anche se ci allontanano più di vent&#8217;anni, io e questi ragazzi abbiamo qualcosa in comune: abbiamo fatto il Marinelli, abbiamo raccontato una storia &#8220;simile&#8221; (io con le parole e loro soprattutto con le immagini) e con noi c&#8217;era la professoressa Candussio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ma non lo faccio. Sto ferma.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Poi quando tutti si alzano, vado da Candussio e a lei sì: a lei ricordo tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fine prima parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Foto in alto: gli studenti del Liceo Marinelli assieme alla professoressa Sabrina Candussio e a Paolo Spezzotti (allora presidente della sezione ANED &#8211; Associazione Nazionale ex Deportati &#8211; di Udine) a Mauthausen il 16 maggio 1999.</em></p>
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		<title>6 novembre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2025 10:11:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrivendo]]></category>
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		<category><![CDATA[Cividale del Friuli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1980. 2005. E poi oggi Tante volte mi sono fermata a guardare il Ponte del Diavolo e il Natisone, e a creare un parallelo con lo Stari Most e la Neretva. L&#8217;altezza, l&#8217;arcata, il color verde dell&#8217;acqua, lo sguardo che precipita nel vuoto e la sensazione di appartenere a entrambe le terre. A entrambe le acque.Fin da quando ero bambina, Cividale del Friuli è sempre stata per me un&#8217;isola sicura, un porto tranquillo dove ritrovarmi a respirare, a riprendere fiato. Mi ha sempre donato una sensazione di serenità. Forse perché lì sono nata. Nello stesso luogo in cui ho visto per la prima volta la vita, ho conosciuto però anche il grande dolore della morte. E forse per questo, da allora, faccio fatica a guardarla con gli stessi occhi. Forse per questo quando sono a Cividale, molto spesso penso di essere altrove. E guardare il Natisone dal Ponte del Diavolo mi porta subito a quel 6 novembre 2005 lungo la Narenta: stesso giorno, 25 anni di distanza. 25 anni di vita.25 anni di vita che mi avevano condotto lì, in una giornata di sole radioso e di aria avvolgente, con uno degli autunni più caldi che la Bosnia Erzegovina avesse [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">1980. 2005. E poi oggi</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Tante volte mi sono fermata a guardare il Ponte del Diavolo e il Natisone, e a creare un parallelo con lo Stari Most e la Neretva. L&#8217;altezza, l&#8217;arcata, il color verde dell&#8217;acqua, lo sguardo che precipita nel vuoto e la sensazione di appartenere a entrambe le terre. A entrambe le acque.<br>Fin da quando ero bambina, <a href="https://www.laltrove.com/chi-sono-corinna-sabbadini-laltrove/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cividale del Friuli</a> è sempre stata per me un&#8217;isola sicura, un porto tranquillo dove ritrovarmi a respirare, a riprendere fiato. Mi ha sempre donato una sensazione di serenità. Forse perché lì sono nata.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Nello stesso luogo in cui ho visto per la prima volta la vita, ho conosciuto però anche il grande dolore della morte. E forse per questo, da allora, faccio fatica a guardarla con gli stessi occhi. <br>Forse per questo quando sono a Cividale, molto spesso penso di essere altrove.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">E guardare il Natisone dal Ponte del Diavolo mi porta subito a quel 6 novembre 2005 lungo la Narenta: stesso giorno, 25 anni di distanza. 25 anni di vita.<br>25 anni di vita che mi avevano condotto lì, in una giornata di sole radioso e di aria avvolgente, con uno degli autunni più caldi che la Bosnia Erzegovina avesse mai visto, con una maglietta con le maniche corte, seduta su un muretto davanti allo Stari Most, mentre al telefono salutavo chi dall&#8217;Italia mi chiamava per gli auguri. <br>25 anni: &#8220;che bel compleanno&#8221; avevo pensato allora. <br>(poi capisci che ogni compleanno è più bello del precedente).<br>Nei miei occhi si rifletteva tutta la bellezza che mi circondava.<br>Dai miei occhi la proietto ora, quando attraverso il Ponte del Diavolo e guardo il fluire della corrente. Alla ricerca di quella serenità che mi ha sempre dato, di quell&#8217;armonia di suoni e di colori. La mia acqua. La mia terra.<br>E anche se non la ritrovo sempre, so che un giorno c&#8217;è stata, ha abitato in me: e questo è già importante.</p>
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		<title>Fuocolento novembre 2024</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Dec 2024 15:29:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Stazione Transalpina La Stazione Transalpina è la stazione dei treni di Nova Gorica. Un tempo veniva chiamata &#8220;Stazione Nord&#8221; perché diametralmente opposta alla Stazione Meridionale, ma qui stiamo parlando del tempo in cui entrambe queste stazioni appartenevano alla città di Gorizia. Se vuoi scoprire qualcosa di più su questo luogo che ho scritto per il numero di novembre 2024 di Fuocolento. Se la cerchi su Google, la troverai affacciata a una piazza che ha due nomi: la metà che si trova in Slovenia si chiama Trg Europe (Piazza Europa), mentre la metà che si trova in Italia è Piazzale della Transalpina. Due nomi che racchiudono il presente e il passato di questo luogo.È una piazza che nel 1947 ha visto tracciare la linea di un confine mai visto prima di allora. L&#8217;ha visto abbattere, e ha poi ospitato i festeggiamenti del 1 maggio 2004. Ma se hai letto il mio articolo, sai già di cosa sto parlando.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-novembre-2024-la-stazione-transalpina-a-nova-gorica/">Fuocolento novembre 2024</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">La Stazione Transalpina</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">La Stazione Transalpina è la stazione dei treni di Nova Gorica. <br>Un tempo veniva chiamata &#8220;Stazione Nord&#8221; perché diametralmente opposta alla Stazione Meridionale, ma qui stiamo parlando del tempo in cui entrambe queste stazioni appartenevano alla città di Gorizia. <br>Se vuoi scoprire qualcosa di più su questo luogo</p>



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<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link has-text-align-center wp-element-button" href="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/12/Fuocolento-novembre-2024-La-Stazione-Transalpina.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">APRI IL PDF E LEGGI L&#8217;ARTICOLO</a></div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><br>che ho scritto per il numero di novembre 2024 di <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-rivista-gastronomica-culturale-nordest/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fuocolento</a>. <br>Se la cerchi su <a href="https://www.google.it/maps/place/NOVA+GORICA+(stazione+ferroviaria)/@45.9551779,13.6320558,16.73z/data=!4m6!3m5!1s0x477b00e46a6e5745:0x91bbea78552fc556!8m2!3d45.9553827!4d13.6353719!16s%2Fg%2F11jcmqywql?entry=ttu&amp;g_ep=EgoyMDI0MTIwNC4wIKXMDSoASAFQAw%3D%3D" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Google</a>, la troverai affacciata a una piazza che ha due nomi: la metà che si trova in Slovenia si chiama Trg Europe (Piazza Europa), mentre la metà che si trova in Italia è Piazzale della Transalpina. Due nomi che racchiudono il presente e il passato di questo luogo.<br>È una piazza che nel 1947 ha visto tracciare la linea di un confine mai visto prima di allora. L&#8217;ha visto abbattere, e ha poi ospitato i festeggiamenti del 1 maggio 2004. Ma se hai letto il mio articolo, sai già di cosa sto parlando.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-novembre-2024-la-stazione-transalpina-a-nova-gorica/">Fuocolento novembre 2024</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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		<title>Fuocolento settembre 2024</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2024 14:27:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gorizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Stazione Meridionale di Gorizia C&#8217;è stato un tempo in cui Gorizia aveva due stazioni dei treni. (Entrambe raggiungevano Trieste, anche lì in due stazioni diverse.) Le loro posizioni rispetto alla città avevano indotto i goriziani a chiamarle Stazione Meridionale e Stazione Nord.Dal 1860, la Stazione Meridionale (la più antica delle due) collega Gorizia con Trieste (verso sud) e con Udine (verso nord). Ma la sua meta principale, quando fu pensata e progettata nella seconda metà del diciannovesimo secolo, era Milano, passando da Udine e da Venezia.Ma non aggiungo altro, trovi tutto in questo mio articolo Per sapere la storia e il destino della Stazione Nord, ti consiglio di leggere questo altro mio articolo. Forse se ti dico &#8220;Stazione Transalpina&#8221; sai già di cosa sto parlando, ma vai pure a leggerlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/la-stazione-meridionale-di-gorizia/">Fuocolento settembre 2024</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">La Stazione Meridionale di Gorizia</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">C&#8217;è stato un tempo in cui Gorizia aveva due stazioni dei treni. (Entrambe raggiungevano Trieste, anche lì in due stazioni diverse.) Le loro posizioni rispetto alla città avevano indotto i goriziani a chiamarle Stazione Meridionale e Stazione Nord.<br>Dal 1860, la Stazione Meridionale (la più antica delle due) collega Gorizia con Trieste (verso sud) e con Udine (verso nord). Ma la sua meta principale, quando fu pensata e progettata nella seconda metà del diciannovesimo secolo, era Milano, passando da Udine e da Venezia.<br>Ma non aggiungo altro, trovi tutto in questo mio articolo</p>



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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><br>Per sapere la storia e il destino della Stazione Nord, ti consiglio di leggere <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-novembre-2024-la-stazione-transalpina-a-nova-gorica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questo altro mio articolo</a>. Forse se ti dico &#8220;Stazione Transalpina&#8221; sai già di cosa sto parlando, ma vai pure a leggerlo.</p>
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		<title>Ti ricordi di quel viaggio in Grecia nel 1977?</title>
		<link>https://www.laltrove.com/ti-ricordi-di-quel-viaggio-in-grecia-nel-1977/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Sep 2024 14:57:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrivendo]]></category>
		<category><![CDATA[1977]]></category>
		<category><![CDATA[Autobianchi A112]]></category>
		<category><![CDATA[East Market Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Epoca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa è la seconda parte di quella storia Tempo fa, sui social, ti avevo raccontato della mia ricerca di una Olivetti Lettera 32 color rosa. Ne avevo vista una all&#8217;East Market di Milano, non l&#8217;avevo acquistata per motivi di trasporto, ma, da allora, ogni tanto mi capitava di pensarci. Così ho iniziato a cercarne una online. (E in effetti, alla fine l&#8217;ho trovata.)La prima volta che ho digitato &#8220;Olivetti Lettera 32 rosa&#8221;, mi è uscito l&#8217;annuncio di vendita di una pubblicità degli anni Settanta. Cioè: l&#8217;oggetto in vendita era una pagina di una rivista degli anni Settanta con la pubblicità della Olivetti Lettera 32 color rosa.Quella offerta mi ha aperto un mondo sulle pubblicità vintage che non avevo idea potesse esistere. C&#8217;era di tutto: articoli e réclame di saponi, bagnoschiuma, caramelle, cioccolatini, orologi, giocattoli, elettrodomestici, profumi, auto,&#8230; tratti da riviste degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Alcune le ricordavo, molte altre erano invece antecedenti la mia memoria.Una di queste pagine ha catturato la mia attenzione: era una immagine dell&#8217;Autobianchi A112 con cui i miei genitori avevano fatto quel viaggio in Grecia nel 1977 che ti avevo raccontato tempo fa.Non potevo crederci. Fra tanti fogli di pubblicità e articoli vari in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Questa è la seconda parte di quella storia</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Tempo fa, sui social, ti avevo raccontato della mia ricerca di una Olivetti Lettera 32 color rosa. Ne avevo vista una all&#8217;East Market di Milano, non l&#8217;avevo acquistata per motivi di trasporto, ma, da allora, ogni tanto mi capitava di pensarci.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"></p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Così ho iniziato a cercarne una online. (E in effetti, <a href="https://www.instagram.com/reel/Cj5CihhNp1I/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">alla fine l&#8217;ho trovata</a>.)<br>La prima volta che ho digitato &#8220;Olivetti Lettera 32 rosa&#8221;, mi è uscito l&#8217;annuncio di vendita di una pubblicità degli anni Settanta. Cioè: l&#8217;oggetto in vendita era una pagina di una rivista degli anni Settanta con la pubblicità della Olivetti Lettera 32 color rosa.<br>Quella offerta mi ha aperto un mondo sulle pubblicità vintage che non avevo idea potesse esistere. C&#8217;era di tutto: articoli e <em>réclame</em> di saponi, bagnoschiuma, caramelle, cioccolatini, orologi, giocattoli, elettrodomestici, profumi, auto,&#8230; tratti da riviste degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="720" height="960" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Olivetti-Lettera-32-rosa.png" alt="Olivetti Lettera 32 rosa - Viaggio in Grecia nel 1977" class="wp-image-3382" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Olivetti-Lettera-32-rosa.png 720w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Olivetti-Lettera-32-rosa-225x300.png 225w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pubblicità &#8211; Olivetti Lettera 32 rosa</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Alcune le ricordavo, molte altre erano invece antecedenti la mia memoria.<br>Una di queste pagine ha catturato la mia attenzione: era una immagine dell&#8217;Autobianchi A112 con cui i miei genitori avevano fatto quel <a href="https://www.laltrove.com/ti-racconto-una-storia-viaggio-in-grecia-in-auto-nel-1977/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">viaggio in Grecia nel 1977 che ti avevo raccontato tempo fa</a>.<br>Non potevo crederci. Fra tanti fogli di pubblicità e articoli vari in vendita, avevo trovato proprio quella. Era già abbastanza assurdo il fatto che guardassi degli annunci di vendita di fogli di riviste vintage, ma aver trovato proprio quella pagina lo era ancora di più.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">L&#8217;ho acquistata.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Pochi giorni dopo</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Pochi giorni dopo aver ricevuto il pacco contenente quella foto, sono andata a <a href="https://www.laltrove.com/la-festa-degli-alberi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">casa dei nonni</a>. <br>Erano (sono) anni che andare lì lacerava (lacera) ogni volta un po&#8217; di più una ferita che non si rimarginerà mai. <br>Ma quel giorno, in particolare, ho fatto una cosa che non facevo da tanto tempo: sono andata in soffitta.<br>Prima o poi ci sarei dovuta andare, ed è capitato proprio quel giorno.<br>In mezzo a mille oggetti già visti (dei nonni, di papà, ma anche miei, di mio fratello e dei miei genitori) c&#8217;erano anche cose che non appartenevano ai miei ricordi.<br>In particolare, su un tavolo, c&#8217;era una pila di riviste &#8220;Epoca&#8221;. Forse non me ne sarei nemmeno accorta se la mia attenzione non fosse stata attirata proprio dalla copia in cima a tutte: era lì ad aspettare me.<br>In copertina c&#8217;era la stessa Autobianchi A112 della pagina acquistata pochi giorni prima (che non era una pubblicità: era parte di un articolo con una didascalia nell&#8217;angolo. Anzi: scopro in quel momento che era proprio la copertina di quel numero).<br>Non potevo crederci.<br>Era quella.<br>La prendo in mano. <br>Guardo la data: 5 ottobre 1969.<br>La sfoglio. Dentro c&#8217;è un servizio di 4 pagine proprio sull&#8217;auto che ha portato mamma e papà in Grecia nel 1977. E l&#8217;immagine che era arrivata pochi giorni prima era la stessa, tratta da quel servizio, che ora avevo in mano nella versione originale.<br>Mi sembrava una casualità incredibile.<br>E ancora oggi, quando ci penso, stento a crederci.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
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<p class="wp-block-paragraph"></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="720" height="960" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Epoca-e-la-copertina.jpg" alt="&quot;Epoca&quot; e la sua copertina" class="wp-image-3384" style="width:401px;height:auto" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Epoca-e-la-copertina.jpg 720w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Epoca-e-la-copertina-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il numero di &#8220;Epoca&#8221; trovato in soffitta<br>e la sua copertina acquistata pochi giorni prima online</figcaption></figure>
</div></div>
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<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p><br>Ecco l&#8217;A 112: una nuova vettura dell&#8217;Autobianchi compatta, simpatica, brillante<br>e dal carattere decisamente sportivo.<br>Ha un motore generoso che fa i 135 e spazio per quattro persone.</p></blockquote></figure>
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		<title>Fuocolento maggio 2024</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 14:14:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivendo]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Lasciac]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione 47 04]]></category>
		<category><![CDATA[Confine]]></category>
		<category><![CDATA[Fuocolento]]></category>
		<category><![CDATA[GO! Borderless]]></category>
		<category><![CDATA[GO!2025]]></category>
		<category><![CDATA[Goriški Muzej]]></category>
		<category><![CDATA[Il Museo del Contrabbando]]></category>
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		<category><![CDATA[Museo Lasciapassare/Prepusnica]]></category>
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		<category><![CDATA[Nova Gorica/Gorizia 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Antonio Lasciac. La sua villa e il suo parco Ti propongo una suggestiva passeggiata fra Gorizia e Nova Gorica. Una passeggiata che è più un tuffo nella storia di queste due città.Arriva al valico del Rafut. La prima tappa è il museo sul confine &#8220;Lasciapassare/Prepusnica&#8221; (un progetto del Comune di Gorizia con la direzione scientifica e artistica curata dall’Associazione Quarantasettezeroquattro): prenditi un po&#8217; di tempo, perché anche se è piccolo, troverai molto materiale sia dentro sia fuori (nel giardino che lo circonda). Te ne avevo parlato l&#8217;anno scorso: vai pure a leggere l&#8217;articolo.Ecco, una volta uscito da qua, osserva l&#8217;ultima casa sulla sinistra prima del confine: quella è la casa dove nel 1947 fu scattata la foto della mucca che aveva due zampe in Jugoslavia (oltre la linea bianca) e le altre due in Italia (al di qua della linea bianca).La linea bianca era il nuovo confine tracciato con una scia di gesso il 16 settembre 1947. Un confine disegnato sulla carta geografica dal Trattato di Parigi firmato il 10 febbraio 1947.Ma se sei appena uscito dal museo: sai già tutto!Saluta l&#8217;Italia ed entra in Slovenia. Fai attenzione alla pista ciclopedonale: è molto trafficata!Ora alza lo sguardo alla tua sinistra, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-maggio-2024-antonio-lasciac-la-sua-villa-e-il-suo-parco/">Fuocolento maggio 2024</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Antonio Lasciac. La sua villa e il suo parco</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ti propongo una <a href="https://www.instagram.com/reel/DBrQfjwt7f7/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">suggestiva passeggiata</a> fra Gorizia e Nova Gorica. Una passeggiata che è più un tuffo nella storia di queste due città.<br>Arriva al valico del Rafut. La prima tappa è il museo sul confine &#8220;Lasciapassare/Prepusnica&#8221; (un progetto del Comune di Gorizia con la direzione scientifica e artistica curata dall’Associazione Quarantasettezeroquattro): prenditi un po&#8217; di tempo, perché anche se è piccolo, troverai molto materiale sia dentro sia fuori (nel giardino che lo circonda). Te ne avevo parlato l&#8217;anno scorso: <a href="https://www.laltrove.com/lasciapassare-prepusnica-un-museo-sul-confine-a-gorizia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vai pure a leggere l&#8217;articolo</a>.<br>Ecco, una volta uscito da qua, osserva l&#8217;ultima casa sulla sinistra prima del confine: quella è la casa dove nel 1947 fu scattata la foto della mucca che aveva due zampe in Jugoslavia (oltre la linea bianca) e le altre due in Italia (al di qua della linea bianca).<br>La linea bianca era il nuovo confine tracciato con una scia di gesso il 16 settembre 1947. Un confine disegnato sulla carta geografica dal Trattato di Parigi firmato il 10 febbraio 1947.<br>Ma se sei appena uscito dal museo: sai già tutto!<br>Saluta l&#8217;Italia ed entra in Slovenia. Fai attenzione alla pista ciclopedonale: è molto trafficata!<br>Ora alza lo sguardo alla tua sinistra, verso nord est: quello è il monastero di Castagnevizza.<br>Procedi lungo la strada: il primo edificio sulla sinistra ospita una delle quattro sedi del Muzej na meji (il museo sul Confine) che il <a href="https://www.goriskimuzej.si/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Goriški muzej </a>di Nova Gorica ha realizzato in questi anni in quattro punti strategici lungo la linea di confine. Qua c&#8217;è &#8220;Razstava Na šverc!&#8221;: l’esposizione dedicata al contrabbando. <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-luglio-2023-il-museo-del-contrabbando/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Non perderla</a>.<br>Dopo aver fatto anche questa visita, riprendi la strada verso est per circa 250 metri. Si sale un po&#8217;. Capirai subito quando sarai arrivato all&#8217;ingresso principale del Parco del Rafut.<br>Entra.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Lo scorso maggio ne ho parlato in un articolo su&nbsp;<a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-rivista-gastronomica-culturale-nordest/">Fuocolento</a>: clicca sul bottone per leggerlo.</p>



<div class="wp-block-buttons is-content-justification-center is-layout-flex wp-container-core-buttons-is-layout-fe48e5de wp-block-buttons-is-layout-flex">
<div class="wp-block-button"><a class="wp-block-button__link wp-element-button" href="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/10/Antonio-Lasciac.-La-sua-villa-e-il-suo-parco.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">APRI IL PDF E LEGGI L&#8217;ARTICOLO</a></div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><br>Così scoprirai anche chi è Antonio Lasciac.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-maggio-2024-antonio-lasciac-la-sua-villa-e-il-suo-parco/">Fuocolento maggio 2024</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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		<title>La festa degli alberi</title>
		<link>https://www.laltrove.com/la-festa-degli-alberi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jul 2024 08:39:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrivendo]]></category>
		<category><![CDATA[Alberi]]></category>
		<category><![CDATA[Chiarò]]></category>
		<category><![CDATA[Costa]]></category>
		<category><![CDATA[Festa degli alberi]]></category>
		<category><![CDATA[La casa dei nonni]]></category>
		<category><![CDATA[Nonni]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>quando il sole batteva dopo pranzo quando il sole batteva dopo pranzo, e attorno sentivo solo le cicale, prendevo la bici di mio nonno e andavo. lui non l’avrebbe mai usata a quell’ora, in genere se ne stava in cantina a fare qualche lavoretto al fresco, fra le sue bottiglie e i salumi appesi. la nonna faceva il suo riposino in camera, con gli scuri socchiusi, mentre matteo si immergeva appieno nella lettura dell’ennesimo libro, sospeso sull’amaca in giardino. era il momento migliore per una pedalata. il traffico era già scarso in generale, ma a quell’ora proprio entrava in pausa. molto spesso incrociavo solamente la corriera che puntualmente riportava a casa qualcuno. faceva caldo, ma da bambini il caldo è spensieratezza, è sinonimo d’estate, di giornate lunghe, di vacanze con mamma e papà, con i nonni e i cugini, di corse infinite con la bici e con la fantasia, di ozio sfrenato e perlustrazioni curiose. è un periodo che ho avuto la fortuna di vivere. verso le due, appunto, prendevo la strada leggermente in salita con quella vecchia bici, evidentemente grande per me, senza cambi, con un po’ di fatica, e senza lamentele da parte mia. con il cappellino in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">quando il sole batteva dopo pranzo</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">quando il sole batteva dopo pranzo, e attorno sentivo solo le cicale, prendevo la bici di mio nonno e andavo. lui non l’avrebbe mai usata a quell’ora, in genere se ne stava in cantina a fare qualche lavoretto al fresco, fra le sue bottiglie e i salumi appesi. la nonna faceva il suo riposino in camera, con gli scuri socchiusi, mentre matteo si immergeva appieno nella lettura dell’ennesimo libro, sospeso sull’amaca in giardino.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">era il momento migliore per una pedalata. il traffico era già scarso in generale, ma a quell’ora proprio entrava in pausa. molto spesso incrociavo solamente la corriera che puntualmente riportava a casa qualcuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">faceva caldo, ma da bambini il caldo è spensieratezza, è sinonimo d’estate, di giornate lunghe, di vacanze con mamma e papà, con i nonni e i cugini, di corse infinite con la bici e con la fantasia, di ozio sfrenato e perlustrazioni curiose. è un periodo che ho avuto la fortuna di vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">verso le due, appunto, prendevo la strada leggermente in salita con quella vecchia bici, evidentemente grande per me, senza cambi, con un po’ di fatica, e senza lamentele da parte mia. con il cappellino in testa e le ciabatte estive ai piedi (era caldo per le scarpe da ginnastica) andavo.<br>la prima tappa mi portava dopo pochi minuti di pedalate sul <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chiar%C3%B2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">chiarò</a>, dove immergevo le mani e i piedi in un’acqua pura che a me sembrava gelida, ma lo facevo per sentirmi all’altezza: “ho imparato a nuotare lì” mi diceva sempre papà. se lui aveva nuotato lì dentro, io dovevo essere almeno in grado di immergere le mani e i piedi.<br>quando poi mi mancava il respiro scappavo fuori, mi asciugavo le mani sulle braccia e sulle gambe, e riprendevo a pedalare.<br>non correvo. non avrei nemmeno potuto farlo. anzi, guardavo con attenzione attorno a me, un panorama che cambiava poco nei giorni.<br>ai lati della strada tante vigne: scorrevano precise come righe di un quaderno, un filare dopo l’altro.<br>ricordo che il colore predominante era il verde. la pioggia estiva non mancava, e quindi raramente trovavo prati dorati.<br>man mano che avanzavo, le colline si avvicinavano a me e rendevano pian piano la strada più impervia. mi bastava guardarle per avere una sensazione di frescura, e forse da quei boschi arrivava anche qualche refolo di aria profumata.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">la seconda tappa era su un prato di proprietà di rosetta, la cugina di papà, dove c’erano un tavolo e delle panche in pietra piasentina: mi fermavo perché era un bel prato con degli alberi di noce, e perché l’anno prima, durante una passeggiata con la nonna, ci eravamo fermate lì a riprendere fiato, &#8220;a riposare le gambe&#8221;.<br>era semplicemente bello starsene un po’ così.<br>dopo aver riflettuto sul destino dell’umanità in quel tappeto color smeraldo, riprendevo la via. la strada rimaneva piana per poco: la salita iniziava dopo qualche centinaia di metri e io resistevo sui pedali finché potevo, poi scendevo e continuavo a piedi, proseguendo con la bici portata a mano.<br>gli alberi creavano con i loro anni una galleria naturale dove era un piacere camminare: ombreggiata dalle loro foglie sibilanti e illuminata dai raggi che si insinuavano qua e là, senza chiedere permesso. avanzavo tranquilla, senza fretta.<br>quando arrivavo a Costa, la prima cosa che facevo era andare a vedere la casa dove era nato il mio bisnonno. “è quella là” mi aveva detto papà mesi prima, quando eravamo venuti qua a prendere della legna.<br>era la tipica casa di montagna, anche se non eravamo proprio in montagna: i muri erano in pietra, le finestre e le porte avevano gli scuretti, vicino all’ingresso c’era una lunga panca accogliente, e tante vecchie pentole in rame posizionate qua e là che ospitavano fiori colorati.<br>al primo piano c’era un terrazzo in legno da cui sporgevano vasi colmi di gerani bianchi. il tetto era spiovente, ma non in modo eccessivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">mi chiedevo come fosse stato vivere lì, quasi un secolo prima.<br>in qualche modo anche io arrivavo da quella casa, e questo pensiero mi provocava una sensazione indefinita.<br>ma non era quello l’obiettivo della mia pedalata. allora mi lasciavo le case alle spalle e scendevo per alcune decine di metri lungo una strada diversa da quella che avevo percorso arrivando. in pochi minuti raggiungevo uno dei boschi del nonno. <br>“ecco, questo è il tuo albero” mi aveva detto papà l’ultima volta che eravamo stati lì assieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">siccome mi trovavo dai <a href="https://www.laltrove.com/la-casa-dei-nonni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nonni</a> qualche giorno, mi sembrava bello verificare di persona che stesse bene.<br>era un albero che ci era stato donato a scuola l’autunno dell’anno prima, durante la festa degli alberi. una festa che se ci penso ora mi sembra una festa bellissima: il comune aveva donato a ogni bambino di quarta elementare un albero, e io ero tornata a casa con questa pianta alta circa un metro dentro un sacco giallo che ne raccoglieva le radici e la copriva per metà. ero molto orgogliosa: mi sembrava che piantandola avrei potuto salvare l’umanità con l’ossigeno che avrebbe prodotto.<br>papà l’aveva portato lì. era ovviamente molto bello. non era cresciuto molto in questi mesi, ma sarebbe cresciuto, con il tempo. sapevo che ci voleva tempo, ma quello non mancava alla nostra vita, né alla sua.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">in tutti questi mesi, ogni volta che papà andava a Costa mi raccontava che l’albero stava bene.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">sorridevo, anche se forse non capivo cosa intendesse dire.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">ora</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">ora che ritorno qua, a distanza di trentanni, con l’auto, da sola, senza bici, senza sforzi, senza nonni, senza papà, e rivivo quelle corse in bici, capisco cosa significasse quel “sta bene”: lui è lì, rigoglioso, fiero, spensierato. lo trovo e lo ritrovo. ed è proprio bello ammirarlo, ora come allora.<br>lì vicino mio fratello ha portato le sue arnie, a garanzia che la vita continui, perché deve continuare. e continua.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/la-festa-degli-alberi/">La festa degli alberi</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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		<title>Fuocolento luglio 2023</title>
		<link>https://www.laltrove.com/fuocolento-luglio-2023-il-museo-del-contrabbando/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2024 18:20:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[Museando]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivendo]]></category>
		<category><![CDATA[Fuocolento]]></category>
		<category><![CDATA[GO! Borderless]]></category>
		<category><![CDATA[GO!2025]]></category>
		<category><![CDATA[Goriški Muzej]]></category>
		<category><![CDATA[Il Museo del Contrabbando]]></category>
		<category><![CDATA[Muzej na meji Pristava]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica/Gorizia 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Pristava]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Museo del Contrabbando Ti ricordi quando ti avevo parlato di “Lasciapassare/Prepusnica”, il museo dentro la garrita al confine del Rafut a Gorizia (quel piccolo valico secondario sotto il colle del castello di Gorizia)?Ecco, oggi ti parlo del museo dirimpettaio: l&#8217;allestimento che il Goriški Muzej ha pensato per la casermetta slovena dove stazionavano i graničari (le guardie di confine jugoslave e poi, dal 1991, slovene). Qua troverai Razstava Na šverc! (il museo con l’esposizione dedicataal contrabbando): è una delle quattro sedi del Muzej na meji (il museo sul Confine) che il Goriški muzej di Nova Gorica ha realizzato in questi anni in quattro punti strategici lungo la linea di confine.La scorsa estate ne ho scritto un articolo su Fuocolento: clicca sul bottone per leggerlo. Il Museo si trova in Kostanjeviška cesta 32 a Nova Gorica, ed è aperto con questi orari:lunedì–venerdì: 13.00–17.00sabato, domenica e festivi: (orario invernale) 12.00–17.00 &#8211; (orario estivo) 12.00–18.00.Se vuoi provare l&#8217;esperienza dell&#8217;escape room (di cui trovi le informazioni nell&#8217;articolo), ricordati che devi prenotarla in anticipo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-luglio-2023-il-museo-del-contrabbando/">Fuocolento luglio 2023</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Il Museo del Contrabbando</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ti ricordi quando ti avevo parlato di <a href="https://www.laltrove.com/lasciapassare-prepusnica-un-museo-sul-confine-a-gorizia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Lasciapassare/Prepusnica”</a>, il museo dentro la garrita al confine del Rafut a Gorizia (quel piccolo valico secondario sotto il colle del castello di Gorizia)?<br>Ecco, oggi ti parlo del museo dirimpettaio: l&#8217;allestimento che il Goriški Muzej ha pensato per la casermetta slovena dove stazionavano i <em>graničari</em> (le guardie di confine jugoslave e poi, dal 1991, slovene). Qua troverai <a href="https://goriskimuzej.si/stalne-zbirke/muzej-na-meji/muzejska-zbirka-pristava" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Razstava Na šverc!</a> (il museo con l’esposizione dedicata<br>al contrabbando): è una delle quattro sedi del Muzej na meji (il museo sul Confine) che il Goriški muzej di Nova Gorica ha realizzato in questi anni in quattro punti strategici lungo la linea di confine.<br>La scorsa estate ne ho scritto un articolo su <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-rivista-gastronomica-culturale-nordest/">Fuocolento</a>: clicca sul bottone per leggerlo.</p>



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</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><br>Il Museo si trova in Kostanjeviška cesta 32 a Nova Gorica, ed è aperto con questi orari:<br>lunedì–venerdì: 13.00–17.00<br>sabato, domenica e festivi: (orario invernale) 12.00–17.00 &#8211; (orario estivo) 12.00–18.00.<br>Se vuoi provare l&#8217;esperienza dell&#8217;<em>escape room</em> (di cui trovi le informazioni nell&#8217;articolo), ricordati che devi prenotarla in anticipo.</p>
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		<title>Amira Medunjanin e la sua musica</title>
		<link>https://www.laltrove.com/amira-medunjanin-e-la-sua-musica-sevdalinke-a-sezana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 09:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrivendo]]></category>
		<category><![CDATA[Amira Medunjanin]]></category>
		<category><![CDATA[La cotogna di Istanbul]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[sevdalinka]]></category>
		<category><![CDATA[Sežana]]></category>
		<category><![CDATA[Žute dunje]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questa musica io sto benissimo. mi ci sento proprio dentro. ci vedo fotogrammi della mia vita la luce alta dell&#8217;estate a Patrassole spezie colorate a Istanbul, che solo a guardarle solleticano il nasoil vento che arriva dall&#8217;oceano sulla costa di Galwayi sorrisi di mamma e papà che ballano alla sagra di Ipplis l&#8217;ombra dello Stari Most sulla Neretvale campane che suonano a festa a Buttrio la Jadranska Magistrala con il sole dorato e il blu cobalto del mare una birra fresca in un biergarten di Monacoil panorama dal treno sulla costiera di Triestele montagne innevate sopra Sarajevole sorgenti del Danubio nella Foresta Nerai tuffi dal molo del porto di Silol&#8217;eclisse totale di sole vicino a Grazi piedi nell&#8217;acqua e nella sabbia di Gradola vista quotidiana sul monte Quarinla giustizia che si manifestala prima pagina di molti librie poi la loro ultima paginail primo articolo pubblicato con la mia firmail profumo del pane appena sfornatoil dolore più grande provato e la gioia più luminosa vissutatutti i brindisi con il quale ho festeggiato Il concerto Quando ho scoperto che Amira Medunjanin avrebbe cantato a Sežana, ho comprato subito il biglietto. Fra le mie parole su La cotogna di Istanbul, avevo scelto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">In <a href="https://www.instagram.com/reel/C5k3wbatPor/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questa musica</a> io sto benissimo. mi ci sento proprio dentro. ci vedo fotogrammi della mia vita</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">la luce alta dell&#8217;estate a Patrasso<br>le spezie colorate a Istanbul, che solo a guardarle solleticano il naso<br>il vento che arriva dall&#8217;oceano sulla costa di Galway<br>i sorrisi di mamma e papà che ballano alla sagra di Ipplis <br>l&#8217;ombra dello Stari Most sulla Neretva<br>le campane che suonano a festa a Buttrio <br>la Jadranska Magistrala con il sole dorato e il blu cobalto del mare <br>una birra fresca in un <em>biergarten</em> di Monaco<br>il panorama dal treno sulla costiera di Trieste<br>le montagne innevate sopra Sarajevo<br>le sorgenti del Danubio nella Foresta Nera<br>i tuffi dal molo del porto di Silo<br>l&#8217;eclisse totale di sole vicino a Graz<br>i piedi nell&#8217;acqua e nella sabbia di Grado<br>la vista quotidiana sul monte Quarin<br>la giustizia che si manifesta<br>la prima pagina di molti libri<br>e poi la loro ultima pagina<br>il primo articolo pubblicato con la mia firma<br>il profumo del pane appena sfornato<br>il dolore più grande provato e la gioia più luminosa vissuta<br>tutti i brindisi con il quale ho festeggiato</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Il concerto</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Quando ho scoperto che Amira Medunjanin avrebbe cantato a Sežana, ho comprato subito il biglietto. <br>Fra le mie parole su <em><a href="https://www.laltrove.com/la-cotogna-di-istanbul-paolo-rumiz/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La cotogna di Istanbul</a></em>, avevo scelto la <a href="https://www.youtube.com/watch?v=mgHQED76zyg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sua voce</a> per farti ascoltare <em>Žute dunje</em>: te la ricordi?<br><br>Lunedì sera <a href="https://www.instagram.com/reel/C5k3wbatPor/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lo spettacolo</a> è stato indimenticabile.<br>Lei, fra l&#8217;altro, coccolissima: ha parlato un sacco con il pubblico. E deve essere anche molto simpatica perché tutti ridevano. L&#8217;unico momento che ho tradotto è stato quando ha chiesto se c&#8217;era qualcuno dalla Bosnia Erzegovina: e lì, a gruppetti, hanno risposto &#8220;da Sarajevo&#8221;, &#8220;da Banja Luka&#8221;, &#8220;da Sanski Most&#8221; e mi pare anche &#8220;da Doboj&#8221;. (Ho compreso la domanda dalle risposte che ha ricevuto!)<br>Attorno a me c&#8217;erano persone di tutte le età: a testimoniare il fatto che canta una musica veramente senza tempo. Mi ha colpito soprattutto un trio composto da ragazzinaadolescente-mammaadulta-nonnaanziana.<br>E mi è piaciuto vedere il pubblico accompagnare a tratti la voce di Amira: quasi sussurrando. Come a dire: non voglio disturbare, ma voglio esserci.<br>Il prossimo 18 aprile ha in programma un concerto a Mostar: quasi, quasi&#8230;<br>Per rimanere più in zona, sarà a Radovljica (vicino a Bled) il 15 e il 16 maggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>I tre musicisti:</em><br><em>chitarra e liuto: Zoran Majstorovic<br>fisarmonica: Antonio Vrbički</em><br><em>violino: Leopold Stašić</em></p>
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		<title>Un traghetto per Patrasso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Feb 2024 17:09:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrivendo]]></category>
		<category><![CDATA[Corinna]]></category>
		<category><![CDATA[Erasmus]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[Patrasso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mercoledì 25 febbraio 2004 Mercoledì 25 febbraio 2004 scendevo da un traghetto della Anek Lines a Patrasso. Erano le 6 del mattino. Ci ero salita il lunedì prima, verso le 18.00, a Trieste.Immagina la scena. Qualche minuto prima di sbarcare, alla reception della nave, io avevo addosso un mega borsone, uno zaino e due borse a tracolla. Mi avanzava una valigia bella pesante. Non avrei mai potuto portare fuori tutto da sola in un unico &#8220;viaggio&#8221;. Così chiesi aiuto a un marinaio che gentilmente prese in mano la valigia e si diresse verso l&#8217;uscita alla velocità della luce. Io dietro come uno sherpa cercavo di tenere il suo passo (invano). Una volta lasciata la valigia sul molo, si è dileguato in un nanosecondo. E io sono rimasta lì, con lo stesso problema di pochi minuti prima: troppe borse da portare assieme.Nel giro di pochi minuti il molo si è svuotato. La luce del mattino era già luce.Io dovevo raggiungere la strada e trovare un taxi. Porto il borsone dieci metri in là. Lo lascio lì. Torno indietro, prendo la valigia e faccio venti metri. La lascio lì. Torno indietro, prendo il borsone, e così via finché non sono arrivata sulla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/un-traghetto-per-patrasso/">Un traghetto per Patrasso</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Mercoledì 25 febbraio 2004</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Mercoledì 25 febbraio 2004 scendevo da un traghetto della Anek Lines a Patrasso. Erano le 6 del mattino. Ci ero salita il lunedì prima, verso le 18.00, a Trieste.<br>Immagina la scena. Qualche minuto prima di sbarcare, alla reception della nave, io avevo addosso un mega borsone, uno zaino e due borse a tracolla. Mi avanzava una valigia bella pesante. Non avrei mai potuto portare fuori tutto da sola in un unico &#8220;viaggio&#8221;. Così chiesi aiuto a un marinaio che gentilmente prese in mano la valigia e si diresse verso l&#8217;uscita alla velocità della luce. Io dietro come uno sherpa cercavo di tenere il suo passo (invano). Una volta lasciata la valigia sul molo, si è dileguato in un nanosecondo. E io sono rimasta lì, con lo stesso problema di pochi minuti prima: troppe borse da portare assieme.<br>Nel giro di pochi minuti il molo si è svuotato. <br>La luce del mattino era già luce.<br>Io dovevo raggiungere la strada e trovare un taxi. <br>Porto il borsone dieci metri in là. Lo lascio lì. Torno indietro, prendo la valigia e faccio venti metri. La lascio lì. Torno indietro, prendo il borsone, e così via finché non sono arrivata sulla strada. A quel punto ho atteso un taxi.<br>Quando è arrivato, ho detto con orgoglio <em>Kαλημέρα, Πανεπιστήμιο Πατρών, παρακαλώ</em> che sarebbe &#8220;buongiorno, Università di Patrasso, per favore&#8221;. Da notare l&#8217;assenza di verbi: non era proprio una frase di senso compiuto!<br>Il tassista comunque mi comprende e inizia a parlare in greco. E io con tristezza <em>Συγνωμη, δεν καταλαβαίνω</em> &#8220;scusi, non capisco&#8221;, e lì cala il silenzio. <br>Questa è stata la mia prima ora a Patrasso.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Nelle ore successive sarei diventata a tutti gli effetti una studentessa dell&#8217;Università greca: era il mio Erasmus.<br>Comincia così questo periodo di vita e di studio in questa terra che non avevo mai toccato se non con il pensiero e con i libri.<br>La Grecia è più del suo mare, della sua luce, del suo vento. È più della sua gente, della sua musica, della sua storia. È più del suo cibo, del suo vino, del suo tempo.<br>Se avessi fatto l&#8217;Erasmus a Lisbona o a Parigi, o a Francoforte o non so dove sarebbe stato altrettanto intenso: avrei amato e vissuto ogni città allo stesso modo.<br>Però sono andata a Patrasso. L&#8217;ho scelta io, certo, forse cercavo le radici di quella parte di me racchiusa nel mio nome. Quel nome che deriva dal greco antico <em>Κοριννα</em>, un diminutivo del sostantivo <em>κορη</em> che significa &#8220;fanciulla&#8221;. Quindi Corinna significa &#8220;fanciullina&#8221;.<br>Ho trovato quella parte? Sì, perché in qualche modo penso di essere nata in Grecia, molto prima di me, e molto prima dell&#8217;idea di me (ti avevo parlato di <a href="https://www.laltrove.com/ti-racconto-una-storia-viaggio-in-grecia-in-auto-nel-1977/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un viaggio dei miei genitori</a> in Grecia).<br>Sono proprio nata in Grecia, la punta dei Balcani.</p>
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