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	<title>Museando: alcuni musei visitati in Friuli Venezia Giulia e dintorni</title>
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	<description>Racconti di Corinna Sabbadini</description>
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	<title>Museando: alcuni musei visitati in Friuli Venezia Giulia e dintorni</title>
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		<title>Andy Warhol. Beyond Borders</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 17:26:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gorizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una mostra per iniziare questo GO!2025 Il 2025 è dunque arrivato. E con lui tutto il suo carico di aspettative relative a GO!2025: questo è l&#8217;anno in cui Nova Gorica e Gorizia saranno (assieme) Capitale Europea della Cultura. Hai letto bene: capitaleE. Non capitalI. Perché l&#8217;idea è proprio quella di considerare queste due città come un&#8217;unica entità, con le loro differenze e uguaglianze, con tutto il loro vissuto e presente da intrecciare e fondere assieme. Ci diciamo &#8220;GO! Borderless&#8221; dal quel 18 dicembre 2020: il giorno della proclamazione che ha entusiasmato tutti i presenti in Piazzale della Transalpina, tutti quelli che seguivano la diretta da casa e tutti quelli che in questi anni hanno creduto in questo progetto visionario che salta di qua e di là di un confine come se, di fatto, questo non esistesse, e che riesce a far emergere i molteplici punti di contatto e di condivisione che esistono da sempre. Bene. Il 2025 è arrivato. Ci siamo. E ricordiamoci che la cultura siamo noi. Andy Warhol. Beyond Borders Uno degli appuntamenti goriziani di quest&#8217;anno è una mostra che ha portato nelle antiche sale di Palazzo Attems Petzenstein uno dei simboli più conosciuti e importanti della Pop [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Una mostra per iniziare questo GO!2025</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il 2025 è dunque arrivato. E con lui tutto il suo carico di aspettative relative a GO!2025: questo è l&#8217;anno in cui Nova Gorica e Gorizia saranno (assieme) Capitale Europea della Cultura. <br>Hai letto bene: capitaleE. Non capitalI. Perché l&#8217;idea è proprio quella di considerare queste due città come un&#8217;unica entità, con le loro differenze e uguaglianze, con tutto il loro vissuto e presente da intrecciare e fondere assieme. <br>Ci diciamo &#8220;GO! Borderless&#8221; dal quel 18 dicembre 2020: il giorno della proclamazione che ha entusiasmato <a href="https://www.youtube.com/watch?v=aWUb-_6TvGU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tutti i presenti</a> in <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-novembre-2024-la-stazione-transalpina-a-nova-gorica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piazzale della Transalpina</a>, tutti quelli che seguivano la diretta da casa e tutti quelli che in questi anni hanno creduto in questo progetto visionario che salta di qua e di là di un confine come se, di fatto, questo non esistesse, e che riesce a far emergere i molteplici punti di contatto e di condivisione che esistono da sempre. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Bene. Il 2025 è arrivato. Ci siamo. E ricordiamoci che la cultura siamo noi.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Andy Warhol. Beyond Borders</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Uno degli appuntamenti goriziani di quest&#8217;anno è una mostra che ha portato nelle antiche sale di Palazzo Attems Petzenstein uno dei simboli più conosciuti e importanti della Pop Art: Andy Warhol.<br>Ecco un&#8217;occasione unica per ammirare Marylin, Elisabeth II e Mickey Mouse in alcuni dei loro ritratti più iconici e colorati, conosciuti e riconosciuti da tutti. Ma anche copie e copertine della rivista <em>Interview</em>, le <em>Campbell&#8217;s Soup</em>, i loghi Chanel o Apple, le copertine dei <em>long play</em>: in tutto ammirerai 180 sue opere, e ancora foto e video. Un percorso che ti accompagna lungo la vita e la carriera di questo artista che fra i primi ha inserito l&#8217;arte in una dimensione più quotidiana, elevando a vere e proprie opere d&#8217;arte i prodotti di massa che stavano determinando la società consumistica negli Stati Uniti nel secondo dopoguerra. <br>Ci sono anche due installazioni multimediali, ma non ti svelo nulla: vai a scoprirle.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Forse la percezione che viviamo noi oggi, osservando certe sue opere, è attenuata da una sorta di assuefazione al consumismo, perché in fondo noi ci siamo nati e ci siamo sempre vissuti dentro. Ma se ci proiettiamo negli Stati Uniti degli anni Cinquanta, possiamo immaginare sia la potenza del messaggio di Warhol che è riuscito a elevare una scatoletta di pomodoro a opera d&#8217;arte, sia la stonatura di una società che ha deciso di accettarla come tale. Forse, dopo anni di guerra, di dolore e di incertezza, la semplicità delle &#8220;piccole cose&#8221; aveva un perché reale e profondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">«Dove? Dove xe? Kje? Uer? Dulà?»</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Palazzo Attems Petzenstein si trova in piazza Edmondo De Amicis 2. Da Piazza Vittoria prendi la strada che va verso nord (via dell&#8217;Arcivescovado), quando sulla sinistra vedrai la casa di Carolina Luzzatto Coen (la prima donna italiana a dirigere un quotidiano) e sulla destra il palazzo arcivescovile, procedi ancora 300 metri lungo via Carducci e poi vedrai il Palazzo sulla sinistra.<br>Dal primo piano del palazzo, ammirando il parco, noterai alcune corti appartenenti a palazzi un tempo interni al ghetto ebraico, situati proprio in via Graziadio Isaia Ascoli (il glottologo), dirimpetto alla sinagoga. Se, invece, dal primo piano ti affacci verso la piazza, con un po&#8217; di fantasia potresti vedere la casa natale del premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia (in via Corsica: ok, non si vede, ma in linea d&#8217;aria saranno 100 metri).<br>La mostra è organizzata dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dall&#8217;Ente Regionale PAtrimonio Culturale FVG con la collaborazione di PromoTurismoFVG. In <a href="https://erpac.regione.fvg.it/it/andy-warhol-beyond-borders-136331" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questa pagina</a> troverai le informazioni per la visita. Se decidi di partecipare alle visite guidate organizzate dall&#8217;ERPAC, iscriviti al numero 0481 385 335 oppure scrivi a: palazzoattemspetzenstein.go@gmail.com &#8211; didatticamusei.erpac@regione.fvg.it.</p>
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		<title>Museo Lets &#8211; Letteratura Trieste</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2024 16:45:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Museando]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La &#8220;Hortis&#8221; Piazza Hortis per me era &#8220;la Hortis&#8221;: una delle due biblioteche più gettonate dove andare a studiare al tempo dell&#8217;università. Scendevo da via Tigor e andavo o alla Statale in largo Papa Giovanni XXIII o alla Hortis. Momentaneamente la Hortis si è trasferita in via Madonna del Mare in attesa che il suo storico palazzo venga completamente restaurato. Nel frattempo, il piano terra di palazzo Biserini ospita l&#8217;emeroteca (dedicata a Fulvio Tomizza) e, novità delle novità, il Museo Lets &#8211; Letteratura Trieste. Presentato questa mattina alla stampa, domani sarà aperto a tutti: pronto ad accoglierti e a raccontarti le migliaia di pagine scritte su Trieste. Da oggi, quindi, c&#8217;è un luogo &#8220;nuovo&#8221; a Trieste. Vista dalle vetrate in piazza, sembra una invitante biblioteca, ma la realtà è che non puoi portarti a casa i libri. Li puoi guardare, scegliere, sfogliare, leggere, anche ascoltare, ma quando il museo chiude, devi sistemarli al loro posto.Sì, è un museo: è Lets. È il museo che Trieste ha dedicato alla sua essenza letteraria, ai suoi scrittori, a chi ha portato la città, il suo sguardo marittimo, la sua voce delicata e il suo danzare vivo nell&#8217;eternità grazie a un intreccio sublime delle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;Hortis&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Piazza Hortis per me era &#8220;la Hortis&#8221;: una delle due biblioteche più gettonate dove andare a studiare al tempo dell&#8217;università. Scendevo da via Tigor e andavo o alla Statale in largo Papa Giovanni XXIII o alla Hortis. <br>Momentaneamente la Hortis si è trasferita in via Madonna del Mare in attesa che il suo storico palazzo venga completamente restaurato. Nel frattempo, il piano terra di palazzo Biserini ospita l&#8217;emeroteca (dedicata a Fulvio Tomizza) e, novità delle novità, il <strong>Museo Lets &#8211; Letteratura Trieste</strong>. Presentato questa mattina alla stampa, domani sarà aperto a tutti: pronto ad accoglierti e a raccontarti le migliaia di pagine scritte su Trieste. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Da oggi, quindi, c&#8217;è un luogo &#8220;nuovo&#8221; a Trieste. <br>Vista dalle vetrate in piazza, sembra una invitante biblioteca, ma la realtà è che non puoi portarti a casa i libri. Li puoi guardare, scegliere, sfogliare, leggere, anche ascoltare, ma quando il museo chiude, devi sistemarli al loro posto.<br>Sì, è un museo: è Lets. È il museo che Trieste ha dedicato alla sua essenza letteraria, ai suoi scrittori, a chi ha portato la città, il suo sguardo marittimo, la sua voce delicata e il suo danzare vivo nell&#8217;eternità grazie a un intreccio sublime delle proprie parole.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Mi piace l&#8217;idea che tu scopra da solo questo luogo. Per questo non ti racconterò nel dettaglio cosa troverai. <br>Però ti lascio dare una sbirciatina. Entriamo.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Entriamo</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ti accoglie la sala con la <strong>Libreria degli scrittori</strong>. E qua ci sono i libri, certo, ma ci sono soprattutto gli scrittori (contemporanei e non): chi ha dato voce a quelle storie. <br>Tanti libri. E molti nomi. Sento che almeno alcuni di questi devo dirteli, così, senza un ordine stabilito né un motivo preciso: Claudio Magris, Scipio Slataper, Paolo Rumiz, Giani Stuparich, Pier Antonio Quarantotti Gambini, Fulvio Tomizza, Boris Pahor, Mauro Covacich, Susanna Tamaro, Pino Roveredo e Anita Pittoni.<br>Vecchie e nuove edizioni a testimoniare il passato, ma soprattutto il presente di questa letteratura che si rinnova e si conferma con il passare del tempo.<br>Fra questi anche un non-scrittore, Roberto Bazlen: nato a Trieste nel 1902, ha colto con discrezione e genialità l&#8217;essenza della sua Trieste e ha portato tanto di questa essenza dentro la casa editrice da lui fondata (l&#8217;Adelphi), dove la matrice mitteleuropea e multiculturale di Trieste si rispecchia in molte pubblicazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">In questa sala troverai anche due postazioni affacciate su piazza Hortis: <strong>Le voci in onda</strong>. Ti siedi, selezioni il libro che vuoi ascoltare e te ne stai lì, tranquillo. Guardando fuori. <br>Negli archivi della sede RAI del Friuli Venezia Giulia c&#8217;erano le registrazioni delle voci (fra gli altri) di Biagio Marin, Fulvio Tomizza e Giani Stuparich: ora puoi scoprirle. <br>Oppure prendi uno dei libri del Museo, ti siedi e lo leggi. Fino all&#8217;ora di chiusura quel libro è nelle tue mani.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Un po&#8217; più in là, speculari, ci sono due grandi vedute di Trieste: una del 1870 e l&#8217;altra dei giorni nostri. In mezzo a queste due visioni della città c&#8217;è la storia, anzi: l&#8217;<strong>Edicola della Storia</strong> (con un edicolante che non ti aspetti) dove trovi giornali e riviste che arrivano dai tre secoli contenuti fra le due immagini, e li puoi leggere solo se parli il tedesco o il greco o lo sloveno o il francese o&#8230; l&#8217;italiano.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="835" height="960" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Giornali-allEdicola-della-Storia.jpg" alt="Giornali all'Edicola della Storia" class="wp-image-3433" style="width:229px;height:auto" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Giornali-allEdicola-della-Storia.jpg 835w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Giornali-allEdicola-della-Storia-261x300.jpg 261w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Giornali-allEdicola-della-Storia-768x883.jpg 768w" sizes="(max-width: 835px) 100vw, 835px" /><figcaption class="wp-element-caption">Giornali all&#8217;Edicola della Storia</figcaption></figure>
</div>
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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ancora oltre, c&#8217;è uno spazio dedicato alla settima arte: il <strong>Cinematografo delle Storie</strong>. Un&#8217;anticamera presenta i manifesti dei film girati a Trieste, e poi, nella sala video, alcuni brevi filmati mandano sullo schermo alcune pagine dei libri appena guardati: nuovi punti di vista da cui leggere (o interpretare) quelle pagine.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">E poi, tre musei dentro il museo</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>Tre musei</strong> dedicati a tre voci che hanno saputo scagliarsi in modo decisivo nella letteratura mondiale: <strong>Italo Svevo, James Joyce e Umberto Saba</strong>.<br>E qua non aggiungo altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Concludo dicendo che l&#8217;unico luogo al mondo dove puoi vedere:<br>&#8211; il primo libro letto da Claudio Magris (<em>I misteri della jungla nera</em> di Emilio Salgari),<br>&#8211; la macchina da scrivere di Boris Pahor,<br>&#8211; il manoscritto autografo de <em>Il mio carso</em>,<br>&#8211; il violino di Italo Svevo,<br>&#8211; la copia dei <em>Dubliners</em> che James Joyce ha regalato a Hector e Livia Schmitz il 15 giugno 1914 e<br>&#8211; il manoscritto autografo de <em>Il Canzoniere</em><br>è Lets. Quindi, ecco, io fossi in te ci farei un salto. Perché la curiosità non è mai abbastanza. Ma fra libri, documenti, letture ad alta voce, postazioni multimediali, disegni, manoscritti, oggetti vari e tempo dedicato, questa curiosità si può in parte saziare, ma solo in parte, perché sono sicura che ti rimarrà sempre una domanda senza risposta, un sorriso sospeso.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Claudio Magris</h2>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Oggi, alla presentazione del Museo alla stampa, ha fatto una lezione &#8220;inaugurale&#8221; <a href="https://www.laltrove.com/un-altro-mare-di-claudio-magris/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Claudio Magris</a>: il Museo Lets non poteva avere influencer migliore di lui per questo inizio. «Sento forte il senso della <em>clapa</em> (della compagnia), della combriccola, dello stare insieme. &#8211; ha spiegato Magris &#8211; Anche oggi, qua: è un museo che mi fa stare bene, al di là di ciò che espone, è un luogo dove ritrovarsi.»</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="697" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Claudio-Magris-e-Riccardo-Cepach-1024x697.jpg" alt="Claudio Magris e Riccardo Cepach" class="wp-image-3432" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Claudio-Magris-e-Riccardo-Cepach-1024x697.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Claudio-Magris-e-Riccardo-Cepach-300x204.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Claudio-Magris-e-Riccardo-Cepach-768x523.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Claudio-Magris-e-Riccardo-Cepach.jpg 1410w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Claudio Magris e Riccardo Cepach</figcaption></figure>
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</div>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Dal 1997 a oggi</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Questo museo è il frutto di un progetto che è iniziato nel 1997 con l&#8217;inaugurazione del Museo dedicato a Italo Svevo, si è arricchito nel 2004 con il Museo Joyce e si è evoluto in questi anni fino ad arrivare a ciò che espone oggi: Trieste ha il suo Museo dedicato alla Letteratura che contiene anche il Museo Saba.<br>E tutto questo è racchiuso nel suo nome: <strong>LETS</strong>, <strong>LE</strong>tteratura <strong>T</strong>rie<strong>S</strong>te (neologismo frutto della creatività di due poeti contemporanei,&nbsp;Christian Sinicco&nbsp;e&nbsp;Roberto Cescon).</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Un ricordo</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Alcuni anni fa, camminando in piazza Hortis, ho salutato la statua che sta lì ormai da un po&#8217; di tempo sussurrando &#8220;Ciao Ettore&#8221;. Come l&#8217;ho detto, ho sorriso, perché, pur sapendo che quella è la statua di Italo Svevo, il mio subconscio ha pescato da lontano fra i miei ricordi una nozione scolastica e ha salutato Ettore Schmitz. Italo Svevo era il suo pseudonimo: scelto in onore alla sua &#8220;doppia natura culturale&#8221; italiana e tedesca, seppur vissuto temporalmente più nell&#8217;Impero Asburgico e meno nel Regno d&#8217;Italia, aveva percepito e valorizzato in egual misura dentro di sé questa doppia appartenenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">«Dove? Dove xe? Kje? Uer? Dulà?»</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Lets si trova al <a href="https://www.instagram.com/reel/C_015AjNdQ2/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piano terra di palazzo Biserini</a>, al civico 4 di piazza Attilio Hortis. <br>Se ti trovi in piazza Unità, vai verso Cavana e continua fino al parco: quella è piazza Hortis.<br>Se ti trovi in via Torino, continua verso piazza Unità e, dopo il Buffet Siora Rosa, vedrai il parco sulla sinistra e palazzo Biserini sulla destra.<br>Se sei sulle Rive, all&#8217;altezza della pescheria (il &#8220;Salone degli Incanti&#8221;) gira verso la città e dopo 150 metri circa sarai in piazza Hortis.<br>Il Museo è aperto dal lunedì al sabato (è chiuso solo il martedì) dalle 10.00 alle 17.00 e la domenica dalle 10.00 alle 13.00. L&#8217;ingresso è gratuito.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Pausa caffè</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Siamo nel centro di Trieste: non sarà difficile trovare un posto dove bere un caffè. Forse sarà difficile scegliere dove andare per la pausa.<br>Il più vicino (appena al di là della strada) è il Buffet Siora Rosa. Da lì, poi, inizia via Torino: più o meno ci sono solo locali, uno dopo l&#8217;altro, all&#8217;infinito.<br>Se invece, uscendo dal Museo, vai verso Cavana, puoi scegliere fra Mug, bar Hortis, Chocolat e non so quanti altri bar. Sempre all&#8217;infinito.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Fuocolento luglio 2023</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2024 18:20:41 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[GO!2025]]></category>
		<category><![CDATA[Goriški Muzej]]></category>
		<category><![CDATA[Il Museo del Contrabbando]]></category>
		<category><![CDATA[Muzej na meji Pristava]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica/Gorizia 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Pristava]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Museo del Contrabbando Ti ricordi quando ti avevo parlato di “Lasciapassare/Prepusnica”, il museo dentro la garrita al confine del Rafut a Gorizia (quel piccolo valico secondario sotto il colle del castello di Gorizia)?Ecco, oggi ti parlo del museo dirimpettaio: l&#8217;allestimento che il Goriški Muzej ha pensato per la casermetta slovena dove stazionavano i graničari (le guardie di confine jugoslave e poi, dal 1991, slovene). Qua troverai Razstava Na šverc! (il museo con l’esposizione dedicataal contrabbando): è una delle quattro sedi del Muzej na meji (il museo sul Confine) che il Goriški muzej di Nova Gorica ha realizzato in questi anni in quattro punti strategici lungo la linea di confine.La scorsa estate ne ho scritto un articolo su Fuocolento: clicca sul bottone per leggerlo. Il Museo si trova in Kostanjeviška cesta 32 a Nova Gorica, ed è aperto con questi orari:lunedì–venerdì: 13.00–17.00sabato, domenica e festivi: (orario invernale) 12.00–17.00 &#8211; (orario estivo) 12.00–18.00.Se vuoi provare l&#8217;esperienza dell&#8217;escape room (di cui trovi le informazioni nell&#8217;articolo), ricordati che devi prenotarla in anticipo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-luglio-2023-il-museo-del-contrabbando/">Fuocolento luglio 2023</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Il Museo del Contrabbando</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ti ricordi quando ti avevo parlato di <a href="https://www.laltrove.com/lasciapassare-prepusnica-un-museo-sul-confine-a-gorizia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Lasciapassare/Prepusnica”</a>, il museo dentro la garrita al confine del Rafut a Gorizia (quel piccolo valico secondario sotto il colle del castello di Gorizia)?<br>Ecco, oggi ti parlo del museo dirimpettaio: l&#8217;allestimento che il Goriški Muzej ha pensato per la casermetta slovena dove stazionavano i <em>graničari</em> (le guardie di confine jugoslave e poi, dal 1991, slovene). Qua troverai <a href="https://goriskimuzej.si/stalne-zbirke/muzej-na-meji/muzejska-zbirka-pristava" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Razstava Na šverc!</a> (il museo con l’esposizione dedicata<br>al contrabbando): è una delle quattro sedi del Muzej na meji (il museo sul Confine) che il Goriški muzej di Nova Gorica ha realizzato in questi anni in quattro punti strategici lungo la linea di confine.<br>La scorsa estate ne ho scritto un articolo su <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-rivista-gastronomica-culturale-nordest/">Fuocolento</a>: clicca sul bottone per leggerlo.</p>



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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><br>Il Museo si trova in Kostanjeviška cesta 32 a Nova Gorica, ed è aperto con questi orari:<br>lunedì–venerdì: 13.00–17.00<br>sabato, domenica e festivi: (orario invernale) 12.00–17.00 &#8211; (orario estivo) 12.00–18.00.<br>Se vuoi provare l&#8217;esperienza dell&#8217;<em>escape room</em> (di cui trovi le informazioni nell&#8217;articolo), ricordati che devi prenotarla in anticipo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-luglio-2023-il-museo-del-contrabbando/">Fuocolento luglio 2023</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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		<title>Il Faro della Vittoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Apr 2024 12:58:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Museando]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[Arduino Berlam]]></category>
		<category><![CDATA[Faro della Vittoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nike]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Trieste Se vuoi vedere Trieste e il suo golfo e Grado e l&#8217;Istria da un punto di vista WOW, ti consiglio una visita al Faro della Vittoria.Svetta sul poggio di Gretta, a sessanta metri sul livello del mare, a metà strada fra piazza Unità d&#8217;Italia e il Castello di Miramare. È lì dal 1927, anno della sua inaugurazione. Il progetto originario porta la firma di Arduino Berlam che, assieme al padre Ruggero, lasciò importanti lavori a Trieste nei primi decenni del secolo scorso. Hai presente quel palazzo delle Assicurazioni Generali in mattoni rossi all&#8217;inizio del Canale Grande? Lui lo pensò come il primo grattacielo di Trieste, ispirandosi agli edifici della città di New York. E la sinagoga? I due Berlam avevano disegnato sulla carta ciò che la comunità ebraica locale desiderava mostrare: l&#8217;emancipazione ottenuta nel 1867 in tutto l&#8217;Impero degli Asburgo. Se l&#8217;hai visitata, sai che non ha una &#8220;struttura tradizionale&#8221; e avrai notato alcuni elementi tipici degli edifici sacri cristiani (c&#8217;è anche un organo Rieger). Ma torniamo al faro. Se si chiama così, il motivo è evidente Infatti è stato pensato sì perché la lanterna preesistente non era più sufficiente per le esigenze del porto, ma anche e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/il-faro-della-vittoria-a-trieste/">Il Faro della Vittoria</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">A Trieste</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Se vuoi vedere Trieste e il suo golfo e Grado e l&#8217;Istria da un punto di vista WOW, ti consiglio una visita al Faro della Vittoria.<br>Svetta sul poggio di Gretta, a sessanta metri sul livello del mare, a metà strada fra <a href="https://www.laltrove.com/cartolina/cartolina-dal-caffe-degli-specchi-di-trieste/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piazza Unità d&#8217;Italia</a> e il Castello di Miramare. È lì dal 1927, anno della sua inaugurazione. </p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il progetto originario porta la firma di Arduino Berlam che, assieme al padre Ruggero, lasciò importanti lavori a Trieste nei primi decenni del secolo scorso. Hai presente quel palazzo delle Assicurazioni Generali in mattoni rossi all&#8217;inizio del Canale Grande? Lui lo pensò come il primo grattacielo di Trieste, ispirandosi agli edifici della città di New York. E la sinagoga? I due Berlam avevano disegnato sulla carta ciò che la comunità ebraica locale desiderava mostrare: l&#8217;emancipazione ottenuta nel 1867 in tutto l&#8217;Impero degli Asburgo. Se l&#8217;hai visitata, sai che non ha una &#8220;struttura tradizionale&#8221; e avrai notato alcuni elementi tipici degli edifici sacri cristiani (c&#8217;è anche un organo Rieger).</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Arduino-Berlam-768x1024.png" alt="Arduino Berlam" class="wp-image-2962" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Arduino-Berlam-768x1024.png 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Arduino-Berlam-225x300.png 225w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Arduino-Berlam.png 960w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Arduino Berlam</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ma torniamo al faro.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Se si chiama così, il motivo è evidente</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Infatti è stato pensato sì perché la lanterna preesistente non era più sufficiente per le esigenze del porto, ma anche e soprattutto per celebrare l&#8217;italianità di Trieste (e la Vittoria sull&#8217;Austria) e commemorare tutti i caduti in mare durante la Grande Guerra. <br>Ecco dunque che per erigerlo, viene scelta proprio una delle più importanti postazioni militari asburgiche: il Forte Kressich (tuttora zona della Marina Militare Italiana). <br>Ci sono voluti quattro anni di lavori per completare i suoi 67,85 metri di altezza.<br>Partiamo dalla cima.<br>Qua c&#8217;è la statua della Vittoria Alata con una fiaccola nella mano sinistra alzata al cielo, e una corona d’alloro stretta nella destra.<br>È alta sette metri e venti centimetri: opera dello scultore triestino Giovanni Mayer,&nbsp;fu poi realizzata in rame sbalzato&nbsp;dall’artigiano Giacomo Sebroth.<br>Per resistere alla forti raffiche della Bora, la statua venne innestata nella torre con un tubo di acciaio che, oltre a sostenerla, compensasse anche la forza eolica. Inoltre, le sue ali &#8220;mobili&#8221; sono traforate proprio per diminuire la resistenza al vento.<br>La <a href="https://yestour.it/faro-della-vittoria-trieste/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">leggenda </a>narra che&#8230;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8230; Sebroth avesse stabilito che ogni 50 anni bisognava intervenire all&#8217;interno della statua per regolare le ali e permettere un movimento equilibrato dell&#8217;intero sistema. E si racconta che… un po&#8217; di anni fa, si presentò ai guardiani del Faro un vecchietto che diceva di essere un collaboratore di Sebroth e che era venuto per regolare il sistema interno della statua. I guardiani pensarono che fosse matto e lo allontanarono… Chissà&#8230;</p>
</blockquote>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="762" height="1024" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Faro-intero-762x1024.jpg" alt="Il Faro della Vittoria" class="wp-image-2963" style="width:272px;height:auto" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Faro-intero-762x1024.jpg 762w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Faro-intero-223x300.jpg 223w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Faro-intero-768x1032.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Faro-intero.jpg 960w" sizes="auto, (max-width: 762px) 100vw, 762px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Faro della Vittoria</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Fra la Nike e la terrazza percorribile durante la visita, è stata posta la gabbia in cristallo e bronzo dove si trova la lanterna. <br>In cima al basamento c&#8217;è una statua di otto metri e sessanta centimetri dedicata al Marinaio Ignoto che guarda il mare. Per sempre. Disegnata anche questa da Giovanni Mayer, è stata poi realizzata dal maestro scalpellino Regolo Salandini.<br>L’ancora sottostante apparteneva al cacciatorpediniere Audace che il 3 novembre 1918 approdò su quello che all&#8217;epoca si chiamava molo San Carlo e che da allora</p>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">si chiama invece molo Audace proprio per commemorare l&#8217;attracco a Trieste della prima nave italiana. (In realtà, anche questa è una leggenda: l&#8217;ancora non appartiene all&#8217;Audace &#8211; affondato dagli inglesi il 1° novembre 1944 vicino all&#8217;isola di Pago &#8211; ma al Berenice.)<br>Infine puoi leggere la scritta “MCMXXVII Splendi e ricorda i caduti sul mare MCMXV – MCMXVIII” a celebrare la duplice funzione di questo monumento: guidare con la sua luce chi arriva dal mare e commemorare le migliaia di giovani vite spezzate dalla guerra.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">«Dove? Dove xe? Kje? Uer? Dulà?»</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il Faro della Vittoria si può visitare: dai un&#8217;occhiata <a href="https://www.farodellavittoria.it/info/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">agli orari</a>. Puoi arrivare in cima salendo i suoi 232 gradini. Oppure schiacci un pulsante e sali con l&#8217;ascensore.<br>Questo monumento nazionale si trova in Strada del Friuli 141, ed è raggiungibile con gli autobus 42 e 44 che partono da piazza Oberdan.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Il-Faro-della-Vittoria.-Verso-Miramare-1024x768.jpg" alt="Il Faro della Vittoria. Verso Miramare" class="wp-image-2982" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Il-Faro-della-Vittoria.-Verso-Miramare-1024x768.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Il-Faro-della-Vittoria.-Verso-Miramare-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Il-Faro-della-Vittoria.-Verso-Miramare-768x576.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Il-Faro-della-Vittoria.-Verso-Miramare.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Faro della Vittoria. Verso Miramare</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Il-Faro-della-Vittoria.-Verso-la-citta-1024x768.jpg" alt="Il Faro della Vittoria. Verso la città" class="wp-image-2981" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Il-Faro-della-Vittoria.-Verso-la-citta-1024x768.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Il-Faro-della-Vittoria.-Verso-la-citta-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Il-Faro-della-Vittoria.-Verso-la-citta-768x576.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/04/Il-Faro-della-Vittoria.-Verso-la-citta.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Faro della Vittoria. Verso la città</figcaption></figure>
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		<title>Slovensko Multimedialno Okno (SMO) – Finestra multimediale slovena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Mar 2024 18:25:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Museando]]></category>
		<category><![CDATA[Udine]]></category>
		<category><![CDATA[Natisone]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica/Gorizia 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Prealpi Giulie]]></category>
		<category><![CDATA[San Pietro al Natisone]]></category>
		<category><![CDATA[Slovensko Multimedialno Okno (SMO) – Finestra multimediale slovena]]></category>
		<category><![CDATA[SMO San Pietro al Natisone]]></category>
		<category><![CDATA[Špeter Slovenov]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Museo di paesaggi e narrazioni Ma quanto è bella questa definizione? Leggi ad alta voce: &#8220;Museo di paesaggi e narrazioni&#8221;. Paesaggi e narrazioni: solo a pronunciare queste parole il pensiero si distende, il respiro rallenta e lo sguardo si rilassa.Siamo a San Pietro al Natisone, pochi chilometri a nord-est di Cividale del Friuli.Da Cividale, ho costeggiato il fiume Natisone e mi sono insinuata fra dolci colline che poi diventano velocemente le Prealpi Giulie. Aggiungo che una parte di me arriva da queste montagne, ma questa è un&#8217;altra storia.Torniamo a San Pietro al Natisone.Wikipedia mi dice che si può nominare in diverse lingue: Špiètar nel dialetto sloveno locale, San Pieri dai Sclavons in friulano, San Pietro degli Slavi toponimo storico italiano e Špeter Slovenov in sloveno standard. Un buon punto di partenza per comprendere la ricchezza storica e culturale di questa valle.Una valle che si estende a ventaglio e che comprende, oltra al Natisone, anche i suoi affluenti (l&#8217;Alberone, il Cosizza e l&#8217;Erbezzo). Su tutto domina il monte Matajur.(Quando sento nominare il Matajur, mi viene in mente un&#8217;immagine. Sabato 25 gennaio 1997, erano circa le 22. Io stavo tornando a casa a piedi &#8211; a Buttrio &#8211; mentre la luce della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/slovensko-multimedialno-okno-smo-finestra-multimediale-slovena/">Slovensko Multimedialno Okno (SMO) – Finestra multimediale slovena</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Museo di paesaggi e narrazioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ma quanto è bella questa definizione? Leggi ad alta voce: &#8220;Museo di paesaggi e narrazioni&#8221;. Paesaggi e narrazioni: solo a pronunciare queste parole il pensiero si distende, il respiro rallenta e lo sguardo si rilassa.<br>Siamo a San Pietro al Natisone, pochi chilometri a nord-est di Cividale del Friuli.<br>Da Cividale, ho costeggiato il fiume Natisone e mi sono insinuata fra dolci colline che poi  diventano velocemente le Prealpi Giulie. <br>Aggiungo che una parte di me arriva da queste montagne, ma questa è un&#8217;altra storia.<br>Torniamo a San Pietro al Natisone.<br><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/San_Pietro_al_Natisone" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wikipedia</a> mi dice che si può nominare in diverse lingue: <em>Špiètar</em> nel dialetto sloveno locale, <em>San Pieri dai Sclavons</em> in friulano, <em>San Pietro degli Slavi</em> toponimo storico italiano e <em>Špeter Slovenov</em> in sloveno standard. Un buon punto di partenza per comprendere la ricchezza storica e culturale di questa valle.<br>Una valle che si estende a ventaglio e che comprende, oltra al Natisone, anche i suoi affluenti (l&#8217;Alberone, il Cosizza e l&#8217;Erbezzo). Su tutto domina il monte Matajur.<br>(Quando sento nominare il Matajur, mi viene in mente un&#8217;immagine. Sabato 25 gennaio 1997, erano circa le 22. Io stavo tornando a casa a piedi &#8211; a Buttrio &#8211; mentre la luce della luna illuminava ovunque. Illuminava anche il manto nevoso sul Matajur, lassù, che a sua volta rifletteva la sua luce. Era proprio una poesia.) <br>Torniamo a noi. Torniamo a San Pietro. Da qui, risalendo il Natisone per 12 chilometri, arrivi in Slovenia. Se poi continui ancora 9 chilometri sei a Caporetto. Proprio quella Caporetto. Quella della &#8220;disfatta di Caporetto&#8221;.<br>Ma noi rimaniamo a San Pietro, ed entriamo allo SMO: il museo dedicato al paesaggio culturale che scorre dalle Alpi Giulie al mare, dal Mangart al golfo di Trieste.<br>Non mi sono informata su questo museo: desideravo che fosse una scoperta. E così è stato.<br>Eccomi a girovagare in un museo che è lontano dalle &#8220;solite&#8221; esposizioni museali: non ha bacheche con oggetti in esposizione, ma strumenti multimediali che ti avvolgono nella storia e nella narrazione di questo territorio (da Tarvisio a Muggia), <strong>dove storicamente sono insediati da sempre gli sloveni</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Cosa troverai?</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Non vorrei svelare troppo, perché la bellezza della scoperta e della sorpresa è parte di questo museo.<br>Come racconta il suo nome, <strong>è uno sguardo sulle comunità slovene</strong> che vivono in Italia.<br>Ti dico che, su questa linea di confine (su cui, appunto, da sempre convivono sloveni e italiani) sono state individuate sette zone: Val Canale/Kanalska dolina, Val Resia/Rezija, Valli del Torre/Terske doline, Valli del Natisone/Nediške doline, Gorizia e il Collio/Gorica in Brda, Carso e mare/Kras in morje e Trieste e Istria/Trst in Istra. <br>Queste sette zone sono state presentate nelle otto installazioni del museo, e sono state rivelate da diversi punti di vista.<br>Qual è stata la mia preferita? Ne ho tante a parimerito.<br>Come la biblioteca parlante: scegli un libro dagli scaffali e lo appoggi su un tavolo, a quel punto senti la voce dell&#8217;autore che recita il suo scritto (in sloveno o in italiano), mentre un&#8217;immagine dei suoi luoghi (proiettata sul tavolo) arricchisce l&#8217;esperienza.<br>Come la radio con le musiche tipiche delle sette zone.<br>Come le cartoline sonore (e ce n&#8217;è una in cui <a href="https://www.laltrove.com/il-museo-della-bora-trieste-un-museo-dedicato-a-un-vento-laltrove/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la voce della Bora</a> ti fa venire freddo).<br>Come i paesaggi culturali che ti immergono nella narrazione di un luogo. O di un tempo.<br>Questa visita può essere anche un punto di partenza per una gita: scorri nell&#8217;<em>atlas</em> l&#8217;argomento che ti interessa, prendi le informazioni che ti servono e poi lo vai a visitare ciò che hai cercato. Non mi sono spiegata? Esatto: vai allo SMO, consulti l&#8217;<em>atlas</em> (una mappa interattiva dove sono indicati i mulini, le mulattiere, le malghe, le chiese e molto altro) e tutto sarà chiaro.<br>È un museo in cui vengono coinvolti tutti i sensi. Non mi credi? Allora non ti resta che visitarlo e verificare di persona.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="905" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/03/La-biblioteca-parlante.jpg" alt="La biblioteca parlante" class="wp-image-2832" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/03/La-biblioteca-parlante.jpg 960w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/03/La-biblioteca-parlante-300x283.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/03/La-biblioteca-parlante-768x724.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">La biblioteca parlante</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Slovensko Multimedialno Okno: «Dove? Kje? Uer? Dulà?»</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il museo si trova lungo la strada principale di San Pietro (in via Alpe Adria, 73): una volta lasciato sulla destra il municipio, si vede poche decine di metri più in là, sulla sinistra.<br>Difronte al &#8220;Paradiso dei golosi&#8221;.<br>È aperto ogni giorno dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 17.30.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Pausa caffè</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Come detto poco fa, il museo si trova difronte al &#8220;Paradiso dei golosi&#8221;. Non serve aggiungere altro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/slovensko-multimedialno-okno-smo-finestra-multimediale-slovena/">Slovensko Multimedialno Okno (SMO) – Finestra multimediale slovena</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Ospedale Psichiatrico di Gorizia</title>
		<link>https://www.laltrove.com/parco-basaglia-ospedale-psichiatrico-di-gorizia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Aug 2023 16:58:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[Museando]]></category>
		<category><![CDATA[Circolo Bergman]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Basaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Fuocolento]]></category>
		<category><![CDATA[GO! Borderless]]></category>
		<category><![CDATA[GO!2025]]></category>
		<category><![CDATA[In\Visible Cities]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica/Gorizia 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Ospedale Psichiatrico di Gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[Parco Basaglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una passeggiata nel Parco Basaglia È uno dei luoghi più densi di storia di Gorizia, e allo stesso quello che più è stato rimosso dalla memoria collettiva goriziana. Siamo al limite del perimetro cittadino ed esattamente sul confine con la Slovenia. Siamo dentro la città, ma lontano dal suo centro. Siamo dentro un parco il cui cancello, ora, è sempre aperto, ma non è sempre stato così.Siamo dentro il Parco Basaglia, siamo dentro lo spazio dell&#8217;ex Ospedale Psichiatrico di Gorizia.Ho raccontato la sua storia in un articolo pubblicato lo scorso maggio su Fuocolento: scoprila e poi vai a farci una passeggiata.La storia della psichiatria mondiale è passata di qua negli Sessanta, quando Franco Basaglia inizia fra queste mura, anzi: fra questi alberi, il percorso che concluderà anni dopo a Trieste e che cambierà per sempre la cura della salute mentale e l&#8217;attenzione al malato psichico. In\Visible Cities – esercizi di rivoluzione Ti consiglio di partecipare agli &#8220;Esercizi di rivoluzione*&#8221; proposti in questi giorni al Parco Basaglia in occasione del Festival In\Visible Cities che, organizzato dall&#8217;Associazione Quarantasettezeroquattro, dal 2015 propone sul territorio regionale una serie di eventi che fanno dialogare i partecipanti con gli spazi urbani, attraverso l&#8217;uso di linguaggi digitali [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Una passeggiata nel Parco Basaglia </h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">È uno dei luoghi più densi di storia di Gorizia, e allo stesso quello che più è stato rimosso dalla memoria collettiva goriziana. Siamo al limite del perimetro cittadino ed esattamente sul confine con la Slovenia. Siamo dentro la città, ma lontano dal suo centro. Siamo dentro un parco il cui cancello, ora, è sempre aperto, ma non è sempre stato così.<br>Siamo dentro il Parco Basaglia, siamo dentro lo spazio dell&#8217;ex Ospedale Psichiatrico di Gorizia.<br>Ho raccontato la sua storia in un articolo pubblicato lo scorso maggio su <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-maggio-2023-l-ospedale-psichiatrico-di-gorizia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fuocolento</a>: scoprila e poi vai a farci una passeggiata.<br>La storia della psichiatria mondiale è passata di qua negli Sessanta, quando Franco Basaglia inizia fra queste mura, anzi: fra questi alberi, il percorso che concluderà anni dopo a Trieste e che cambierà per sempre la cura della salute mentale e l&#8217;attenzione al malato psichico.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">In\Visible Cities – esercizi di rivoluzione</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ti consiglio di partecipare agli &#8220;Esercizi di rivoluzione*&#8221; proposti in questi giorni al Parco Basaglia in occasione del Festival In\Visible Cities che, organizzato dall&#8217;Associazione Quarantasettezeroquattro, dal 2015 propone sul territorio regionale una serie di eventi che fanno dialogare i partecipanti con gli spazi urbani, attraverso l&#8217;uso di linguaggi digitali e dell&#8217;arte (danza, teatro e musica). Sono proposte che avvicinano i cittadini a luoghi più o meno conosciuti, spiegano loro la storia o le storie che contengono, e li invitano a viverli in modi diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Funziona così.<br>Fuori dall&#8217;edificio della direzione dell&#8217;ospedale, il Circolo Bergman (che organizza questo evento) ti consegnerà un paio di cuffie, e poi, assieme agli altri partecipanti, inizierai una passeggiata nel parco.<br>Una voce ti accompagnerà nel percorso. Sarai solo con quella voce. <br>Proverai una strana sensazione, perché con le cuffie ti isolerai dal gruppo. E ti sentirai chiuso dentro quegli spazi aperti.<br>Ascolterai la storia di quelle piante e di quegli edifici, di uomini e di donne che hanno trascorso lì anche tutta la vita. Tutta la vita. <br>Poi sarà il momento di Franco Basaglia. E sarà eccezionale camminare dove lui ha stravolto un &#8220;ordine&#8221; (inteso sia nello spazio sia nella disciplina) che per tutti al mondo doveva rimanere tale, forse in eterno. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ti consiglio di <a href="https://invisiblecities.eu/evento/esercizi-di-rivoluzione-12" target="_blank" rel="noreferrer noopener">partecipare</a> a questa passeggiata, perché se non conosci il Parco, rimarrai colpito dalla sua storia. <br>Se lo conosci, lo vivrai in un modo diverso dal solito.<br>Se non puoi partecipare, ti consiglio di farci una passeggiata quando ne avrai l&#8217;occasione, perché per quanto possiamo fare finta che non esista, esiste, e soprattutto: è esistito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">* <em>Perché si chiamano &#8220;Esercizi di rivoluzione&#8221;? Ti consiglio di parteciparvi, così lo scoprirai.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"></p>
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		<title>Geografie sommerse</title>
		<link>https://www.laltrove.com/monika-bulaj-geografie-sommerse/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 11:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Museando]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[Friuli Venezia Giulia]]></category>
		<category><![CDATA[FVG]]></category>
		<category><![CDATA[Geografie sommerse]]></category>
		<category><![CDATA[Magazzino delle Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Monika Bulaj]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mostra fotografica di Monika Bulaj Geografia. Alle elementari impari che è una parola composta da altre due parole in greco antico: γεω &#8220;terra&#8221; e γραϕία &#8220;scrittura&#8221;. Scrittura della terra, o descrizione della terra, ma anche rappresentazione grafica della terra. E infatti a scuola studi i mari, i fiumi e le montagne. E inizi a guardare la terra dall&#8217;alto: su una cartina, su una mappa, su un mappamondo. Quando ero a scuola, osservavo le carte geografiche fisiche appese al muro, e con il dito partivo da un punto e seguivo la linea azzurra di un fiume, fino alla sua foce o fino alla sua sorgente. Sulle carte geografiche politiche, percorrevo con l&#8217;indice e lo sguardo i confini.Da quando ero bambina, le carte geografiche politiche sono cambiate molto: alcuni Stati (fra l&#8217;altro anche uno confinante con l&#8217;Italia) non ci sono più, altri Paesi sono stati fondati, molte città hanno cambiato nome, tantissime persone hanno sostituito i propri passaporti e molte altre li hanno perduti. Tante nuove linee di confine sono state disegnate, spostate, allungate, accorciate.E queste carte geografiche, che mostrano il cambiamento nel corso degli anni della &#8220;terra politica&#8221;, non evidenziano cosa è successo a chi quelle terre le viveva o le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Mostra fotografica di Monika Bulaj</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Geografia. Alle elementari impari che è una parola composta da altre due parole in greco antico: γεω &#8220;terra&#8221; e γραϕία &#8220;scrittura&#8221;. Scrittura della terra, o descrizione della terra, ma anche rappresentazione grafica della terra. E infatti a scuola studi i mari, i fiumi e le montagne. E inizi a guardare la terra dall&#8217;alto: su una cartina, su una mappa, su un mappamondo. <br>Quando ero a scuola, osservavo le <strong>carte geografiche fisiche</strong> appese al muro, e con il dito partivo da un punto e seguivo la linea azzurra di un fiume, fino alla sua foce o fino alla sua sorgente. <br>Sulle <strong>carte geografiche politiche</strong>, percorrevo con l&#8217;indice e lo sguardo i <a href="https://www.laltrove.com/parola/definizione-termine-confine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">confini</a>.<br>Da quando ero bambina, le carte geografiche politiche sono cambiate molto: alcuni Stati (fra l&#8217;altro anche uno confinante con l&#8217;Italia) non ci sono più, altri Paesi sono stati fondati, molte città hanno cambiato nome, tantissime persone hanno sostituito i propri passaporti e molte altre li hanno perduti. Tante nuove linee di confine sono state disegnate, spostate, allungate, accorciate.<br>E queste carte geografiche, che mostrano il cambiamento nel corso degli anni della &#8220;terra politica&#8221;, non evidenziano cosa è successo a chi quelle terre le viveva o le vive: nel loro costante mutamento, l&#8217;uomo non è rappresentato.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Non rappresentazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">In questa &#8220;non rappresentazione&#8221; emergono le <a href="https://www.monikabulaj.com/portfolio-item/geografie-sommerse/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Geografie sommerse</a> della fotografa <strong>Monika Bulaj</strong>. Nelle sue foto trovano spazio e testimonianza interi popoli e singole anime, religioni perdute e dèi mai abbandonati, sorgenti d&#8217;acqua prosciugate e foreste rigogliose, i colori dell&#8217;arcobaleno e tutte le sfumature di grigio immaginabili, e ancora musiche, preghiere, silenzi, profumi, aspirazioni, gratitudini. <br>Ma soprattutto luoghi e persone, gli uni impensabili senza gli altri. Persone che determinano luoghi. Persone che determinano persone nei luoghi. <br>Luoghi che cambiano a causa di persone. Persone che cambiano a causa dei luoghi.<br>Tutto questo vissuto con il tempo dettato dal cammino. <br>Del passo che affianca un altro passo. <br>Del passo che porta alla parola, al racconto, alla narrazione. <br>Del passo che avvicina, crea relazioni, unisce. <br>Dello sguardo discreto che sa ascoltare prima di parlare, che percepisce con i sensi allertati tutti i significanti presenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">La mostra fotografica</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ogni foto della mostra porta in sé popoli, secoli di storia e di cambiamenti, religioni e tabù, passato e presente, gioia e dolore, detto e non detto, scritto e orale.<br>Le parole di Monika Bulaj accompagnano con delicatezza e precisione il visitatore in un viaggio fra i suoi viaggi: è come sfogliare, passo dopo passo, un libro che racchiude storia, geografia, religione, scienze e arte.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">«Dove? Kje? Uer? Dulà?»</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Al <strong>Magazzino delle Idee</strong>, a Trieste: fra la stazione dei treni e il Teatro Miela (vicino allo storico negozio &#8220;Mirella&#8221;). La <a href="https://magazzinodelleidee.it/evento/geografie-sommerse/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mostra</a>, curata dalla stessa Monika Bulaj, è organizzata dall&#8217;ERPAC (l&#8217;Ente Regionale per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia) ed è visitabile fino a domenica 8 ottobre. <br>Non serve un motivo per una gita a Trieste. Ma se dovesse servire: questa mostra è un ottimo motivo.</p>
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		<title>Magazzino 18</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 14:40:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Museando]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivendo]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[Esilio]]></category>
		<category><![CDATA[Esodo]]></category>
		<category><![CDATA[Esodo Giuliano Dalmata]]></category>
		<category><![CDATA[Giorno del Ricordo]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Regionale per la Cultura Istriano-Fiumano-Dalmata]]></category>
		<category><![CDATA[Magazzino 18]]></category>
		<category><![CDATA[Magazzino 26]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Delbello]]></category>
		<category><![CDATA[Porto Vecchio di Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Cristicchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venerdì 14 febbraio 2020 «Questa è la nostra Pompei. Con queste masserizie la storia si ferma, non ci sono più le case né i paesi, e pian piano non ci saranno più le nostre genti: di noi, rimarranno queste masserizie.»È Piero Delbello a parlare, il direttore dell’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-Fiumano-Dalmata. Siamo dentro il magazzino numero 18 del Porto Vecchio di Trieste.E l’immagine è così forte che basterebbe per comprendere il dramma vissuto da chi, nel secondo dopoguerra, fu costretto a lasciare la sua terra in Istria, nel Quarnaro e in Dalmazia. Scappò in quanto italiano. Italiano che doveva essere allontanato dal nuovo territorio jugoslavo. Visitare il Magazzino 18 è una violazione di domicilio: è come entrare nelle case di migliaia di persone che non ti hanno invitato, né ti conoscono. Non ho il diritto di camminare fra i loro mobili né di specchiarmi nelle loro foto. Però ho il dovere di essere lì: di guardare e di ascoltare, di conoscere la Storia drammatica che da pochi anni viene raccontata sui libri di scuola. Entro in punta di piedi per non disturbare, e ho la sensazione che aver vissuto quel momento, e raccontarlo qua, ora, riporti quelle vite al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/magazzino-18-porto-vecchio-di-trieste/">Magazzino 18</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Venerdì 14 febbraio 2020</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">«Questa è la nostra Pompei. Con queste masserizie la storia si ferma, non ci sono più le case né i paesi, e pian piano non ci saranno più le nostre genti: di noi, rimarranno queste masserizie.»<br>È <strong>Piero Delbello</strong> a parlare, il direttore dell’<a href="http://www.irci.it/irci/index.php/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istituto Regionale per la Cultura Istriano-Fiumano-Dalmata</a>. Siamo dentro il magazzino numero 18 del Porto Vecchio di Trieste.<br>E l’immagine è così forte che basterebbe per comprendere il dramma vissuto da chi, nel secondo dopoguerra, fu costretto a lasciare la sua terra in Istria, nel Quarnaro e in Dalmazia. Scappò in quanto italiano. Italiano che doveva essere allontanato dal nuovo territorio jugoslavo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Visitare il <strong>Magazzino 18</strong> è una violazione di domicilio: è come entrare nelle case di migliaia di persone che non ti hanno invitato, né ti conoscono. Non ho il diritto di camminare fra i loro mobili né di specchiarmi nelle loro foto. Però ho il dovere di essere lì: di guardare e di ascoltare, di conoscere la Storia drammatica che da pochi anni viene raccontata sui libri di scuola.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Entro in punta di piedi per non disturbare, e ho la sensazione che aver vissuto quel momento, e raccontarlo qua, ora, riporti quelle vite al presente, riconsegni loro alla memoria che meritano. È come se, finché ci sarà qualcuno pronto a raccontarle e a preservarle da quel silenzio per tanti anni ingiustamente vissuto, continueranno a esistere.  </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Non c’è abbastanza vuoto da riempire con questi oggetti che sembrano in attesa di riprendersi le loro vite.<br>Centinaia di sedie, tavoli, armadi, letti, bicchieri, posate, piatti, pentole, libri, quadri, foto, pettini, giochi, martelli. Lì. In attesa. E saranno per sempre lì in attesa. <br>Sono oggetti che gli esuli si sono portati via dalle loro case e che poi, una volta in Italia, non hanno potuto utilizzare perché nei campi profughi o nelle &#8220;nuove case&#8221; non c&#8217;era abbastanza spazio. </p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">E così sono rimasti in immensi magazzini disseminati in tutta Italia, che poi, negli anni Cinquanta sono stati svuotati per andare a riempire il magazzino numero 18 di Trieste.<br>Sono oggetti che hanno nomi propri: hanno un&#8217;etichetta con il nome e il cognome del loro proprietario.  </p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/02/nome-proprio-di-sedia.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="765" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/02/nome-proprio-di-sedia-1024x765.jpg" alt="nome proprio di sedia: Macovec Giuseppina" class="wp-image-1767" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/02/nome-proprio-di-sedia-1024x765.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/02/nome-proprio-di-sedia-300x224.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/02/nome-proprio-di-sedia-768x574.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/02/nome-proprio-di-sedia-1536x1147.jpg 1536w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/02/nome-proprio-di-sedia.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Nome proprio di sedia: Macovec Giuseppina</figcaption></figure>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">«La nostra gente è stata annullata socialmente perché è stata distrutta la società – spiega Delbello – Non ha importanza sapere il numero esatto dei morti, ciò che conta è che purtroppo tutto questo è accaduto: le case e i paesi si svuotarono, questo è il senso.<br>E <strong>l’esodo è eterno</strong>, non finisce mai: l’esule rimane esule per sempre, si tratta di un viaggio di sola andata, il ritorno non è concepito.»</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Esule. Esilio</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">L&#8217;esule è chi è in esilio.<br>L&#8217;esilio consiste nell’allontanamento del cittadino dalla sua patria. <br>Queste persone sono state considerate &#8220;esuli&#8221;, quando in realtà loro erano italiane e, sebbene costrette ad abbandonare la loro terra, spesso non lasciarono la loro patria perché rimasero in Italia.<br>E gli italiani non le trattarono come italiane, ma come esuli, nella connotazione dispregiativa che si creò in quel periodo storico in Italia. E che permane tuttora.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Simone Cristicchi al Magazzino 18</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">“Magazzino 18” è lo spettacolo che <a href="https://www.simonecristicchi.it/teatro/magazzino-18/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Simone Cristicchi</a>, cantautore romano, porta in scena dal 2013. <a href="https://www.laltrove.com/giovedi-9-febbraio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cristicchi</a> ha dato voce a storie di bambini, di donne e di uomini che il silenzio aveva voluto dimenticare, ma che la Storia rivendicava come è giusto che fosse.<br>Il simbolo di questo spettacolo è la sedia: nel magazzino 18 ci sono centinaia di sedie accatastate in modo confuso, centinaia di sedie che, dopo essere state catalogate, non hanno più avuto un proprietario. Ma <strong>la sedia per Simone rappresenta l’individuo</strong>.&nbsp;<br>Le otto sedie con cui conclude il suo spettacolo ci ricordano che ancora oggi, in ogni oggi, ci sono persone che scappano per sempre da qualcosa.<br>Grazie al lavoro di Cristicchi, è stato possibile aprire il Magazzino 18 alle migliaia di persone che in questi anni hanno chiesto di entrare.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Giorno del ricordo</p><cite>Il&nbsp;<strong>Giorno del ricordo </strong>è una solennità civile nazionale italiana Istituita con la legge n. 92 del 30 marzo 2004,<br>che cita «La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale &#8220;Giorno del ricordo&#8221; al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell&#8217;esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati<br>nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.»<br>Il 10 febbraio ha un significato profondo: è il giorno in cui, nel 1947, furono firmati i trattati di pace di Parigi,<br>che assegnavano alla Jugoslavia la maggior parte della Venezia Giulia, l’Istria, il Quarnaro,<br>la città di Zara e la sua provincia che facevano (fino allora) parte dell&#8217;Italia.</cite></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading">«Dove devo andare?»</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Tutte le masserizie che ho visto nel Magazzino 18 sono state trasferite nel Magazzino numero 26 del Porto Vecchio di Trieste. Per visitarlo, è necessario contattare l&#8217;Istituto Regionale per la Cultura Istriano-Fiumano-Dalmata che organizza regolarmente delle visite guidate: chiama il 351.7590343 oppure scrivi a <a href="mailto:irci.ierioggidomani@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">irci.ierioggidomani@gmail.com</a>.</p>
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		<title>Carlo Michelstaedter</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2023 17:29:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibliotecando]]></category>
		<category><![CDATA[Gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[Museando]]></category>
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		<category><![CDATA[Biblioteca Statale Isontina]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Michelstaedter]]></category>
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		<category><![CDATA[La Persuasione e la Rettorica]]></category>
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		<category><![CDATA[Nova Gorica/Gorizia 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Carlo Michelstaedter Palazzo Werdenberg è stata la sede del Kaiserlich Königlich Staatsgymnasium: l&#8217;Imperial Regio Ginnasio Statale di Gorizia che dalla metà del XIX° secolo al 1915 offrì ai suoi studenti una rigida e prestigiosa istruzione che prevedeva, fra le materie, lo studio delle lingue e delle letterature tedesca, italiana e slovena. Gli studenti, quindi, leggevano e studiavano in lingua originale Wolfgang Goethe, Friedrich Schiller, Dante Alighieri, Ugo Foscolo, Simon Gregorčič e France Prešeren. Questa formazione fu fondamentale per alcuni giovani goriziani che crebbero respirando una identità multiculturale che li definì, e consentì loro di affermarsi in ambito letterario nel corso soprattutto del XX° secolo.Carlo Michelstaedter, classe 1887, è uno di questi studenti che termina il suo percorso liceale nel 1905. Le stesse aule dove lui cresceva ogni giorno e dove in lui cresceva questa consapevole e intima identità linguistica, oggi ospitano il Fondo a lui dedicato, che comprende suoi manoscritti, lettere, album con disegni e dipinti, fotografie e libri, oltre alle pubblicazioni di studenti e ricercatori (articoli, saggi, tesi di laurea) che riguardano lui e i suoi studi. Il Fondo Carlo Michelstaedter si trova, infatti, nella Biblioteca Statale Isontina. Esposizioni temporanee alla Biblioteca Statale Isontina In vista di Nova Gorica-Gorizia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Carlo Michelstaedter</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>Palazzo Werdenberg</strong> è stata la sede del <strong>Kaiserlich Königlich Staatsgymnasium</strong>: l&#8217;Imperial Regio Ginnasio Statale di Gorizia che dalla metà del XIX° secolo al 1915 offrì ai suoi studenti una rigida e prestigiosa istruzione che prevedeva, fra le materie, lo studio delle lingue e delle letterature tedesca, italiana e slovena. Gli studenti, quindi, leggevano e studiavano in lingua originale Wolfgang Goethe, Friedrich Schiller, Dante Alighieri, Ugo Foscolo, Simon Gregorčič e France Prešeren. Questa formazione fu fondamentale per alcuni giovani goriziani che crebbero respirando una identità multiculturale che li definì, e consentì loro di affermarsi in ambito letterario nel corso soprattutto del XX° secolo.<br>Carlo Michelstaedter, classe 1887, è uno di questi studenti che termina il suo percorso liceale nel 1905. Le stesse aule dove lui cresceva ogni giorno e dove in lui cresceva questa consapevole e intima identità linguistica, oggi ospitano il Fondo a lui dedicato, che comprende suoi manoscritti, lettere, album con disegni e dipinti, fotografie e libri, oltre alle pubblicazioni di studenti e ricercatori (articoli, saggi, tesi di laurea) che riguardano lui e i suoi studi. <br>Il <strong>Fondo Carlo Michelstaedter</strong> si trova, infatti, nella <strong><a href="https://www.isontina.beniculturali.it/it/1/biblioteca-statale-isontina-di-gorizia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Biblioteca Statale Isontina</a></strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Esposizioni temporanee alla Biblioteca Statale Isontina</h2>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">In vista di Nova Gorica-Gorizia Capitale europea della Cultura 2025, la Biblioteca Statale Isontina ha deciso di<strong> esporre periodicamente</strong>, all&#8217;interno di alcune bacheche di palazzo Werdenberg, alcuni disegni, dipinti, taccuini e manoscritti di Carlo Michelstaedter, conservati, appunto, nel Fondo a lui dedicato.<br>Queste esposizioni consentono di conoscere il filosofo oltre ai suoi scritti ufficiali che vengono di solito studiati dai ricercatori. Si tratta di materiale che lo riporta alla quotidianità di studente (con elenchi di libri da leggere e appunti vari), di artista che allena continuamente la sua mano con matite e acquerelli (con disegni e dipinti di persone e oggetti), di conoscitore delle parole che esercita le sue competenze linguistiche (con le esercitazioni di scrittura e di espressione del pensiero), e di persona (nella bellezza che riproduceva e rappresentava).</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<div class="wp-block-file"><a href="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/01/Carlo-Michelstaedter-autoritratto-665x1024.jpg" class="wp-block-file__button wp-element-button" download>Download</a></div>



<figure class="wp-block-image size-large is-style-default"><img loading="lazy" decoding="async" width="665" height="1024" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/01/Carlo-Michelstaedter-autoritratto-665x1024.jpg" alt="Carlo Michelstaedter - autoritratto" class="wp-image-1649" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/01/Carlo-Michelstaedter-autoritratto-665x1024.jpg 665w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/01/Carlo-Michelstaedter-autoritratto-195x300.jpg 195w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/01/Carlo-Michelstaedter-autoritratto-768x1183.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/01/Carlo-Michelstaedter-autoritratto-997x1536.jpg 997w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/01/Carlo-Michelstaedter-autoritratto.jpg 1123w" sizes="auto, (max-width: 665px) 100vw, 665px" /><figcaption class="wp-element-caption">Carlo Michelstaedter &#8211; autoritratto</figcaption></figure>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Lo scopo dell&#8217;esposizione è far visionare questo materiale al maggior numero di persone: i cittadini, i frequentatori delle Biblioteca, i turisti, e non solo gli studiosi che per le loro ricerche hanno accesso al Fondo. Perché <strong>il Fondo è un bene di tutti</strong>, e tutti devono poterlo ammirare e catturarne qualcosa con gli occhi, trattenere in sé almeno un po&#8217; della forza e dell&#8217;eleganza che Carlo Michelstaedter riportava sulla carta, sia con le parole sia con pittura.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Esposizione attuale</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Da lunedì 16 gennaio, tre bacheche al primo piano della Biblioteca ospitano una piccola testimonianza del fondo.<br>La prima bacheca che incontriamo in cima alle scale presenta tre suoi scritti catalogati come &#8220;Michele Ardan va sulla luna per un motto di spirito&#8221;, &#8220;Come è stata tempestosa la natura è stata tempestosa l&#8217;anima&#8221; (datato Firenze, 6 luglio 1908) e due fogli di appunti e osservazioni sul romanzo &#8220;Resurrezione&#8221; dello scrittore russo Lev Tolstoj.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%"><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="901" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/01/Fondo-Carlo-Michelstaedter-1024x901.jpg" alt="Taccuino del Fondo Carlo Michelstaedter - Da una nuvola" class="wp-image-1652" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/01/Fondo-Carlo-Michelstaedter-1024x901.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/01/Fondo-Carlo-Michelstaedter-300x264.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/01/Fondo-Carlo-Michelstaedter-768x676.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/01/Fondo-Carlo-Michelstaedter.jpg 1103w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Taccuino del Fondo Carlo Michelstaedter &#8211; Da una nuvola</figcaption></figure>
</div></div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Nella seconda bacheca la mia attenzione è stata attirata da un taccuino dove è disegnato con lapis un volto anziano. È datato 7 agosto (19)05. Si legge la scritta &#8220;Da una nuvola&#8221; e il testo &#8220;Chi sente il bello ha l&#8217;anima d&#8217;artista, chi ne sa le ragioni è filosofo&#8221;. Poi il testo continua, e mi piacerebbe girare la pagina per leggere completamente questo pensiero!</p>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Segue un album con tre schizzi di schermidori, eseguiti con lapis e china, con alcuni brevi appunti (Carlo Michelstaedter era uno sportivo e praticò la scherma sia a Gorizia sia a Firenze). Il primo di questi schizzi è stato utilizzato come logo dei Campionati assoluti di scherma organizzati dall&#8217;Unione Ginnastica Goriziana nel 2017.<br>Un album più piccolo del primo ci fa vedere un disegno fatto a lapis di un &#8220;Gruppo di donne&#8221;, e poi c&#8217;è un altro taccuino aperto su un testo che inizia così &#8220;Le idee nascono, non so perché e donde narrano&#8221;.<br>Nella terza bacheca un album di notevoli dimensioni ombreggia un po&#8217; il taccuino posto alla sua sinistra. L&#8217;album contiene un disegno a lapis di una &#8220;Figura volante&#8221; che è stata utilizzata negli anni Novanta sull&#8217;invito del convegno &#8220;L&#8217;immagine irraggiungibile&#8221;. Mentre sul frontespizio del taccuino c&#8217;è un acquerello delizioso che riporta anche la sua firma: un sole che sorge e la scritta &#8220;Incipit vita nova!&#8221;. Siamo nel 1905, Carlo Michelstaedter termina il suo percorso di studi allo Staatsgymnasium e deve &#8220;iniziare la sua nuova vita&#8221; universitaria a Firenze. In quel sole che sorge illuminando tutto il cielo, e in quell&#8217;albero che definisce l&#8217;orizzonte, sembra ci sia poco, e invece c&#8217;è proprio la vita, nella sua essenzialità e bellezza primaria.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Chi era Carlo Michelstaedter?<br>Carlo Michelstaedter è uno dei personaggi storici più noti di Gorizia. Di quella Gorizia che ha vissuto gli ultimi decenni dell&#8217;Impero Austro-Ungarico. Prima della Grande Guerra. Prima dell&#8217;Italia. Prima del ventennio. Prima della Seconda Guerra Mondiale. E di tutto quello che è stata dopo: una città divisa.<br>Carlo ha vissuto in una città ricca, colta, poliglotta. La sua era una famiglia borghese, agiata, ebraica ashkenazita e laica. Studia allo Staatsgymnasium di Gorizia, dove il tedesco è la lingua ufficiale.<br>Le sue passioni gli fanno approfondire la filosofia, il disegno, la pittura, la letteratura, la scherma e il nuoto, anche quando, una volta terminato il liceo a Gorizia, decide di proseguire i suoi studi umanistici a Firenze.<br>Nell&#8217;autunno del 1910 completa la sua tesi di laurea &#8220;La Persuasione e la Rettorica&#8221;. Pochi giorni dopo, il 17 ottobre, si toglie la vita.<br>Le sue opere poetiche, filosofiche e artistiche (realizzate nei pochi anni della sua giovinezza) vengono raccolte e pubblicate dopo la sua morte, grazie alla volontà della sua famiglia. Sono loro che catalogano i suoi scritti, i suoi disegni, le sue pitture e provvedono alla loro conservazione e, in alcuni casi, alla loro pubblicazione e divulgazione.<br>Probabilmente non tutto il materiale raccolto dalla sua famiglia negli anni successivi alla sua morte è arrivato a noi: dobbiamo pensare che la casa della famiglia Michelstaedter è stata parzialmente distrutta durante la Prima Guerra Mondiale e che durante la Seconda Guerra Mondiale le case della madre e della sorella Elda sono state razziate dai nazisti.<br>Il Fondo Carlo Michelstaedter viene istituito nel 1973 per volere della sorella Paula, che, alla sua morte, dona al Comune di Gorizia ciò che aveva ritrovato una volta tornata a Gorizia nel secondo dopo guerra.<br>Nel corso degli anni, a questo materiale si sono aggiunti altri libri e manoscritti ritrovati &#8220;per caso&#8221;, che hanno contribuito a delineare e a studiare ulteriormente la figura di questo giovane intellettuale mitteleuropeo.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">«Dove devo andare?»</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il materiale in esposizione presso la Biblioteca Statale Isontina (in via Goffredo Mameli, 12) è visionabile durante il normale orario di apertura della Biblioteca.</p>
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		<title>Fuocolento ottobre 2022</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 17:01:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lasciapassare/Prepustnica*: un museo sul confine Il confine tracciato nel 1947 da Tarvisio a Muggia ha una storia molto particolare. Come tanti altri confini, certo. Ma questa lo è di più.Soprattutto nel goriziano, quella linea bianca disegnata su una cartina geografica a Parigi, e poi tracciata sulla terra a Gorizia, ha diviso un territorio che non era mai stato diviso. Una linea che ha diviso famiglie, amicizie, case, giardini, orti e un cimitero. A Gorizia c&#8217;è un museo che dà voce alle storie e alle memorie delle persone che hanno visto &#8220;sorgere&#8221; questo confine e che poi l&#8217;hanno vissuto nel quotidiano: si chiama &#8220;Lasciapassare/Prepusnica&#8221;, ed è un museo sul confine. Si trova all&#8217;interno della garitta posta sul valico secondario del Rafut, ai piedi del colle del castello di Gorizia. Oggi il confine non ha barriere, e in questo punto è solamente ciclopedonale.Il progetto è del Comune di Gorizia, che ha affidato la direzione scientifica e artistica dell&#8217;allestimento interno ed esterno del museo all&#8217;Associazione Quarantasettezeroquattro, un&#8217;associazione che dal 2009 promuove a Gorizia e dintorni una serie di eventi culturali e artistici volti alla conoscenza storica e artistica di questo territorio.Il museo sarà inaugurato sabato 14 gennaio alle ore 15.00, con una visita [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Lasciapassare/Prepustnica*: un museo sul confine</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il confine tracciato nel 1947 da Tarvisio a Muggia ha una storia molto particolare. Come tanti altri confini, certo. Ma questa lo è di più.<br>Soprattutto nel goriziano, quella linea bianca disegnata su una cartina geografica a Parigi, e poi tracciata sulla terra a Gorizia, ha diviso un territorio che non era mai stato diviso. Una linea che ha diviso famiglie, amicizie, case, giardini, orti e un cimitero. <br>A <strong>Gorizia</strong> c&#8217;è un museo che dà voce alle storie e alle memorie delle persone che hanno visto &#8220;sorgere&#8221; questo confine e che poi l&#8217;hanno vissuto nel quotidiano: si chiama <strong>&#8220;Lasciapassare/Prepusnica&#8221;</strong>, ed è un museo sul confine. Si trova all&#8217;interno della garitta posta sul valico secondario del Rafut, ai piedi del colle del castello di Gorizia. Oggi il confine non ha barriere, e in questo punto è solamente ciclopedonale.<br>Il progetto è del Comune di Gorizia, che ha affidato la direzione scientifica e artistica dell&#8217;allestimento interno ed esterno del museo all&#8217;<a href="http://www.quarantasettezeroquattro.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Associazione Quarantasettezeroquattro</a>, un&#8217;associazione che dal 2009 promuove a Gorizia e dintorni una serie di eventi culturali e artistici volti alla conoscenza storica e artistica di questo territorio.<br>Il museo sarà inaugurato sabato 14 gennaio alle ore 15.00, con una visita guidata. Poi sarà visitabile il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 16.00.<br>Se vuoi avere un&#8217;anteprima sui contenuti del museo, leggi l&#8217;articolo che gli ho dedicato sul numero di ottobre 2022 di <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-rivista-gastronomica-culturale-nordest/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fuocolento</a> (clicca sul bottone).</p>



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<div class="wp-block-button aligncenter"><a class="wp-block-button__link wp-element-button" href="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/01/Articolo-sul-museo-Lasciapassare-Prepusnica-un-museo-sul-confine.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">apri il pdf e leggi l&#8217;articolo</a></div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Confine</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">&#8220;Confine&#8221; è una delle parole che ho scelto di portare con me nel &#8220;<a href="https://www.laltrove.com/parola/definizione-termine-confine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">glossario de Laltrove</a>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">*Lasciapassare-prepustnica</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il &#8220;lasciapassare&#8221; (in jugoslavo &#8220;prepustnica&#8221;) è un documento che veniva rilasciato dalle autorità italiane (ai cittadini italiani) e jugoslave (ai cittadini jugoslavi) che consentiva loro di attraversare il confine.<br>Sì, perché per anni, dopo il 1947, il confine è stato invalicabile. Solo con il trattato di Udine del 1955, la situazione iniziò piano piano a migliorare, e agli abitanti delle zone confinanti fu consentito di &#8220;andare di là&#8221; (in entrambe le direzioni) quattro volte al mese, lungo una fascia di dieci chilometri sul confine, grazie a questo lasciapassare. Quello fu l&#8217;inizio.</p>
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