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	<title>Leggendo: cose che ho letto, non sono recensioni - Laltrove</title>
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	<description>Racconti di Corinna Sabbadini</description>
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	<title>Leggendo: cose che ho letto, non sono recensioni - Laltrove</title>
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		<title>Le Marlboro di Sarajevo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 09:42:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Leggendo]]></category>
		<category><![CDATA[25 agosto 1992]]></category>
		<category><![CDATA[Bottega Errante Edizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarajevski Marlboro 2005. Stavo preparando la mia tesi di laurea. Una delle fonti che ho scandagliato a fondo durante quell&#8217;anno è stato il sito di Osservatorio Balcani: una testata giornalistica che ha iniziato la sua attività nel 2000 offrendo in principio un&#8217;informazione dedicata soprattutto all&#8217;Europa Centro Orientale e che poi, negli anni, ha spostato il raggio d&#8217;azione sempre più a sud-est fino alla Turchia e al Caucaso (tanto che ora si chiama Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa), trattando argomenti soprattutto socio-culturali, ma anche economici, geopolitici e legislativi. 25 agosto 2005, su OB esce la prefazione (firmata da Claudio Magris) al libro Le Marlboro di Sarajevo (da poco pubblicato da Libri Scheiwiller*) scritto da Miljenko Jergović e tradotto da Ljiljana Avirović.Leggo l&#8217;articolo più o meno in diretta. Cioè: poco dopo la pubblicazione online.In poche righe c&#8217;è Claudio Magris che cita Paolo Rumiz (che sfiora Ivo Andrić) per introdurre Miljenko Jergović: mi sembra che ci siano le condizioni ideali per leggere questa &#8220;novità&#8221; editoriale. Sono nella leggendaria aula computer dell&#8217;edificio H3 dell&#8217;università di Trieste: stampo l&#8217;articolo, lo piego in quattro, lo metto nello zaino e vado a comprarmi il libro.Quel foglio è da più di vent&#8217;anni dentro quel volume. Le Marlboro di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/le-marlboro-di-sarajevo-miljenko-jergovic/">Le Marlboro di Sarajevo</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px"><em>Sarajevski Marlboro</em></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">2005. Stavo preparando la mia tesi di laurea. <br>Una delle fonti che ho scandagliato a fondo durante quell&#8217;anno è stato il sito di <a href="https://www.balcanicaucaso.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Osservatorio Balcani</a>: una testata giornalistica che ha iniziato la sua attività nel 2000 offrendo in principio un&#8217;informazione dedicata soprattutto all&#8217;Europa Centro Orientale e che poi, negli anni, ha spostato il raggio d&#8217;azione sempre più a sud-est fino alla Turchia e al Caucaso (tanto che ora si chiama Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa), trattando argomenti soprattutto socio-culturali, ma anche economici, geopolitici e legislativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">25 agosto 2005, su OB esce la prefazione (firmata da Claudio Magris) al libro <em>Le Marlboro di Sarajevo</em> (da poco pubblicato da Libri Scheiwiller*) scritto da Miljenko Jergović e tradotto da Ljiljana Avirović.<br>Leggo l&#8217;articolo più o meno in diretta. Cioè: poco dopo la pubblicazione online.<br>In poche righe c&#8217;è Claudio Magris che cita Paolo Rumiz (che sfiora Ivo Andrić) per introdurre Miljenko Jergović: mi sembra che ci siano le condizioni ideali per leggere questa &#8220;novità&#8221; editoriale. <br>Sono nella leggendaria aula computer dell&#8217;edificio H3 dell&#8217;università di Trieste: stampo l&#8217;articolo, lo piego in quattro, lo metto nello zaino e vado a comprarmi il libro.<br>Quel foglio è da più di vent&#8217;anni dentro quel volume.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px"><em>Le Marlboro di Sarajevo</em></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Potrei dire che il libro mi è piaciuto. <br>O potrei dire che, negli anni, ho comprato quasi tutti i libri di questo autore.<br>O potrei descrivere quando nel dicembre 2005 sono andata a Sarajevo anche per comprare (da non fumatrice) un pacchetto di Marlboro (mai aperto).<br>O potrei raccontare di quando nel 2007, un pomeriggio a Udine, vedo il libro esposto in una libreria e lo compro subito per regalarlo a Laura, una cara amica che avrei visto pochi minuti più tardi.<br>O potrei aggiungere che quando Jergović raggiunge il Friuli Venezia Giulia per presentare nuove pubblicazioni, cerco di essere presente.<br>O potrei descriverti lo stupore dei librai croati, quando entro nelle loro librerie e chiedo (in inglese) <a type="link" href="https://www.laltrove.com/il-padre-bottega-errante-miljenko-jergovic-rapporto-con-il-padre/" id="https://www.laltrove.com/il-padre-bottega-errante-miljenko-jergovic-rapporto-con-il-padre/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questo autore</a>, e loro rispondono che ce l&#8217;hanno solo in croato e io dico <em>sìvabene </em>(e la mia <a type="link" href="https://www.laltrove.com/la-biblioteca-dei-viaggi/" id="https://www.laltrove.com/la-biblioteca-dei-viaggi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">biblioteca dei viaggi</a> si arricchisce). <br>O potrei spiegarti la scelta del titolo, ma ti rovinerei il gusto della lettura. Scoprilo tu. Ridici sopra. Piangici sopra. E poi assaggia la marmellata di mele, bevi l&#8217;acqua del pozzo, mangia un burek con un tranviere, corri lungo le strade di Sarajevo, ricorda la città com&#8217;era. Sopravvivi con la città. C&#8217;è la guerra, e tu vuoi vivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">O potrei descriverti quanto mi dispiacesse il fatto che per anni questo libro fosse irreperibile. Fino al 2019, quando <a type="link" href="https://www.laltrove.com/bottega-errante-edizioni/" id="https://www.laltrove.com/bottega-errante-edizioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bottega Errante Edizione</a> l&#8217;ha rimesso in stampa. Ed è tornato in circolo.<br>E circola.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">25 agosto 2026</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">25 agosto 1992. Sono passati 34 anni. Quel giorno la <a href="https://www.laltrove.com/la-cotogna-di-istanbul-il-profumo-del-ricordo/" data-type="link" data-id="https://www.laltrove.com/la-cotogna-di-istanbul-il-profumo-del-ricordo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vijećnica, la Biblioteca Nazionale di Sarajevo</a>, fu colpita e incendiata dalle milizie serbe che assediavano la città: in lei bruciò tutto, anche la nostra Storia, il nostro Diritto, la nostra Europa, la nostra idea di Civiltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:16px">*<em>Le Marlboro di Sarajevo</em> era già stato pubblicato nell&#8217;agosto del 1995 (quando la guerra in Bosnia ed Erzegovina era ancora in corso) da <a type="link" href="https://www.quodlibet.it/recensione/269" id="https://www.quodlibet.it/recensione/269" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Quodlibet</a>. <br>Il titolo originale <em>Sarajevski Marlboro</em> fu pubblicato per la prima volta nel 1994 a Zagabria dalla casa editrice Durieux.</p>
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		<title>I custodi del libro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 15:23:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Leggendo]]></category>
		<category><![CDATA[Custos]]></category>
		<category><![CDATA[FVG Film Commission]]></category>
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		<category><![CDATA[I custodi del libro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>O People of the Book «Capisco» disse il giovanotto gentilmente, nonostante il mio tono sgarbato. «Ma anche lei deve capire: io sono il kustos e sono responsabile del libro.»Kustos. Ci misi un momento ad assimilare il concetto, dopodiché mi voltai di scatto. «Sta dicendo che lei è Karaman? La persona che ha salvato il libro?»* Kustos, dal latino custos: custode. Quanta bellezza trovo nel definire una persona come &#8220;custode di un libro&#8221;, nel pensare alla cura e all&#8217;attenzione che gli riserva, e che ha saputo porgli anche quando (come in questo caso) tutto quanto attorno bruciava. E allo stesso tempo mi rendo conto che se quel libro è stato salvato dalla distruzione, non si può dire lo stesso di tante persone che nei secoli lo hanno posseduto (o custodito). Ogni volta che voltavo una pergamena risistemavo la gommapiuma: mai far soffrire il libro, era il primo comandamento del restauratore. Eppure la gente che l&#8217;aveva posseduta era passata attraverso indicibili sofferenze: diaspora, Inquisizione, genocidi e guerre.* Il libro di cui si parla è l&#8217;Haggadah di Sarajevo: uno dei manoscritti sefarditi più antichi e preziosi al mondo, ricco di illustrazioni finemente decorate con pigmenti e foglie d&#8217;oro che lo rendono veramente unico. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">O <em>People of the Book</em></h2>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-9 wp-block-paragraph">«Capisco» disse il giovanotto gentilmente, nonostante il mio tono sgarbato. «Ma anche lei deve capire: io sono il <em>kustos</em> e sono responsabile del libro.»<br><em>Kustos</em>. Ci misi un momento ad assimilare il concetto, dopodiché mi voltai di scatto. «Sta dicendo che lei è Karaman? La persona che ha salvato il libro?»*</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><em>Kustos</em>, dal latino <em>custos</em>: custode. Quanta bellezza trovo nel definire una persona come &#8220;custode di un libro&#8221;, nel pensare alla cura e all&#8217;attenzione che gli riserva, e che ha saputo porgli anche quando (come in questo caso) tutto quanto attorno <a href="https://www.laltrove.com/la-cotogna-di-istanbul-il-profumo-del-ricordo/" data-type="link" data-id="https://www.laltrove.com/la-cotogna-di-istanbul-il-profumo-del-ricordo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">bruciava</mark></a>. <br>E allo stesso tempo mi rendo conto che se quel libro è stato salvato dalla distruzione, non si può dire lo stesso di tante persone che nei secoli lo hanno posseduto (o custodito).</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-10 wp-block-paragraph">Ogni volta che voltavo una pergamena risistemavo la gommapiuma: mai far soffrire il libro, era il primo comandamento del restauratore. Eppure la gente che l&#8217;aveva posseduta era passata attraverso indicibili sofferenze: diaspora, Inquisizione, genocidi e guerre.*</p>
</blockquote>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-11 wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il libro di cui si parla è l&#8217;Haggadah di Sarajevo: uno dei manoscritti sefarditi più antichi e preziosi al mondo, ricco di illustrazioni finemente decorate con pigmenti e foglie d&#8217;oro che lo rendono veramente unico. Anche perché arriva da un&#8217;epoca in cui ogni genere di raffigurazione veniva condannata in modo perentorio dalla fede giudaica.<br>La storia di questo oggetto ci porta in Spagna. Andiamo così indietro nel tempo che arriviamo al quattordicesimo secolo, quando è stato scritto a mano su pergamena ricavata dalla pelle della <em>Ovis aries Aragonesa</em>.<br>Il periodo è quello della <em>convivencia</em> nella Spagna medievale in cui musulmani, cristiani ed ebrei vissero un pluralismo religioso che consentì non solo una coesistenza tollerante, ma anche un fertile e reciproco sviluppo intellettuale.<br>Tutto cambia nel 1492 quando il decreto dell&#8217;Alhambra, emanato il 31 marzo dai re cattolici di Spagna, Isabella di Castiglia e Ferdinando II d&#8217;Aragona, ordina l&#8217;espulsione di tutti gli ebrei dai regni spagnoli e dai loro possedimenti.<br>L&#8217;Haggadah lascia così la Spagna.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Dalla Spagna a Sarajevo</h2>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-12 wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Per conoscere il suo viaggio e scoprire come ha fatto a giungere a Sarajevo, ti consiglio di leggere <em>I custodi del libro</em>*: grazie allo scrupoloso lavoro della protagonista (l&#8217;illustre restauratrice di codici antichi Hanna Heat), viaggerai fra fatti storici e personaggi inventati, in un continuo avanti e indietro nel tempo, fra nomi, luoghi, colori, calli, lapislazzuli e farfalle che forse non hai mai sentito nominare. </p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2026/08/I-custodi-del-libro-1024x768.jpg" alt="I custodi del libro" class="wp-image-4214" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2026/08/I-custodi-del-libro-1024x768.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2026/08/I-custodi-del-libro-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2026/08/I-custodi-del-libro-768x576.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2026/08/I-custodi-del-libro.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">I custodi del libro, G. Brooks, Neri Pozza, Vicenza, 2008.</figcaption></figure>
</div>
</div>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-13 wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Troverai la meraviglia che questa Haggadah trattiene in sé da sempre. Capirai quanto e come sia stata sempre protetta (soprattutto nell&#8217;ultimo secolo) dai sarajevesi, diventando nel tempo parte della storia della città e del suo patrimonio culturale. Racchiude in sé ciò che è Sarajevo: ovvero accoglienza e convivenza, e il conseguente rispetto di tutte le culture secolari lì presenti.<br>In un&#8217;intervista pubblicata su Osservatorio Balcani lo scorso 3 febbraio, Jakob Finci, presidente della comunità ebraica della Bosnia Erzegovina,&nbsp;ha dichiarato che «l&#8217;Haggadah è diventata simbolo della città proprio perché è sopravvissuta a tutte le tragedie storiche. Come la fenice, rinasce dopo ogni catastrofe, costruendo un forte legame emotivo con gli abitanti di Sarajevo, che nel manoscritto vedono un simbolo di sopravvivenza e continuità. Quello dei sarajevesi per l’Haggadah è un amore del tutto peculiare. La popolazione è convinta che la città sopravviva grazie a questo libro.»<br>Dopo aver letto il libro vorrai scoprire quanto c&#8217;è di vero nella trama. Forse solo la scrittrice Geraldine Brooks potrebbe rispondere ai tuoi dubbi. Questo è il mio consiglio: mantieni la bellezza che hai trovato narrata in quelle pagine, e sappi che anche nella realtà l&#8217;Haggadah è stata salvata sia nel 1941 sia nel 1992 da sarajevesi musulmani che conoscevano molto bene il valore che quel manoscritto ha per l&#8217;umanità.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">28 luglio 2026, Cividale del Friuli</h2>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-14 wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Se ancora non si è capito, questo libro mi è piaciuto molto. Quindi, quando ho scoperto che la scorsa settimana, grazie al supporto logistico della FVG Film Commission, il regista statunitense Michael Haussman era in Friuli Venezia Giulia per girare il film <em>People of the Book</em> (tratto da questo romanzo), sono rimasta senza parole.<br>Inoltre, il set ha lavorato fra la Rocca di Monrupino, la vedetta di San Lorenzo a San Dorligo della Valle, la strada Napoleonica a Trieste, Prepotto e&#8230; <a href="https://www.laltrove.com/6-novembre-il-giorno-del-mio-compleanno/" data-type="link" data-id="https://www.laltrove.com/6-novembre-il-giorno-del-mio-compleanno/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">Cividale del Friuli</mark></a>! Proprio la mia amata Cividale del Friuli! <br>E io non vedo l&#8217;ora di ammirare il risultato finale. Magari durante una delle prossime edizioni del Trieste Film Festival.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-15 wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Nel frattempo, ti auguro di andare al Museo nazionale della Bosnia ed Erzegovina (Zemaljski Muzej Bosne i Hercegovine) di Sarajevo per verificare con i tuoi occhi quanto <a href="https://www.laltrove.com/parola/bellezza-significato/" data-type="link" data-id="https://www.laltrove.com/parola/bellezza-significato/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">bellezza</mark></a> emana questa Haggadah, che nel 2017 è stata inserita nel patrimonio &#8220;Memorie del mondo&#8221; dell&#8217;UNESCO (un programma che ha l&#8217;obiettivo di proteggere i documenti considerati di valore universale e fare in modo che tutti possano accedervi). Nel contemplarla, pensa a chi ha fatto di tutto per salvarla durante i suoi secoli di vita e a chi continua ogni giorno a proteggerla e a valorizzarla: se i tuoi occhi brilleranno, dovrai ringraziare tutti loro.<br>E ricordati di tutti i <em>custodes </em>del mondo che ogni giorno, in ogni dove, custodiscono e promuovono la conoscenza perché ne riconoscono il valore per l&#8217;umanità.</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-16 wp-block-paragraph" style="font-size:16px">G. Brooks, <em><a href="https://neripozza.it/libro/9788854502529" data-type="link" data-id="https://neripozza.it/libro/9788854502529" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-cyan-blue-color">I custodi del libro</mark></a></em>, trad. di Massimo Ortelio, Neri Pozza, Vicenza, 2008.<br>Main photo: <em>Courtesy of the National Museum of Bosnia and Herzegovina, Sarajevo: the Sarajevo Haggadah, ca. 1350.</em></p>
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		<title>Repubblica di Venezia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 17:26:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Leggendo]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Vale]]></category>
		<category><![CDATA[Impero asburgico]]></category>
		<category><![CDATA[La Serenissima]]></category>
		<category><![CDATA[Mare Adriatico]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati scomparsi – Extinguished Countries]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una guida per scoprire la &#8220;Serenissima&#8221; Il primo viaggio negli “Stati scomparsi – Extinguished Countries” ci porta a Venezia. Per essere più precisi: nella Repubblica di Venezia. &#8220;Un viaggio insolito tra Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro, Albania, Grecia e Cipro&#8221; dice il sottotitolo: e questo è. Ma prima di partire per questo viaggio, la guida ci propone una lunga introduzione storica e geografica in cui ci fornisce molte informazioni, fra cui: come e quando &#8220;nasce&#8221; questa Repubblica marinara, perché il suo simbolo è il leone alato e quante pose (e relative interpretazioni) può avere, come si forma prima lo Stato da Mar e successivamente lo Stato da Terra. E, fra le righe, ti suggerisce quali tracce osservare per trovare i fili conduttori che legano queste terre. Tracce spesso facilmente individuabili, altre volte meno percettibili, ma sempre presenti. Poi si parte. Da Venezia Fra dogi, sestieri e bacari è un piacere perdersi nelle sue calli, sulle sue rive e nei suoi mercati. Venezia è Venezia: incanta a ogni passo. Dopo aver esplorato la capitale e la sua laguna, è la volta della terraferma del nord Italia e poi giù, si scivola lungo la costa orientale dell&#8217;Adriatico, dello Ionio e dell&#8217;Egeo fino a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/repubblica-di-venezia/">Repubblica di Venezia</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Una guida per scoprire la &#8220;Serenissima&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il primo viaggio negli “<a href="https://www.laltrove.com/stati-scomparsi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stati scomparsi – Extinguished Countries</a>” ci porta a Venezia. Per essere più precisi: nella Repubblica di Venezia. <br>&#8220;Un viaggio insolito tra Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro, Albania, Grecia e Cipro&#8221; dice il sottotitolo: e questo è. </p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ma prima di partire per questo viaggio, la guida ci propone una lunga introduzione storica e geografica in cui ci fornisce molte informazioni, fra cui: come e quando &#8220;nasce&#8221; questa Repubblica marinara, perché il suo simbolo è il leone alato e quante pose (e relative interpretazioni) può avere, come si forma prima lo <em>Stato da Mar</em> e successivamente lo <em>Stato da Terra</em>. E, fra le righe, ti suggerisce quali tracce osservare per trovare i fili conduttori che legano queste terre. Tracce spesso facilmente individuabili, altre volte meno percettibili, ma sempre presenti.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="655" height="951" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Copertina-della-guida.jpg" alt="Copertina della guida" class="wp-image-3721" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Copertina-della-guida.jpg 655w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Copertina-della-guida-207x300.jpg 207w" sizes="(max-width: 655px) 100vw, 655px" /><figcaption class="wp-element-caption">Copertina della guida</figcaption></figure>
</div>
</div>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Poi si parte. Da Venezia</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Fra dogi, sestieri e bacari è un piacere perdersi nelle sue calli, sulle sue rive e nei suoi mercati. <br>Venezia è Venezia: incanta a ogni passo. <br>Dopo aver esplorato la capitale e la sua laguna, è la volta della terraferma del nord Italia e poi giù, si scivola lungo la costa orientale dell&#8217;Adriatico, dello Ionio e dell&#8217;Egeo fino a Famagosta, esplorando città, isole, dialetti, cibi, vini, vitigni, cisterne e batane. In un continuo alternarsi fra l&#8217;acqua e la terra, fra il passato e il presente, fra ciò che era e ciò che è rimasto.<br>Dati storici, ricette da provare, parole che si ripetono un po&#8217; dappertutto, battaglie più o meno famose, personaggi mai sentiti e volti noti che ritornano: forse conosci già questi luoghi, o sai che nel loro passato c&#8217;è lo zampino della Serenissima, ma magari non li conosci tutti, oppure non li avevi mai visti elencati uno dopo l&#8217;altro. Ecco: qua li trovi. La mappa è incredibile. È suggestiva. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="658" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Mappa-Repubblica-di-Venezia-1024x658.jpeg" alt="Mappa - Repubblica di Venezia" class="wp-image-3710" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Mappa-Repubblica-di-Venezia-1024x658.jpeg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Mappa-Repubblica-di-Venezia-300x193.jpeg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Mappa-Repubblica-di-Venezia-768x493.jpeg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Mappa-Repubblica-di-Venezia.jpeg 1494w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Repubblica di Venezia &#8211; mappa<br>Ph <a href="https://extinguishedcountries.com/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Extinguished Countries</a></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Nell&#8217;introduzione a questa collana di guide, avevo scritto:<br><em>Lo Stato scomparso non è difficile da trovare, ma necessita di un tempo di osservazione più lungo, più lento. Concediglielo.</em><br>E concedilo anche a te.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><br>Se parti, cerca i leoni alati: e poi fammi sapere quanti ne hai trovati!</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">E a Venezia si ritorna</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Non sarà un viaggio breve. Anzi. I secoli sono tanti. E poi, lungo il viaggio, potresti attraversare altri <a href="https://www.laltrove.com/stati-scomparsi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stati scomparsi</a>: allora sì che il tempo si dilaterà.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">La foto in alto è un tramonto sul mare Adriatico: come immagine &#8220;rappresentativa&#8221; della Repubblica di Venezia ho pensato di inserire il <em>suo</em> mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">.</p>
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		<title>La biblioteca dei viaggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 15:38:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibliotecando]]></category>
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		<category><![CDATA[Alekszej Tolsztoj]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I libri che non leggerò mai Più volte ho parlato (più che altro &#8220;scritto&#8221;) sui social della mia biblioteca dei viaggi. E qualcuno, incuriosito, mi ha chiesto che cosa fosse.Ora te la racconto. Mi piace portare a casa, dai luoghi che visito, libri scritti nelle lingue che mi hanno ospitato per alcuni giorni. Quelle lingue, che mi hanno avvolto mentre ero in vacanza e che mi hanno accolto nella loro terra e nella loro umanità, tornano in piccola parte a casa con me.Questi libri finiscono sullo scaffale dedicato a loro. Non li leggerò mai, perché non parlo tutte quelle lingue, ma questo non ha importanza. Sono loro a essere importanti. Spesso è un libro acquistato nelle bancarelle o nei negozi che vendono libri di seconda mano.Alle volte cerco senza un obiettivo preciso. Altre invece l&#8217;obiettivo ha nome, cognome e titolo specifico. E in quest&#8217;ultimo caso, se lo trovo, sono molto felice: mi fa piacere avere una copia di un libro che ho amato in italiano, e che ora stringo nella lingua materna di chi lo ha pensato, abbozzato e creduto.È capitato di chiedere e di ottenere quello che cercavo. È capitato che non ci fosse, e allora in librario mi [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">I libri che non leggerò mai</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Più volte ho parlato (più che altro &#8220;scritto&#8221;) sui social della mia biblioteca dei viaggi. E qualcuno, incuriosito, mi ha chiesto che cosa fosse.<br>Ora te la racconto.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Mi piace portare a casa, dai luoghi che visito, libri scritti nelle lingue che mi hanno ospitato per alcuni giorni. Quelle lingue, che mi hanno avvolto mentre ero in vacanza e che mi hanno accolto nella loro terra e nella loro umanità, tornano in piccola parte a casa con me.<br>Questi libri finiscono sullo scaffale dedicato a loro. <br>Non li leggerò mai, perché non parlo tutte quelle lingue, ma questo non ha importanza. Sono loro a essere importanti.<br><br>Spesso è un libro acquistato nelle bancarelle o nei negozi che vendono libri di seconda mano.<br>Alle volte cerco senza un obiettivo preciso. Altre invece l&#8217;obiettivo ha nome, cognome e titolo specifico. E in quest&#8217;ultimo caso, se lo trovo, sono molto felice: mi fa piacere avere una copia di un libro che ho amato in italiano, e che ora stringo nella lingua materna di chi lo ha pensato, abbozzato e creduto.<br>È capitato di chiedere e di ottenere quello che cercavo. È capitato che non ci fosse, e allora in librario mi ha proposto altro, o io ho cercato altro. Anche testi che non ho letto.<br>Mi è capitato di entrare di un negozio con un po&#8217; di autori in testa, e di andare dritta verso uno scaffale, trovando subito uno dei libri che avrei desiderato portare a casa con me, così: in mezzo a tutto quello che c&#8217;era, sono capitata proprio lì. <br>(Dettaglio. Lo sfoglio un po&#8217;, guardo l&#8217;anno di pubblicazione, la casa editrice&#8230; e quando cerco il prezzo scritto in matita, mi viene un colpo: 120. Ok, va bene che lo stavo cercando, ma 120 euri mi sembrano un po&#8217; troppo. Con la tristezza dipinta sul viso, lo metto giù e inizio a cercare qualcos&#8217;altro. Dopo alcuni minuti mi viene in mente che forse il prezzo indicato è in Kune, perché la Croazia è da poco entrata nell&#8217;area dell&#8217;Euro: lo chiedo alla titolare e lei conferma. Bene: lo prendo, grazie).<br>È capitato di non trovare quello che cercavo, ma di trovare comunque qualcosa.<br><br>In mancanza di bancarelle o di negozi con libri di seconda mano, entro nelle librerie. <br>E comunque, mi piace sempre guardare l&#8217;espressione di tutti i librai quando, a ogni mia richiesta, mi dicono «Ma non ce l&#8217;ho in inglese: è in sloveno/croato/tedesco/polacco&#8230;» e io rispondo «Sì: perfetto!».</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">La biblioteca dei viaggi</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">E così, ti svelo che lo scaffale della biblioteca dei viaggi ospita (fra gli altri):<br>&#8211; <em>Sarajewski Marlboro</em> di Miljenko Jergović pubblicato in bosniaco dalla casa editrice TKD Šahinpašić nel 2008 &#8211; acquistato il 30 aprile 2012 al Museo dello Stari Most di Mostar. Tornavo a Mostar per la prima volta dopo più di sei anni;<br>&#8211; <em>Otac </em>di Miljenko Jergović pubblicato in serbo-croato dalla casa editrice Rende nel 2010 &#8211; acquistato il 7 novembre 2010 alla Knjižara Ljevak di Zagabria. Te ne avevo parlato nel primo articolo che ho dedicato a un libro: <em><a href="https://www.laltrove.com/il-padre-bottega-errante-miljenko-jergovic-rapporto-con-il-padre/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il padre</a></em>.<br>&#8211; <em>Emigránsok</em> Alekszej Tolsztoj pubblicato in magiaro dalla casa editrice Uj Magyar Konyvkiadò nel 1955 &#8211; acquistato (lasciando una offerta) all&#8217;Abbazia di Pannonhalma il 15 agosto 2019;<br>&#8211; <em>Miris kiše na Balkanu</em> di Gordana Kuić pubblicato in serbo dalla casa editrice Vulkan nel 2013 &#8211; acquistato a Belgrado il 14 agosto 2017 durante una vacanza a&#8230; Osijek;<br>&#8211; <em>Otrok s sončnico</em> di Srečko Kosovel pubblicato in sloveno dalla casa editrice Mohorjeva Družba Celje nel 1982 &#8211; acquistato a Pirano in un piccolo antiquario all&#8217;ingresso del paese il 5 marzo 2011 (quel giorno sono diventata sommelier&#8230; non c&#8217;entra nulla con questa storia, ma me lo ricordo!);<br>&#8211; <em><a href="https://www.instagram.com/reel/C6lUOs4t-L_/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mediteranski Brevijar</a> </em>di Predrag Matvejević pubblicato in croato dalla casa editrice Grafički zavod Hrvatske nel 1991 &#8211; acquistato all&#8217;Antikvarijat Nostrimus di Spalato il 25 aprile 2024; <br>&#8211; <em>Marsz Radetzky&#8217;ego</em> di Józef Roth pubblicato in polacco dalla casa editrice Czytelnik nel 1977 &#8211; acquistato all&#8217;Antykwariat Naukowy di Danzica (come ho raccontato pochi giorni fa, cercavo Pippi Calzelunghe/Pippi Pończoszanka, ma non c&#8217;era. Allora ho chiesto un libro di Ryszard Kapuściński, non c&#8217;era nemmeno quello. Allora ho provato con I. Joshua Singer: niente da fare. Forse c&#8217;è il fratello premio Nobel Isaac Bashevis Singer: nemmeno quello. Ok, grazie. Mentre sto uscendo, trovo questo libro di Roth).</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">A una prima lettura di questi testi, SEMBREREBBE che molti siano in lingue balcaniche. E in effetti è così. Ma confesso che ci sono rappresentanze anche di altre zone d&#8217;Europa. <em>Pippi Calzelunghe</em> in olandese, danese e svedese. <em>Il brutto anatroccolo/Den Grimme ælling</em> in danese. <em>Le avventure di Pinocchio</em> in spagnolo e in ungherese. Gianni Rodari in ungherese e Walt Disney in Slovacco. E altri ancora. Non sono centinaia: sono qualche decina. E sono tutti importanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">E poi</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Oltre a questi titoli, c&#8217;è una seconda biblioteca dei viaggi. <br>In questa, il titolo è unico. E le traduzioni sono sette: inglese, tedesco, francese, sloveno, ceco, svedese, danese e spagnolo.<br>Ma non svelo qual è il libro in questione.</p>
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		<title>Gorizia ∙ Nova Gorica &#8211; Due città in una</title>
		<link>https://www.laltrove.com/gorizia-nova-gorica-due-citta-in-una/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jul 2024 15:11:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[Leggendo]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Bellavite]]></category>
		<category><![CDATA[Ediciclo Editore]]></category>
		<category><![CDATA[GO! Borderless]]></category>
		<category><![CDATA[GO!2025]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica/Gorizia 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Storie terre confini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guida alla Capitale europea della Cultura Calzature e vestiti comodi: qua si cammina. Va bene anche se pedali, o se pattini. Poi servono tempo, occhio attento e voglia di capire. Non guardare: capire.Non dare nulla per scontato (beh: quello sempre nella vita!) e vedrai le cose con occhi nuovi. Se sei pronto, andiamo. Andrea Bellavite ha scritto una guida su Gorici (termine coniato da lui stesso): è il duale (nella lingua slovena) che unisce la parte vecchia (Gorizia) e quella nuova (Nova Gorica) in un’unica parola che identifica le due città. Già questo punto di partenza mi sembra incantevole.Sei mai stato a Gorizia? E a Nova Gorica? Se questa è la tua prima visita, sei fortunato: hai un Cicerone d&#8217;eccezione che non solo conosce molto bene entrambe le città, ma anche le ama allo stesso modo. È un camminatore, un viandante, un costruttore di ponti fondati sulla giustizia e sulla pace; ma non solo: è teologo, direttore della Fondazione “Società per la conservazione della Basilica di Aquileia”, saggista, giornalista e operatore sociale. Ci sono otto percorsi. Alcuni cominciano a Nova Gorica e si concludono a Nova Gorica. Altri iniziano a Gorizia e terminano a Gorizia. Altri necessitano di un documento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Guida alla Capitale europea della Cultura</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Calzature e vestiti comodi: qua si cammina. Va bene anche se pedali, o se pattini. <br>Poi servono tempo, occhio attento e voglia di capire. Non guardare: capire.<br>Non dare nulla per scontato (beh: quello sempre nella vita!) e vedrai le cose con occhi nuovi. Se sei pronto, andiamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Andrea Bellavite ha scritto una guida su <a href="https://www.ediciclo.it/it/libri/dettaglio/gorizia-nova-gorica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">G</a><a href="https://www.laltrove.com/storie-terre-confini-a-cormons/">orici</a> (termine coniato da lui stesso): è il duale (nella lingua slovena) che unisce la parte vecchia (Gorizia) e quella nuova (Nova Gorica) in un’unica parola che identifica le due città. Già questo punto di partenza mi sembra incantevole.<br>Sei mai stato a Gorizia? E a Nova Gorica? Se questa è la tua prima visita, sei fortunato: hai un Cicerone d&#8217;eccezione che non solo conosce molto bene entrambe le città, ma anche le ama allo stesso modo. È un camminatore, un viandante, un costruttore di ponti fondati sulla giustizia e sulla pace; ma non solo: è teologo, direttore della Fondazione “Società per la conservazione della Basilica di Aquileia”, saggista, giornalista e operatore sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ci sono otto percorsi. Alcuni cominciano a Nova Gorica e si concludono a Nova Gorica. Altri iniziano a Gorizia e terminano a Gorizia. Altri necessitano di un documento d&#8217;identità sempre a portata di mano, perché ti portano un po&#8217; qua e un po&#8217; là.<br>Non te li descrivo per non togliere nulla alla sorpresa della scoperta.<br>E non c&#8217;è &#8220;uno migliore di un altro&#8221; perché tutti hanno molto da dire. <br>Ti svelo che ogni percorso ha la sua mappa: così puoi orientarti anche quando le nuvole oscurano il sole e le altre stelle. <br>Troverai delle pagine dedicate all&#8217;approfondimento di alcuni luoghi, persone, canzoni e poesie.<br>Per esempio, scoprirai che il corso d&#8217;acqua di Gorici è il torrente Corno, non è l&#8217;Isonzo che scorre nelle periferie. C&#8217;è poi una pagina dedicata al carcere: fatto non comune nelle guide turistiche. Ci sono due stazioni ferroviarie: un tempo erano la stazione settentrionale e la stazione meridionale di Gorizia, mentre oggi sono&#8230; lo leggerai. Incontrerai un sacco di personaggi: statue, targhe, case, strade a ricordare loro e quello che hanno fatto, e ti farà piacere imparare perché sono lì. <br>Camminando, sarai avvolto anche dai profumi delle città: anche quelli fanno parte di questi luoghi.<br>Il confine. Ci saranno luoghi in cui il confine sarà ben presente, evidente. Ma ci saranno momenti in cui ti chiederai &#8220;dov&#8217;è esattamente?&#8221;, o quando ti dimenticherai di lui, e quelli saranno gli attimi migliori.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Spero che questa guida risponda a domande che non sapevi di avere, e che te ne stuzzichi altre in modo che tu posso continuare la tua scoperta di Gorici con altre letture, con altri incontri.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">«Regaliamoci la bellezza delle reciproche culture» ci dice Andrea Bellavite, e credo sia il più sincero augurio e la più alta speranza che possiamo prevedere per il prossimo futuro dei cittadini di questo territorio, fra l&#8217;Italia e la Slovenia, in previsione del 2025, anno in cui Nova Gorica e Gorizia saranno, assieme, Capitale europea della Cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">La stessa guida, <em>Gorica Nova Gorica: Povezani mesti</em>, è stata tradotta in sloveno da Martina Kafol (e pubblicata da Založništvo tržaškega tiska) ed è uscita lo stesso giorno della versione in italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A. Bellavite<em>, Gorizia Nova Gorica &#8211; Due città in una</em>, Ediciclo Editore, Portogruaro (VE), 2024.<br>La guida è stata presentata a Cormons nel maggio 2024 durante uno degli appuntamenti di &#8220;<a href="https://www.laltrove.com/storie-terre-confini-a-cormons/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Storie, terre, confini</a>&#8221; organizzati da Alessandra e Paolo Vecchiet, titolari della omonima cartolibreria di Cormons.</p>
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		<title>Piccolo Dizionario di Mitologia &#8211; Lettera A</title>
		<link>https://www.laltrove.com/piccolo-dizionario-di-mitologia-lettera-a/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2024 17:56:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Leggendo]]></category>
		<category><![CDATA[Mondadori]]></category>
		<category><![CDATA[Piccolo Dizionario di Mitologia e antichità classiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Piccolo Dizionario di Mitologia e antichità classiche Scorro questo dizionario e riporto qua i termini che mi incuriosiscono di più, e quelli che mi sembrano essere più significativi per qualche motivo (mio di studio o di interesse particolare).Non sono una latinista né una grecista né una storica né un&#8217;archeologa. Sono curiosa: se ci sono degli errori, fatemelo notare cortesemente.Inizio con la lettera &#8220;A&#8221;. Abeona: divinità romana che proteggeva chi partiva per un viaggio; Adeona divinità che proteggeva chi, al contrario, rientrava in patria. Accademia: luogo nei pressi del fiume Cefisso (che scorre a nord di Atene) consacrato dall&#8217;eroe Academo; divenne un ginnasio dove insegnò Platone: da qui i suoi discepoli presero il nome di accademici. Acheloo (Aspropotamos): un dio-fiume, figlio del titano Oceano e di sua moglie Teti; è il più vecchio e il più grande fiume della Grecia, scorre fra l&#8217;Etolia e l&#8217;Acarnania; sbocca nello Ionio, difronte a Itaca. Acheloo, combattendo contro Eracle per avere in sposa Deianira, si trasforma tre volte: in una di queste è un toro a cui Eracle strappa un corno; successivamente le Naiadi (le ninfe dei fiumi) riempirono il corno di fiori così tanto che divenne un corno dell&#8217;abbondanza o cornucopia. Acheronte: nella mitologia, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Piccolo Dizionario di Mitologia e antichità classiche </h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Scorro questo <a href="https://www.laltrove.com/le-pietre-dinciampo-a-gorizia-fuocolento-gennaio-2023/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dizionario</a> e riporto qua i termini che mi incuriosiscono di più, e quelli che mi sembrano essere più significativi per qualche motivo (mio di studio o di interesse particolare).<br>Non sono una latinista né una grecista né una storica né un&#8217;archeologa. Sono curiosa: se ci sono degli errori, fatemelo notare cortesemente.<br>Inizio con la lettera &#8220;A&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>Abeona</strong>: divinità romana che proteggeva chi partiva per un viaggio; <strong>Adeona</strong> divinità che proteggeva chi, al contrario, rientrava in patria.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>Accademia</strong>: luogo nei pressi del fiume Cefisso (che scorre a nord di Atene) consacrato dall&#8217;eroe Academo; divenne un ginnasio dove insegnò Platone: da qui i suoi discepoli presero il nome di <em>accademici</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>Acheloo</strong> (<em>Aspropotamos</em>): un dio-fiume, figlio del titano Oceano e di sua moglie Teti; è il più vecchio e il più grande fiume della Grecia, scorre fra l&#8217;Etolia e l&#8217;Acarnania; sbocca nello Ionio, difronte a Itaca. Acheloo, combattendo contro Eracle per avere in sposa Deianira, si trasforma tre volte: in una di queste è un toro a cui Eracle strappa un corno; successivamente le Naiadi (le ninfe dei fiumi) riempirono il corno di fiori così tanto che divenne un corno dell&#8217;abbondanza o cornucopia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>Acheronte</strong>: nella mitologia, è un fiume che attraversa la palude infernale Acherusia. L&#8217;acheronte (letteralmente il &#8220;fiume del dolore&#8221;) scorre infatti nel mondo sotterraneo dell&#8217;oltretomba: le anime dei dannati lo attraversavano a nuoto o venivano traghettate per raggiungere l&#8217;Ade.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>Achille</strong>: figlio di Peleo (re dei Mirmidoni di Ftia, nella Tessaglia) e di Teti (ninfa del mare), è il principale eroe dell&#8217;Iliade. Quando era piccolo, la madre lo immerse nel fiume Stige per renderlo invincibile: l&#8217;unica parte vulnerabile era il suo tallone, coperto dalle dita materne durante l&#8217;immersione. Fu educato (per volere di Teti) sul monte Pelio dal saggio centauro Chirone. Quando il fato gli fece scegliere tra una vita lunga e ingloriosa, e una breve ed epica, Achille scelse di essere ricordato per sempre per il suo coraggio. Così partì per la guerra di Troia, e divenne leggenda. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>Acropoli</strong>: letteralmente <em>città alta</em>, così venivano chiamate in Grecia le zone di una città costruite sopra rilievi naturali. Quando si sente questo termine, si pensa all&#8217;acropoli di Atene: un tempo ricca di santuari e di statue fra cui i due celebri tempi (il Partenone e l&#8217;Eretteo con le sua cariatidi) e la colossale statua di Atena Parthènos realizzata dal famoso scultore Fidia.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong><em>Acta Diurna Urbis</em></strong>: possiamo considerarli i giornali dell&#8217;epoca romana. Sorti da un&#8217;iniziativa privata, divennero una pubblicazione ufficiale nel 59 a. C. per opera di Cesare. Diffondevano sia notizie ufficiali (giudiziarie, decreti imperiali, del Senato e dei magistrati) sia contenuti privati (come annunci di matrimonio, di nascita e di morte) e notizie di cronaca.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>Ades</strong>: figlio del titano Crono e della titanide Rea, fratello di Zeus (dio del cielo) e di Poseidone (dio del mare). È il dio dell&#8217;oltretomba e, assieme alla moglie Persefone, regna nell&#8217;Ade sulle ombre dei morti.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>Adito</strong>: nell&#8217;architettura dei templi greci e romani era la parte più interna del tempio, uno spazio dove potevano entrare solo i sacerdoti e da qui erano pronunziati i responsi. È famoso l&#8217;adito della cella del tempio di Apollo a Delfi: da qui la sacerdotessa (Pythia) manifestava gli oracoli del sacro tripode (mentre i fedeli attendevano il responso in uno spazio antistante l&#8217;adito). A Epidauro, nel santuario di Esculapio, l&#8217;adito era il luogo consacrato dove giacevano gli ammalati che attendevano una guarigione miracolosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>Adria</strong>: Atri, città del Piceno situata a pochi chilometri dal mare; fondata nella preistoria, divenne poi una colonia romana nel 290 a. C., durante l&#8217;impero continuò ad essere una città importante. Fu la patria degli antenati dell&#8217;imperatore Adriano. <br>C&#8217;è anche <em>Hadria-Hatria-Atria,</em> Adria, città situata tra la foce del Po e dell&#8217;Adige. Il nome Adria deriverebbe dall&#8217;etrusco <em>atrium</em>, ossia &#8220;giorno-luce-est&#8221; che indicava la posizione a oriente del mare e della città di Adria rispetto all&#8217;Etruria. Alcune fonti sostengono che il nome fu utilizzato dai greci per denominare la parte superiore del mare Adriatico (<em>Adrias Kolpos</em>, golfo di Adria), nome che venne poi esteso all&#8217;intero mare Adriatico. Altre ricostruzioni riportano l&#8217;origine del nome Adriatico alla città di Atri.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>Adriano Publio Elio</strong>: imperatore romano dal 117 al 138, successe a Traiano. Colto e appassionato ammiratore della cultura greca, viaggiò molto, incoraggiò le arti e le industrie. Fece costruire molti edifici pubblici in Italia e nelle province, come terme, teatri, anfiteatri, strade e porti. In Britannia edificò un vallo fortificato, il Vallo di Adriano. Nella sua villa a Tivoli, esponeva le riproduzioni dei monumenti greci che amava di più, ce n&#8217;erano così tante che sembrava un museo. A Roma fece costruire il suo mausoleo, la Mole Adriana: Castel Sant&#8217;Angelo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><em><strong>Agora</strong></em>: adunanza del popolo, poi anche luogo dove le adunanze erano tenute, e infine luogo di pubblico ritrovo. Di solito aveva una forma quadrata ed era circondato da portici.<br>Con il passare del tempo l&#8217;agorà divenne il centro della polis da un punto di vista economico, commerciale (in quanto sede del mercato), religioso (qua si affacciavano i luoghi di culto cittadini) e politico: era considerato il luogo della democrazia per eccellenza, dato qua avevano luogo le assemblee dei cittadini e le riunioni dove venivano discussi i problemi della comunità e si decidevano le leggi. L&#8217;agorà divenne una invenzione urbanistica vera e propria, che arrivò fino a noi: la <a href="https://www.laltrove.com/parola/definizione-piazza-e-citazione-battocletti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piazza</a>.</p>
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		<title>La locanda ai margini d&#8217;Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2023 17:08:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[Leggendo]]></category>
		<category><![CDATA[Bottega Errante Edizioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Devetak]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Maria Milic]]></category>
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		<category><![CDATA[Lokanda Devetak]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica/Gorizia 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Milič ci accompagna alla scoperta di una terra,di una famiglia e di una locanda Siamo nel Carso. Kras in sloveno, Cjars in friulano, Karst in tedesco. Lo scrivo nella quattro lingue ufficiali del Friuli Venezia Giulia. Perché il Friuli Venezia Giulia è anche questo: un luogo storicamente multilingue.Carso è un toponimo: sembra derivare dalla radice kar o karra (termini che hanno addirittura una origine paleoindoeuropea: si parlavano, qua, prima dell&#8217;arrivo delle lingue indoeuropee!) che significa “roccia, pietra”. Se ti guardi attorno, capisci il perché di questo nome: la roccia calcarea è ovunque.Siamo a San Michele del Carso, Vrh Sv. Mihaela in sloveno.Un chilometro e mezzo a nord da qua: il Vipacco si immette nell&#8217;Isonzo. Due chilometri a est: il confine con la Slovenia si dispiega. Undici chilometri a sud: il mare Adriatico si distende (e riesci a vederlo, oltre la siepe). Due chilometri e mezzo a ovest: San Martino del Carso giace con la sua storia.Ora che ti sei guardato bene attorno, puoi entrare. Entra nella Lokanda Devetak, presidio di memoria dal 1870. Entri fra le pagine di un libro che parte da lontano. Da lontano nel tempo e nello spazio, e non si sa quanto lontano. Racconta di uomini [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center" style="font-size:29px">Milič ci accompagna alla scoperta di una terra,<br>di una famiglia e di una locanda</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Siamo nel Carso. Kras in sloveno, Cjars in friulano, Karst in tedesco. Lo scrivo nella quattro lingue ufficiali del Friuli Venezia Giulia. Perché il Friuli Venezia Giulia è anche questo: un luogo storicamente multilingue.<br>Carso è un toponimo: sembra derivare dalla radice <em>kar</em> o <em>karra</em> (termini che hanno addirittura una origine paleoindoeuropea: si parlavano, qua, prima dell&#8217;arrivo delle lingue indoeuropee!) che significa “roccia, pietra”. Se ti guardi attorno, capisci il perché di questo nome: la roccia calcarea è ovunque.<br>Siamo a San Michele del Carso, Vrh Sv. Mihaela in sloveno.<br>Un chilometro e mezzo a nord da qua: il Vipacco si immette nell&#8217;Isonzo. Due chilometri a est: il confine con la Slovenia si dispiega. Undici chilometri a sud: il mare Adriatico si distende (e riesci a vederlo, oltre la siepe). Due chilometri e mezzo a ovest: San Martino del Carso giace con la sua storia.<br>Ora che ti sei guardato bene attorno, puoi entrare. Entra nella Lokanda Devetak, presidio di memoria dal 1870.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Entri fra le pagine</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">di un libro che parte da lontano. Da lontano nel tempo e nello spazio, e non si sa quanto lontano. Racconta di uomini e di donne in cammino da sempre, che decidono di fermarsi fra queste rocce. In questa <em>Debela griža</em>, la Grossa Petraia. Qui, dove «i fiumi, i torrenti e i laghi scorrevano solo nel sottosuolo, come l&#8217;amore tra gli dei», scrive l&#8217;autore Enrico Maria Milič. Qui, dove l&#8217;amore fra Deva e Devač (per nulla sotterraneo) genera figli, e figli di figli, che scivolano lungo i secoli fino ad arrivare a tempi a noi più vicini, per riportarci, in questa Macondo carsolina, i racconti degli &#8220;ultimi&#8221; centocinquanta anni della storia della famiglia Devetak.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Quando entri nella Lokanda Devetak</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">ritrovi tutti i personaggi della famiglia Devetak che animano le pagine di questo libro: li ritrovi nelle trasformazioni degli spazi, nell&#8217;evoluzione dei menù e nella determinazione mai assopita. <br>Quando entri in un locale storico che appartiene alla stessa famiglia da più generazioni, l&#8217;aria è più densa, le sedie sono più pesanti e i bicchieri sono più capienti.<br>Sei arrivato fin qua per un motivo. Difficilmente si arriva qua per caso.<br>Forse hai già letto queste pagine. Forse conosci la loro storia, ma sarebbe bello sedersi e farsela raccontare a viva voce mentre bevi un bicchiere di vino e affondi la forchetta negli <em>štruklji</em> con ricotta e dragoncello (come insegna un&#8217;antica ricetta del Carso) o nel tradizionale baccalà della nonna Žuta accompagnato da polenta, acciughe e Parmigiano. <br>E se non puoi raggiungere San Michele del Carso, questo libro saprà saziarti quel tanto che basta per lasciarti un po&#8217; di acquolina in bocca. E vorrai ascoltare ancora, assaggiare un altro pezzo di questa terra. Di queste vite. Di queste case che resistono in una landa che ha visto confini spostarsi più volte, che hanno imparato lingue mai dimenticate, che hanno guardato sempre lo stesso orizzonte, sempre la stessa alba, sempre lo stesso tramonto.<br>Siediti, leggi, ascolta. Il bicchiere è pieno, non sprecarne una goccia.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">La locanda ai margini d&#8217;Europa</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il titolo ti accompagna a San Michele del Carso.<br>Sulla terza di copertina c&#8217;è una cartina con questo margine in evidenza. Ma lo ritrovi ben dipinto dentro ogni pagina. Nelle sfumature dei nomi. Nei profumi che arrivano dalla cucina. Nelle donne e negli uomini che entrano e che escono dalla locanda. Negli accenti delle lingue. Nei silenzi. Nel pane fresco. Nelle erbe selvatiche. <br>Sulla seconda di copertina c&#8217;è l&#8217;albero genealogico della famiglia Devetak, ti può aiutare, ma ti consiglio di non seguirlo e di perderti fra i meandri di quei rami. Perché poi sarà più piacevole fare ordine fra quei nomi. E ritrovare quei volti. </p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">«Di solito, in questa osteria</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">chi è ospitale o rispettoso saluta in entrambe le lingue» ci ricorda l&#8217;autore.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:19px">E. M. Milič, <em><a href="https://www.bottegaerranteedizioni.it/product/la-locanda-ai-margini-deuropa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La locanda ai margini d&#8217;Europa</a></em>, <a href="https://www.laltrove.com/bottega-errante-edizioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bottega Errante Edizioni</a>, Udine, 2023.</p>
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		<title>Ricordi istriani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Aug 2023 15:00:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un anno di scuola Lo scorso autunno noto fra i libri in esposizione alla libreria Vecchiet di Cormons Un anno di scuola di Giani Stuparich. Non lo conosco. E non so come mai attira la mia attenzione. Si tratta di una nuova edizione della collana &#8220;Storie&#8221; della Quodlibet. Lo prendo fra le mani, leggo la quarta di copertina. Poi leggo la seconda di copertina.E infine lo porto a casa con me. Siamo nella Trieste del 1909: sono anni in cui Trieste brilla di una luce che sarà poi oscurata per sempre dall&#8217;attentato del 28 giugno 1914 a Sarajevo. Tornerà a splendere, anche di più, ma mai riavrà quella luce.Questa Trieste, con la sua eleganza e la sua sicurezza, si respira nelle vite dei ragazzi dell&#8217;ottavo anno del ginnasio che si troveranno in classe la prima ragazza ammessa nel loro liceo comunale, il &#8220;Dante Alighieri&#8221;. Inutile dire che questa studentessa sconvolgerà l&#8217;equilibrio del gruppo e gli umori di tutti i suoi compagni. Accade quello che accade in ogni classe liceale: accade l&#8217;amore, l&#8217;idea di amore o il pensiero di amare. Nella delicatezza, nella fragilità e nella scontrosità di quella età. Poi gli anni del liceo finiranno, e le loro vite proseguiranno, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center" style="font-size:29px"><em>Un anno di scuola</em></h2>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Lo scorso autunno noto fra i libri in esposizione alla libreria Vecchiet di Cormons <em>Un anno di scuola</em> di <strong>Giani Stuparich</strong>. Non lo conosco. E non so come mai attira la mia attenzione. Si tratta di una nuova edizione della collana &#8220;Storie&#8221; della <a href="https://www.quodlibet.it/libro/9788822908643" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Quodlibet</a>. <br>Lo prendo fra le mani, leggo la quarta di copertina. Poi leggo la seconda di copertina.<br>E infine lo porto a casa con me.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>Siamo nella Trieste del 1909</strong>: sono anni in cui Trieste brilla di una luce che sarà poi oscurata per sempre dall&#8217;attentato del 28 giugno 1914 a Sarajevo. Tornerà a splendere, anche di più, ma mai riavrà quella luce.<br>Questa Trieste, con la sua eleganza e la sua sicurezza, si respira nelle vite dei ragazzi dell&#8217;ottavo anno del ginnasio che si troveranno in classe la prima ragazza ammessa nel loro liceo comunale, il &#8220;Dante Alighieri&#8221;. Inutile dire che questa studentessa sconvolgerà l&#8217;equilibrio del gruppo e gli umori di tutti i suoi compagni. <br>Accade quello che accade in ogni classe liceale: accade l&#8217;amore, l&#8217;idea di amore o il pensiero di amare. Nella delicatezza, nella fragilità e nella scontrosità di quella età. <br>Poi gli anni del liceo finiranno, e le loro vite proseguiranno, nonostante i patemi e i drammi vissuti.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="302" height="456" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/08/Un-anno-di-scuola-di-Giani-Stuparich.jpg" alt="Un anno di scuola di Giani Stuparich - copertina del libro" class="wp-image-2251" style="width:254px;height:384px" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/08/Un-anno-di-scuola-di-Giani-Stuparich.jpg 302w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/08/Un-anno-di-scuola-di-Giani-Stuparich-199x300.jpg 199w" sizes="auto, (max-width: 302px) 100vw, 302px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un anno di scuola di Giani Stuparich</figcaption></figure>
</div>
</div>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Alla libreria Minerva</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il libro mi è piaciuto talmente tanto che quando lo scorso marzo vedo <em><strong>Ricordi istriani</strong></em> (edito quest&#8217;anno sempre nella collana &#8220;Storie&#8221; della <a href="https://www.quodlibet.it/libro/9788822908773" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Quodlibet</a>) in vetrina alla libreria Minerva di Trieste, entro e lo compro.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="302" height="462" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/08/Ricordi-istriani-di-Giani-Stuparich.jpg" alt="Ricordi istriani di Giani Stuparich - copertina del libro" class="wp-image-2252" style="width:252px;height:386px" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/08/Ricordi-istriani-di-Giani-Stuparich.jpg 302w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/08/Ricordi-istriani-di-Giani-Stuparich-196x300.jpg 196w" sizes="auto, (max-width: 302px) 100vw, 302px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ricordi istriani di Giani Stuparich</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">I ricordi sono un concentrato di felicità e nostalgia, non solo per il tempo dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza che (quando Stuparich scrive nel 1961) è trascorso da una vita, ma anche per il dolore quotidiano legato alla &#8220;<a href="https://www.laltrove.com/magazzino-18-porto-vecchio-di-trieste/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">perdita</a>&#8221; della terra dove quei ricordi sono nati e vissuti: l&#8217;Istria.<br>Sono tanti brevi racconti che fermano nel tempo le estati trascorse sul mare, con i loro ritmi e le loro regole diverse dai mesi in cui si viveva in città. Sono estati a cavallo di due secoli. Sono racconti che mantengono vive figure andate nel tempo, come i nonni, i genitori, gli amici, il fratello Carlo e tante altre persone che si sono impresse nella sua memoria. E che impariamo ad amare anche noi. </p>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">(C&#8217;è anche un «<strong>signor Sabbadin</strong>: un vecchio contadino capodistriano». E io mi chiedo se esista ancora il «podere del nostro bravo contadino! Quale bellezza tra gelsi e viti e alberi da frutto». Chissà&#8230;) <br>I ricordi su cui tesse la trama arrivano fino al 1914, l&#8217;anno in cui scoppia la Prima Guerra Mondiale, e tutto cambia. Sono ricordi che poi si mescolano a pensieri e considerazioni che Stuparich elabora nel corso della sua vita, e a viaggi che compie in età adulta. <br>Quando finisce la Grande Guerra il mondo è cambiato, Trieste e l&#8217;Istria sono italiane. <br>Quando finisce la Seconda Guerra Mondiale il mondo è stravolto, e da lì a poco l&#8217;Istria non sarà più Italia. <br>Ma nei suoi ricordi permane quanto vissuto, il suo immaginario persiste, e il dolore per quella &#8220;perdita&#8221;, per quel cambiamento lo accompagnerà tutta la vita. Così tanto che, in occasione di un volo sull&#8217;Istria fatto nel primo dopoguerra, scrive «davanti a quella carta dell&#8217;Istria i miei occhi si velavano di commozione. Mi rivedevo bambino. La mia terra! È come una foglia gentile che galleggia sul mare.»</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Nelle parole di Stuparich trovo una visione personale di tanti luoghi che ho visitato, di luoghi che non ci sono più, e di luoghi che hanno cambiato nome, e (più volte) anche la bandiera. E un po&#8217; trovo anche la nostalgia che provo io quando penso alle <a href="https://www.laltrove.com/la-casa-dei-nonni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mie estati da bambina e da adolescente</a>. Altra epoca e altri orizzonti, certo, ma la spensieratezza e la consapevolezza di tutta quella &#8220;normalità&#8221; sono le stesse.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Edizione del 1964</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">E infine ti racconto anche queste due storielle.<br>Poche settimane fa, mi trovo PER CASO nei pressi della <strong>libreria Dedalus</strong>, in via Torrebianca a Trieste. Altro luogo del cuore. È una grande libreria dove puoi trovare una vasta scelta di libri nuovi e fuori catalogo a metà prezzo, e una interessante esposizione di libri di seconda mano, anche datati.<br>Quando sto per pagare, vedo vicino alla cassa una piccola colonna composta da alcune copie di un libro: <em>Ricordi istriani</em> di Giani Stuparich, a cura di Anita Pittoni, una edizione del 1964 edita dallo Zibaldone.<br>Fermi tutti. <br>Si tratta di una edizione realizzata in mille copie «da distribuire in premio ai giovani più meritevoli delle scuole medie della città (&#8230;), con l&#8217;augurio che il libro possa far apprezzare ai giovani la grandezza morale dell&#8217;autore, figlio fedele dell&#8217;Istria, grande soldato, maestro e scrittore, che in tutti i modi ha onorato la sua piccola e la sua grande Patria» scrive Antonio Fonda Savio in seconda pagina.<br>Ecco, la copia che ho fra le mani è la numero 680 di 1.000.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">L&#8217;altra storiella. <br>Quest&#8217;inverno, <a href="https://cinemazero.it/novita/2023/03/01/omaggio-franco-giraldi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cinemazero</a> ha organizzato la rassegna <strong>&#8220;Raccontare la frontiera&#8221;</strong> dedicata al regista Franco Giraldi. Tre erano i film restaurati che è stato possibile rivedere al cinema: <em>La rosa rossa</em>, <em>La frontiera</em> e&#8230; <em>Un anno di scuola</em>.</p>
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		<title>Un altro mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jun 2023 12:56:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Leggendo]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Pessotto]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Michelstaedter]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Magris]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Mreule]]></category>
		<category><![CDATA[Garzanti Editore]]></category>
		<category><![CDATA[Giardinetto Cafè]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando cercavo un altro libro Alcune settimane fa sono entrata in uno dei miei nuovi posti del cuore a Trieste. Sapevo della sua esistenza già da un po&#8217;, ma, vuoi per un motivo vuoi per l&#8217;altro, ho iniziato a frequentarlo da poco. Parlo della libreria antiquaria Zuckerman in via Rismondo, fra il tribunale e la sinagoga. Il nome già ti suggerisce che tipo di articolo vende principalmente: oltre a quell&#8217;articolo, ci sono libri meno antichi, cartoline, foto, videocassette, cartine, giocattoli e oggetti vari (ma proprio vari). Tutto di seconda mano. Tutto con una o più vite alle spalle.Insomma entro nel negozio, mi guardo un po&#8217; in giro, esploro la sezione che mi interessa, ma non trovo quello che cerco. Vado dalla titolare e chiedo il titolo per cui sono lì. «L&#8217;ho venduto un&#8217;ora fa. Vedo se ne ho un&#8217;altra copia.»&#8220;UOT?&#8221; penso: lì dentro ci sono migliaia di libri, e un&#8217;ora fa è entrata una persona che ha comprato l&#8217;unica copia che cercavo io?!Lei controlla. Io ho gli occhi sgranati.Lei conferma. Io acquisto un altro libro.Il tempo passa, e per caso sono di nuovo in zona una settimana più tardi. &#8220;Chissà &#8211; mi dico &#8211; potrebbe averlo riacquistato&#8221;. Ritento.Mi va male.Allora [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center" style="font-size:29px">Quando cercavo un altro libro</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Alcune settimane fa sono entrata in uno dei miei nuovi posti del cuore a Trieste. Sapevo della sua esistenza già da un po&#8217;, ma, vuoi per un motivo vuoi per l&#8217;altro, ho iniziato a frequentarlo da poco. Parlo della libreria antiquaria <a href="https://www.laltrove.com/la-libreria-antiquaria-zuckerman-di-martina-trevisan-a-trieste/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Zuckerman</a> in via Rismondo, fra il tribunale e la sinagoga. Il nome già ti suggerisce che tipo di articolo vende principalmente: oltre a quell&#8217;articolo, ci sono libri meno antichi, cartoline, foto, videocassette, cartine, giocattoli e oggetti vari (ma proprio vari). Tutto di seconda mano. Tutto con una o più vite alle spalle.<br>Insomma entro nel negozio, mi guardo un po&#8217; in giro, esploro la sezione che mi interessa, ma non trovo quello che cerco. Vado dalla titolare e chiedo il titolo per cui sono lì. <br>«L&#8217;ho venduto un&#8217;ora fa. Vedo se ne ho un&#8217;altra copia.»<br>&#8220;UOT?&#8221; penso: lì dentro ci sono migliaia di libri, e un&#8217;ora fa è entrata una persona che ha comprato l&#8217;unica copia che cercavo io?!<br>Lei controlla. Io ho gli occhi sgranati.<br>Lei conferma. Io acquisto un altro libro.<br>Il tempo passa, e per caso sono di nuovo in zona una settimana più tardi. &#8220;Chissà &#8211; mi dico &#8211; potrebbe averlo riacquistato&#8221;. Ritento.<br>Mi va male.<br>Allora mi avvicino alla sezione di &#8220;Trieste e dintorni&#8221; e trovo titoli che in effetti il venerdì prima non c&#8217;erano! Due di questi mi ipnotizzano: gli occhi fanno uno zigzag fra le due coste. Era ovvio che appartenevano alla stessa persona: il primo parlava all&#8217;altro e viceversa.<br>Ci metto un po&#8217; prima di decidermi. La verità è che non sapevo se ero pronta ad affrontarli.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Poi li prendo</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">La prima cosa che faccio una volta <a href="https://www.instagram.com/reel/Cs9C65VPhWk/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igshid=MmJiY2I4NDBkZg==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">seduta al caffè</a> è controllare se ci sono dentro biglietti o tracce della vita precedente del libro.<br>In uno ne trovo.<br>È un articolo di giornale. De &#8220;Il Piccolo&#8221;, ne sono sicura: la firma è di Alex Pessotto. Non c&#8217;è la data, ma parla degli appuntamenti organizzati a Gorizia in occasione del centenario della morte di Carlo Michelstaedter, quindi è della prima metà dell&#8217;ottobre 2010.<br>Il prezzo sulla copertina è in lire. Il libro è del luglio 2000.<br>C&#8217;è anche il timbro di un <em>book crossing</em> di una sartoria di Muggia. Altro passaggio. Sorrido.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Libro-di-Carlo-Michelstaedter-1024x768.jpg" alt="Libro di Carlo Michelstaedter e articolo dell'ottobre 2010" class="wp-image-2019" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Libro-di-Carlo-Michelstaedter-1024x768.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Libro-di-Carlo-Michelstaedter-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Libro-di-Carlo-Michelstaedter-768x576.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Libro-di-Carlo-Michelstaedter.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Libro di Carlo Michelstaedter e articolo dell&#8217;ottobre 2010</figcaption></figure>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Ma io sono qua per parlare dell&#8217;altro libro</h2>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Prima edizione del settembre 1991.<br>Lo inizio con un certo timore reverenziale che ogni tanto si ha quando ci si avvicina ad alcuni autori. Il timore se ne va leggendo, e lascia spazio all&#8217;ammirazione.<br>Il libro si fa ascoltare con una dolcezza disarmante. Leggo questa biografia romanzata sulla vita di Enrico Mreule ed è come se i tasselli di un puzzle prendessero il loro posto: persone, luoghi, fatti, parole e visi studiati in questi anni per gli articoli scritti hanno disegnato un quadro. Completo. <br>È in fondo la storia di un dolore che probabilmente non ha mai trovato pace. In mezzo c&#8217;è la vita, più vite. In mezzo c&#8217;è un <a href="https://www.laltrove.com/parola/definizione-termine-confine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">confine</a>: il mio* confine, quello che prima non era mai esistito, e poi è comparso, quello che prima era invalicabile, poi permeabile e ora trasparente. In mezzo c&#8217;è un mare, il mio* mare, il mare Adriatico, Jadransko more, quello che Predrag Matvejević definiva il mare dell&#8217;intimità. In mezzo c&#8217;è una lampada fiorentina che, in fondo, non ha mai smesso di illuminare il ricordo degli occhi scuri di Carlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Pausa caffè</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ho letto <em>Un altro mare</em> nelle pause caffè di queste settimane, quasi sempre al Giardinetto Cafè di Cormons. Anche questa mattina ero lì, seduta in giardino, stavo conquistando le ultime pagine, completamente assorta, quando in strada si ferma un&#8217;auto: lo sportello si apre e parte un &#8220;Maracaibo Mare forza nove Fuggire sì, ma dove Za za&#8221; a un volume esagerato. Ovviamente ballo sulla sedia e rido, mentre continuo a leggere. <br>Poche righe dopo il libro avrebbe preso quella piega che crepa il respiro, ma in quell&#8217;attimo anche &#8220;Maracaibo&#8221; è stato parte del libro: &#8220;mare forza nove, fuggire sì&#8221; era proprio l&#8217;inizio di tutto quel dolore, di quel mare (un mare &#8220;altro&#8221;, rispetto all&#8217;Adriatico) attraversato da Enrico per andarsene da Gorizia.<br><br>* <em>Con &#8220;mio&#8221; non intendo un possesso: intendo la vicinanza nello spazio e nel tempo</em>.</p>
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		<title>Cicerone e i suoi amici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2023 16:04:56 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[1996]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un libro per leggere le parole di Ciceronecon occhi diversi: i suoi.Edito da Rizzoli Dunque, la situa è questa. Avevo prestato questo libro a una amica (per l&#8217;esame di latino un Cicerone va sempre bene) e ieri me l’ha restituito. Appena l’ho preso in mano, mi sono rivista mentre lo leggevo. Cioè: ho rivissuto un attimo. L&#8217;attimo in cui la me quindicenne era sdraiata sulla Slatni Rat di Bol, a Brač, un’isola croata che si trova all’altezza di Spalato. Era l’ora verso il tramonto, o meglio: al tramonto mancavano un paio d&#8217;ore, ma il sole stava scendendo e in spiaggia eravamo rimasti in pochi. Mio fratello, i nostri amici e i nostri genitori erano già tornati in appartamento. Mentre io ero ancora lì: mi prendevo le ore migliori di quel mare. Quella luce calda, non invadente. Quel vento per nulla fastidioso. Quei rumori da spiaggia che pian piano si attenuavano. Insomma, io ero lì, sdraiata su un asciugamano che stava sopra un leggero materassino che stava appoggiato sui sassolini bianchi della spiaggia, in un equilibrio precario che mi teneva immobile a leggere. Questa immagine ho rivisto ieri.&#160;Nitida. Questo libro. Chiariamo: non sono proprio una gran fan di Cicerone, né desidero [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center" style="font-size:29px">Un libro per leggere le parole di Cicerone<br>con occhi diversi: i suoi.<br>Edito da Rizzoli</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Dunque, la situa è questa. Avevo prestato questo libro a una amica (per l&#8217;esame di latino un Cicerone va sempre bene) e ieri me l’ha restituito. Appena l’ho preso in mano, mi sono rivista mentre lo leggevo. Cioè: ho rivissuto un attimo. L&#8217;attimo in cui la me quindicenne era sdraiata sulla<a href="https://www.instagram.com/reel/Cp0ORbhLRIM/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igshid=MmJiY2I4NDBkZg=="> </a><a href="https://www.instagram.com/reel/Cp0ORbhLRIM/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igshid=MmJiY2I4NDBkZg==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Slatni Rat di Bol</a>, a Brač, un’isola croata che si trova all’altezza di Spalato. Era l’ora verso il tramonto, o meglio: al tramonto mancavano un paio d&#8217;ore, ma il sole stava scendendo e in spiaggia eravamo rimasti in pochi. Mio fratello, i nostri amici e i nostri genitori erano già tornati in appartamento. Mentre io ero ancora lì: mi prendevo le ore migliori di quel mare. Quella luce calda, non invadente. Quel vento per nulla fastidioso. Quei rumori da spiaggia che pian piano si attenuavano. Insomma, io ero lì, sdraiata su un asciugamano che stava sopra un leggero materassino che stava appoggiato sui sassolini bianchi della spiaggia, in un equilibrio precario che mi teneva immobile a leggere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Questa immagine ho rivisto ieri.&nbsp;Nitida.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Questo libro. Chiariamo: non sono proprio una gran fan di Cicerone, né desidero sembrarlo. Quel titolo era un consiglio di lettura per l&#8217;estate della professoressa Vittoria Masutti. Professoressa di italiano e latino (neanche a dirlo). Una di quelle insegnanti che (come dice la parola stessa) ti segna dentro. Incide. E le incisioni non vanno via.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Bene. Prima riprendo in mano questo libro.<br>Lo apro e vedo i segni del nastro adesivo utilizzato per metterci una copertina di protezione (una pagina a caso di una rivista o di un giornale): che bella abitudine avevo. E così mantenevo anche la privacy del mattone che avevo in mano.<br>Lo sfoglio, e vedo alcuni numeri di pagine scritti a matita: altra abitudine, scrivere in prima pagina dove trovare i riferimenti che mi hanno colpito di più. <br>Non credo che la professoressa Vittoria Masutti concorderebbe con me: probabilmente per lei i passi significativi sono altri. E di sicuro nemmeno io vado a sindacare con la me quindicenne. Ha già i suoi problemi, non ha bisogno di altri punti di vista non richiesti. E poi: per arrivare qua, sono passata da lì.<br>Ma questi sono. Ne riporto uno.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="960" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/03/Cicerone-interno-della-copertina.jpg" alt="Cicerone, interno della copertina: tracce del nastro adesivo" class="wp-image-1825" style="width:268px;height:358px" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/03/Cicerone-interno-della-copertina.jpg 720w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/03/Cicerone-interno-della-copertina-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption class="wp-element-caption">Interno della copertina: tracce del nastro adesivo</figcaption></figure>
</div>
</div>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:23px">Con tutta questa gente mi trovo molto più solo che se io non avessi che te</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Di cosa parla il libro? Di Cicerone!</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Spoiler: Cicerone non è un gattone, è proprio &#8220;quel&#8221; Cicerone. E i suoi amici non sono la &#8220;cumpa&#8221; del bar, ma Attico, Celio, Bruto e Catone.<br>Lo storico Gaston Boissier ci porta, attraverso le lettere che Cicerone ha scritto soprattutto ai suoi amici, nell&#8217;ultimo periodo della Repubblica e ci fa guardare quegli anni da un punto di vista un po&#8217; diverso dal solito: quello interno di uno dei protagonisti principali, e non dall&#8217;esterno come siamo abituati sui libri di storia.<br>Non ricordo molto del libro, ma so che per crescere bisogna uscire dalle proprie zone di comfort, e fare (sempre) almeno un po&#8217; di fatica.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Annotazioni</h2>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/03/Cicerone-annotazioni-1024x768.jpg" alt="Cicerone, annotazioni: MICROCOSMI di MAGRIS" class="wp-image-1826" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/03/Cicerone-annotazioni-1024x768.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/03/Cicerone-annotazioni-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/03/Cicerone-annotazioni-768x576.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/03/Cicerone-annotazioni.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cicerone, annotazioni: MICROCOSMI di MAGRIS</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><br>Le ultime pagine del libro sono vuote. In alto c&#8217;è scritto &#8220;Annotazioni&#8221;.<br>In una di queste, in quella estate del 1996, ho scritto a matita &#8220;MICROCOSMI di MAGRIS&#8221;.</p>
</div>
</div>
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