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	<title>Udine Archivi - Laltrove</title>
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	<description>Racconti di Corinna Sabbadini</description>
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	<title>Udine Archivi - Laltrove</title>
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		<title>Maggio 1999. E poi maggio 2023</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 15:10:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gorizia]]></category>
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		<category><![CDATA[Mediateca Ugo Casiraghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ti racconto una storia: un viaggio con l&#8217;ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati) {Lunedì 10 maggio 1999} Mi sveglio e sono senza voce. {&#8220;Afona&#8221; direi oggi} Mia madre capisce che sono a pezzi e mi dice «Stai a casa, oggi». Non è la soluzione migliore, a meno di un mese dalla fine della scuola, ma andarci peggiorerebbe la mia condizione.Sto a casa. Silenzio. Studio.Verso le 11.00 squilla il telefono. {È il fisso di casa: nel maggio del 1999 non avevo un cellulare} &#8220;Solo mia mamma potrebbe chiamarmi&#8221; penso. Rispondo emettendo suoni strani e facendo una fatica terribile.«Buongiorno sono Ester Iannis, vicepreside del liceo Marinelli, trovo Corinna, per cortesia?»Boom!Quando sento &#8220;Ester Iannis&#8221; mi passa la vita davanti. Faccio un&#8217;unica assenza in un anno e mi cerca a casa la vicepreside?Cosa sarà successo?Cosa dovrà dirmi?Black-out.«Sono io» riesco ad aggiungere.«Buongiorno Corinna, ma cos&#8217;ha la tua voce? Cosa ti è successo? Come stai?»Cerco di farle capire che sto bene, ma sono senza voce.«Ah: stai bene! Meno male: ti chiamo per dirti che con il tuo racconto sui campi di sterminio hai vinto il viaggio d&#8217;istruzione a Dachau e a Mauthausen. Brava! Parti sabato mattina e rientri domenica sera&#8230;»{Non ricordo cos&#8217;altro mi disse. Nella mia testa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center">Ti racconto una storia: <br>un viaggio con l&#8217;ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati)</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">{<em>Lunedì 10 maggio 1999</em>} Mi sveglio e sono senza voce. {<em>&#8220;Afona&#8221; direi oggi</em>} Mia madre capisce che sono a pezzi e mi dice «Stai a casa, oggi». Non è la soluzione migliore, a meno di un mese dalla fine della scuola, ma andarci peggiorerebbe la mia condizione.<br>Sto a casa. Silenzio. Studio.<br>Verso le 11.00 squilla il telefono. {<em>È il fisso di casa: nel maggio del 1999 non avevo un cellulare</em>} &#8220;Solo mia mamma potrebbe chiamarmi&#8221; penso. <br>Rispondo emettendo suoni strani e facendo una fatica terribile.<br>«Buongiorno sono Ester Iannis, vicepreside del liceo Marinelli, trovo Corinna, per cortesia?»<br>Boom!<br>Quando sento &#8220;Ester Iannis&#8221; mi passa la vita davanti. <br>Faccio un&#8217;unica assenza in un anno e mi cerca a casa la vicepreside?<br>Cosa sarà successo?<br>Cosa dovrà dirmi?<br>Black-out.<br>«Sono io» riesco ad aggiungere.<br>«Buongiorno Corinna, ma cos&#8217;ha la tua voce? Cosa ti è successo? Come stai?»<br>Cerco di farle capire che sto bene, ma sono senza voce.<br>«Ah: stai bene! Meno male: ti chiamo per dirti che con il tuo racconto sui campi di sterminio hai vinto il viaggio d&#8217;istruzione a Dachau e a Mauthausen. Brava! Parti sabato mattina e rientri domenica sera&#8230;»<br>{<em>Non ricordo cos&#8217;altro mi disse. Nella mia testa giravano le parole &#8220;gita d&#8217;istruzione a Dachau e a Mauthausen, Dachau, Mauthausen, Dachau, Mauthausen&#8230;&#8221; in loop. <br>E ci sarei andata con gli ex deportati politici della provincia di Udine, donne e uomini con una forza e un coraggio incredibili: li avevo incontrati poche settimane prima durante una conferenza organizzata a scuola dove ci avevano donato la loro testimonianza di lotta per la vita, per la libertà e per la democrazia.<em>}</em></em><br>Saluto e ringrazio la vicepreside.<br>Guardo la mia mano riattaccare la cornetta.<br>La mia mano rimane attaccata a quella cornetta, come se non volesse staccarsi dalla notizia appena ricevuta.<br>Chiudo gli occhi. È lunedì: fra cinque giorni sarò dentro un campo di sterminio. &#8220;Non sarò mai pronta ad affrontare questo viaggio&#8221; sentenzio.<br>Poi rivedo nei miei pensieri quelle donne e quegli uomini, partigiani, hanno la stessa età dei miei nonni, e hanno il braccio tatuato: loro sarebbero tornati in quei luoghi di morte per accompagnare noi studenti. E allora capisco &#8220;se lo fanno loro, tutti noi possiamo farlo&#8221;: prenderci e andarci, con le nostre certezze e con le nostre insicurezze, con la nostra forza e con la nostra fragilità. Andare lì, guardare, ascoltare, stare in silenzio. Soprattutto ascoltare, soprattutto stare in silenzio. Soprattutto guardare.<br>Andare per rendere quei luoghi di morte un silenzioso grido di vita, dedicato alla vita di chi è tornato e alla vita di chi è rimasto lì. Alla vita di tutti coloro che hanno lottato. A ogni vita che è venuta dopo e a ogni vita che non è mai potuta sorgere.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><em>{Mentre ero lì, nei campi di sterminio, mi sentivo addosso la morte. Poi guardavo loro, i sopravvissuti, e nei loro occhi vedovo la forza della vita. Vedevo tutta la vita che avevano vissuto: avevano vissuto anche per chi non era tornato.}</em></p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">26 maggio 2023</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Venerdì 26 maggio 2023 vado a Gorizia: è la settimana del <a href="https://www.laltrove.com/estoria-festival-internazionale-della-storia-a-gorizia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Festival èStoria</a> e ci sono tanti appuntamenti super interessanti. Uno si intitola &#8220;Cellulari in città, storia di Cecilia e Rosa. Un nuovo percorso di vita e significato di monumenti, lapidi, targhe&#8221;: è un lavoro svolto da alcune classi delle superiori e riguarda queste due partigiane arrestate durante la Seconda Guerra Mondiale. Rosa Cantoni fu poi deportata a Ravensbrück e rientrò in Italia nell&#8217;ottobre del 1945. Cecilia Deganutti fu uccisa il 4 aprile 1945 nella Risiera di San Sabba a Trieste.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Quando arrivo alla Mediateca Ugo Casiraghi, vedo fra il pubblico una quarantina di studenti: gli interpreti dei video che andremo a vedere a breve. Li guardo con tenerezza, e probabilmente loro vedono in me una extraterrestre. O forse non mi vedono proprio.<br>Introducendo l&#8217;incontro, <a href="https://www.anpiudine.org/anpi-provinciale-di-udine-partecipa-a-estoria/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Antonella Lestani e Benedetto Parisi dell&#8217;ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d&#8217;Italia) di Udine</a> spiegano come è stato gestito il lavoro: il racconto biografico di queste due donne, la progettazione, la scrittura dei testi, le riprese video e il montaggio sono stati eseguiti da queste due classi del Liceo Scientifico Marinelli di Udine.<br>Boom!<br>Non posso crederci. <br>Mi giro e li guardo.<br>Fra tutte le scuole della regione, proprio due classi del Marinelli avevano realizzato questo progetto!<br>Vengono introdotte anche tre loro insegnanti che hanno collaborato a questa attività. Una di loro è Sabrina Candussio: non era una mia professoressa, ma nel 1999 è stata una delle insegnanti che mi ha accompagnato a Dachau e a Mauthausen.<br>Mi giro di nuovo: e la vedo.<br>Continuo a sgranare gli occhi. Mi sembrano coincidenze incredibili.<br>Stento a crederci, ma è così.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Dopo le presentazioni e le introduzioni del caso, vediamo i video realizzati dagli studenti.<br>Questi ragazzi sono andati in giro, fra le strade di Udine, a cercare i luoghi che hanno determinato l&#8217;attività partigiana di queste due donne: con i loro occhi moderni, hanno riportato all&#8217;oggi le storie di Cecilia Deganutti e Rosa Cantoni, le loro convinzioni, i loro ideali, la loro forza, la loro lealtà, il loro coraggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Quando alla fine dell&#8217;incontro Antonella Lestani chiede se qualcuno vuole intervenire, vorrei alzare la mano e dire che, anche se ci allontanano più di vent&#8217;anni, io e questi ragazzi abbiamo qualcosa in comune: abbiamo fatto il Marinelli, abbiamo raccontato una storia &#8220;simile&#8221; (io con le parole e loro soprattutto con le immagini) e con noi c&#8217;era la professoressa Candussio.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ma non lo faccio. Sto ferma.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Poi quando tutti si alzano, vado da Candussio e a lei sì: a lei ricordo tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fine prima parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Foto in alto: gli studenti del Liceo Marinelli assieme alla professoressa Sabrina Candussio e a Paolo Spezzotti (allora presidente della sezione ANED &#8211; Associazione Nazionale ex Deportati &#8211; di Udine) a Mauthausen il 16 maggio 1999.</em></p>
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		<title>6 novembre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2025 10:11:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>1980. 2005. E poi oggi Tante volte mi sono fermata a guardare il Ponte del Diavolo e il Natisone, e a creare un parallelo con lo Stari Most e la Neretva. L&#8217;altezza, l&#8217;arcata, il color verde dell&#8217;acqua, lo sguardo che precipita nel vuoto e la sensazione di appartenere a entrambe le terre. A entrambe le acque.Fin da quando ero bambina, Cividale del Friuli è sempre stata per me un&#8217;isola sicura, un porto tranquillo dove ritrovarmi a respirare, a riprendere fiato. Mi ha sempre donato una sensazione di serenità. Forse perché lì sono nata. Nello stesso luogo in cui ho visto per la prima volta la vita, ho conosciuto però anche il grande dolore della morte. E forse per questo, da allora, faccio fatica a guardarla con gli stessi occhi. Forse per questo quando sono a Cividale, molto spesso penso di essere altrove. E guardare il Natisone dal Ponte del Diavolo mi porta subito a quel 6 novembre 2005 lungo la Narenta: stesso giorno, 25 anni di distanza. 25 anni di vita.25 anni di vita che mi avevano condotto lì, in una giornata di sole radioso e di aria avvolgente, con uno degli autunni più caldi che la Bosnia Erzegovina avesse [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">1980. 2005. E poi oggi</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Tante volte mi sono fermata a guardare il Ponte del Diavolo e il Natisone, e a creare un parallelo con lo Stari Most e la Neretva. L&#8217;altezza, l&#8217;arcata, il color verde dell&#8217;acqua, lo sguardo che precipita nel vuoto e la sensazione di appartenere a entrambe le terre. A entrambe le acque.<br>Fin da quando ero bambina, <a href="https://www.laltrove.com/chi-sono-corinna-sabbadini-laltrove/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cividale del Friuli</a> è sempre stata per me un&#8217;isola sicura, un porto tranquillo dove ritrovarmi a respirare, a riprendere fiato. Mi ha sempre donato una sensazione di serenità. Forse perché lì sono nata.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Nello stesso luogo in cui ho visto per la prima volta la vita, ho conosciuto però anche il grande dolore della morte. E forse per questo, da allora, faccio fatica a guardarla con gli stessi occhi. <br>Forse per questo quando sono a Cividale, molto spesso penso di essere altrove.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">E guardare il Natisone dal Ponte del Diavolo mi porta subito a quel 6 novembre 2005 lungo la Narenta: stesso giorno, 25 anni di distanza. 25 anni di vita.<br>25 anni di vita che mi avevano condotto lì, in una giornata di sole radioso e di aria avvolgente, con uno degli autunni più caldi che la Bosnia Erzegovina avesse mai visto, con una maglietta con le maniche corte, seduta su un muretto davanti allo Stari Most, mentre al telefono salutavo chi dall&#8217;Italia mi chiamava per gli auguri. <br>25 anni: &#8220;che bel compleanno&#8221; avevo pensato allora. <br>(poi capisci che ogni compleanno è più bello del precedente).<br>Nei miei occhi si rifletteva tutta la bellezza che mi circondava.<br>Dai miei occhi la proietto ora, quando attraverso il Ponte del Diavolo e guardo il fluire della corrente. Alla ricerca di quella serenità che mi ha sempre dato, di quell&#8217;armonia di suoni e di colori. La mia acqua. La mia terra.<br>E anche se non la ritrovo sempre, so che un giorno c&#8217;è stata, ha abitato in me: e questo è già importante.</p>
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		<title>Da Aquileia a Grado lungo il fiume Natissa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 May 2024 17:38:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scoprendo]]></category>
		<category><![CDATA[Udine]]></category>
		<category><![CDATA[APT Gorizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con un battello dell&#8217;APT Gorizia Quando ho scoperto che è stata attivata una linea marittima che collega Aquileia a Grado, ho organizzato subito una gita.E così, giovedì mattina, una volta giunta ad Aquileia, dopo aver costeggiato il porto fluviale, sfiorato il foro romano, salutato il campanile, oltrepassato il museo archeologico e fatto un salto al mercato, sono arrivata al fiume Natissa dove il battello era in attesa.Siccome la laguna ha i suoi ritmi e le sue maree, la partenza è slittata di un&#8217;ora: fino a quando, cioè, l&#8217;acqua si è alzata e ha permesso la navigazione. Il tempo della gita consente di prendere quell&#8217;ora come una piacevole ora in più al sole. Una volta partiti, siamo scivolati lentamente lungo il fiume Natissa.Quanto è bello questo nome: pronuncialo ad alta voce, come un richiamo. A me sembra di vedere una donna uscire dalle sue acque, con i capelli scompigliati dal vento e un peplo bianco asciutto. Ai nostri lati, la campagna ancora verde di Aquileia si allarga verso la pianura e raggiunge le colline e le Prealpi, ancora innevate. L&#8217;aria è pungente, il vento suona fra i canneti e gli uccelli ci evitano nella loro quotidianità: cigni, cormorani, anatre, aironi e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Con un battello dell&#8217;APT Gorizia</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Quando ho scoperto che è stata attivata una linea marittima che collega Aquileia a Grado, ho organizzato subito una gita.<br>E così, giovedì mattina, una volta giunta ad Aquileia, dopo aver costeggiato il porto fluviale, sfiorato il foro romano, salutato il campanile, oltrepassato il museo archeologico e fatto un salto al mercato, sono arrivata al fiume Natissa dove il battello era in attesa.<br>Siccome la laguna ha i suoi ritmi e le sue maree, la partenza è slittata di un&#8217;ora: fino a quando, cioè, l&#8217;acqua si è alzata e ha permesso la navigazione. <br>Il tempo della gita consente di prendere quell&#8217;ora come una piacevole ora in più al sole.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="769" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/La-campagna-1024x769.jpg" alt="La campagna" class="wp-image-3132" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/La-campagna-1024x769.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/La-campagna-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/La-campagna-768x576.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/La-campagna.jpg 1279w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La campagna</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Una volta partiti, siamo scivolati lentamente lungo il fiume Natissa.<br>Quanto è bello questo nome: pronuncialo ad alta voce, come un richiamo. A me sembra di vedere una donna uscire dalle sue acque, con i capelli scompigliati dal vento e un peplo bianco asciutto. <br>Ai nostri lati, la campagna ancora verde di Aquileia si allarga verso la pianura e raggiunge le colline e le Prealpi, ancora innevate.</p>



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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">L&#8217;aria è pungente, il vento suona fra i canneti e gli uccelli ci evitano nella loro quotidianità: cigni, cormorani, anatre, aironi e folaghe ci ignorano mentre noi li ammiriamo nel loro habitat.<br>Sempre presente (anche se diventa più piccolo man mano che ci allontaniamo) il campanile ci ricorda che lì, proprio lì, c&#8217;è la basilica.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large is-resized"><img decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/Il-campanile-di-Aquileia-768x1024.png" alt="Il campanile di Aquileia" class="wp-image-3133" style="width:227px;height:auto" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/Il-campanile-di-Aquileia-768x1024.png 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/Il-campanile-di-Aquileia-225x300.png 225w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/Il-campanile-di-Aquileia.png 960w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il campanile di Aquileia</figcaption></figure>
</div></div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Lentamente ci immettiamo nella laguna.<br>Il vento aumenta. Lo sguardo si apre: alle nostre spalle le montagne, davanti a noi il mare. Da lì è l&#8217;<a href="https://www.laltrove.com/piccolo-dizionario-di-mitologia-lettera-a/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Adriatico</a>.<br>Il fondale è basso, si vede. Le briccole delimitano la rotta.<br>A destra e a sinistra piccole isole con i loro casoni, la loro vegetazione, il loro ordine. Piccoli mondi indipendenti, isolati, autonomi. Pare che proprio lì, gli aquileiesi si siano salvati da Attila, quando nel sesto secolo gli Unni distrussero la loro città secolare.</p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Con lo sguardo, seguo la costa: da una parte Marano Lagunare e Lignano Sabbiadoro, dall&#8217;altra (verso oriente) la strada sul mare, Belvedere e il santuario di Barbana.<br>Sull&#8217;acqua non c&#8217;è tanto traffico: incontriamo alcune barche &#8220;posteggiate&#8221; in relax e un paio di pescatori. Li saluto tutti, sbracciandomi come se non li vedessi da tanto tempo.<br>Grado diventa lentamente più definita, più vicina. Un altro campanile ci indica la via. Un&#8217;altra basilica.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large is-resized"><img decoding="async" width="769" height="1024" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/Il-santuario-di-Barbana-769x1024.jpg" alt="Il santuario di Barbana" class="wp-image-3130" style="width:292px;height:auto" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/Il-santuario-di-Barbana-769x1024.jpg 769w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/Il-santuario-di-Barbana-225x300.jpg 225w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/Il-santuario-di-Barbana-768x1023.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/Il-santuario-di-Barbana.jpg 960w" sizes="(max-width: 769px) 100vw, 769px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il santuario di Barbana</figcaption></figure>
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<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Seguiamo le indicazioni: da una parte si va verso Trieste e Barbana, dall’altra verso Lignano e Venezia. La prudenza non è mai abbastanza.<br><br>Quando arriviamo, dopo un’ora di navigazione, ci attende il sole.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow"><div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/Indicazioni-sulle-briccole-768x1024.png" alt="Indicazioni sulle briccole" class="wp-image-3131" style="width:178px;height:auto" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/Indicazioni-sulle-briccole-768x1024.png 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/Indicazioni-sulle-briccole-225x300.png 225w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/05/Indicazioni-sulle-briccole.png 960w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Indicazioni sulle briccole</figcaption></figure>
</div></div>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Il rientro</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il rientro, si sa, ha sempre un sapore diverso. Ma la bellezza e il silenzio della laguna avvicinano pensieri lenti e delicati.<br>Ora è Grado ad allontanarsi, mentre Aquileia ci attira a sé.<br>Il sole è dall&#8217;altra parte del cielo, e la luce è più bassa.<br>Il vento, invece, arriva sempre da est.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">«Dove? Kje? Uer? Dulà? Dove xe?»</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Da Aquileia a Grado lungo il fiume Natissa: la partenza è in via Dante 17 (tre volte al dì) e si arriva al Molo Torpediniere (da cui si riparte per altre tre volte), ogni giorno (escluso il lunedì) fino a domenica 1° settembre. <br>Il servizio è gestito dall&#8217;APT Gorizia, sul <a href="https://www.aptgorizia.it/servizi-marittimi/linea-marittima-aquileia-grado/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">loro sito</a> troverai tutte le informazioni necessarie (orari e costi) anche per andare a Trieste e a Lignano partendo da Grado!<br>Sui battelli è possibile portare la propria bici (che rimane riparata al chiuso!).</p>
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		<title>Slovensko Multimedialno Okno (SMO) – Finestra multimediale slovena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Mar 2024 18:25:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Museando]]></category>
		<category><![CDATA[Udine]]></category>
		<category><![CDATA[Natisone]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica/Gorizia 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Prealpi Giulie]]></category>
		<category><![CDATA[San Pietro al Natisone]]></category>
		<category><![CDATA[Slovensko Multimedialno Okno (SMO) – Finestra multimediale slovena]]></category>
		<category><![CDATA[SMO San Pietro al Natisone]]></category>
		<category><![CDATA[Špeter Slovenov]]></category>
		<category><![CDATA[Valli del Natisone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Museo di paesaggi e narrazioni Ma quanto è bella questa definizione? Leggi ad alta voce: &#8220;Museo di paesaggi e narrazioni&#8221;. Paesaggi e narrazioni: solo a pronunciare queste parole il pensiero si distende, il respiro rallenta e lo sguardo si rilassa.Siamo a San Pietro al Natisone, pochi chilometri a nord-est di Cividale del Friuli.Da Cividale, ho costeggiato il fiume Natisone e mi sono insinuata fra dolci colline che poi diventano velocemente le Prealpi Giulie. Aggiungo che una parte di me arriva da queste montagne, ma questa è un&#8217;altra storia.Torniamo a San Pietro al Natisone.Wikipedia mi dice che si può nominare in diverse lingue: Špiètar nel dialetto sloveno locale, San Pieri dai Sclavons in friulano, San Pietro degli Slavi toponimo storico italiano e Špeter Slovenov in sloveno standard. Un buon punto di partenza per comprendere la ricchezza storica e culturale di questa valle.Una valle che si estende a ventaglio e che comprende, oltra al Natisone, anche i suoi affluenti (l&#8217;Alberone, il Cosizza e l&#8217;Erbezzo). Su tutto domina il monte Matajur.(Quando sento nominare il Matajur, mi viene in mente un&#8217;immagine. Sabato 25 gennaio 1997, erano circa le 22. Io stavo tornando a casa a piedi &#8211; a Buttrio &#8211; mentre la luce della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Museo di paesaggi e narrazioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ma quanto è bella questa definizione? Leggi ad alta voce: &#8220;Museo di paesaggi e narrazioni&#8221;. Paesaggi e narrazioni: solo a pronunciare queste parole il pensiero si distende, il respiro rallenta e lo sguardo si rilassa.<br>Siamo a San Pietro al Natisone, pochi chilometri a nord-est di Cividale del Friuli.<br>Da Cividale, ho costeggiato il fiume Natisone e mi sono insinuata fra dolci colline che poi  diventano velocemente le Prealpi Giulie. <br>Aggiungo che una parte di me arriva da queste montagne, ma questa è un&#8217;altra storia.<br>Torniamo a San Pietro al Natisone.<br><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/San_Pietro_al_Natisone" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wikipedia</a> mi dice che si può nominare in diverse lingue: <em>Špiètar</em> nel dialetto sloveno locale, <em>San Pieri dai Sclavons</em> in friulano, <em>San Pietro degli Slavi</em> toponimo storico italiano e <em>Špeter Slovenov</em> in sloveno standard. Un buon punto di partenza per comprendere la ricchezza storica e culturale di questa valle.<br>Una valle che si estende a ventaglio e che comprende, oltra al Natisone, anche i suoi affluenti (l&#8217;Alberone, il Cosizza e l&#8217;Erbezzo). Su tutto domina il monte Matajur.<br>(Quando sento nominare il Matajur, mi viene in mente un&#8217;immagine. Sabato 25 gennaio 1997, erano circa le 22. Io stavo tornando a casa a piedi &#8211; a Buttrio &#8211; mentre la luce della luna illuminava ovunque. Illuminava anche il manto nevoso sul Matajur, lassù, che a sua volta rifletteva la sua luce. Era proprio una poesia.) <br>Torniamo a noi. Torniamo a San Pietro. Da qui, risalendo il Natisone per 12 chilometri, arrivi in Slovenia. Se poi continui ancora 9 chilometri sei a Caporetto. Proprio quella Caporetto. Quella della &#8220;disfatta di Caporetto&#8221;.<br>Ma noi rimaniamo a San Pietro, ed entriamo allo SMO: il museo dedicato al paesaggio culturale che scorre dalle Alpi Giulie al mare, dal Mangart al golfo di Trieste.<br>Non mi sono informata su questo museo: desideravo che fosse una scoperta. E così è stato.<br>Eccomi a girovagare in un museo che è lontano dalle &#8220;solite&#8221; esposizioni museali: non ha bacheche con oggetti in esposizione, ma strumenti multimediali che ti avvolgono nella storia e nella narrazione di questo territorio (da Tarvisio a Muggia), <strong>dove storicamente sono insediati da sempre gli sloveni</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Cosa troverai?</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Non vorrei svelare troppo, perché la bellezza della scoperta e della sorpresa è parte di questo museo.<br>Come racconta il suo nome, <strong>è uno sguardo sulle comunità slovene</strong> che vivono in Italia.<br>Ti dico che, su questa linea di confine (su cui, appunto, da sempre convivono sloveni e italiani) sono state individuate sette zone: Val Canale/Kanalska dolina, Val Resia/Rezija, Valli del Torre/Terske doline, Valli del Natisone/Nediške doline, Gorizia e il Collio/Gorica in Brda, Carso e mare/Kras in morje e Trieste e Istria/Trst in Istra. <br>Queste sette zone sono state presentate nelle otto installazioni del museo, e sono state rivelate da diversi punti di vista.<br>Qual è stata la mia preferita? Ne ho tante a parimerito.<br>Come la biblioteca parlante: scegli un libro dagli scaffali e lo appoggi su un tavolo, a quel punto senti la voce dell&#8217;autore che recita il suo scritto (in sloveno o in italiano), mentre un&#8217;immagine dei suoi luoghi (proiettata sul tavolo) arricchisce l&#8217;esperienza.<br>Come la radio con le musiche tipiche delle sette zone.<br>Come le cartoline sonore (e ce n&#8217;è una in cui <a href="https://www.laltrove.com/il-museo-della-bora-trieste-un-museo-dedicato-a-un-vento-laltrove/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la voce della Bora</a> ti fa venire freddo).<br>Come i paesaggi culturali che ti immergono nella narrazione di un luogo. O di un tempo.<br>Questa visita può essere anche un punto di partenza per una gita: scorri nell&#8217;<em>atlas</em> l&#8217;argomento che ti interessa, prendi le informazioni che ti servono e poi lo vai a visitare ciò che hai cercato. Non mi sono spiegata? Esatto: vai allo SMO, consulti l&#8217;<em>atlas</em> (una mappa interattiva dove sono indicati i mulini, le mulattiere, le malghe, le chiese e molto altro) e tutto sarà chiaro.<br>È un museo in cui vengono coinvolti tutti i sensi. Non mi credi? Allora non ti resta che visitarlo e verificare di persona.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="905" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/03/La-biblioteca-parlante.jpg" alt="La biblioteca parlante" class="wp-image-2832" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/03/La-biblioteca-parlante.jpg 960w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/03/La-biblioteca-parlante-300x283.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/03/La-biblioteca-parlante-768x724.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">La biblioteca parlante</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Slovensko Multimedialno Okno: «Dove? Kje? Uer? Dulà?»</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il museo si trova lungo la strada principale di San Pietro (in via Alpe Adria, 73): una volta lasciato sulla destra il municipio, si vede poche decine di metri più in là, sulla sinistra.<br>Difronte al &#8220;Paradiso dei golosi&#8221;.<br>È aperto ogni giorno dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 17.30.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Pausa caffè</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Come detto poco fa, il museo si trova difronte al &#8220;Paradiso dei golosi&#8221;. Non serve aggiungere altro.</p>
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		<title>La cotogna di Istanbul: il profumo del ricordo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Feb 2024 16:23:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrivendo]]></category>
		<category><![CDATA[Udine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venerdì 24 febbraio 2012 Oggi ti racconto di quando dodici anni fa ho organizzato una serata con Paolo Rumiz e La cotogna di Istanbul. Eravamo a Buttrio, in Villa di Toppo Florio.Ma parto ancora da più lontano, dal terzo anno all&#8217;università.Per un esame molto interessante in Storia del giornalismo e delle comunicazioni sociali avevo letto Maschere per un massacro (Editori Riuniti) di Paolo Rumiz. Già all&#8217;epoca era introvabile e così me lo aveva prestato un&#8217;amica. Non è proprio il libro di Rumiz più &#8220;facile&#8221; da leggere, anzi, ti mette subito difronte a fatti cruenti e ben spiegati accaduti durante gli anni della guerra nella ex Jugoslavia. Una guerra che all&#8217;epoca conoscevo poco.Quel testo sarebbe poi diventato uno dei principali titoli, assieme ad altri anche di Rumiz, della bibliografia della mia tesi.Questo per spiegarti come e perché mi sono approcciata al lavoro di Rumiz. Nel corso degli anni ho letto altri suoi libri, ed è stato sempre un piacere viaggiare con lui: mi sono lasciata accompagnare nei luoghi e nelle persone che incontrava.Quando poi è arrivata La cotogna di Istanbul&#8230; che dire? Ho già detto molto di questo libro in questo articolo: vai pure a scoprirlo. Ascolta la musica e poi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Venerdì 24 febbraio 2012</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Oggi ti racconto di quando dodici anni fa ho organizzato una serata con Paolo Rumiz e <em>La cotogna di Istanbul</em>. Eravamo a Buttrio, in Villa di Toppo Florio.<br>Ma parto ancora da più lontano, dal terzo anno all&#8217;università.<br>Per un esame molto interessante in Storia del giornalismo e delle comunicazioni sociali avevo letto <em>Maschere per un massacro</em> (Editori Riuniti) di Paolo Rumiz. Già all&#8217;epoca era introvabile e così me lo aveva prestato un&#8217;amica. Non è proprio il libro di Rumiz più &#8220;facile&#8221; da leggere, anzi, ti mette subito difronte a fatti cruenti e ben spiegati accaduti durante gli anni della guerra nella ex Jugoslavia. Una guerra che all&#8217;epoca conoscevo poco.<br>Quel testo sarebbe poi diventato uno dei principali titoli, assieme ad altri anche di Rumiz, della bibliografia della mia tesi.<br>Questo per spiegarti come e perché mi sono approcciata al lavoro di Rumiz. <br>Nel corso degli anni ho letto altri suoi libri, ed è stato sempre un piacere viaggiare con lui: mi sono lasciata accompagnare nei luoghi e nelle persone che incontrava.<br>Quando poi è arrivata <em>La cotogna di Istanbul</em>&#8230; che dire? Ho già detto molto di questo libro in questo articolo: <a href="https://www.laltrove.com/la-cotogna-di-istanbul-paolo-rumiz/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vai pure a scoprirlo</a>. Ascolta la musica e poi torna qua. <br>È una storia che leggi tutto d&#8217;un fiato, anche se spesso il fiato manca per la bellezza delle immagini che crea.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Poi un giorno</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Poi un giorno del 2011 ho pensato che potevo organizzare qualcosa per presentare la mia &#8220;attività&#8221;: all&#8217;epoca avevo da poco aperto la partita iva e mi sembrava una bella idea far conoscere in un modo un po&#8217; diverso dal solito <a href="https://www.laltrove.com/cosa-faccio-giornalista-ghostwriter-correttrice-di-testi-editing/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il mio lavoro</a>.<br>Penso e penso, e alla fine scrivo a Paolo Rumiz. Sì perché l&#8217;avevo incontrato l&#8217;8 novembre 2007 a &#8220;Fuorirotta&#8221;, un evento organizzato da <a href="https://www.laltrove.com/vicino-lontano-premio-terzani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vicino/lontano</a> nell&#8217;atrio della stazione dei treni di Udine, e gli avevo fatto una domanda proprio su <em>Maschere per un massacro</em>. Forse lui aveva ritenuto che fosse una domanda &#8220;interessante&#8221; perché mi aveva detto «Se hai altre domande, scrivimi qua» e aveva annotato la sua email sul libro (che nel frattempo ero riuscita ad acquistare).<br>Così gli ho mandato quella mail e gli ho spiegato un po&#8217; cosa mi sarebbe piaciuto fare. E lui ha detto che andava bene.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="650" height="432" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/02/Cartolina-La-cotogna-di-Istanbul-Il-profumo-del-ricordo.jpg" alt="Cartolina La cotogna di Istanbul - Il profumo del ricordo" class="wp-image-2746" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/02/Cartolina-La-cotogna-di-Istanbul-Il-profumo-del-ricordo.jpg 650w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/02/Cartolina-La-cotogna-di-Istanbul-Il-profumo-del-ricordo-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cartolina La cotogna di Istanbul &#8211; Il profumo del ricordo</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Allora ho iniziato a organizzare</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ho scelto <a href="https://www.laltrove.com/chi-sono-corinna-sabbadini-laltrove/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Buttrio</a> perché per me tutto è cominciato a Buttrio: i primi passi, le prime parole pronunciate e poi quelle scritte. Tutto, da quando avevo 1 anno a quando ne ho avuti tanti di più, ha avuto inizio a Buttrio. Ho avuto la fortuna di partire tante volte per viaggi, per studio e per lavoro, ma alla fine sempre a Buttrio tornavo.<br>Mi è sembrato naturale organizzare lì questa serata. E Villa di Toppo Florio è il palazzo storico, artistico e culturale che più identifica e rappresenta l&#8217;intero Comune, anche fuori dai suoi lievi confini.  </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ho scelto <em>La cotogna di Istanbul</em> (ed. Feltrinelli) per i motivi che un po&#8217; vi ho già raccontato nell&#8217;<a href="https://www.laltrove.com/la-cotogna-di-istanbul-paolo-rumiz/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">altro articolo</a>. E un po&#8217; perché il libro tocca molti tasti importanti della mia vita. E un po&#8217; perché nel suo cammino ci accompagna in alcune città che ho reso mie con pazienza e curiosità: Sarajevo, Vienna, Atene, Istanbul e Trieste. E un po&#8217; perché ci porta dentro il linguaggio e ci mostra come si arricchisce grazie alle migrazioni delle persone e di come la lingua stessa sia viva e in continua evoluzione. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">L&#8217;immagine che ho scelto per questa serata è la Vijećnica: la Biblioteca Nazionale di Sarajevo.<br>La biblioteca è il luogo per eccellenze dove vengono custoditi i libri, e <em>La cotogna di Istanbul</em> è un libro.<br>Inoltre, volevo ricordare il bombardamento del 25 agosto 1992, quando la Vijećnica fu colpita e incendiata dalle milizie serbe che assediavano la città: non era un obiettivo militare, si voleva colpire e distruggere uno dei tanti simboli della storica convivenza multireligiosa della Bosnia ed Erzegovina.<br>Lì dentro riposavano milioni di libri, giornali, documenti, incunaboli e manoscritti antichi che testimoniavano i secoli di vita di tutti i cittadini di Sarajevo e di tutte le fedi qui esistite.<br>Anche questo tentativo di genocidio culturale perpetrato ai danni della Bosnia ed Erzegovina durante gli anni della guerra è moralmente fallito, infatti, durante i bombardamenti e rischiando la loro vita, i sarajevesi hanno tentato di spegnere con secchi pieni d&#8217;acqua il fuoco che bruciava le sale, i mobili e i libri: perché volevano salvare la Storia della loro città e della loro Nazione.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Quello che noi, cittadini europei, non abbiamo capito allora e stentiamo a comprendere adesso<br>è che in quelle fiamme è bruciata anche la nostra Storia, il nostro Diritto,<br>la nostra Europa, la nostra idea di Civiltà.</p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Il profumo del ricordo</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">L&#8217;olfatto è il senso che più di tutti scatena nella mia mente i ricordi: è incontrollabile e imprevedibile, ma altrettanto preciso e immediato. Quando meno te l&#8217;aspetti, l&#8217;olfatto ti fa viaggiare indietro nel tempo: un ingrediente in un piatto, un fiore in una stanza, la polvere in una cantina, e altri centinaia di profumi che giacciono silenti nella nostra memoria e all&#8217;improvviso vengono percepiti e svegliati, riportando a galla dal passato immagini e parole ad essi collegati.<br>Leggendo <em>La cotogna di Istanbul</em>, e tornando con la mente nei luoghi che raccontava, i ricordi erano così potenti che si è spesso innestato il percorso inverso: dal ricordo ho ritrovato il profumo ad esso associato.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">E così, la sera di venerdì 24 febbraio 2012, Paolo Rumiz è arrivato a Buttrio con il treno, da Trieste. E abbiamo chiacchierato. Mentre in sala non volava una mosca, e alle nostre spalle calava il sole sulla pianura. <br>Poi abbiamo brindato con il Riesling prodotto nel Kahlenberg vicino a Vienna e abbiamo pensato a Max e Maša, mentre dentro di noi cantavamo <em>Žute dunje</em> e negli occhi brillava il riflesso del Bosforo.<br>Insomma, è stata <a href="https://www.youtube.com/watch?v=6Q5k0CcSnVM" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una serata indimenticabile</a>. E sono tanti i profumi che me la ricorderanno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:16px"><em>La foto della Vijećnica è di Lorenzo Fauvette.</em></p>
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		<title>La biblioteca comunale di Buttrio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2024 15:57:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibliotecando]]></category>
		<category><![CDATA[Udine]]></category>
		<category><![CDATA[Biblioteca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un venerdì verso le 18.30 È la prima volta che entro qua dentro. Mi guardo attorno e raggiungo la scrivania.«Buona sera. Mi farebbe piacere sapere se la mia iscrizione alla biblioteca è ancora attiva.»«Buona sera. Un attimo che verifico&#8230;»«Il numero della mia tessera è tre otto tre»«&#8230;» la bibliotecaria sorride «&#8230; è da un po&#8217; che non serve più la tessera&#8230; Qual è il suo nome?»OPS. In effetti è da un po&#8217; che non uso questa tessera: non ricordo quando è stata l&#8217;ultima volta che sono entrata nella biblioteca comunale di Buttrio&#8230; era il periodo della laurea. Probabilmente un po&#8217; dopo. Posso dire che allora la sede era al primo piano della &#8220;Casa del medico&#8221; in via Lungoroggia. Poi nel 2012 l&#8217;hanno spostata in via Cividale nella scuola elementare (nella scuola primaria, come si dice oggi), nella parte &#8220;vecchia&#8221;, in quell&#8217;aula semicircolare che per me è sempre stata avvolta da un alone di mistero. Quando ero bambina, la mia classe era nella parte nuova (appena inaugurata), mentre quello spazio era inutilizzato. So che una volta ci sono entrata con alcuni compagni di classe, forse solo per guardarci dentro, non ricordo esattamente. Quella forma particolare era suggestiva: chissà come mai era [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Un venerdì verso le 18.30</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">È la prima volta che entro qua dentro. Mi guardo attorno e raggiungo la scrivania.<br>«Buona sera. Mi farebbe piacere sapere se la mia iscrizione alla biblioteca è ancora attiva.»<br>«Buona sera. Un attimo che verifico&#8230;»<br>«Il numero della mia tessera è tre otto tre»<br>«&#8230;» la bibliotecaria sorride «&#8230; è da un po&#8217; che non serve più la tessera&#8230; Qual è il suo nome?»<br>OPS. In effetti è da un po&#8217; che non uso questa tessera: non ricordo quando è stata l&#8217;ultima volta che sono entrata nella biblioteca comunale di Buttrio&#8230; era il periodo della laurea. Probabilmente un po&#8217; dopo. Posso dire che allora la sede era al primo piano della &#8220;Casa del medico&#8221; in via Lungoroggia. <br>Poi nel 2012 l&#8217;hanno spostata in via Cividale nella scuola elementare (nella scuola primaria, come si dice oggi), nella parte &#8220;vecchia&#8221;, in quell&#8217;aula semicircolare che per me è sempre stata avvolta da un alone di mistero. Quando ero bambina, la mia classe era nella parte nuova (appena inaugurata), mentre quello spazio era inutilizzato. So che una volta ci sono entrata con alcuni compagni di classe, forse solo per guardarci dentro, non ricordo esattamente. Quella forma particolare era suggestiva: chissà come mai era stata pensata e realizzata così.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%"><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="767" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/01/Biblioteca-comunale-di-Buttrio-la-scritta-Caseificio-1024x767.jpg" alt="Biblioteca comunale di Buttrio - la scritta Caseificio" class="wp-image-2560" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/01/Biblioteca-comunale-di-Buttrio-la-scritta-Caseificio-1024x767.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/01/Biblioteca-comunale-di-Buttrio-la-scritta-Caseificio-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/01/Biblioteca-comunale-di-Buttrio-la-scritta-Caseificio-768x576.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/01/Biblioteca-comunale-di-Buttrio-la-scritta-Caseificio.jpg 1281w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Biblioteca comunale di Buttrio<br>la scritta &#8220;Caseificio&#8221;</figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Dal 15 dicembre 2018, la sede attuale invece è nel palazzo che un tempo ospitava la latteria di Buttrio: sul muro che volge verso via Divisione Julia, c&#8217;è ancora la scritta originale &#8220;Caseificio&#8221;. Ma che meraviglia: ridare una nuova veste a un edificio storico, sorto con un altro scopo. Lì vicino c&#8217;è anche il Centro di Aggregazione Giovanile &#8220;FREE&#8221;. Quindi i giovani qua non mancano mai.</p>
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</div>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">La &#8220;mia prima&#8221; biblioteca </h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Oggi ti ho portato a Buttrio perché <a href="https://www.laltrove.com/chi-sono-corinna-sabbadini-laltrove/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">a Buttrio sono cresciuta</a>. Dopo aver parlato della <a href="https://www.laltrove.com/biblioteca-guarneriana-san-daniele-del-friuli/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Biblioteca Guarneriana</a> di San Daniele del Friuli, mi sembrava bello dedicare questo spazio alla prima biblioteca che ho frequentato. E che, fra le altre cose, si trovava in una sede ancora diversa da quelle descritte qua sopra. La prima volta che ci sono entrata, la sera di quel venerdì 6 ottobre 1989, sono entrata nel municipio di Buttrio e sono scesa lungo le scale che portavano al piano seminterrato: è lì che sulla tessera numero 383 compilata dalla signorina della biblioteca ho firmato come se seguissi le righe dei quaderni di quarta elementare (stesse proporzioni).</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Il podio dei lettori (odierni)</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Parlando con la bibliotecaria Stella Subiaz, mi incuriosiva sapere chi erano i lettori che più hanno frequentato la biblioteca l&#8217;anno scorso. Non volevo sapere nomi e cognomi: ero interessata all&#8217;età, e sono rimasta piacevolmente colpita. <br>Al terzo posto c&#8217;è una bambina di 7 anni che ha preso 113 libri in prestito: set-te-an-ni-cen-to-tre-di-ci-li-bri! Ma che gioia!<br>Al secondo posto un signore di 51 anni che ne ha letti 115. Non male, direi.<br>E sul gradino più alto del podio sale di nuovo lei: una ragazzina di 11 anni che si è portata a casa 117 titoli! Scrivo &#8220;di nuovo&#8221; perché anche nel 2022 è stata lei la lettrice più vorace di parole di Buttrio con ben 137 libri divorati in un anno. Ma che meraviglia!<br>Per quanto riguarda la classifica dei libri più letti nel 2023, ne troviamo tre a pari merito con otto &#8220;prestiti&#8221; ciascuno: &#8220;Cenere alla cenere&#8221; di Roberto Costantini, &#8220;I patrioti&#8221; di Sana Krasikov e &#8220;Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey&#8221; di Mary Ann Shaffer &amp; Annie Barrows.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Diamo i numeri</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Sappi che se oggi entri nella biblioteca di Buttrio, puoi scegliere cosa leggere fra 18.269 titoli. E se non trovi quello che cerchi fra questi 18.269 titoli non preoccuparti: la biblioteca comunale di Buttrio fa parte del <a href="https://www.sbcividalese.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sistema Bibliotecario del Cividalese</a>, quindi la ricerca si può estendere alle biblioteche di questo circuito.<br>Se non sei fra i 35 nuovi utenti registrati l&#8217;anno scorso, e nemmeno fra gli altri 2.341 che erano già iscritti, puoi rimediare facilmente: leggi qua sotto dove si trova la biblioteca e quando è aperta.<br>Ti avviso: non riceverai una tessera verde come la mia, ma non farti scoraggiare da questo dettaglio!</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">«Dove? Kje? Uer? Dulà?»</h2>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Come ti ho scritto qualche riga qua sopra, la <a href="https://www.comune.buttrio.ud.it/servizi/servizi-al-cittadino/vivere-il-tempo-libero-e-la-cultura/biblioteca-comunale" target="_blank" rel="noreferrer noopener">biblioteca comunale di Buttrio</a> (dedicata al Premio Nobel per la medicina nel 1986, Rita Levi Montalcini) si trova in via Divisione Julia 39/a (vicino al cavalcavia della ferrovia): è la strada principale di Buttrio, quella che ti fa entrare in paese dalla statale.<br>La biblioteca è aperta il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle 16.00 alle 19.00, e il sabato dalle 09.30 alle 12.30.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/01/Biblioteca-comunale-di-Buttrio-la-targa-Rita-Levi-Montalcini-1024x768.jpg" alt="Biblioteca comunale di Buttrio - la targa Rita Levi Montalcini" class="wp-image-2563" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/01/Biblioteca-comunale-di-Buttrio-la-targa-Rita-Levi-Montalcini-1024x768.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/01/Biblioteca-comunale-di-Buttrio-la-targa-Rita-Levi-Montalcini-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/01/Biblioteca-comunale-di-Buttrio-la-targa-Rita-Levi-Montalcini-768x576.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/01/Biblioteca-comunale-di-Buttrio-la-targa-Rita-Levi-Montalcini.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Biblioteca comunale di Buttrio &#8211; la targa dedicata a &#8220;Rita Levi Montalcini&#8221;</figcaption></figure>
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		<title>Estensioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jul 2023 17:06:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festivalando]]></category>
		<category><![CDATA[Udine]]></category>
		<category><![CDATA[Bottega Errante Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Dentro le letterature di confine]]></category>
		<category><![CDATA[Estensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Estensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Pesariis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Val Pesarina arrivo &#8220;Estensioni&#8221; significa: mi estendo verso est. Beh, non proprio, ma diciamo che questo significato mi piace e lo trovo adatto sia al nome che Bottega Errante Edizioni ha dato a una sua collana (avevo scritto qualcosa su Il padre&#160;di Miljenko Jergović) sia al Festival che proprio l&#8217;Associazione Culturale Bottega Errante organizza da due anni in Val Pesarina.Conosci la Val Pesarina? È la valle del tempo.E la suggestione che vivi lì è talmente manifesta che alle volte provi una percezione del tempo diverso dal solito, quasi dilatato. O sospeso.Sarà l&#8217;aria di montagna. Saranno i diversi orologi disseminati nelle stradine di Pesariis, che ti ricordano di continuo che ora è, ma che ti impongono prima di tutto ad osservarli con attenzione. Sarà che quando la raggiungi, sei lì quasi sempre per riposarti e rilassarti, e questa condizione di per sé fa vivere il tempo in modo diverso.Sì, sarà sicuramente per questo motivo.E siccome il Festival si definisce &#8220;Dentro le letterature di confine&#8221;, l&#8217;estensione non è solo nel tempo, ma è anche nello spazio. Nello spazio che occupa un confine. Nello spazio che precede e che segue un confine. Nello spazio che serve a creare un confine. Nello spazio di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Val Pesarina arrivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">&#8220;Estensioni&#8221; significa: mi estendo verso est. <br>Beh, non proprio, ma diciamo che questo significato mi piace e lo trovo adatto sia al nome che <a href="https://www.laltrove.com/bottega-errante-edizioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bottega Errante Edizioni</a> ha dato a una sua collana (avevo scritto qualcosa su <a href="https://www.laltrove.com/il-padre-bottega-errante/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Il padre</em></a>&nbsp;di Miljenko Jergović) sia al Festival che proprio l&#8217;Associazione Culturale Bottega Errante organizza da due anni in Val Pesarina.<br>Conosci la Val Pesarina? È la valle del tempo.<br>E la suggestione che vivi lì è talmente manifesta che alle volte provi una percezione del tempo diverso dal solito, quasi dilatato. O sospeso.<br>Sarà l&#8217;aria di montagna. <br>Saranno i diversi orologi disseminati nelle stradine di Pesariis, che ti ricordano di continuo che ora è, ma che ti impongono prima di tutto ad osservarli con attenzione. <br>Sarà che quando la raggiungi, sei lì quasi sempre per riposarti e rilassarti, e questa condizione di per sé fa vivere il tempo in modo diverso.<br>Sì, sarà sicuramente per questo motivo.<br>E siccome il Festival si definisce <strong>&#8220;Dentro le letterature di confine&#8221;</strong>, l&#8217;estensione non è solo nel tempo, ma è anche nello spazio. <br>Nello spazio che occupa un <a href="https://www.laltrove.com/parola/definizione-termine-confine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">confine</a>. <br>Nello spazio che precede e che segue un confine. <br>Nello spazio che serve a creare un confine. <br>Nello spazio di chi vive un confine. <br>Nello spazio che un confine porta via, sottrae alla vita.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Ma di cosa si parla?</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">A questa domanda rispondo con un po&#8217; di <a href="https://www.festivalestensioni.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vaghezza</a>. Di confini, mi sembra scontato. Ma di confini vissuti, attraversati, subiti, temuti e superati da diverse prospettive: quella del cibo, quella dell&#8217;antropologia, quella della camminata, quella della musica e quella della scrittura.<br>Si parla anche di montagna, di lupi, di erbacce, di poesia e di clavicembali. Sì, hai letto bene: clavicembali. </p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">«Dove? Kje? Uer? Dulà?»</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il Val Pesarina, e fin qua ci siamo. Per i dettagli: esplora la <a href="https://www.thinglink.com/scene/1728198734983987877?buttonSource=viewLimits" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mappa</a> (carinissima): qui trovi tutto!<br>Manca il &#8220;quando?&#8221;: <strong>da venerdì 7 a domenica 9 luglio</strong>!<br>Allora dimmi: sei pronto per queste &#8220;estensioni&#8221;?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.thinglink.com/scene/1728198734983987877?buttonSource=viewLimits" target="_blank" rel="https://www.thinglink.com/scene/1728198734983987877?buttonSource=viewLimits noreferrer noopener"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="487" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/07/Estensioni-in-Val-Pesarina-mappa-1024x487.jpeg" alt="Estensioni in Val Pesarina - mappa" class="wp-image-2151" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/07/Estensioni-in-Val-Pesarina-mappa-1024x487.jpeg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/07/Estensioni-in-Val-Pesarina-mappa-300x143.jpeg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/07/Estensioni-in-Val-Pesarina-mappa-768x365.jpeg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/07/Estensioni-in-Val-Pesarina-mappa.jpeg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Estensioni in Val Pesarina &#8211; mappa</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"></p>
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		<title>Il campanile di Buttrio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jun 2023 08:05:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scampanando]]></category>
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		<category><![CDATA[Tor di Buri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tor di Buri &#8211; L&#8217;orologio è al contrario!&#8211; In che senso?&#8211; Per leggere l&#8217;ora devi metterti a testa all&#8217;ingiù: le sei sono al posto delle dodici e viceversa.&#8211; Ma perché?Non so quante volte mi è stata fatta questa domanda e altrettante volte non ho saputo dare una risposta esauriente.Sì, perché l&#8217;orologio del campanile della chiesa parrocchiale di Buttrio (dedicata a Santa Maria Assunta) è così: al contrario. Ma ci torniamo più tardi: ora ti racconto qualcosa sulla sua storia. Qualcosa sulla sua storia Sembra che già nel 1606 ci fosse un campanile e che si trovasse in una posizione diametralmente opposta all&#8217;abside rispetto a dove lo vediamo noi oggi. Il primo è stato abbattuto, questo è lì dal 1828. O meglio: i lavori di costruzione sono iniziati nel 1828 (seguendo il progetto dell&#8217;ingegner Leonardo Prisani) e sono stati completati solo nel 1936. Nel mentre, l&#8217;orologio fu realizzato tra il 1836 ed il 1837 da Domenico Bosco di Medea, e le tre campane nuove (appena fuse nella fonderia di Sebastiano Broili a Udine) arrivarono nel 1840 quando venne completata la cella campanaria (progettata dall&#8217;ingegner Antonio Nussi), su cui venne posizionato un coperto provvisorio, sostituito nel 1843 con un&#8217;altra copertura temporanea [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Il <em>tor di Buri</em></h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">&#8211; L&#8217;orologio è al contrario!<br>&#8211; In che senso?<br>&#8211; Per leggere l&#8217;ora devi metterti a testa all&#8217;ingiù: le sei sono al posto delle dodici e viceversa.<br>&#8211; Ma perché?<br>Non so quante volte mi è stata fatta questa domanda e altrettante volte non ho saputo dare una risposta esauriente.<br>Sì, perché l&#8217;orologio del campanile della chiesa parrocchiale di <a href="https://www.laltrove.com/chi-sono-corinna-sabbadini-laltrove/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Buttrio</a> (dedicata a Santa Maria Assunta) è così: al contrario. Ma ci torniamo più tardi: ora ti racconto qualcosa sulla sua storia.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Qualcosa sulla sua storia</h2>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Sembra che già nel 1606 ci fosse un campanile e che si trovasse in una posizione diametralmente opposta all&#8217;abside rispetto a dove lo vediamo noi oggi. Il primo è stato abbattuto, questo è lì dal 1828. O meglio: i lavori di costruzione sono iniziati nel 1828 (seguendo il progetto dell&#8217;ingegner Leonardo Prisani) e sono stati completati solo nel 1936. <br>Nel mentre, l&#8217;orologio fu realizzato tra il 1836 ed il 1837 da Domenico Bosco di Medea, e le tre campane nuove (appena fuse nella fonderia di Sebastiano Broili a Udine) arrivarono nel 1840 quando venne completata la cella campanaria (progettata dall&#8217;ingegner Antonio Nussi), su cui venne posizionato un coperto provvisorio, sostituito nel 1843 con un&#8217;altra copertura temporanea che rimase tale fino al 1936 (quando vennero ultimati il tamburo e la piramide, e fu posizionata la guglia).</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Il-campanile-di-Buttrio-576x1024.jpg" alt="Il campanile di Buttrio" class="wp-image-2109" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Il-campanile-di-Buttrio-576x1024.jpg 576w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Il-campanile-di-Buttrio-169x300.jpg 169w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Il-campanile-di-Buttrio.jpg 675w" sizes="auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il campanile di Buttrio</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Quindi quelle campane sono lì dal 1840? No: durante la Grande Guerra gli austriaci se le portarono via, e i buttriesi dovettero aspettare il 1921 per ascoltare il suono delle tre nuove campane prodotte sempre nella fonderia Broili.<br>Quindi quelle tre campane sono lì dal 1921? Non esattamente: nel 1938 la campana mezzana si incrinò, e solo nel 1953 fu tolta e sostituita con una nuova campana realizzata dalla fonderia De Poli. In quei 15 anni, la mezzana fu utilizzata anche se il suo suono era compromesso. Quando venne fusa, vi incisero la frase in latino (che ancora si può leggere) &#8220;Rotta, gemette per 15 anni&#8221;: chissà che tipo di suono emetteva.  </p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Musica per le mie orecchie</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">A me piace sentire il rintocco delle campane. E confesso: non sapevo esistesse un sistema per suonarle tipico della mia terra, il <strong>sistema a slancio &#8220;friulano&#8221;</strong>. Ebbene sì: è di fatto una variante tecnica della classica suonata a slancio e si è sviluppata in Friuli Venezia Giulia e dintorni (un po&#8217; in quello che ora è territorio sloveno e un po&#8217; nel Veneto) probabilmente verso la fine del XVI secolo. La principale differenza con lo slancio tradizionale è la sincronia del suono: questa viene garantita dal fatto che tutte le campane possiedono lo stesso raggio di oscillazione (ovvero: la distanza tra la bocca della campana e l’asse di rotazione è la stessa), per questo motivo vengono posizionati degli appositi isolatori di diverse lunghezze tra il ceppo e le campane. Questa è la particolarità che permette alle campane di suonare in modo sincronizzato. <br>In genere le campane sono tre: la più piccola ha il suono più alto (il mi), la mezzana ha quello intermedio (il re) e la più grande quello più grave (il do). La sequenza del suono è mi-re-do, mi-re-do, mi-re-do,&#8230; e così via.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Torniamo a Buttrio</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Le<a href="https://www.youtube.com/watch?v=CY4le7wVaxo" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> tre campane di Buri</a> sono in mi crescente, in re crescente e in do crescente.<br>Con i loro 3.950 chilogrammi di peso, scandiscono il tempo delle giornate: ogni ora (allo scossare dell&#8217;ora e due minuti più tardi) la campana grande ci dice che ora è; alla mezz&#8217;ora, la campana piccola ci ricorda che sono passati 28 minuti dall&#8217;ultimo rintocco.<br>Ogni giorno, alle 7, la campana piccola suona l&#8217;Ave Maria del mattino.<br>Ogni giorno, alle 12, la mezzana suona l&#8217;Angelus.<br>Ogni giorno, alle 20.30, la campana piccola suona l&#8217;Ave Maria della sera.<br>Ogni giorno.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Le-tre-campane-del-campanile-di-Buttrio-1024x576.jpg" alt="Le tre campane del campanile di Buttrio" class="wp-image-2110" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Le-tre-campane-del-campanile-di-Buttrio-1024x576.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Le-tre-campane-del-campanile-di-Buttrio-300x169.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Le-tre-campane-del-campanile-di-Buttrio-768x432.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Le-tre-campane-del-campanile-di-Buttrio-1536x864.jpg 1536w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Le-tre-campane-del-campanile-di-Buttrio-2048x1152.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Le tre campane del campanile di Buttrio</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Ma: l&#8217;orologio al contrario?</h2>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Guardalo: da lontano potrebbero sembrare le 11.18, e invece sono le 17.48. Se ti metti a testa in giù puoi verificare con i tuoi occhi.<br>La domanda iniziale era &#8220;Perché?&#8221;. Non c&#8217;è una risposta certa, quella più accreditata riguarda il carattere scherzoso e incline all’umorismo del suo progettista, l&#8217;architetto e professore di matematica Gian Battista Bassi: sembra che desiderasse dare all&#8217;orologio un tocco di originalità che in qualche modo richiamasse (e ricordasse) il suo spirito gioviale.<br>E se siamo qua a parlarne quasi due secoli dopo, possiamo dire che l&#8217;architetto Bassi ha raggiunto il suo scopo.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Lorologio-del-campanile-di-Buttrio-683x1024.jpg" alt="L'orologio del campanile di Buttrio" class="wp-image-2111" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Lorologio-del-campanile-di-Buttrio-683x1024.jpg 683w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Lorologio-del-campanile-di-Buttrio-200x300.jpg 200w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Lorologio-del-campanile-di-Buttrio-768x1152.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Lorologio-del-campanile-di-Buttrio.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">L&#8217;orologio del campanile di Buttrio</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">In realtà, ci sono altre ipotesi in merito a questa peculiarità di Buttrio: per scoprirle, potete <a href="http://www.buri.it/wp-content/uploads/2023/05/Visita-in-Campanile.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">partecipare alle visite</a> organizzate dalla Pro Loco Buri per domani (sabato 10) alle ore 10.00 e alle ore 12.00, e per domenica alle 15.00 e alle 17.00: non si potrà salire in cima al campanile, ma verrà raccontata la sua storia, saranno descritti gli elementi architettonici e svelate le altre ipotesi sull&#8217;orologio.<br>Inoltre, domani verso le 17.00 e domenica mattina prima e dopo la messa, il gruppo di <em>scampanotadôrs</em> di Buttrio si farà sentire: sarà una delle poche occasioni annuali in cui si potranno ascoltare le campane suonate a mano.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Diffida da chi si lamenta del suono delle campane: il loro rintocco ci riporta alla nostra terra, e la loro essenza è scandire il tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Le foto sono di Alberto Tavagnacco, un giovane <em>scampanotadôr</em></em> <em>di Buttrio che mi ha raccontato un po&#8217; di cose sul campanile: se parteciperai alle visite di questo fine settimana, troverai lui a narrarti la storia di questo famoso personaggio.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/il-campanile-di-buttrio/">Il campanile di Buttrio</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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		<title>Setemane de culture furlane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 May 2023 09:48:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festivalando]]></category>
		<category><![CDATA[Udine]]></category>
		<category><![CDATA[Friuli Venezia Giulia]]></category>
		<category><![CDATA[Setemane de culture furlane]]></category>
		<category><![CDATA[Settimana della Cultura Friulana]]></category>
		<category><![CDATA[Società Filologica Friulana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Settimana della cultura friulana La Società Filologica Friulana da dieci anni organizza questa &#8220;settimana di eventi&#8221; con lo scopo di far conoscere luoghi, personaggi, persone, storie e tradizioni friulane attraverso incontri, dibattici e spettacoli teatrali o musicali. Tutto questo facendo decine di tappe in altrettanti luoghi disseminati su tutto il territorio friulano. E quando scrivo &#8220;tutto&#8221;, intendo dire proprio tutto: da Venzone a Spilimbergo, da Sagrado a Erto, da Ovaro a Lucinico, da Pontebba a Pieris.Gli argomenti sono numerosissimi: Novella Cantarutti e Pier Paolo Pasolini, mons. Pietro Cocolin, Pre Toni Beline, il Trio Pakai, Erasmo da Valvasone, il Tagliamento, le Dolomiti, la linguistica, la toponomastica, la cucina, l&#8217;etnografia, il Rinascimento in Friuli e molto altro ancora. Ho segnato in agenda alcuni incontri Mi piacerebbe partecipare alla conferenza &#8220;I fratelli Mreule &#8211; Intellettuali delle nostre terre tra i nuovi confini e viaggi in terre lontane&#8221; dedicata a Carlo ed Enrico, soprattutto per conoscere meglio Enrico, amico di Carlo Michelstaedter e protagonista del libro &#8220;Un altro mare&#8221; di Claudio Magris. (Venerdì 19, ore 18.00, Cervignano del Friuli, Casa della Musica) Anche l&#8217;incontro &#8220;Daniele Farlati di San Daniele autore dell’Illyricum Sacrum&#8221; deve essere molto interessante: ci permetterà di scoprire la figura di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">La Settimana della cultura friulana</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">La <strong>Società Filologica Friulana</strong> da dieci anni organizza questa &#8220;settimana di eventi&#8221; con lo scopo di far conoscere luoghi, personaggi, persone, storie e tradizioni friulane attraverso incontri, dibattici e spettacoli teatrali o musicali. Tutto questo facendo decine di tappe in altrettanti luoghi disseminati su tutto il territorio friulano. E quando scrivo &#8220;tutto&#8221;, intendo dire proprio tutto: da Venzone a Spilimbergo, da Sagrado a Erto, da Ovaro a Lucinico, da Pontebba a Pieris.<br>Gli argomenti sono numerosissimi: Novella Cantarutti e Pier Paolo Pasolini, mons. Pietro Cocolin, Pre Toni Beline, il Trio Pakai, Erasmo da Valvasone, il Tagliamento, le Dolomiti, la linguistica, la toponomastica, la cucina, l&#8217;etnografia, il Rinascimento in Friuli e molto altro ancora.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Ho segnato in agenda alcuni incontri</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Mi piacerebbe partecipare alla conferenza &#8220;<strong>I fratelli Mreule &#8211; Intellettuali delle nostre terre tra i nuovi confini e viaggi in terre lontane</strong>&#8221; dedicata a Carlo ed Enrico, soprattutto per conoscere meglio Enrico, amico di Carlo Michelstaedter e protagonista del libro &#8220;Un altro mare&#8221; di Claudio Magris. <br>(Venerdì 19, ore 18.00, Cervignano del Friuli, Casa della Musica)</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Anche l&#8217;incontro &#8220;<strong>Daniele Farlati di San Daniele autore dell’Illyricum Sacrum</strong>&#8221; deve essere molto interessante: ci permetterà di scoprire la figura di questo gesuita sandanielese (nato il 22 febbraio 1690) nel racconto del suo testo enciclopedico “Illyricum Sacrum” sulla storia della chiesa cristiana nei Balcani, tutto questo attraverso la raccolta epistolare conservata proprio nella Biblioteca Guarneriana di San Daniele nei vari fascicoli del<br>manoscritto 272.<br>(Sabato 20, ore 17.00, San Daniele del Friuli, Civica Biblioteca Guarneriana)</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Poi c&#8217;è la conferenza &#8220;<strong>Galliano Zof, il cjantôr de contadinance</strong>” dedicata a questo poeta che si è occupato di studi di grammatica e di fonologica friulana, e che ha pubblicato numerosi studi sulle tradizioni e sulla cultura friulana.<br>(Giovedì 25, ore 20.30, Romans d&#8217;Isonzo, Centri Culturâl di Cjase Candussi-Pasiani)</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Anche l&#8217;incontro &#8220;<strong>Narratrici, cenerentole ed etnografe &#8211; Il femminile nei Racconti popolari friulani</strong>&#8220;, di cui ti ho parlato <a href="https://www.laltrove.com/estoria-festival-internazionale-della-storia-a-gorizia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nell&#8217;articolo dedicato a èStoria</a>, sarà interessante!<br>(Domenica 28, ore 12.30, Gorizia, Mediateca “Ugo Casiraghi”)</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">E infine il Teatro Incerto propone in anteprima &#8220;<strong>Noterelle/Storiis di Graziadio Isaia Ascoli</strong>&#8221; dove vengono presentati la vita e gli studi del linguista goriziano Graziadio Isaia Ascoli, e si celebrano i 150 anni della sua opera &#8220;Saggi ladini&#8221; in cui per la prima volta si descrisse l&#8217;identità e la specificità della lingua friulana e delle altre lingue ladine.<br>(Domenica 28, ore 20.30, Udine, Palazzo Mantica)<br><br>E ancora la &#8220;Fraie de Vierte&#8221; (la festa di primavera della Filologica), &#8220;ParoleParoleParole &#8211; l’ineffabile, l’incanto e la terra. Interventi di Arte Pubblica sulle orme di Pier Paolo Pasolini&#8221; (un ciclo di interventi artistici che mettono in relazione la poetica pasoliniana con alcuni luoghi significativi dell’esperienza del poeta e con le comunità che li abitano), il &#8220;Festival delle filande &#8211; L’eredità culturale sul Tagliamento (una serie di conferenze, mostre, presentazioni di libri e passeggiate che riconoscono il profondo valore dell’eredità culturale sul Tagliamento), la &#8220;Gorizia nascosta &#8211; Dall’alto da lontano &#8211; Corale di confine&#8221; (passeggiate lungo il confine), le presentazioni di libri, gli appuntamenti dedicati ai bambini e le varie mostre (fra cui &#8220;La Filologica Friulana &#8211; nelle sue vecchie pubblicazioni&#8221; a Cormons, nella vetrina della sede espositiva della Società Cormonese Austria, dal 18 al 28 maggio)<br></p>



<h1 class="wp-block-heading">#PASSIparole 2023</h1>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Questi incontri devono essere una meraviglia! A partire già dal nome! <br>È una serie di passeggiate curate dall’Ecomuseo Lis Aganis alla scoperta di luoghi poco conosciuti per scoprire le bellezze paesaggistiche del territorio, i vecchi sentieri, le curiosità e gli aneddoti raccontati da operatori museali, persone del luogo (i <em>local</em>), musicisti, poeti o attori.<br><a href="https://www.ecomuseolisaganis.it/it/f/560516/passiparole_2023.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Qua trovi</a> tutte le informazioni.<br></p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Giornata dei mulini aperti in Carnia</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Domenica 21 maggio sarà possibile visitare alcuni mulini carnici: è una iniziativa promossa dal Museo Carnico delle Arti Popolari “Michele Gortani’, in sintonia con le “Giornate europee dei mulini” (AIAMS) e la XII^ edizione della manifestazione italiana “Giornate dei mulini storici”.<br>Ti lascio l&#8217;elenco e gli orari di apertura:<br>Illegio (Tolmezzo) &#8211; Mulin dal Flec: 10-13 e 15-18<br>Cavazzo Carnico &#8211; Mulino di Gaspar: 10-13 e 15-18<br>Imponzo (Tolmezzo) &#8211; Mulino Morassi: 10-13 e 15-18<br>Arta Terme &#8211; Opifici idraulici di Valle: 10-12 e 14-16<br>Cercivento &#8211; Mulino di Croce: 10-13 e 14-16<br>Ovaro &#8211; Mulino Donada Baûs: 9.30-12.30 &#8211; Segheria Aplis: 10-13<br>Sostasio (Prato Carnico) &#8211; Mulino di Villa d’Arba: 15-19<br>Paluzza &#8211; Segheria di Casteon: 10-13, con guida 15-18</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Trê minûts di Friûl</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Da giovedì 18 a domenica 28, vai sul sito <a href="https://www.setemane.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.setemane.it</a> alle ore 15.00: ogni giorno andrà in onda un video di tre minuti in cui si parlerà di un evento storico, un personaggio , una tradizione popolare o un determinato argomento del Friuli!</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Feminis</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Dal 18 al 27 maggio, sempre sul sito <a href="https://www.setemane.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.setemane.it</a> ma alle ore 20.30, verranno presentati dei documentari che parlano di 10 donne friulane di oggi, protagonista della nostra vita sociale.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">E tu dove andrai?</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Sono sicura che in mezzo a tutto <a href="https://www.setemane.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questo calendario</a> troverai più di qualche appuntamento di tuo interesse, e sarà un modo per scoprire qualcosa di nuovo o per approfondire un argomento del Friuli che conoscevi poco! </p>
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		<title>vicino/lontano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2023 16:28:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festivalando]]></category>
		<category><![CDATA[Udine]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Rech]]></category>
		<category><![CDATA[No Sleep Till Shengal]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Terzani]]></category>
		<category><![CDATA[Tiziano Terzani]]></category>
		<category><![CDATA[vicino/lontano]]></category>
		<category><![CDATA[Zerocalcare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sguardi e parole sul mondo che cambia vicino/lontano è quel luogo in cui, camminando fra le vie di Udine, puoi incontrare Gigi Riva e Francesca Mannocchi, Marc Augé e Miljenko Jergović, Arianna Ciccone e Beppe Severgnini, Vera Politkovskaja e Lucio Caracciolo. E questi sono solo alcuni dei nomi che negli ultimi 19 anni sono stati ospiti di questo festival internazionale che dal 2005 porta nella città friulana profondi momenti di riflessione e confronto. vicino o lontano? vicino/lontano perché in realtà nel mondo in cui viviamo le distanze possono essere abbattute con un click o elevate con un giro di spalle. vicino/lontano sono le due facce di quella medaglia che giriamo spesso a piacimento senza capire che ruota così velocemente che le due immagini si sovrappongono fino a diventare una sola. vicino/lontano sono la notizia che riguarda il paese dove viviamo e quella che parla dell&#8217;altra parte del mondo: chi non ha capito che queste notizie hanno lo stesso valore è destinato a rimanere nel suo &#8220;vicino&#8221; pensando sempre che questo sia migliore del suo &#8220;lontano&#8221;. Premio Terzani Sì, perché il Festival &#8211; organizzato dall&#8217;Associazione Culturale vicino/lonano &#8211; è nato dedicando a Tiziano Terzani (uno dei primi giornalisti internazionali che ha [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-left" style="font-size:29px">Sguardi e parole sul mondo che cambia</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">vicino/lontano è quel luogo in cui, camminando fra le vie di Udine, puoi incontrare Gigi Riva e Francesca Mannocchi, Marc Augé e Miljenko Jergović, Arianna Ciccone e Beppe Severgnini, Vera Politkovskaja e Lucio Caracciolo. E questi sono solo alcuni dei nomi che negli ultimi 19 anni sono stati ospiti di questo festival internazionale che dal 2005 porta nella città friulana profondi momenti di riflessione e confronto. </p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">vicino o lontano?</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">vicino/lontano perché in realtà nel mondo in cui viviamo le distanze possono essere abbattute con un click o elevate con un giro di spalle. <br>vicino/lontano sono le due facce di quella medaglia che giriamo spesso a piacimento senza capire che ruota così velocemente che le due immagini si sovrappongono fino a diventare una sola. <br>vicino/lontano sono la notizia che riguarda il paese dove viviamo e quella che parla dell&#8217;altra parte del mondo: chi non ha capito che queste notizie hanno lo stesso valore è destinato a rimanere nel suo &#8220;vicino&#8221; pensando sempre che questo sia migliore del suo &#8220;lontano&#8221;.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="296" height="170" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/05/vicino-lontano-2023.png" alt="vicino/lontano Premio Terzani Udine 2023" class="wp-image-1895"/><figcaption class="wp-element-caption">vicino/lontano Premio Terzani Udine 2023</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Premio Terzani</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Sì, perché il Festival &#8211; organizzato dall&#8217;Associazione Culturale vicino/lonano &#8211; è nato dedicando a <strong>Tiziano Terzani</strong> (uno dei primi giornalisti internazionali che ha saputo cogliere e interpretare mondi lontani e riportali sulla carta, rendendoli comprensibili e più vicini a chi non li conosceva) il proprio Premio Letterario Internazionale, che ogni anno viene consegnato nel corso di una cerimonia che è il momento più importante del Festival.<br>La giuria, presieduta da Angela Terzani Staude, ha assegnato la 19^ edizione del Premio letterario internazionale Tiziano Terzani a <strong>Michele Rech</strong> (meglio conosciuto come <strong>Zerocalcare</strong>) per il suo libro <em><a href="https://baopublishing.it/prodotti/no-sleep-till-shengal/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>No Sleep Till Shengal</strong></a></em> (della Bao Publishing) motivando così la scelta: «Zerocalcare ci consegna un reportage di irresistibile presa fin dalla prima tavola, fin dal primo fumetto, che contiene già un universo di pensieri, una visione originale del mondo e l’impegno di una coscienza che è impossibile mettere a tacere».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che si fa?</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Il <a href="https://www.vicinolontano.it/programma/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">programma</a> è come sempre denso di ghiotte occasioni per l&#8217;alimentazione del nostro cervello: vai a studiarlo così poi ci vediamo a Udine. Fino a domenica 7 maggio ce n&#8217;è per tutti i gusti. Conferenze, letture, dibattiti, incontri, lezioni, mostre, concorsi per le scuole e spettacoli che puoi trovare un po&#8217; ovunque in centro città, e che presentano l&#8217;attualità attraverso attente analisi da diversi punti di vista (culturale, sociale, economico, scientifico e geopolitico) con lo scopo di indagarne le cause e immaginare le conseguenze.<br>Questa è anche una opportunità sia per rivisitare i &#8220;grandi classici&#8221; di Udine (la Chiesa di San Francesco, il Teatro Nuovo Giovanni da Udine e l&#8217;oratorio del Cristo) sia per scoprire luoghi un po&#8217; nascosti (o spesso chiusi) come la torre di Santa Maria, la stamperia d&#8217;arte Albicocco e Palazzo Morpurgo.  <br>Io ho preso nota delle presentazioni di due libri di <a href="https://www.laltrove.com/bottega-errante-edizioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bottega Errante</a>: <em>Il Ministro</em> (sabato 6 maggio alle 10.00 nella Loggia del Lionello) e <em>Prima che Brežnev morisse</em> (domenica 7, stessa ora stesso luogo). Poi di &#8220;Israele contro Israele&#8221; (giovedì 4 maggio alle 16.30 nella Torre di Santa Maria) e di &#8220;Abitare: una costruzione culturale&#8221; (subito dopo, sempre lì). E anche &#8220;Il senso della pena: carcere e diritti&#8221; (venerdì 5 maggio alle 18.00 nella Loggia del Lionello).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Foto: Incontro con Lucio Caracciolo presso il salone del Popolo all&#8217;interno del municipio &#8211; Palazzo d&#8217;Aronco.</em><br><em>Credits Photo Luca d&#8217;Agostino / Phocus Agency 2022</em></p>
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