O People of the Book
«Capisco» disse il giovanotto gentilmente, nonostante il mio tono sgarbato. «Ma anche lei deve capire: io sono il kustos e sono responsabile del libro.»
Kustos. Ci misi un momento ad assimilare il concetto, dopodiché mi voltai di scatto. «Sta dicendo che lei è Karaman? La persona che ha salvato il libro?»*
Kustos, dal latino custos: custode. Quanta bellezza trovo nel definire una persona come “custode di un libro”, nel pensare alla cura e all’attenzione che gli riserva, e che ha saputo porgli anche quando (come in questo caso) tutto quanto attorno bruciava.
E allo stesso tempo mi rendo conto che se quel libro è stato salvato dalla distruzione, non si può dire lo stesso di tante persone che nei secoli lo hanno posseduto (o custodito).
Ogni volta che voltavo una pergamena risistemavo la gommapiuma: mai far soffrire il libro, era il primo comandamento del restauratore. Eppure la gente che l’aveva posseduta era passata attraverso indicibili sofferenze: diaspora, Inquisizione, genocidi e guerre.*
Il libro di cui si parla è l’Haggadah di Sarajevo: uno dei manoscritti sefarditi più antichi e preziosi al mondo, ricco di illustrazioni finemente decorate con pigmenti e foglie d’oro che lo rendono veramente unico. Anche perché arriva da un’epoca in cui ogni genere di raffigurazione veniva condannata in modo perentorio dalla fede giudaica.
La storia di questo oggetto ci porta in Spagna. Andiamo così indietro nel tempo che arriviamo al quattordicesimo secolo, quando è stato scritto a mano su pergamena ricavata dalla pelle della Ovis aries Aragonesa.
Il periodo è quello della convivencia nella Spagna medievale in cui musulmani, cristiani ed ebrei vissero un pluralismo religioso che consentì non solo una coesistenza tollerante, ma anche un fertile e reciproco sviluppo intellettuale.
Tutto cambia nel 1492 quando il decreto dell’Alhambra, emanato il 31 marzo dai re cattolici di Spagna, Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona, ordina l’espulsione di tutti gli ebrei dai regni spagnoli e dai loro possedimenti.
L’Haggadah lascia così la Spagna.
Dalla Spagna a Sarajevo
Per conoscere il suo viaggio e scoprire come ha fatto a giungere a Sarajevo, ti consiglio di leggere I custodi del libro*: grazie allo scrupoloso lavoro della protagonista (l’illustre restauratrice di codici antichi Hanna Heat), viaggerai fra fatti storici e personaggi inventati, in un continuo avanti e indietro nel tempo, fra nomi, luoghi, colori, calli, lapislazzuli e farfalle che forse non hai mai sentito nominare.

Troverai la meraviglia che questa Haggadah trattiene in sé da sempre. Capirai quanto e come sia stata sempre protetta (soprattutto nell’ultimo secolo) dai sarajevesi, diventando nel tempo parte della storia della città e del suo patrimonio culturale. Racchiude in sé ciò che è Sarajevo: ovvero accoglienza e convivenza, e il conseguente rispetto di tutte le culture secolari lì presenti.
In un’intervista pubblicata su Osservatorio Balcani lo scorso 3 febbraio, Jakob Finci, presidente della comunità ebraica della Bosnia Erzegovina, ha dichiarato che «l’Haggadah è diventata simbolo della città proprio perché è sopravvissuta a tutte le tragedie storiche. Come la fenice, rinasce dopo ogni catastrofe, costruendo un forte legame emotivo con gli abitanti di Sarajevo, che nel manoscritto vedono un simbolo di sopravvivenza e continuità. Quello dei sarajevesi per l’Haggadah è un amore del tutto peculiare. La popolazione è convinta che la città sopravviva grazie a questo libro.»
Dopo aver letto il libro vorrai scoprire quanto c’è di vero nella trama. Forse solo la scrittrice Geraldine Brooks potrebbe rispondere ai tuoi dubbi. Questo è il mio consiglio: mantieni la bellezza che hai trovato narrata in quelle pagine, e sappi che anche nella realtà l’Haggadah è stata salvata sia nel 1941 sia nel 1992 da sarajevesi musulmani che conoscevano molto bene il valore che quel manoscritto ha per l’umanità.
28 luglio 2026, Cividale del Friuli
Se ancora non si è capito, questo libro mi è piaciuto molto. Quindi, quando ho scoperto che la scorsa settimana, grazie al supporto logistico della FVG Film Commission, il regista statunitense Michael Haussman era in Friuli Venezia Giulia per girare il film People of the Book (tratto da questo romanzo), sono rimasta senza parole.
Inoltre, il set ha lavorato fra la Rocca di Monrupino, la vedetta di San Lorenzo a San Dorligo della Valle, la strada Napoleonica a Trieste, Prepotto e… Cividale del Friuli! Proprio la mia amata Cividale del Friuli!
E io non vedo l’ora di ammirare il risultato finale. Magari durante una delle prossime edizioni del Trieste Film Festival.
Nel frattempo, ti auguro di andare al Museo nazionale della Bosnia ed Erzegovina (Zemaljski Muzej Bosne i Hercegovine) di Sarajevo per verificare con i tuoi occhi quanto bellezza emana questa Haggadah, che nel 2017 è stata inserita nel patrimonio “Memorie del mondo” dell’UNESCO (un programma che ha l’obiettivo di proteggere i documenti considerati di valore universale e fare in modo che tutti possano accedervi). Nel contemplarla, pensa a chi ha fatto di tutto per salvarla durante i suoi secoli di vita e a chi continua ogni giorno a proteggerla e a valorizzarla: se i tuoi occhi brilleranno, dovrai ringraziare tutti loro.
E ricordati di tutti i custodes del mondo che ogni giorno, in ogni dove, custodiscono e promuovono la conoscenza perché ne riconoscono il valore per l’umanità.
G. Brooks, I custodi del libro, trad. di Massimo Ortelio, Neri Pozza, Vicenza, 2008.
Main photo: Courtesy of the National Museum of Bosnia and Herzegovina, Sarajevo: the Sarajevo Haggadah, ca. 1350.






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