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	<title>Sarajevo Archivi - Laltrove</title>
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	<description>Racconti di Corinna Sabbadini</description>
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	<title>Sarajevo Archivi - Laltrove</title>
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		<title>Tranzit</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 11:04:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La bustina di zucchero]]></category>
		<category><![CDATA[Belgrado]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Martedì 1 novembre 2016 Il primo novembre cade di martedì. Tre giorni pieni, più qualche ora del sabato. Possiamo fare ponte. Ok. Dove andiamo? È da un po&#8217; che manchiamo. Torniamo? Ok. Non dobbiamo scoprire niente di nuovo: sono luoghi già vissuti. Tornarci e ritornarci risponde a una esigenza intima. Significa dare una risposta a una tensione, soddisfare una richiesta latente. Raggiungiamo Zara che è buio già da tanto. Rimandiamo a domani i gusti balcanici, ma una birra in uno dei pochi bar aperti, seduti al freddo di un tavolino all&#8217;esterno, non ce la toglie nessuno.Il mare è tranquillo. L&#8217;organo sibila poche note. Mentre il &#8220;Saluto al sole&#8221; è un continuo gioco di luci colorate. La domenica ci accoglie in un tepore luminoso. Dopo Zara, arriviamo a Sebenico. Poi ci fermiamo a Trogir. Le nostre sono passeggiate con cui ricarichiamo lo sguardo. I pensieri. I ricordi. Al tramonto siamo sulla strada dei Castelli e vediamo lo stadio di Poljud illuminato a giorno: l&#8217;Hajduk Split è in campo. La luce è velata, soffusa.Dal CD, la voce di Adriana Giacchetti e la musica della Maxmaber Orkestar ci accompagnano con Adio kerida. Mi sembra di essere dentro a un sogno. Un confine onirico [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/tranzit-martedi-1-novembre-2016/">Tranzit</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Martedì 1 novembre 2016</h2>



<p style="font-size:21px">Il primo novembre cade di martedì. Tre giorni pieni, più qualche ora del sabato. Possiamo fare ponte. <br>Ok. <br>Dove andiamo? <br>È da un po&#8217; che manchiamo. Torniamo? <br>Ok. </p>



<p style="font-size:21px">Non dobbiamo scoprire niente di nuovo: sono luoghi già vissuti. Tornarci e ritornarci risponde a una esigenza intima. Significa dare una risposta a una tensione, soddisfare una richiesta latente. <br>Raggiungiamo Zara che è buio già da tanto. Rimandiamo a domani i gusti balcanici, ma una birra in uno dei pochi bar aperti, seduti al freddo di un tavolino all&#8217;esterno, non ce la toglie nessuno.<br>Il mare è tranquillo. L&#8217;organo sibila poche note. Mentre il &#8220;Saluto al sole&#8221; è un continuo gioco di luci colorate.</p>



<p style="font-size:21px">La domenica ci accoglie in un tepore luminoso. <br>Dopo Zara, arriviamo a Sebenico. Poi ci fermiamo a Trogir. <br>Le nostre sono passeggiate con cui ricarichiamo lo sguardo. I pensieri. I ricordi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Trogir.jpg" alt="Trogir" class="wp-image-3646" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Trogir.jpg 960w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Trogir-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Trogir-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">Trogir</figcaption></figure>



<p style="font-size:21px">Al tramonto siamo sulla strada dei Castelli e vediamo lo stadio di Poljud illuminato a giorno: l&#8217;Hajduk Split è in campo. <br>La luce è velata, soffusa.<br>Dal CD, la voce di Adriana Giacchetti e la musica della Maxmaber Orkestar ci accompagnano con <em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=CIUlbtgRJgo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Adio kerida</a></em>. Mi sembra di essere dentro a un sogno. <br>Un confine onirico che svanisce quando mi viene in mente che lì dentro, fra gli spalti e il prato, è passata la storia, quel 4 maggio 1980. È il 41° minuto del primo tempo quando <a href="https://www.youtube.com/watch?v=R0IAAe5j6vk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la partita fra l&#8217;Hajduk di Spalato e la Crvena zvezda (Stella Rossa) di Belgrado viene interrotta</a>. Per sempre.</p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<p style="font-size:21px"></p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p style="font-size:21px">Spalato è un fluire di persone e suoni sempre piacevoli, fra la notte e il giorno cambia poco: la vitalità del centro storico è sempre la stessa. È come se ti accogliesse a casa sua, nel palazzo di Diocleziano. E tu entri ed esci dalle sue stanze come se fossi un ospite abituale.<br>La mattina, davanti a un cappuccino e a un krapfen, sogno di prendere un traghetto e raggiungere una delle isole appena là fuori.<br>Quasi 20 anni prima (nell&#8217;agosto 1997) ero salita sulla Jadrolinija proprio lì: Supetar era il porto di attracco, Bol la destinazione finale.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="768" height="960" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Spalato.jpg" alt="Colazione a Spalato" class="wp-image-3639" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Spalato.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Spalato-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Colazione a Spalato</figcaption></figure>
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<p style="font-size:21px">Ma oggi la meta è un&#8217;altra. Oggi c&#8217;è un altro confine da oltrepassare: Mostar ci aspetta. <br>Uscendo da Spalato, prendiamo una strada fra le montagne (nuova per noi, non nuova per l&#8217;età che dimostra). Anche lì vediamo tanta meraviglia (e tante vertigini!).<br>La prima tappa a Mostar è alla Buregdžinica Musala: ci puoi trovare il burek (la pita con la carne), la sirnica (quella con il formaggio), la zeljanica (con gli spinaci), la krompiraka (con le patate) e la tikvara (con la zucca). <br>Per arrivare lì, comunque, abbiamo già attraversato la zona ovest della città e visto: la casa dove ho abitato nel 2005, la cattedrale cattolica, il ginnasio, il Bulevar, il centro giovanile culturale Abrašević, la Narenta, ciò che resta dell&#8217;Hotel Neretva e quella che fu una delle residenze di Tito.<br>Dopo la tappa calorica, la passeggiata è continuata ritrovando i luoghi della città: alcuni sistemati a nuovo, altri ancora più decadenti di come li ricordavo. I volti, invece, sono sempre gli stessi. Cristallizzati in quel 5 aprile 1992.<br>Un giorno la visiteremo in bici, penso. Come quando la vivevo nell&#8217;autunno del 2005, da autentica <em>mostarci</em>.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<p></p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p style="font-size:21px">Un giorno, ma non oggi. Perché il sole scende presto dietro il monte Hum, oltre quei 33 metri della croce posta là in cima. E dopo la tappa miglioricevapcicidiMostar nel locale più piccolo e fumoso del Kudjundziluk&nbsp;(la zona del vecchio bazar dove svetta lo Stari Most), si riparte verso il centro del mondo. Sarajevo.</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Mostar.jpg" alt="Sole che cala, a Mostar" class="wp-image-3640" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Mostar.jpg 960w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Mostar-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Mostar-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mostar. Il sole scende dietro al monte Hum</figcaption></figure>
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<p style="font-size:21px">E qua cala il silenzio. Cala la notte. Cala la neve.<br><br>Martedì 1 novembre. <br>Ripartiamo da Sarajevo tardi rispetto alla tabella di marcia. Arriviamo a Derventa in un tempo lunghissimo.<br>Le strade di Bosnia meritano un racconto a parte. Meritano un tempo loro.<br>Manca poco al confine: ci fermiamo per un caffè?<br>Ok.<br>Ed eccoci al Tranzit. <br>La prima bustina di zucchero di cui ti parlo in questa nuova <a href="https://www.laltrove.com/category/la-bustina-di-zucchero/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;rubrica&#8221;</a> è quella che ho preso lì, quella sera, a pochi minuti dal confine. <br>Scatto la foto al retro del bancone e penso, sorridendo, &#8220;Tornerei indietro di 185 chilometri, e andrei volentieri anche a Belgrado&#8221;.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="749" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero-1024x749.jpg" alt="Tranzit Martedì 1 novembre 2016 - La bustina di zucchero" class="wp-image-3657" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero-1024x749.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero-300x219.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero-768x562.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero.jpg 1313w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La bustina di zucchero</figcaption></figure>



<p style="font-size:21px">Ogni volta che vedo questa bustina rivivo questo viaggio di 80 ore e 1.600 chilometri. Poche ore e tanti chilometri. Ma ci volevano tutti, quei chilometri. Avessimo avuto più ore, non avremmo fatto tanti chilometri in più, ma molte più tappe sì!<br>Ecco perché ogni tanto porto a casa una bustina di zucchero che non userò mai: perché mi basta guardarla per ritornare con i ricordi a quel luogo, a quel viaggio, a quei volti, a quella musica.<br>Anche adesso, mentre scrivo, ritorno in questo Restoran, e mi chiedo cosa fare: tornare a Sarajevo o andare verso est? <br>L&#8217;ovest non è fra le opzioni.</p>
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		<title>La cotogna di Istanbul: il profumo del ricordo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Feb 2024 16:23:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrivendo]]></category>
		<category><![CDATA[Udine]]></category>
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		<category><![CDATA[Kahlenberg]]></category>
		<category><![CDATA[La cotogna di Istanbul]]></category>
		<category><![CDATA[Maschere per un massacro]]></category>
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		<category><![CDATA[Vijećnica Biblioteca Nazionale di Sarajevo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venerdì 24 febbraio 2012 Oggi ti racconto di quando dodici anni fa ho organizzato una serata con Paolo Rumiz e La cotogna di Istanbul. Eravamo a Buttrio, in Villa di Toppo Florio.Ma parto ancora da più lontano, dal terzo anno all&#8217;università.Per un esame molto interessante in Storia del giornalismo e delle comunicazioni sociali avevo letto Maschere per un massacro (Editori Riuniti) di Paolo Rumiz. Già all&#8217;epoca era introvabile e così me lo aveva prestato un&#8217;amica. Non è proprio il libro di Rumiz più &#8220;facile&#8221; da leggere, anzi, ti mette subito difronte a fatti cruenti e ben spiegati accaduti durante gli anni della guerra nella ex Jugoslavia. Una guerra che all&#8217;epoca conoscevo poco.Quel testo sarebbe poi diventato uno dei principali titoli, assieme ad altri anche di Rumiz, della bibliografia della mia tesi.Questo per spiegarti come e perché mi sono approcciata al lavoro di Rumiz. Nel corso degli anni ho letto altri suoi libri, ed è stato sempre un piacere viaggiare con lui: mi sono lasciata accompagnare nei luoghi e nelle persone che incontrava.Quando poi è arrivata La cotogna di Istanbul&#8230; che dire? Ho già detto molto di questo libro in questo articolo: vai pure a scoprirlo. Ascolta la musica e poi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/la-cotogna-di-istanbul-il-profumo-del-ricordo/">La cotogna di Istanbul: il profumo del ricordo</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Venerdì 24 febbraio 2012</h2>



<p style="font-size:21px">Oggi ti racconto di quando dodici anni fa ho organizzato una serata con Paolo Rumiz e <em>La cotogna di Istanbul</em>. Eravamo a Buttrio, in Villa di Toppo Florio.<br>Ma parto ancora da più lontano, dal terzo anno all&#8217;università.<br>Per un esame molto interessante in Storia del giornalismo e delle comunicazioni sociali avevo letto <em>Maschere per un massacro</em> (Editori Riuniti) di Paolo Rumiz. Già all&#8217;epoca era introvabile e così me lo aveva prestato un&#8217;amica. Non è proprio il libro di Rumiz più &#8220;facile&#8221; da leggere, anzi, ti mette subito difronte a fatti cruenti e ben spiegati accaduti durante gli anni della guerra nella ex Jugoslavia. Una guerra che all&#8217;epoca conoscevo poco.<br>Quel testo sarebbe poi diventato uno dei principali titoli, assieme ad altri anche di Rumiz, della bibliografia della mia tesi.<br>Questo per spiegarti come e perché mi sono approcciata al lavoro di Rumiz. <br>Nel corso degli anni ho letto altri suoi libri, ed è stato sempre un piacere viaggiare con lui: mi sono lasciata accompagnare nei luoghi e nelle persone che incontrava.<br>Quando poi è arrivata <em>La cotogna di Istanbul</em>&#8230; che dire? Ho già detto molto di questo libro in questo articolo: <a href="https://www.laltrove.com/la-cotogna-di-istanbul-paolo-rumiz/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vai pure a scoprirlo</a>. Ascolta la musica e poi torna qua. <br>È una storia che leggi tutto d&#8217;un fiato, anche se spesso il fiato manca per la bellezza delle immagini che crea.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Poi un giorno</h2>



<p style="font-size:21px">Poi un giorno del 2011 ho pensato che potevo organizzare qualcosa per presentare la mia &#8220;attività&#8221;: all&#8217;epoca avevo da poco aperto la partita iva e mi sembrava una bella idea far conoscere in un modo un po&#8217; diverso dal solito <a href="https://www.laltrove.com/cosa-faccio-giornalista-ghostwriter-correttrice-di-testi-editing/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il mio lavoro</a>.<br>Penso e penso, e alla fine scrivo a Paolo Rumiz. Sì perché l&#8217;avevo incontrato l&#8217;8 novembre 2007 a &#8220;Fuorirotta&#8221;, un evento organizzato da <a href="https://www.laltrove.com/vicino-lontano-premio-terzani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vicino/lontano</a> nell&#8217;atrio della stazione dei treni di Udine, e gli avevo fatto una domanda proprio su <em>Maschere per un massacro</em>. Forse lui aveva ritenuto che fosse una domanda &#8220;interessante&#8221; perché mi aveva detto «Se hai altre domande, scrivimi qua» e aveva annotato la sua email sul libro (che nel frattempo ero riuscita ad acquistare).<br>Così gli ho mandato quella mail e gli ho spiegato un po&#8217; cosa mi sarebbe piaciuto fare. E lui ha detto che andava bene.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="650" height="432" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/02/Cartolina-La-cotogna-di-Istanbul-Il-profumo-del-ricordo.jpg" alt="Cartolina La cotogna di Istanbul - Il profumo del ricordo" class="wp-image-2746" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/02/Cartolina-La-cotogna-di-Istanbul-Il-profumo-del-ricordo.jpg 650w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/02/Cartolina-La-cotogna-di-Istanbul-Il-profumo-del-ricordo-300x199.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cartolina La cotogna di Istanbul &#8211; Il profumo del ricordo</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Allora ho iniziato a organizzare</h2>



<p style="font-size:21px">Ho scelto <a href="https://www.laltrove.com/chi-sono-corinna-sabbadini-laltrove/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Buttrio</a> perché per me tutto è cominciato a Buttrio: i primi passi, le prime parole pronunciate e poi quelle scritte. Tutto, da quando avevo 1 anno a quando ne ho avuti tanti di più, ha avuto inizio a Buttrio. Ho avuto la fortuna di partire tante volte per viaggi, per studio e per lavoro, ma alla fine sempre a Buttrio tornavo.<br>Mi è sembrato naturale organizzare lì questa serata. E Villa di Toppo Florio è il palazzo storico, artistico e culturale che più identifica e rappresenta l&#8217;intero Comune, anche fuori dai suoi lievi confini.  </p>



<p style="font-size:21px">Ho scelto <em>La cotogna di Istanbul</em> (ed. Feltrinelli) per i motivi che un po&#8217; vi ho già raccontato nell&#8217;<a href="https://www.laltrove.com/la-cotogna-di-istanbul-paolo-rumiz/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">altro articolo</a>. E un po&#8217; perché il libro tocca molti tasti importanti della mia vita. E un po&#8217; perché nel suo cammino ci accompagna in alcune città che ho reso mie con pazienza e curiosità: Sarajevo, Vienna, Atene, Istanbul e Trieste. E un po&#8217; perché ci porta dentro il linguaggio e ci mostra come si arricchisce grazie alle migrazioni delle persone e di come la lingua stessa sia viva e in continua evoluzione. </p>



<p style="font-size:21px">L&#8217;immagine che ho scelto per questa serata è la Vijećnica: la Biblioteca Nazionale di Sarajevo.<br>La biblioteca è il luogo per eccellenze dove vengono custoditi i libri, e <em>La cotogna di Istanbul</em> è un libro.<br>Inoltre, volevo ricordare il bombardamento del 25 agosto 1992, quando la Vijećnica fu colpita e incendiata dalle milizie serbe che assediavano la città: non era un obiettivo militare, si voleva colpire e distruggere uno dei tanti simboli della storica convivenza multireligiosa della Bosnia ed Erzegovina.<br>Lì dentro riposavano milioni di libri, giornali, documenti, incunaboli e manoscritti antichi che testimoniavano i secoli di vita di tutti i cittadini di Sarajevo e di tutte le fedi qui esistite.<br>Anche questo tentativo di genocidio culturale perpetrato ai danni della Bosnia ed Erzegovina durante gli anni della guerra è moralmente fallito, infatti, durante i bombardamenti e rischiando la loro vita, i sarajevesi hanno tentato di spegnere con secchi pieni d&#8217;acqua il fuoco che bruciava le sale, i mobili e i libri: perché volevano salvare la Storia della loro città e della loro Nazione.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Quello che noi, cittadini europei, non abbiamo capito allora e stentiamo a comprendere adesso<br>è che in quelle fiamme è bruciata anche la nostra Storia, il nostro Diritto,<br>la nostra Europa, la nostra idea di Civiltà.</p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Il profumo del ricordo</h2>



<p style="font-size:21px">L&#8217;olfatto è il senso che più di tutti scatena nella mia mente i ricordi: è incontrollabile e imprevedibile, ma altrettanto preciso e immediato. Quando meno te l&#8217;aspetti, l&#8217;olfatto ti fa viaggiare indietro nel tempo: un ingrediente in un piatto, un fiore in una stanza, la polvere in una cantina, e altri centinaia di profumi che giacciono silenti nella nostra memoria e all&#8217;improvviso vengono percepiti e svegliati, riportando a galla dal passato immagini e parole ad essi collegati.<br>Leggendo <em>La cotogna di Istanbul</em>, e tornando con la mente nei luoghi che raccontava, i ricordi erano così potenti che si è spesso innestato il percorso inverso: dal ricordo ho ritrovato il profumo ad esso associato.</p>



<p style="font-size:21px">E così, la sera di venerdì 24 febbraio 2012, Paolo Rumiz è arrivato a Buttrio con il treno, da Trieste. E abbiamo chiacchierato. Mentre in sala non volava una mosca, e alle nostre spalle calava il sole sulla pianura. <br>Poi abbiamo brindato con il Riesling prodotto nel Kahlenberg vicino a Vienna e abbiamo pensato a Max e Maša, mentre dentro di noi cantavamo <em>Žute dunje</em> e negli occhi brillava il riflesso del Bosforo.<br>Insomma, è stata <a href="https://www.youtube.com/watch?v=6Q5k0CcSnVM" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una serata indimenticabile</a>. E sono tanti i profumi che me la ricorderanno.</p>



<p style="font-size:16px"><em>La foto della Vijećnica è di Lorenzo Fauvette.</em></p>
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		<title>La cotogna di Istanbul</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 15:17:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Rumiz ci prende per mano e ci porta in camminoda Vienna a Istanbul, passando per Sarajevo.La cotogna di Istanbul edito da Feltrinelli Potrei fare una classifica dei libri di Paolo Rumiz? Mi chiedo. No. Mi rispondo. Me la faccio e me la dico perché in realtà avrei potuto portare qua qualunque altro suo libro, ma alla fine ho scelto La cotogna di Istanbul perché, in fondo, li racchiude un po&#8217; tutti (o quasi).È una ballata. Dice il sottotitolo. Ed è vero perché il ritmo del verso incita alla cadenza, al movimento, all&#8217;ondeggiare.Ma io l&#8217;ho vissuto più come un sogno, un dormiveglia, in cui reale e onirico si diffondevano, si intrecciavano, si dissolvevano. Tanto era potente, e tanto era a tratti surreale, la storia narrata.Prima di continuare nella lettura, fai un salto qua. Ti aspetto, vai pure. Žute dunje sono le gialle mele cotogne disegnate sulla copertina del libro. La canzone è una sevdalinka (una parola che solo a pronunciarla mi vengono le lacrime agli occhi e mi ritrovo a camminare fra le strade di Tuzla o di Mostar nelle fresche e scure sere autunnali del 2005). Si tratta di un genere musicale popolare diffuso in tutti gli stati della ex [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center" style="font-size:29px">Rumiz ci prende per mano e ci porta in cammino<br>da Vienna a Istanbul, passando per Sarajevo.<br><em>La cotogna di Istanbul</em> edito da Feltrinelli</h2>



<p style="font-size:21px">Potrei fare una classifica dei libri di Paolo Rumiz? Mi chiedo. No. Mi rispondo. Me la faccio e me la dico perché in realtà avrei potuto portare qua qualunque altro suo libro, ma alla fine ho scelto <em>La cotogna di Istanbul</em> perché, in fondo, li racchiude un po&#8217; tutti (o quasi).<br>È una ballata. Dice il sottotitolo. Ed è vero perché il ritmo del verso incita alla cadenza, al movimento, all&#8217;ondeggiare.<br>Ma io l&#8217;ho vissuto più come un sogno, un dormiveglia, in cui reale e onirico si diffondevano, si intrecciavano, si dissolvevano. Tanto era potente, e tanto era a tratti surreale, la storia narrata.<br>Prima di continuare nella lettura, fai <a href="https://www.youtube.com/watch?v=mgHQED76zyg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un salto qua</a>. Ti aspetto, vai pure.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p style="font-size:21px"><em>Žute dunje</em> sono le gialle mele cotogne disegnate sulla copertina del libro. La canzone è una sevdalinka (una parola che solo a pronunciarla mi vengono le lacrime agli occhi e mi ritrovo a camminare fra le strade di Tuzla o di Mostar nelle fresche e scure sere autunnali del 2005). Si tratta di un genere musicale popolare diffuso in tutti gli stati della ex Jugoslavia, sorto in Bosnia ed Erzegovina, e da sempre lì suonato e cantato, tanto da sempre che non si sa chi ha scritto molte di queste canzoni. Il filo conduttore di questa musica è la malinconia. Perché? Ora ti spiego. Attenzione che si parte da lontano. Dalla parola turca <em>sevda</em>, che deriva dalla parola araba <em>sawda</em>: bile nera. Malinconia deriva dal greco antico <em>melankholía</em>, un composto di&nbsp;<em>mélas</em>, nero, e&nbsp;<em>kholḗ</em>&nbsp;, bile: bile nera. Chiuso il cerchio.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="672" height="1024" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/09/Testo-Canzone-Zute-dunje-672x1024.jpg" alt="Prima parte del testo della canzone &quot;Žute dunje&quot;, all'interno del libro &quot;La cotogna di Istanbul&quot;" class="wp-image-1408" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/09/Testo-Canzone-Zute-dunje-672x1024.jpg 672w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/09/Testo-Canzone-Zute-dunje-197x300.jpg 197w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/09/Testo-Canzone-Zute-dunje-768x1171.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/09/Testo-Canzone-Zute-dunje-1007x1536.jpg 1007w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/09/Testo-Canzone-Zute-dunje.jpg 1113w" sizes="auto, (max-width: 672px) 100vw, 672px" /><figcaption class="wp-element-caption">Prima parte del testo della canzone &#8220;Žute dunje&#8221;</figcaption></figure>
</div>
</div>



<p style="font-size:21px">E insomma, anche se non capisci le parole, in queste sevdalinke percepisci il desiderio di amare e l&#8217;ostacolo che impedisce l&#8217;amore, in un misto continuo di gioia e poi di sofferenza, di avvicinamento seguito subito dall&#8217;allontanamento. In questa musica che si innalza da lontano, e porta con sé spezie ottomane restituite dal vento e ingredienti sefarditi, cresciuti in Spagna e maturati in Bosnia.<br>Bene, se la canzone non ti è piaciuta, puoi smettere di leggere. Perché quella canzone è il fulcro de <em>La cotogna di Istanbul</em>: da lì tutto si emana e si espande, e lì tutto ha ritorno. <br></p>



<p style="font-size:21px">Sarajevo, Vienna, Trieste, Istanbul, Budapest, Stiria, Atene: una carta geografica che per me è una carta dell&#8217;anima. Luoghi e volti che mi appartengono. O forse io appartengo a loro.<br>Il centro di tutto potrebbe essere Sarajevo. Sì, potrebbe. Lo lascio decidere a te, perché ci sono altri nomi che si contendono questo primato. Il Kahlenberg, un colle a pochi chilometri da Vienna. Vienna, la capitale dell&#8217;impero. Istanbul, la capitale di un altro impero. Trieste, la capitale dei miei pensieri.<br>Unisci questi luoghi con il passo cadente del verso. Quel verso endecasillabo che a scuola frega tutti: non è un verso con undici sillabe, ma è un verso il cui accento tonico cade sulla decima sillaba. E così tieni il ritmo, con il passo, con il battito del cuore. Troverai la bellezza del cammino, la sua lentezza e la possibilità di scoperta che si svela fra i passi e i respiri. <br>Camminerai lungo le strade percorse dall&#8217;amore fra Max e Maša, soffiato per la prima volta fra la neve di Sarajevo e condotto fino alle rive del Bosforo, attraverso le vene profonde dei Balcani.<br>Cammini e scavi. Cammini e lasci il tuo passo impresso nella terra. Cammini e piangi. Cammini e bevi. Cammini e mangi. Cammini e abbracci. Cammini e poi ritorni. </p>



<p><br></p>
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		<title>Il padre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Aug 2022 18:50:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Jergović racconta la vita del padre e il loro legame attraverso le vicissitudini storiche jugoslave. Edito da Bottega Errante Edizioni Cosa centrano il libro di Miljenko Jergović Il padre e il relativo racconto del suo complesso rapporto padre/figlio con il mio trentesimo compleanno? Ora ti spiego. Il 6 novembre 2010 compivo 30 anni. Quella mattina, era sabato, partimmo per Zagabria. Prima volta a Zagabria. Ma non sono qua per parlare di Zagabria. Sono qua per raccontare che il giorno dopo sono entrata in una libreria per acquistare un libro in croato per la nostra biblioteca dei viaggi. Cercavo Le Marlboro di Sarajevo di Miljenko Jergović, un libro che avevo scoperto durante gli studi per la tesi. Da lì, mi ero avventurata alla ricerca di altre sue opere tradotte in Italia e così avevo trovato I Karivan, Freelander, Volga Volga, Inšallah Madona Inšallah e tutti gli altri, ma sicuramente “Le Marlboro” rimaneva quella più incisiva, forse anche quella più conosciuta in Italia, sebbene all’epoca fosse praticamente introvabile (ora è disponibilissima: è stata ristampata nel 2019 da Bottega Errante!). Otac Il libraio non aveva Sarajevski Marlboro. L&#8217;unico libro di Jergović disponibile, quel 7 novembre in quella libreria di Zagabria, era Otac. Va [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading has-text-align-center" id="un-libro-di-jergovic-che-racconta-il-rapporto-con-il-padre" style="font-size:25px">Jergović racconta la vita del padre e il loro legame <br>attraverso le vicissitudini storiche jugoslave. <br>Edito da Bottega Errante Edizioni</h1>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<p style="font-size:21px">Cosa centrano il libro di Miljenko Jergović <em>Il padre</em> e il relativo racconto del suo complesso rapporto padre/figlio con il mio trentesimo compleanno? Ora ti spiego. <br>Il 6 novembre 2010 compivo 30 anni. Quella mattina, era sabato, partimmo per Zagabria. Prima volta a Zagabria. Ma non sono qua per parlare di Zagabria. Sono qua per raccontare che il giorno dopo sono entrata in una libreria per acquistare un libro in croato per la nostra biblioteca dei viaggi.</p>



<p style="font-size:21px">Cercavo <em><a href="https://www.bottegaerranteedizioni.it/?product=le-marlboro-di-sarajevo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Le Marlboro di Sarajevo</a></em> di Miljenko Jergović, un libro che avevo scoperto durante gli studi per la tesi. Da lì, mi ero avventurata alla ricerca di altre sue opere tradotte in Italia e così avevo trovato <em>I Karivan</em>, <em>Freelander</em>, <em>Volga Volga</em>, <em><em>Inšallah Madona Inšallah</em></em> e tutti gli altri, ma sicuramente “Le Marlboro” rimaneva quella più incisiva, forse anche quella più conosciuta in Italia, sebbene all’epoca fosse praticamente introvabile (ora è disponibilissima: è stata ristampata nel 2019 da <a href="https://www.laltrove.com/bottega-errante-edizioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bottega Errante</a>!).</p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%"><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="764" height="1024" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/08/Copertina-del-libro-Otac-di-Miljenko-Jergovic-764x1024.jpg" alt="Questa è la copertina del libro Otac di Miljenko Jergović (pubblicato in Croazia)" class="wp-image-1036" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/08/Copertina-del-libro-Otac-di-Miljenko-Jergovic-764x1024.jpg 764w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/08/Copertina-del-libro-Otac-di-Miljenko-Jergovic-224x300.jpg 224w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/08/Copertina-del-libro-Otac-di-Miljenko-Jergovic-768x1029.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/08/Copertina-del-libro-Otac-di-Miljenko-Jergovic.jpg 931w" sizes="auto, (max-width: 764px) 100vw, 764px" /><figcaption class="wp-element-caption">Copertina del libro &#8220;Otac&#8221;<br>di Miljenko Jergović</figcaption></figure>
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<div class="wp-block-column is-vertically-aligned-center is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:25px">Otac</h2>



<p style="font-size:21px">Il libraio non aveva <em>Sarajevski Marlboro</em>. L&#8217;unico libro di Jergović disponibile, quel 7 novembre in quella libreria di Zagabria, era <em>Otac</em>. Va bene, lo prendo.<br>Una volta a casa lo metto nella <a href="https://www.laltrove.com/la-biblioteca-dei-viaggi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">biblioteca dei viaggi</a>, assieme ai libri &#8220;stranieri&#8221; che probabilmente non leggerò mai perché scritti in lingue che non so parlare, ma che sono lì a ricordare qualcosa: un luogo, un momento, una situazione, o un luogo che riporta a un altro luogo, o a una persona.</p>
</div>
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<p style="font-size:21px">Due anni fa, Bottega Errante pubblica <a data-type="URL" data-id="https://www.bottegaerranteedizioni.it/?product=il-padre" href="https://www.bottegaerranteedizioni.it/?product=il-padre" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Il padre</em></a> di Jergović (traduzione di Elisa Copetti). Un libro scritto nel 2010 subito dopo la morte del genitore: ne racconta la vita e il rapporto fra i due (che è più un non-rapporto famigliare, basato su una distanza emotiva di azioni quotidiane), ripercorrendo allo stesso tempo anche la storia della Jugoslavia e le vicissitudini di quasi un secolo. Un secolo lungo, complicato, che risparmia poco alla vita della sua famiglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:25px">Errori</h2>



<p style="font-size:21px">Quanto è difficile per un figlio perdonare gli errori commessi dal padre nei suoi confronti? Ognuno di noi ha la propria risposta. In genere gli errori dei genitori o si emulano o si condannano, definendo la nostra personalità fin da giovani. <br>Poi quando anche i figli diventano genitori, vedono quegli stessi errori con occhi diversi, a volte più comprensivi, altre volte più spietati.<br>«Mio padre è morto» è la frase con cui inizia il libro. E già questa è un pugno in pancia che scatena una stretta agli occhi.<br>Da lì si torna indietro, molto indietro. Un viaggio nel tempo che porta Miljenko a condannare in modo definitivo le scelte di Dobroslav Jergović. Scelte che però hanno definito Miljenko e l&#8217;hanno fatto diventare l&#8217;uomo che è. <br>Forse non è il libro più intimo di Jergović, ma probabilmente è quello che più parla di sè (attraverso gli altri). </p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="460" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/08/Colophon-del-libro-Il-padre-di-Miljenko-Jergovic-1024x460.jpg" alt="Il colophon del libro Il padre di Miljenko Jergović edito da Bottega Errante Edizioni" class="wp-image-1040" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/08/Colophon-del-libro-Il-padre-di-Miljenko-Jergovic-1024x460.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/08/Colophon-del-libro-Il-padre-di-Miljenko-Jergovic-300x135.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/08/Colophon-del-libro-Il-padre-di-Miljenko-Jergovic-768x345.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/08/Colophon-del-libro-Il-padre-di-Miljenko-Jergovic.jpg 1274w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Colophon del libro &#8220;Il padre&#8221; di Miljenko Jergović</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p style="font-size:21px"><br><strong>Nel colophon leggo <br>il titolo del libro<br>in croato:<br><em>Otac</em>, padre. </strong></p>
</div>
</div>
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