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	<title>Casa Ascoli Archivi - Laltrove</title>
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	<description>Racconti di Corinna Sabbadini</description>
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		<title>Festival delle Lingue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2023 13:49:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festivalando]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Gorizia un festival dedicato all&#8217;importanza del plurilinguismo Succede che Gorizia, 150 anni fa, non conosceva i confini e parlava fra le sue strade lingue che tutti i suoi cittadini comprendevano (come l’italiano, il tedesco, lo slovenoe il friulano).Succedono le due Guerre Mondiali, e il tempo diventa lento, ma la moltitudine di idiomi resiste, e i confini ancora non si vedono.Succede che a Parigi, nel 1947, si traccia una linea su una cartina geografica. Quella linea trancia in due la parola “Goriz-ia”: ciò che è a “Goriz” rimane in Italia, ciò che è oltre “ia” diventa Jugoslavia.È il confine: Gorizia e i goriziani vengono divisi in due (e pian piano spariscono anche le lingue). Inizia così il mio articolo per Fuocolento dedicato al museo sul confine &#8220;Lasciapassare/Prepusnica&#8221; al valico del Rafut a Gorizia.Fino al primo dopoguerra, a Gorizia si parlavano numerose lingue, e se proprio non si parlavano: si comprendevano, perché facevano parte della vita quotidiana. Oltre a quelle citate, posso aggiungere altre lingue dell&#8217;Impero (come l&#8217;ungherese e il croato), ma anche l&#8217;yiddish e il greco (lingue con cui si commerciava).Inutile dire che questa era una ricchezza per la città: significava vitalità, mercati, interazioni con altri popoli e quindi altri [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">A Gorizia un festival dedicato all&#8217;importanza del plurilinguismo</h2>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Succede che Gorizia, 150 anni fa, non conosceva i confini e parlava fra le sue strade lingue che tutti i suoi cittadini comprendevano (come l’italiano, il tedesco, lo sloveno<br>e il friulano).<br>Succedono le due Guerre Mondiali, e il tempo diventa lento, ma la moltitudine di idiomi resiste, e i confini ancora non si vedono.<br>Succede che a Parigi, nel 1947, si traccia una linea su una cartina geografica. Quella linea trancia in due la parola “Goriz-ia”: ciò che è a “Goriz” rimane in Italia, ciò che è oltre “ia” diventa Jugoslavia.<br>È il confine: Gorizia e i goriziani vengono divisi in due (e pian piano spariscono anche le lingue).</p>
</blockquote>



<p style="font-size:21px">Inizia così il mio articolo per <a href="https://www.laltrove.com/fuocolento-rivista-gastronomica-culturale-nordest/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fuocolento</a> dedicato al museo sul confine <a href="https://www.laltrove.com/lasciapassare-prepusnica-un-museo-sul-confine-a-gorizia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;Lasciapassare/Prepusnica&#8221;</a> al valico del Rafut a Gorizia.<br>Fino al primo dopoguerra, a Gorizia si parlavano numerose lingue, e se proprio non si parlavano: si comprendevano, perché facevano parte della vita quotidiana. Oltre a quelle citate, posso aggiungere altre lingue dell&#8217;Impero (come l&#8217;ungherese e il croato), ma anche l&#8217;yiddish e il greco (lingue con cui si commerciava).<br>Inutile dire che questa era una ricchezza per la città: significava vitalità, mercati, interazioni con altri popoli e quindi altri Stati, apertura, vicinanza, accoglienza, confronto.<br>Le cose iniziano a cambiare quando si comincia a parlare di &#8220;italianizzazione&#8221; dei nomi, dei cognomi e dei toponimi. <br>Inutile dire che è l&#8217;inizio di una corsa in discesa verso il baratro.<br>Nel secondo dopo guerra si perde tutto: non solo la terra e chi rimane al di là del confine, ma anche tutta questa ricchezza linguistica. A Gorizia si parla italiano, si mantiene anche il friulano, ma tutto il resto cade nell&#8217;oblio.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Venerdì 9 e sabato 10 giugno</h2>



<p style="font-size:21px">Negli ultimi anni si è cercato di sviluppare nella cittadinanza (soprattutto all&#8217;interno degli istituti scolastici) una consapevolezza relativa alla varietà storico-linguistica di quest&#8217;area, e una delle ultime novità che Gorizia ci offre è il Festival delle Lingue (promosso dall&#8217;Associazione Kulturhaus Görz) che apre i battenti per la prima volta venerdì.<br>Allora, per me è già una meraviglia un festival dedicato alle lingue, ma la meraviglia aumenta quando scopro che gli eventi non solo scavano nella storia, ma si manifestano in un luogo &#8220;simbolico&#8221; di Gorizia: Casa Ascoli!<br>Casa Ascoli è: la casa natale del linguista e glottologo Graziadio Isaia Ascoli, la sede goriziana della Filologica Friulana e dell&#8217;Associazione Kulturhaus Görz, e la prima casa fuori dal ghetto di Gorizia. Non c&#8217;era luogo più adatto per questo Festival!</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Cosa c&#8217;è in programma</h2>



<p style="font-size:21px">Io ti suggerisco di non prendere impegni dalle 17.00 di venerdì a tutto sabato: puoi decidere a quale incontro partecipare <a href="https://www.kulturhaus-go.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Kulturhaus-Programm_page-0002-min-scaled.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dando una occhiata al programma</a>, scegliendo fra musica, passeggiate, cibo e vino, ricette, manga, passaporto per le lingue e Gorizia. Ci sono anche appuntamenti dedicati ai bambini (6-10 anni) e ai ragazzi (10-16 anni). </p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">«Dove? Kje? Uer? Dulà?»</h2>



<p style="font-size:21px">Devi andare a Casa Ascoli. Se sai già dov&#8217;è, non ti serve l&#8217;indirizzo. Se non sai dov&#8217;è, non cercare su <em>gugol</em>: dal teatro Verdi, prendi il Corso e cammina sempre dritto per meno di un chilometro; da <a href="https://www.laltrove.com/cartolina/cartolina-dalla-piazza-grande-di-gorizia-imperiale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piazza Vittoria</a> prendi la strada che costeggia la chiesa di Sant&#8217;Ignazio, quando arrivi alla <a href="https://www.laltrove.com/fondo-carlo-michelstaedter-nella-biblioteca-statale-isontina/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Biblioteca Statale Isontina</a> gira a destra e cammina ancora qualche minuto; da Piazzutta sali verso il centro, al secondo semaforo gira a sinistra e cammina per cento metri. Altrimenti: chiedi a un passante «Buongiorno: scusi, sa dirmi dov&#8217;è Casa Ascoli? O la sinagoga? Se ha tempo: venga con me, c&#8217;è un incontro molto interessante che in qualche modo la riguarda!»</p>
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