Cosa è successo il 24 maggio?
Il 24 maggio del 1915 il Regno d’Italia iniziava la guerra contro l’Impero Austro-Ungarico. Ovvero, a undici mesi dall’attentato a Sarajevo e a dieci mesi dall’inizio della Grande Guerra, anche l’Italia entrava nel conflitto mondiale. Un conflitto che avrebbe modificato i confini delle nostre terre con il sangue di centinaia di migliaia di giovani che qua arrivarono e da qua non tornarono più a casa.
Piazza XXIV Maggio a Cormons
Da casa mia vedo piazza XXIV Maggio. Come mai Cormons ha dedicato la piazza più importante del suo centro storico a questa data? Perché quel giorno, le truppe italiane che, pochi chilometri a nord ovest da qua, attraversarono il fiume Judrio (che ora segna il confine tra la provincia di Udine e la provincia di Gorizia, ma allora – dal 1866 – segnava il confine fra il Regno d’Italia e l’Impero Austro-Ungarico) non trovarono una difesa invalicabile, anzi, e quindi Cormons “tornò”* a far parte dell’Italia proprio quel giorno.
Ho scelto questa piazza perché trovo questa data significativa: rappresenta un momento importante per la storia di Cormons, e allo stesso tempo segna l’inizio di un massacro che porterà sofferenza e disperazione nelle case di migliaia di famiglie.
Se tanto “facilmente” l’Italia si riprese Cormons, non dimentichiamoci tutte le sanguinose battaglie che portarono (l’8 agosto 1916, più di un anno dopo) alla “conquista” di Gorizia e quelle che seguirono, negli anni successivi, e che culminarono con la “liberazione” di Trento e Trieste, nel novembre 1918.
Se vogliamo essere precisi
I libri di storia registrano che l’Italia è entrata in Guerra lunedì 24 maggio 1915.
Ma c’è una precisazione da fare. La dichiarazione di guerra stabiliva che le ostilità non sarebbero dovute iniziare prima delle ore 24.00 del 23 maggio, ma alle 22.40 di quella domenica, due finanzieri italiani di guardia in prossimità del ponte sullo Judrio (che univa le sponde italiana e austriaca) videro dalla parte opposta alcuni soldati austriaci che tentavano di minare il ponte, e spararono. Non ci furono vittime e il ponte (che non fu distrutto, sebbene la dinamite esplose comunque) divenne il varco attraverso cui l’Italia entrò nella Prima Guerra Mondiale: alle 6.20 del giorno dopo, infatti, i fanti italiani del 1° Reggimento Brigata Re lo attraversarono senza incontrare una reale resistenza nemica.
In breve arrivarono a Brazzano e poi raggiunsero Cormons.
Cormons era in Italia e l’Italia era in guerra.
* Quando scrivo “tornò all’Italia” non intendo dire che ci fu un tempo in cui Cormons fece parte del Regno d’Italia e successivamente divenne austriaca. Infatti, quando nel XIX secolo si combatterono le guerre d’Indipendenza, Cormons era già da tempo austriaca. Ma proprio quando (in quel periodo) l’Italia prendeva forma sulla carta geografica, si sviluppava nella popolazione di lingua italiana un movimento (l’irredentismo) che univa sia i popoli del Regno sia quelli che abitavano terre governate da un’altra bandiera.
Nel 1866, dopo l’armistizio (firmato – il destino! – proprio a Cormons) fra il Regno d’Italia e l’Impero Austriaco, l’irredentismo prese sempre più piede nelle nostre zone.
Ci sono stati studenti goriziani e triestini che a cavallo di quei 2 secoli andavano a studiare a Firenze per sottolineare la loro vicinanza al sentimento italiano.
Ci sono stati giovani che allo scoppio della Grande Guerra hanno disertato l’esercito austriaco per arruolarsi in quello italiano, a cui sentivano di appartenere.
Questo intendevo dire con quel “torna”: tornare a un’appartenenza, a un senso alto e profondo del proprio essere.






2 Comments
Donatella
28 Maggio 2024 at 14:14Interessante quest’ultimo cammeo. Non dimenticherei i bosniaci cossovari etc. che combatterono sul confine con l’Italia, anche sulle Dolomiti, mentre chi era di madre lingua italiana fu mandato a combattere in Galizia. Quei morti non furono ricordati più da nessuno, tantomeno dagli italiani.
Corinna Sabbadini
28 Maggio 2024 at 14:51Buon pomeriggio Donatella
la ringrazio per aver letto le mie parole.
Specifico che quanto ho scritto desidera ricordare il significato della data “24 maggio” (che molte persone non conoscono). Non dimentico nessuno perché non cito nessuno. Ma ha ragione: tanti morti furono dimenticati.
Come scrive lei, molti furono mandati a combattere in Galizia: fra questi c’erano anche gli uomini di Cormons. Anche per questo motivo, quando l’Esercito Italiano entrò in città non trovò resistenza.
Corinna