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	<title>Spalato Archivi - Laltrove</title>
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	<description>Racconti di Corinna Sabbadini</description>
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	<title>Spalato Archivi - Laltrove</title>
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		<title>Tranzit</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 11:04:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La bustina di zucchero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Martedì 1 novembre 2016 Il primo novembre cade di martedì. Tre giorni pieni, più qualche ora del sabato. Possiamo fare ponte. Ok. Dove andiamo? È da un po&#8217; che manchiamo. Torniamo? Ok. Non dobbiamo scoprire niente di nuovo: sono luoghi già vissuti. Tornarci e ritornarci risponde a una esigenza intima. Significa dare una risposta a una tensione, soddisfare una richiesta latente. Raggiungiamo Zara che è buio già da tanto. Rimandiamo a domani i gusti balcanici, ma una birra in uno dei pochi bar aperti, seduti al freddo di un tavolino all&#8217;esterno, non ce la toglie nessuno.Il mare è tranquillo. L&#8217;organo sibila poche note. Mentre il &#8220;Saluto al sole&#8221; è un continuo gioco di luci colorate. La domenica ci accoglie in un tepore luminoso. Dopo Zara, arriviamo a Sebenico. Poi ci fermiamo a Trogir. Le nostre sono passeggiate con cui ricarichiamo lo sguardo. I pensieri. I ricordi. Al tramonto siamo sulla strada dei Castelli e vediamo lo stadio di Poljud illuminato a giorno: l&#8217;Hajduk Split è in campo. La luce è velata, soffusa.Dal CD, la voce di Adriana Giacchetti e la musica della Maxmaber Orkestar ci accompagnano con Adio kerida. Mi sembra di essere dentro a un sogno. Un confine onirico [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/tranzit-martedi-1-novembre-2016/">Tranzit</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Martedì 1 novembre 2016</h2>



<p style="font-size:21px">Il primo novembre cade di martedì. Tre giorni pieni, più qualche ora del sabato. Possiamo fare ponte. <br>Ok. <br>Dove andiamo? <br>È da un po&#8217; che manchiamo. Torniamo? <br>Ok. </p>



<p style="font-size:21px">Non dobbiamo scoprire niente di nuovo: sono luoghi già vissuti. Tornarci e ritornarci risponde a una esigenza intima. Significa dare una risposta a una tensione, soddisfare una richiesta latente. <br>Raggiungiamo Zara che è buio già da tanto. Rimandiamo a domani i gusti balcanici, ma una birra in uno dei pochi bar aperti, seduti al freddo di un tavolino all&#8217;esterno, non ce la toglie nessuno.<br>Il mare è tranquillo. L&#8217;organo sibila poche note. Mentre il &#8220;Saluto al sole&#8221; è un continuo gioco di luci colorate.</p>



<p style="font-size:21px">La domenica ci accoglie in un tepore luminoso. <br>Dopo Zara, arriviamo a Sebenico. Poi ci fermiamo a Trogir. <br>Le nostre sono passeggiate con cui ricarichiamo lo sguardo. I pensieri. I ricordi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Trogir.jpg" alt="Trogir" class="wp-image-3646" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Trogir.jpg 960w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Trogir-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Trogir-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">Trogir</figcaption></figure>



<p style="font-size:21px">Al tramonto siamo sulla strada dei Castelli e vediamo lo stadio di Poljud illuminato a giorno: l&#8217;Hajduk Split è in campo. <br>La luce è velata, soffusa.<br>Dal CD, la voce di Adriana Giacchetti e la musica della Maxmaber Orkestar ci accompagnano con <em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=CIUlbtgRJgo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Adio kerida</a></em>. Mi sembra di essere dentro a un sogno. <br>Un confine onirico che svanisce quando mi viene in mente che lì dentro, fra gli spalti e il prato, è passata la storia, quel 4 maggio 1980. È il 41° minuto del primo tempo quando <a href="https://www.youtube.com/watch?v=R0IAAe5j6vk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la partita fra l&#8217;Hajduk di Spalato e la Crvena zvezda (Stella Rossa) di Belgrado viene interrotta</a>. Per sempre.</p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<p style="font-size:21px"></p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p style="font-size:21px">Spalato è un fluire di persone e suoni sempre piacevoli, fra la notte e il giorno cambia poco: la vitalità del centro storico è sempre la stessa. È come se ti accogliesse a casa sua, nel palazzo di Diocleziano. E tu entri ed esci dalle sue stanze come se fossi un ospite abituale.<br>La mattina, davanti a un cappuccino e a un krapfen, sogno di prendere un traghetto e raggiungere una delle isole appena là fuori.<br>Quasi 20 anni prima (nell&#8217;agosto 1997) ero salita sulla Jadrolinija proprio lì: Supetar era il porto di attracco, Bol la destinazione finale.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="768" height="960" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Spalato.jpg" alt="Colazione a Spalato" class="wp-image-3639" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Spalato.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Spalato-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Colazione a Spalato</figcaption></figure>
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<p style="font-size:21px">Ma oggi la meta è un&#8217;altra. Oggi c&#8217;è un altro confine da oltrepassare: Mostar ci aspetta. <br>Uscendo da Spalato, prendiamo una strada fra le montagne (nuova per noi, non nuova per l&#8217;età che dimostra). Anche lì vediamo tanta meraviglia (e tante vertigini!).<br>La prima tappa a Mostar è alla Buregdžinica Musala: ci puoi trovare il burek (la pita con la carne), la sirnica (quella con il formaggio), la zeljanica (con gli spinaci), la krompiraka (con le patate) e la tikvara (con la zucca). <br>Per arrivare lì, comunque, abbiamo già attraversato la zona ovest della città e visto: la casa dove ho abitato nel 2005, la cattedrale cattolica, il ginnasio, il Bulevar, il centro giovanile culturale Abrašević, la Narenta, ciò che resta dell&#8217;Hotel Neretva e quella che fu una delle residenze di Tito.<br>Dopo la tappa calorica, la passeggiata è continuata ritrovando i luoghi della città: alcuni sistemati a nuovo, altri ancora più decadenti di come li ricordavo. I volti, invece, sono sempre gli stessi. Cristallizzati in quel 5 aprile 1992.<br>Un giorno la visiteremo in bici, penso. Come quando la vivevo nell&#8217;autunno del 2005, da autentica <em>mostarci</em>.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<p></p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p style="font-size:21px">Un giorno, ma non oggi. Perché il sole scende presto dietro il monte Hum, oltre quei 33 metri della croce posta là in cima. E dopo la tappa miglioricevapcicidiMostar nel locale più piccolo e fumoso del Kudjundziluk&nbsp;(la zona del vecchio bazar dove svetta lo Stari Most), si riparte verso il centro del mondo. Sarajevo.</p>
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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Mostar.jpg" alt="Sole che cala, a Mostar" class="wp-image-3640" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Mostar.jpg 960w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Mostar-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Mostar-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mostar. Il sole scende dietro al monte Hum</figcaption></figure>
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<p style="font-size:21px">E qua cala il silenzio. Cala la notte. Cala la neve.<br><br>Martedì 1 novembre. <br>Ripartiamo da Sarajevo tardi rispetto alla tabella di marcia. Arriviamo a Derventa in un tempo lunghissimo.<br>Le strade di Bosnia meritano un racconto a parte. Meritano un tempo loro.<br>Manca poco al confine: ci fermiamo per un caffè?<br>Ok.<br>Ed eccoci al Tranzit. <br>La prima bustina di zucchero di cui ti parlo in questa nuova <a href="https://www.laltrove.com/category/la-bustina-di-zucchero/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;rubrica&#8221;</a> è quella che ho preso lì, quella sera, a pochi minuti dal confine. <br>Scatto la foto al retro del bancone e penso, sorridendo, &#8220;Tornerei indietro di 185 chilometri, e andrei volentieri anche a Belgrado&#8221;.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="749" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero-1024x749.jpg" alt="Tranzit Martedì 1 novembre 2016 - La bustina di zucchero" class="wp-image-3657" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero-1024x749.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero-300x219.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero-768x562.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero.jpg 1313w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La bustina di zucchero</figcaption></figure>



<p style="font-size:21px">Ogni volta che vedo questa bustina rivivo questo viaggio di 80 ore e 1.600 chilometri. Poche ore e tanti chilometri. Ma ci volevano tutti, quei chilometri. Avessimo avuto più ore, non avremmo fatto tanti chilometri in più, ma molte più tappe sì!<br>Ecco perché ogni tanto porto a casa una bustina di zucchero che non userò mai: perché mi basta guardarla per ritornare con i ricordi a quel luogo, a quel viaggio, a quei volti, a quella musica.<br>Anche adesso, mentre scrivo, ritorno in questo Restoran, e mi chiedo cosa fare: tornare a Sarajevo o andare verso est? <br>L&#8217;ovest non è fra le opzioni.</p>
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		<title>La biblioteca dei viaggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 15:38:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibliotecando]]></category>
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		<category><![CDATA[Alekszej Tolsztoj]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I libri che non leggerò mai Più volte ho parlato (più che altro &#8220;scritto&#8221;) sui social della mia biblioteca dei viaggi. E qualcuno, incuriosito, mi ha chiesto che cosa fosse.Ora te la racconto. Mi piace portare a casa, dai luoghi che visito, libri scritti nelle lingue che mi hanno ospitato per alcuni giorni. Quelle lingue, che mi hanno avvolto mentre ero in vacanza e che mi hanno accolto nella loro terra e nella loro umanità, tornano in piccola parte a casa con me.Questi libri finiscono sullo scaffale dedicato a loro. Non li leggerò mai, perché non parlo tutte quelle lingue, ma questo non ha importanza. Sono loro a essere importanti. Spesso è un libro acquistato nelle bancarelle o nei negozi che vendono libri di seconda mano.Alle volte cerco senza un obiettivo preciso. Altre invece l&#8217;obiettivo ha nome, cognome e titolo specifico. E in quest&#8217;ultimo caso, se lo trovo, sono molto felice: mi fa piacere avere una copia di un libro che ho amato in italiano, e che ora stringo nella lingua materna di chi lo ha pensato, abbozzato e creduto.È capitato di chiedere e di ottenere quello che cercavo. È capitato che non ci fosse, e allora in librario mi [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">I libri che non leggerò mai</h2>



<p style="font-size:21px">Più volte ho parlato (più che altro &#8220;scritto&#8221;) sui social della mia biblioteca dei viaggi. E qualcuno, incuriosito, mi ha chiesto che cosa fosse.<br>Ora te la racconto.</p>



<p style="font-size:21px">Mi piace portare a casa, dai luoghi che visito, libri scritti nelle lingue che mi hanno ospitato per alcuni giorni. Quelle lingue, che mi hanno avvolto mentre ero in vacanza e che mi hanno accolto nella loro terra e nella loro umanità, tornano in piccola parte a casa con me.<br>Questi libri finiscono sullo scaffale dedicato a loro. <br>Non li leggerò mai, perché non parlo tutte quelle lingue, ma questo non ha importanza. Sono loro a essere importanti.<br><br>Spesso è un libro acquistato nelle bancarelle o nei negozi che vendono libri di seconda mano.<br>Alle volte cerco senza un obiettivo preciso. Altre invece l&#8217;obiettivo ha nome, cognome e titolo specifico. E in quest&#8217;ultimo caso, se lo trovo, sono molto felice: mi fa piacere avere una copia di un libro che ho amato in italiano, e che ora stringo nella lingua materna di chi lo ha pensato, abbozzato e creduto.<br>È capitato di chiedere e di ottenere quello che cercavo. È capitato che non ci fosse, e allora in librario mi ha proposto altro, o io ho cercato altro. Anche testi che non ho letto.<br>Mi è capitato di entrare di un negozio con un po&#8217; di autori in testa, e di andare dritta verso uno scaffale, trovando subito uno dei libri che avrei desiderato portare a casa con me, così: in mezzo a tutto quello che c&#8217;era, sono capitata proprio lì. <br>(Dettaglio. Lo sfoglio un po&#8217;, guardo l&#8217;anno di pubblicazione, la casa editrice&#8230; e quando cerco il prezzo scritto in matita, mi viene un colpo: 120. Ok, va bene che lo stavo cercando, ma 120 euri mi sembrano un po&#8217; troppo. Con la tristezza dipinta sul viso, lo metto giù e inizio a cercare qualcos&#8217;altro. Dopo alcuni minuti mi viene in mente che forse il prezzo indicato è in Kune, perché la Croazia è da poco entrata nell&#8217;area dell&#8217;Euro: lo chiedo alla titolare e lei conferma. Bene: lo prendo, grazie).<br>È capitato di non trovare quello che cercavo, ma di trovare comunque qualcosa.<br><br>In mancanza di bancarelle o di negozi con libri di seconda mano, entro nelle librerie. <br>E comunque, mi piace sempre guardare l&#8217;espressione di tutti i librai quando, a ogni mia richiesta, mi dicono «Ma non ce l&#8217;ho in inglese: è in sloveno/croato/tedesco/polacco&#8230;» e io rispondo «Sì: perfetto!».</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">La biblioteca dei viaggi</h2>



<p style="font-size:21px">E così, ti svelo che lo scaffale della biblioteca dei viaggi ospita (fra gli altri):<br>&#8211; <em>Sarajewski Marlboro</em> di Miljenko Jergović pubblicato in bosniaco dalla casa editrice TKD Šahinpašić nel 2008 &#8211; acquistato il 30 aprile 2012 al Museo dello Stari Most di Mostar. Tornavo a Mostar per la prima volta dopo più di sei anni;<br>&#8211; <em>Otac </em>di Miljenko Jergović pubblicato in serbo-croato dalla casa editrice Rende nel 2010 &#8211; acquistato il 7 novembre 2010 alla Knjižara Ljevak di Zagabria. Te ne avevo parlato nel primo articolo che ho dedicato a un libro: <em><a href="https://www.laltrove.com/il-padre-bottega-errante-miljenko-jergovic-rapporto-con-il-padre/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il padre</a></em>.<br>&#8211; <em>Emigránsok</em> Alekszej Tolsztoj pubblicato in magiaro dalla casa editrice Uj Magyar Konyvkiadò nel 1955 &#8211; acquistato (lasciando una offerta) all&#8217;Abbazia di Pannonhalma il 15 agosto 2019;<br>&#8211; <em>Miris kiše na Balkanu</em> di Gordana Kuić pubblicato in serbo dalla casa editrice Vulkan nel 2013 &#8211; acquistato a Belgrado il 14 agosto 2017 durante una vacanza a&#8230; Osijek;<br>&#8211; <em>Otrok s sončnico</em> di Srečko Kosovel pubblicato in sloveno dalla casa editrice Mohorjeva Družba Celje nel 1982 &#8211; acquistato a Pirano in un piccolo antiquario all&#8217;ingresso del paese il 5 marzo 2011 (quel giorno sono diventata sommelier&#8230; non c&#8217;entra nulla con questa storia, ma me lo ricordo!);<br>&#8211; <em><a href="https://www.instagram.com/reel/C6lUOs4t-L_/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mediteranski Brevijar</a> </em>di Predrag Matvejević pubblicato in croato dalla casa editrice Grafički zavod Hrvatske nel 1991 &#8211; acquistato all&#8217;Antikvarijat Nostrimus di Spalato il 25 aprile 2024; <br>&#8211; <em>Marsz Radetzky&#8217;ego</em> di Józef Roth pubblicato in polacco dalla casa editrice Czytelnik nel 1977 &#8211; acquistato all&#8217;Antykwariat Naukowy di Danzica (come ho raccontato pochi giorni fa, cercavo Pippi Calzelunghe/Pippi Pończoszanka, ma non c&#8217;era. Allora ho chiesto un libro di Ryszard Kapuściński, non c&#8217;era nemmeno quello. Allora ho provato con I. Joshua Singer: niente da fare. Forse c&#8217;è il fratello premio Nobel Isaac Bashevis Singer: nemmeno quello. Ok, grazie. Mentre sto uscendo, trovo questo libro di Roth).</p>



<p style="font-size:21px">A una prima lettura di questi testi, SEMBREREBBE che molti siano in lingue balcaniche. E in effetti è così. Ma confesso che ci sono rappresentanze anche di altre zone d&#8217;Europa. <em>Pippi Calzelunghe</em> in olandese, danese e svedese. <em>Il brutto anatroccolo/Den Grimme ælling</em> in danese. <em>Le avventure di Pinocchio</em> in spagnolo e in ungherese. Gianni Rodari in ungherese e Walt Disney in Slovacco. E altri ancora. Non sono centinaia: sono qualche decina. E sono tutti importanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">E poi</h2>



<p style="font-size:21px">Oltre a questi titoli, c&#8217;è una seconda biblioteca dei viaggi. <br>In questa, il titolo è unico. E le traduzioni sono sette: inglese, tedesco, francese, sloveno, ceco, svedese, danese e spagnolo.<br>Ma non svelo qual è il libro in questione.</p>
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