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	<title>Mostar Archivi - Laltrove</title>
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	<description>Racconti di Corinna Sabbadini</description>
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	<title>Mostar Archivi - Laltrove</title>
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	<item>
		<title>6 novembre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2025 10:11:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrivendo]]></category>
		<category><![CDATA[Udine]]></category>
		<category><![CDATA[Cividale del Friuli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>1980. 2005. E poi oggi Tante volte mi sono fermata a guardare il Ponte del Diavolo e il Natisone, e a creare un parallelo con lo Stari Most e la Neretva. L&#8217;altezza, l&#8217;arcata, il color verde dell&#8217;acqua, lo sguardo che precipita nel vuoto e la sensazione di appartenere a entrambe le terre. A entrambe le acque.Fin da quando ero bambina, Cividale del Friuli è sempre stata per me un&#8217;isola sicura, un porto tranquillo dove ritrovarmi a respirare, a riprendere fiato. Mi ha sempre donato una sensazione di serenità. Forse perché lì sono nata. Nello stesso luogo in cui ho visto per la prima volta la vita, ho conosciuto però anche il grande dolore della morte. E forse per questo, da allora, faccio fatica a guardarla con gli stessi occhi. Forse per questo quando sono a Cividale, molto spesso penso di essere altrove. E guardare il Natisone dal Ponte del Diavolo mi porta subito a quel 6 novembre 2005 lungo la Narenta: stesso giorno, 25 anni di distanza. 25 anni di vita.25 anni di vita che mi avevano condotto lì, in una giornata di sole radioso e di aria avvolgente, con uno degli autunni più caldi che la Bosnia Erzegovina avesse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">1980. 2005. E poi oggi</h2>



<p style="font-size:21px">Tante volte mi sono fermata a guardare il Ponte del Diavolo e il Natisone, e a creare un parallelo con lo Stari Most e la Neretva. L&#8217;altezza, l&#8217;arcata, il color verde dell&#8217;acqua, lo sguardo che precipita nel vuoto e la sensazione di appartenere a entrambe le terre. A entrambe le acque.<br>Fin da quando ero bambina, <a href="https://www.laltrove.com/chi-sono-corinna-sabbadini-laltrove/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cividale del Friuli</a> è sempre stata per me un&#8217;isola sicura, un porto tranquillo dove ritrovarmi a respirare, a riprendere fiato. Mi ha sempre donato una sensazione di serenità. Forse perché lì sono nata.</p>



<p style="font-size:21px">Nello stesso luogo in cui ho visto per la prima volta la vita, ho conosciuto però anche il grande dolore della morte. E forse per questo, da allora, faccio fatica a guardarla con gli stessi occhi. <br>Forse per questo quando sono a Cividale, molto spesso penso di essere altrove.</p>



<p style="font-size:21px">E guardare il Natisone dal Ponte del Diavolo mi porta subito a quel 6 novembre 2005 lungo la Narenta: stesso giorno, 25 anni di distanza. 25 anni di vita.<br>25 anni di vita che mi avevano condotto lì, in una giornata di sole radioso e di aria avvolgente, con uno degli autunni più caldi che la Bosnia Erzegovina avesse mai visto, con una maglietta con le maniche corte, seduta su un muretto davanti allo Stari Most, mentre al telefono salutavo chi dall&#8217;Italia mi chiamava per gli auguri. <br>25 anni: &#8220;che bel compleanno&#8221; avevo pensato allora. <br>(poi capisci che ogni compleanno è più bello del precedente).<br>Nei miei occhi si rifletteva tutta la bellezza che mi circondava.<br>Dai miei occhi la proietto ora, quando attraverso il Ponte del Diavolo e guardo il fluire della corrente. Alla ricerca di quella serenità che mi ha sempre dato, di quell&#8217;armonia di suoni e di colori. La mia acqua. La mia terra.<br>E anche se non la ritrovo sempre, so che un giorno c&#8217;è stata, ha abitato in me: e questo è già importante.</p>
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		<title>Tranzit</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 11:04:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La bustina di zucchero]]></category>
		<category><![CDATA[Belgrado]]></category>
		<category><![CDATA[Crvena zvezda]]></category>
		<category><![CDATA[Derventa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Martedì 1 novembre 2016 Il primo novembre cade di martedì. Tre giorni pieni, più qualche ora del sabato. Possiamo fare ponte. Ok. Dove andiamo? È da un po&#8217; che manchiamo. Torniamo? Ok. Non dobbiamo scoprire niente di nuovo: sono luoghi già vissuti. Tornarci e ritornarci risponde a una esigenza intima. Significa dare una risposta a una tensione, soddisfare una richiesta latente. Raggiungiamo Zara che è buio già da tanto. Rimandiamo a domani i gusti balcanici, ma una birra in uno dei pochi bar aperti, seduti al freddo di un tavolino all&#8217;esterno, non ce la toglie nessuno.Il mare è tranquillo. L&#8217;organo sibila poche note. Mentre il &#8220;Saluto al sole&#8221; è un continuo gioco di luci colorate. La domenica ci accoglie in un tepore luminoso. Dopo Zara, arriviamo a Sebenico. Poi ci fermiamo a Trogir. Le nostre sono passeggiate con cui ricarichiamo lo sguardo. I pensieri. I ricordi. Al tramonto siamo sulla strada dei Castelli e vediamo lo stadio di Poljud illuminato a giorno: l&#8217;Hajduk Split è in campo. La luce è velata, soffusa.Dal CD, la voce di Adriana Giacchetti e la musica della Maxmaber Orkestar ci accompagnano con Adio kerida. Mi sembra di essere dentro a un sogno. Un confine onirico [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Martedì 1 novembre 2016</h2>



<p style="font-size:21px">Il primo novembre cade di martedì. Tre giorni pieni, più qualche ora del sabato. Possiamo fare ponte. <br>Ok. <br>Dove andiamo? <br>È da un po&#8217; che manchiamo. Torniamo? <br>Ok. </p>



<p style="font-size:21px">Non dobbiamo scoprire niente di nuovo: sono luoghi già vissuti. Tornarci e ritornarci risponde a una esigenza intima. Significa dare una risposta a una tensione, soddisfare una richiesta latente. <br>Raggiungiamo Zara che è buio già da tanto. Rimandiamo a domani i gusti balcanici, ma una birra in uno dei pochi bar aperti, seduti al freddo di un tavolino all&#8217;esterno, non ce la toglie nessuno.<br>Il mare è tranquillo. L&#8217;organo sibila poche note. Mentre il &#8220;Saluto al sole&#8221; è un continuo gioco di luci colorate.</p>



<p style="font-size:21px">La domenica ci accoglie in un tepore luminoso. <br>Dopo Zara, arriviamo a Sebenico. Poi ci fermiamo a Trogir. <br>Le nostre sono passeggiate con cui ricarichiamo lo sguardo. I pensieri. I ricordi.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Trogir.jpg" alt="Trogir" class="wp-image-3646" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Trogir.jpg 960w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Trogir-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Trogir-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">Trogir</figcaption></figure>



<p style="font-size:21px">Al tramonto siamo sulla strada dei Castelli e vediamo lo stadio di Poljud illuminato a giorno: l&#8217;Hajduk Split è in campo. <br>La luce è velata, soffusa.<br>Dal CD, la voce di Adriana Giacchetti e la musica della Maxmaber Orkestar ci accompagnano con <em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=CIUlbtgRJgo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Adio kerida</a></em>. Mi sembra di essere dentro a un sogno. <br>Un confine onirico che svanisce quando mi viene in mente che lì dentro, fra gli spalti e il prato, è passata la storia, quel 4 maggio 1980. È il 41° minuto del primo tempo quando <a href="https://www.youtube.com/watch?v=R0IAAe5j6vk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la partita fra l&#8217;Hajduk di Spalato e la Crvena zvezda (Stella Rossa) di Belgrado viene interrotta</a>. Per sempre.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<p style="font-size:21px"></p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p style="font-size:21px">Spalato è un fluire di persone e suoni sempre piacevoli, fra la notte e il giorno cambia poco: la vitalità del centro storico è sempre la stessa. È come se ti accogliesse a casa sua, nel palazzo di Diocleziano. E tu entri ed esci dalle sue stanze come se fossi un ospite abituale.<br>La mattina, davanti a un cappuccino e a un krapfen, sogno di prendere un traghetto e raggiungere una delle isole appena là fuori.<br>Quasi 20 anni prima (nell&#8217;agosto 1997) ero salita sulla Jadrolinija proprio lì: Supetar era il porto di attracco, Bol la destinazione finale.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="768" height="960" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Spalato.jpg" alt="Colazione a Spalato" class="wp-image-3639" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Spalato.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Spalato-240x300.jpg 240w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Colazione a Spalato</figcaption></figure>
</div>
</div>
</div>
</div>



<p style="font-size:21px">Ma oggi la meta è un&#8217;altra. Oggi c&#8217;è un altro confine da oltrepassare: Mostar ci aspetta. <br>Uscendo da Spalato, prendiamo una strada fra le montagne (nuova per noi, non nuova per l&#8217;età che dimostra). Anche lì vediamo tanta meraviglia (e tante vertigini!).<br>La prima tappa a Mostar è alla Buregdžinica Musala: ci puoi trovare il burek (la pita con la carne), la sirnica (quella con il formaggio), la zeljanica (con gli spinaci), la krompiraka (con le patate) e la tikvara (con la zucca). <br>Per arrivare lì, comunque, abbiamo già attraversato la zona ovest della città e visto: la casa dove ho abitato nel 2005, la cattedrale cattolica, il ginnasio, il Bulevar, il centro giovanile culturale Abrašević, la Narenta, ciò che resta dell&#8217;Hotel Neretva e quella che fu una delle residenze di Tito.<br>Dopo la tappa calorica, la passeggiata è continuata ritrovando i luoghi della città: alcuni sistemati a nuovo, altri ancora più decadenti di come li ricordavo. I volti, invece, sono sempre gli stessi. Cristallizzati in quel 5 aprile 1992.<br>Un giorno la visiteremo in bici, penso. Come quando la vivevo nell&#8217;autunno del 2005, da autentica <em>mostarci</em>.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<p></p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<p style="font-size:21px">Un giorno, ma non oggi. Perché il sole scende presto dietro il monte Hum, oltre quei 33 metri della croce posta là in cima. E dopo la tappa miglioricevapcicidiMostar nel locale più piccolo e fumoso del Kudjundziluk&nbsp;(la zona del vecchio bazar dove svetta lo Stari Most), si riparte verso il centro del mondo. Sarajevo.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="960" height="720" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Mostar.jpg" alt="Sole che cala, a Mostar" class="wp-image-3640" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Mostar.jpg 960w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Mostar-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-Mostar-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mostar. Il sole scende dietro al monte Hum</figcaption></figure>
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<p style="font-size:21px">E qua cala il silenzio. Cala la notte. Cala la neve.<br><br>Martedì 1 novembre. <br>Ripartiamo da Sarajevo tardi rispetto alla tabella di marcia. Arriviamo a Derventa in un tempo lunghissimo.<br>Le strade di Bosnia meritano un racconto a parte. Meritano un tempo loro.<br>Manca poco al confine: ci fermiamo per un caffè?<br>Ok.<br>Ed eccoci al Tranzit. <br>La prima bustina di zucchero di cui ti parlo in questa nuova <a href="https://www.laltrove.com/category/la-bustina-di-zucchero/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;rubrica&#8221;</a> è quella che ho preso lì, quella sera, a pochi minuti dal confine. <br>Scatto la foto al retro del bancone e penso, sorridendo, &#8220;Tornerei indietro di 185 chilometri, e andrei volentieri anche a Belgrado&#8221;.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="749" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero-1024x749.jpg" alt="Tranzit Martedì 1 novembre 2016 - La bustina di zucchero" class="wp-image-3657" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero-1024x749.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero-300x219.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero-768x562.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/11/Tranzit-Martedi-1-novembre-2016-La-bustina-di-zucchero.jpg 1313w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La bustina di zucchero</figcaption></figure>



<p style="font-size:21px">Ogni volta che vedo questa bustina rivivo questo viaggio di 80 ore e 1.600 chilometri. Poche ore e tanti chilometri. Ma ci volevano tutti, quei chilometri. Avessimo avuto più ore, non avremmo fatto tanti chilometri in più, ma molte più tappe sì!<br>Ecco perché ogni tanto porto a casa una bustina di zucchero che non userò mai: perché mi basta guardarla per ritornare con i ricordi a quel luogo, a quel viaggio, a quei volti, a quella musica.<br>Anche adesso, mentre scrivo, ritorno in questo Restoran, e mi chiedo cosa fare: tornare a Sarajevo o andare verso est? <br>L&#8217;ovest non è fra le opzioni.</p>
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		<title>La biblioteca dei viaggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 15:38:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bibliotecando]]></category>
		<category><![CDATA[Leggendo]]></category>
		<category><![CDATA[Alekszej Tolsztoj]]></category>
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		<category><![CDATA[Gordana Kuić]]></category>
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		<category><![CDATA[Miljenko Jergović]]></category>
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		<category><![CDATA[Spalato]]></category>
		<category><![CDATA[Srečko Kosovel]]></category>
		<category><![CDATA[Zagabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I libri che non leggerò mai Più volte ho parlato (più che altro &#8220;scritto&#8221;) sui social della mia biblioteca dei viaggi. E qualcuno, incuriosito, mi ha chiesto che cosa fosse.Ora te la racconto. Mi piace portare a casa, dai luoghi che visito, libri scritti nelle lingue che mi hanno ospitato per alcuni giorni. Quelle lingue, che mi hanno avvolto mentre ero in vacanza e che mi hanno accolto nella loro terra e nella loro umanità, tornano in piccola parte a casa con me.Questi libri finiscono sullo scaffale dedicato a loro. Non li leggerò mai, perché non parlo tutte quelle lingue, ma questo non ha importanza. Sono loro a essere importanti. Spesso è un libro acquistato nelle bancarelle o nei negozi che vendono libri di seconda mano.Alle volte cerco senza un obiettivo preciso. Altre invece l&#8217;obiettivo ha nome, cognome e titolo specifico. E in quest&#8217;ultimo caso, se lo trovo, sono molto felice: mi fa piacere avere una copia di un libro che ho amato in italiano, e che ora stringo nella lingua materna di chi lo ha pensato, abbozzato e creduto.È capitato di chiedere e di ottenere quello che cercavo. È capitato che non ci fosse, e allora in librario mi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">I libri che non leggerò mai</h2>



<p style="font-size:21px">Più volte ho parlato (più che altro &#8220;scritto&#8221;) sui social della mia biblioteca dei viaggi. E qualcuno, incuriosito, mi ha chiesto che cosa fosse.<br>Ora te la racconto.</p>



<p style="font-size:21px">Mi piace portare a casa, dai luoghi che visito, libri scritti nelle lingue che mi hanno ospitato per alcuni giorni. Quelle lingue, che mi hanno avvolto mentre ero in vacanza e che mi hanno accolto nella loro terra e nella loro umanità, tornano in piccola parte a casa con me.<br>Questi libri finiscono sullo scaffale dedicato a loro. <br>Non li leggerò mai, perché non parlo tutte quelle lingue, ma questo non ha importanza. Sono loro a essere importanti.<br><br>Spesso è un libro acquistato nelle bancarelle o nei negozi che vendono libri di seconda mano.<br>Alle volte cerco senza un obiettivo preciso. Altre invece l&#8217;obiettivo ha nome, cognome e titolo specifico. E in quest&#8217;ultimo caso, se lo trovo, sono molto felice: mi fa piacere avere una copia di un libro che ho amato in italiano, e che ora stringo nella lingua materna di chi lo ha pensato, abbozzato e creduto.<br>È capitato di chiedere e di ottenere quello che cercavo. È capitato che non ci fosse, e allora in librario mi ha proposto altro, o io ho cercato altro. Anche testi che non ho letto.<br>Mi è capitato di entrare di un negozio con un po&#8217; di autori in testa, e di andare dritta verso uno scaffale, trovando subito uno dei libri che avrei desiderato portare a casa con me, così: in mezzo a tutto quello che c&#8217;era, sono capitata proprio lì. <br>(Dettaglio. Lo sfoglio un po&#8217;, guardo l&#8217;anno di pubblicazione, la casa editrice&#8230; e quando cerco il prezzo scritto in matita, mi viene un colpo: 120. Ok, va bene che lo stavo cercando, ma 120 euri mi sembrano un po&#8217; troppo. Con la tristezza dipinta sul viso, lo metto giù e inizio a cercare qualcos&#8217;altro. Dopo alcuni minuti mi viene in mente che forse il prezzo indicato è in Kune, perché la Croazia è da poco entrata nell&#8217;area dell&#8217;Euro: lo chiedo alla titolare e lei conferma. Bene: lo prendo, grazie).<br>È capitato di non trovare quello che cercavo, ma di trovare comunque qualcosa.<br><br>In mancanza di bancarelle o di negozi con libri di seconda mano, entro nelle librerie. <br>E comunque, mi piace sempre guardare l&#8217;espressione di tutti i librai quando, a ogni mia richiesta, mi dicono «Ma non ce l&#8217;ho in inglese: è in sloveno/croato/tedesco/polacco&#8230;» e io rispondo «Sì: perfetto!».</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">La biblioteca dei viaggi</h2>



<p style="font-size:21px">E così, ti svelo che lo scaffale della biblioteca dei viaggi ospita (fra gli altri):<br>&#8211; <em>Sarajewski Marlboro</em> di Miljenko Jergović pubblicato in bosniaco dalla casa editrice TKD Šahinpašić nel 2008 &#8211; acquistato il 30 aprile 2012 al Museo dello Stari Most di Mostar. Tornavo a Mostar per la prima volta dopo più di sei anni;<br>&#8211; <em>Otac </em>di Miljenko Jergović pubblicato in serbo-croato dalla casa editrice Rende nel 2010 &#8211; acquistato il 7 novembre 2010 alla Knjižara Ljevak di Zagabria. Te ne avevo parlato nel primo articolo che ho dedicato a un libro: <em><a href="https://www.laltrove.com/il-padre-bottega-errante-miljenko-jergovic-rapporto-con-il-padre/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il padre</a></em>.<br>&#8211; <em>Emigránsok</em> Alekszej Tolsztoj pubblicato in magiaro dalla casa editrice Uj Magyar Konyvkiadò nel 1955 &#8211; acquistato (lasciando una offerta) all&#8217;Abbazia di Pannonhalma il 15 agosto 2019;<br>&#8211; <em>Miris kiše na Balkanu</em> di Gordana Kuić pubblicato in serbo dalla casa editrice Vulkan nel 2013 &#8211; acquistato a Belgrado il 14 agosto 2017 durante una vacanza a&#8230; Osijek;<br>&#8211; <em>Otrok s sončnico</em> di Srečko Kosovel pubblicato in sloveno dalla casa editrice Mohorjeva Družba Celje nel 1982 &#8211; acquistato a Pirano in un piccolo antiquario all&#8217;ingresso del paese il 5 marzo 2011 (quel giorno sono diventata sommelier&#8230; non c&#8217;entra nulla con questa storia, ma me lo ricordo!);<br>&#8211; <em><a href="https://www.instagram.com/reel/C6lUOs4t-L_/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mediteranski Brevijar</a> </em>di Predrag Matvejević pubblicato in croato dalla casa editrice Grafički zavod Hrvatske nel 1991 &#8211; acquistato all&#8217;Antikvarijat Nostrimus di Spalato il 25 aprile 2024; <br>&#8211; <em>Marsz Radetzky&#8217;ego</em> di Józef Roth pubblicato in polacco dalla casa editrice Czytelnik nel 1977 &#8211; acquistato all&#8217;Antykwariat Naukowy di Danzica (come ho raccontato pochi giorni fa, cercavo Pippi Calzelunghe/Pippi Pończoszanka, ma non c&#8217;era. Allora ho chiesto un libro di Ryszard Kapuściński, non c&#8217;era nemmeno quello. Allora ho provato con I. Joshua Singer: niente da fare. Forse c&#8217;è il fratello premio Nobel Isaac Bashevis Singer: nemmeno quello. Ok, grazie. Mentre sto uscendo, trovo questo libro di Roth).</p>



<p style="font-size:21px">A una prima lettura di questi testi, SEMBREREBBE che molti siano in lingue balcaniche. E in effetti è così. Ma confesso che ci sono rappresentanze anche di altre zone d&#8217;Europa. <em>Pippi Calzelunghe</em> in olandese, danese e svedese. <em>Il brutto anatroccolo/Den Grimme ælling</em> in danese. <em>Le avventure di Pinocchio</em> in spagnolo e in ungherese. Gianni Rodari in ungherese e Walt Disney in Slovacco. E altri ancora. Non sono centinaia: sono qualche decina. E sono tutti importanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">E poi</h2>



<p style="font-size:21px">Oltre a questi titoli, c&#8217;è una seconda biblioteca dei viaggi. <br>In questa, il titolo è unico. E le traduzioni sono sette: inglese, tedesco, francese, sloveno, ceco, svedese, danese e spagnolo.<br>Ma non svelo qual è il libro in questione.</p>
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		<title>Mercoledì 8 marzo (di qualche anno fa)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2023 16:04:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrivendo]]></category>
		<category><![CDATA[8 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[Giorno della Laurea]]></category>
		<category><![CDATA[Mostar]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[Università degli Studi di Trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era mercoledì anche quel giorno insomma oggi è quel giorno dell&#8217;anno in cui festeggio la mia laurea in realtà festeggio dentro di me perché non è che vado a cena fuori per celebrare quella giornata semplicemente mi ricordo bene che oggi un po&#8217; di anni fa è successa quella cosa lì ed è stata una delle giornate più belle della mia vita piena di gioia della mia famiglia dei miei amici tutto ciò che per me era importante era lì con me e gioiva per me e con me ecco oggi a distanza di tanti anni desidero anche celebrare questa foto che è veramente qualcosa di unico per me anzi no è proprio unica  chissà cosa mi stava dicendo mio padre probabilmente mi diceva di guardare lui e di non guardare i piedi ma che ne sapevo io in quel momento di tutta quella gioia e di tutta quella bellezza? di quando vivi e sei impegnata a vivere e ti sfugge sempre qualcosa se hai fortuna quel qualcosa prima o poi lo ritrovilo ritrovi&#160;in una fotografia in un profumo in una parola in un gesto ciò che conta è ritrovarlo&#160;e ritrovarlo&#160;ti porta serenità la foto è una foto digitale di [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Era mercoledì anche quel giorno </h2>



<p style="font-size:21px">insomma oggi è quel giorno dell&#8217;anno in cui festeggio la mia laurea in realtà festeggio dentro di me perché non è che vado a cena fuori per celebrare quella giornata semplicemente mi ricordo bene che oggi un po&#8217; di anni fa è successa quella cosa lì ed è stata una delle giornate più belle della mia vita piena di gioia della mia famiglia dei miei amici tutto ciò che per me era importante era lì con me e gioiva per me e con me</p>



<p style="font-size:21px">ecco oggi a distanza di tanti anni desidero anche celebrare questa foto che è veramente qualcosa di unico per me anzi no è proprio unica </p>



<p style="font-size:21px">chissà cosa mi stava dicendo mio padre probabilmente mi diceva di guardare lui e di non guardare i piedi ma che ne sapevo io in quel momento di tutta quella gioia e di tutta quella <a href="https://www.laltrove.com/parola/bellezza-significato/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bellezza</a>? di quando vivi e sei impegnata a vivere e ti sfugge sempre qualcosa</p>



<p style="font-size:21px">se hai fortuna quel qualcosa prima o poi lo ritrovi<br>lo ritrovi&nbsp;in una fotografia in un profumo in una parola in un gesto</p>



<p style="font-size:21px">ciò che conta è ritrovarlo&nbsp;<br>e ritrovarlo&nbsp;ti porta serenità</p>



<p><em>la foto è una foto digitale di una foto analogica e va bene così</em><br><em>che poi, è come se mi guardassi allo specchio</em></p>
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