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	<title>Geografie sommerse Archivi - Laltrove</title>
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	<description>Racconti di Corinna Sabbadini</description>
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		<title>Geografie sommerse</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 11:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Museando]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[Friuli Venezia Giulia]]></category>
		<category><![CDATA[FVG]]></category>
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		<category><![CDATA[Magazzino delle Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Monika Bulaj]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mostra fotografica di Monika Bulaj Geografia. Alle elementari impari che è una parola composta da altre due parole in greco antico: γεω &#8220;terra&#8221; e γραϕία &#8220;scrittura&#8221;. Scrittura della terra, o descrizione della terra, ma anche rappresentazione grafica della terra. E infatti a scuola studi i mari, i fiumi e le montagne. E inizi a guardare la terra dall&#8217;alto: su una cartina, su una mappa, su un mappamondo. Quando ero a scuola, osservavo le carte geografiche fisiche appese al muro, e con il dito partivo da un punto e seguivo la linea azzurra di un fiume, fino alla sua foce o fino alla sua sorgente. Sulle carte geografiche politiche, percorrevo con l&#8217;indice e lo sguardo i confini.Da quando ero bambina, le carte geografiche politiche sono cambiate molto: alcuni Stati (fra l&#8217;altro anche uno confinante con l&#8217;Italia) non ci sono più, altri Paesi sono stati fondati, molte città hanno cambiato nome, tantissime persone hanno sostituito i propri passaporti e molte altre li hanno perduti. Tante nuove linee di confine sono state disegnate, spostate, allungate, accorciate.E queste carte geografiche, che mostrano il cambiamento nel corso degli anni della &#8220;terra politica&#8221;, non evidenziano cosa è successo a chi quelle terre le viveva o le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Mostra fotografica di Monika Bulaj</h2>



<p style="font-size:21px">Geografia. Alle elementari impari che è una parola composta da altre due parole in greco antico: γεω &#8220;terra&#8221; e γραϕία &#8220;scrittura&#8221;. Scrittura della terra, o descrizione della terra, ma anche rappresentazione grafica della terra. E infatti a scuola studi i mari, i fiumi e le montagne. E inizi a guardare la terra dall&#8217;alto: su una cartina, su una mappa, su un mappamondo. <br>Quando ero a scuola, osservavo le <strong>carte geografiche fisiche</strong> appese al muro, e con il dito partivo da un punto e seguivo la linea azzurra di un fiume, fino alla sua foce o fino alla sua sorgente. <br>Sulle <strong>carte geografiche politiche</strong>, percorrevo con l&#8217;indice e lo sguardo i <a href="https://www.laltrove.com/parola/definizione-termine-confine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">confini</a>.<br>Da quando ero bambina, le carte geografiche politiche sono cambiate molto: alcuni Stati (fra l&#8217;altro anche uno confinante con l&#8217;Italia) non ci sono più, altri Paesi sono stati fondati, molte città hanno cambiato nome, tantissime persone hanno sostituito i propri passaporti e molte altre li hanno perduti. Tante nuove linee di confine sono state disegnate, spostate, allungate, accorciate.<br>E queste carte geografiche, che mostrano il cambiamento nel corso degli anni della &#8220;terra politica&#8221;, non evidenziano cosa è successo a chi quelle terre le viveva o le vive: nel loro costante mutamento, l&#8217;uomo non è rappresentato.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Non rappresentazione</h2>



<p style="font-size:21px">In questa &#8220;non rappresentazione&#8221; emergono le <a href="https://www.monikabulaj.com/portfolio-item/geografie-sommerse/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Geografie sommerse</a> della fotografa <strong>Monika Bulaj</strong>. Nelle sue foto trovano spazio e testimonianza interi popoli e singole anime, religioni perdute e dèi mai abbandonati, sorgenti d&#8217;acqua prosciugate e foreste rigogliose, i colori dell&#8217;arcobaleno e tutte le sfumature di grigio immaginabili, e ancora musiche, preghiere, silenzi, profumi, aspirazioni, gratitudini. <br>Ma soprattutto luoghi e persone, gli uni impensabili senza gli altri. Persone che determinano luoghi. Persone che determinano persone nei luoghi. <br>Luoghi che cambiano a causa di persone. Persone che cambiano a causa dei luoghi.<br>Tutto questo vissuto con il tempo dettato dal cammino. <br>Del passo che affianca un altro passo. <br>Del passo che porta alla parola, al racconto, alla narrazione. <br>Del passo che avvicina, crea relazioni, unisce. <br>Dello sguardo discreto che sa ascoltare prima di parlare, che percepisce con i sensi allertati tutti i significanti presenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">La mostra fotografica</h2>



<p style="font-size:21px">Ogni foto della mostra porta in sé popoli, secoli di storia e di cambiamenti, religioni e tabù, passato e presente, gioia e dolore, detto e non detto, scritto e orale.<br>Le parole di Monika Bulaj accompagnano con delicatezza e precisione il visitatore in un viaggio fra i suoi viaggi: è come sfogliare, passo dopo passo, un libro che racchiude storia, geografia, religione, scienze e arte.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">«Dove? Kje? Uer? Dulà?»</h2>



<p style="font-size:21px">Al <strong>Magazzino delle Idee</strong>, a Trieste: fra la stazione dei treni e il Teatro Miela (vicino allo storico negozio &#8220;Mirella&#8221;). La <a href="https://magazzinodelleidee.it/evento/geografie-sommerse/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mostra</a>, curata dalla stessa Monika Bulaj, è organizzata dall&#8217;ERPAC (l&#8217;Ente Regionale per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia) ed è visitabile fino a domenica 8 ottobre. <br>Non serve un motivo per una gita a Trieste. Ma se dovesse servire: questa mostra è un ottimo motivo.</p>
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