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	<title>Claudio Magris Archivi - Laltrove</title>
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	<description>Racconti di Corinna Sabbadini</description>
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	<title>Claudio Magris Archivi - Laltrove</title>
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		<title>Museo Lets &#8211; Letteratura Trieste</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2024 16:45:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Museando]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La &#8220;Hortis&#8221; Piazza Hortis per me era &#8220;la Hortis&#8221;: una delle due biblioteche più gettonate dove andare a studiare al tempo dell&#8217;università. Scendevo da via Tigor e andavo o alla Statale in largo Papa Giovanni XXIII o alla Hortis. Momentaneamente la Hortis si è trasferita in via Madonna del Mare in attesa che il suo storico palazzo venga completamente restaurato. Nel frattempo, il piano terra di palazzo Biserini ospita l&#8217;emeroteca (dedicata a Fulvio Tomizza) e, novità delle novità, il Museo Lets &#8211; Letteratura Trieste. Presentato questa mattina alla stampa, domani sarà aperto a tutti: pronto ad accoglierti e a raccontarti le migliaia di pagine scritte su Trieste. Da oggi, quindi, c&#8217;è un luogo &#8220;nuovo&#8221; a Trieste. Vista dalle vetrate in piazza, sembra una invitante biblioteca, ma la realtà è che non puoi portarti a casa i libri. Li puoi guardare, scegliere, sfogliare, leggere, anche ascoltare, ma quando il museo chiude, devi sistemarli al loro posto.Sì, è un museo: è Lets. È il museo che Trieste ha dedicato alla sua essenza letteraria, ai suoi scrittori, a chi ha portato la città, il suo sguardo marittimo, la sua voce delicata e il suo danzare vivo nell&#8217;eternità grazie a un intreccio sublime delle [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;Hortis&#8221;</h2>



<p style="font-size:21px">Piazza Hortis per me era &#8220;la Hortis&#8221;: una delle due biblioteche più gettonate dove andare a studiare al tempo dell&#8217;università. Scendevo da via Tigor e andavo o alla Statale in largo Papa Giovanni XXIII o alla Hortis. <br>Momentaneamente la Hortis si è trasferita in via Madonna del Mare in attesa che il suo storico palazzo venga completamente restaurato. Nel frattempo, il piano terra di palazzo Biserini ospita l&#8217;emeroteca (dedicata a Fulvio Tomizza) e, novità delle novità, il <strong>Museo Lets &#8211; Letteratura Trieste</strong>. Presentato questa mattina alla stampa, domani sarà aperto a tutti: pronto ad accoglierti e a raccontarti le migliaia di pagine scritte su Trieste. </p>



<p style="font-size:21px">Da oggi, quindi, c&#8217;è un luogo &#8220;nuovo&#8221; a Trieste. <br>Vista dalle vetrate in piazza, sembra una invitante biblioteca, ma la realtà è che non puoi portarti a casa i libri. Li puoi guardare, scegliere, sfogliare, leggere, anche ascoltare, ma quando il museo chiude, devi sistemarli al loro posto.<br>Sì, è un museo: è Lets. È il museo che Trieste ha dedicato alla sua essenza letteraria, ai suoi scrittori, a chi ha portato la città, il suo sguardo marittimo, la sua voce delicata e il suo danzare vivo nell&#8217;eternità grazie a un intreccio sublime delle proprie parole.&nbsp;</p>



<p style="font-size:21px">Mi piace l&#8217;idea che tu scopra da solo questo luogo. Per questo non ti racconterò nel dettaglio cosa troverai. <br>Però ti lascio dare una sbirciatina. Entriamo.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Entriamo</h2>



<p style="font-size:21px">Ti accoglie la sala con la <strong>Libreria degli scrittori</strong>. E qua ci sono i libri, certo, ma ci sono soprattutto gli scrittori (contemporanei e non): chi ha dato voce a quelle storie. <br>Tanti libri. E molti nomi. Sento che almeno alcuni di questi devo dirteli, così, senza un ordine stabilito né un motivo preciso: Claudio Magris, Scipio Slataper, Paolo Rumiz, Giani Stuparich, Pier Antonio Quarantotti Gambini, Fulvio Tomizza, Boris Pahor, Mauro Covacich, Susanna Tamaro, Pino Roveredo e Anita Pittoni.<br>Vecchie e nuove edizioni a testimoniare il passato, ma soprattutto il presente di questa letteratura che si rinnova e si conferma con il passare del tempo.<br>Fra questi anche un non-scrittore, Roberto Bazlen: nato a Trieste nel 1902, ha colto con discrezione e genialità l&#8217;essenza della sua Trieste e ha portato tanto di questa essenza dentro la casa editrice da lui fondata (l&#8217;Adelphi), dove la matrice mitteleuropea e multiculturale di Trieste si rispecchia in molte pubblicazioni.</p>



<p style="font-size:21px">In questa sala troverai anche due postazioni affacciate su piazza Hortis: <strong>Le voci in onda</strong>. Ti siedi, selezioni il libro che vuoi ascoltare e te ne stai lì, tranquillo. Guardando fuori. <br>Negli archivi della sede RAI del Friuli Venezia Giulia c&#8217;erano le registrazioni delle voci (fra gli altri) di Biagio Marin, Fulvio Tomizza e Giani Stuparich: ora puoi scoprirle. <br>Oppure prendi uno dei libri del Museo, ti siedi e lo leggi. Fino all&#8217;ora di chiusura quel libro è nelle tue mani.</p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<p></p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p style="font-size:21px">Un po&#8217; più in là, speculari, ci sono due grandi vedute di Trieste: una del 1870 e l&#8217;altra dei giorni nostri. In mezzo a queste due visioni della città c&#8217;è la storia, anzi: l&#8217;<strong>Edicola della Storia</strong> (con un edicolante che non ti aspetti) dove trovi giornali e riviste che arrivano dai tre secoli contenuti fra le due immagini, e li puoi leggere solo se parli il tedesco o il greco o lo sloveno o il francese o&#8230; l&#8217;italiano.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="835" height="960" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Giornali-allEdicola-della-Storia.jpg" alt="Giornali all'Edicola della Storia" class="wp-image-3433" style="width:229px;height:auto" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Giornali-allEdicola-della-Storia.jpg 835w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Giornali-allEdicola-della-Storia-261x300.jpg 261w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Giornali-allEdicola-della-Storia-768x883.jpg 768w" sizes="(max-width: 835px) 100vw, 835px" /><figcaption class="wp-element-caption">Giornali all&#8217;Edicola della Storia</figcaption></figure>
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<p style="font-size:21px">Ancora oltre, c&#8217;è uno spazio dedicato alla settima arte: il <strong>Cinematografo delle Storie</strong>. Un&#8217;anticamera presenta i manifesti dei film girati a Trieste, e poi, nella sala video, alcuni brevi filmati mandano sullo schermo alcune pagine dei libri appena guardati: nuovi punti di vista da cui leggere (o interpretare) quelle pagine.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">E poi, tre musei dentro il museo</h2>



<p style="font-size:21px"><strong>Tre musei</strong> dedicati a tre voci che hanno saputo scagliarsi in modo decisivo nella letteratura mondiale: <strong>Italo Svevo, James Joyce e Umberto Saba</strong>.<br>E qua non aggiungo altro.</p>



<p style="font-size:21px">Concludo dicendo che l&#8217;unico luogo al mondo dove puoi vedere:<br>&#8211; il primo libro letto da Claudio Magris (<em>I misteri della jungla nera</em> di Emilio Salgari),<br>&#8211; la macchina da scrivere di Boris Pahor,<br>&#8211; il manoscritto autografo de <em>Il mio carso</em>,<br>&#8211; il violino di Italo Svevo,<br>&#8211; la copia dei <em>Dubliners</em> che James Joyce ha regalato a Hector e Livia Schmitz il 15 giugno 1914 e<br>&#8211; il manoscritto autografo de <em>Il Canzoniere</em><br>è Lets. Quindi, ecco, io fossi in te ci farei un salto. Perché la curiosità non è mai abbastanza. Ma fra libri, documenti, letture ad alta voce, postazioni multimediali, disegni, manoscritti, oggetti vari e tempo dedicato, questa curiosità si può in parte saziare, ma solo in parte, perché sono sicura che ti rimarrà sempre una domanda senza risposta, un sorriso sospeso.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Claudio Magris</h2>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<p style="font-size:21px">Oggi, alla presentazione del Museo alla stampa, ha fatto una lezione &#8220;inaugurale&#8221; <a href="https://www.laltrove.com/un-altro-mare-di-claudio-magris/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Claudio Magris</a>: il Museo Lets non poteva avere influencer migliore di lui per questo inizio. «Sento forte il senso della <em>clapa</em> (della compagnia), della combriccola, dello stare insieme. &#8211; ha spiegato Magris &#8211; Anche oggi, qua: è un museo che mi fa stare bene, al di là di ciò che espone, è un luogo dove ritrovarsi.»</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="697" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Claudio-Magris-e-Riccardo-Cepach-1024x697.jpg" alt="Claudio Magris e Riccardo Cepach" class="wp-image-3432" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Claudio-Magris-e-Riccardo-Cepach-1024x697.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Claudio-Magris-e-Riccardo-Cepach-300x204.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Claudio-Magris-e-Riccardo-Cepach-768x523.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Claudio-Magris-e-Riccardo-Cepach.jpg 1410w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Claudio Magris e Riccardo Cepach</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Dal 1997 a oggi</h2>



<p style="font-size:21px">Questo museo è il frutto di un progetto che è iniziato nel 1997 con l&#8217;inaugurazione del Museo dedicato a Italo Svevo, si è arricchito nel 2004 con il Museo Joyce e si è evoluto in questi anni fino ad arrivare a ciò che espone oggi: Trieste ha il suo Museo dedicato alla Letteratura che contiene anche il Museo Saba.<br>E tutto questo è racchiuso nel suo nome: <strong>LETS</strong>, <strong>LE</strong>tteratura <strong>T</strong>rie<strong>S</strong>te (neologismo frutto della creatività di due poeti contemporanei,&nbsp;Christian Sinicco&nbsp;e&nbsp;Roberto Cescon).</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Un ricordo</h2>



<p style="font-size:21px">Alcuni anni fa, camminando in piazza Hortis, ho salutato la statua che sta lì ormai da un po&#8217; di tempo sussurrando &#8220;Ciao Ettore&#8221;. Come l&#8217;ho detto, ho sorriso, perché, pur sapendo che quella è la statua di Italo Svevo, il mio subconscio ha pescato da lontano fra i miei ricordi una nozione scolastica e ha salutato Ettore Schmitz. Italo Svevo era il suo pseudonimo: scelto in onore alla sua &#8220;doppia natura culturale&#8221; italiana e tedesca, seppur vissuto temporalmente più nell&#8217;Impero Asburgico e meno nel Regno d&#8217;Italia, aveva percepito e valorizzato in egual misura dentro di sé questa doppia appartenenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">«Dove? Dove xe? Kje? Uer? Dulà?»</h2>



<p style="font-size:21px">Lets si trova al <a href="https://www.instagram.com/reel/C_015AjNdQ2/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piano terra di palazzo Biserini</a>, al civico 4 di piazza Attilio Hortis. <br>Se ti trovi in piazza Unità, vai verso Cavana e continua fino al parco: quella è piazza Hortis.<br>Se ti trovi in via Torino, continua verso piazza Unità e, dopo il Buffet Siora Rosa, vedrai il parco sulla sinistra e palazzo Biserini sulla destra.<br>Se sei sulle Rive, all&#8217;altezza della pescheria (il &#8220;Salone degli Incanti&#8221;) gira verso la città e dopo 150 metri circa sarai in piazza Hortis.<br>Il Museo è aperto dal lunedì al sabato (è chiuso solo il martedì) dalle 10.00 alle 17.00 e la domenica dalle 10.00 alle 13.00. L&#8217;ingresso è gratuito.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Pausa caffè</h2>



<p style="font-size:21px">Siamo nel centro di Trieste: non sarà difficile trovare un posto dove bere un caffè. Forse sarà difficile scegliere dove andare per la pausa.<br>Il più vicino (appena al di là della strada) è il Buffet Siora Rosa. Da lì, poi, inizia via Torino: più o meno ci sono solo locali, uno dopo l&#8217;altro, all&#8217;infinito.<br>Se invece, uscendo dal Museo, vai verso Cavana, puoi scegliere fra Mug, bar Hortis, Chocolat e non so quanti altri bar. Sempre all&#8217;infinito.</p>



<p></p>
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		<title>Un altro mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jun 2023 12:56:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Leggendo]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Pessotto]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Michelstaedter]]></category>
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		<category><![CDATA[Giardinetto Cafè]]></category>
		<category><![CDATA[Gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[Libreria Antiquaria Zuckerman]]></category>
		<category><![CDATA[Un altro mare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando cercavo un altro libro Alcune settimane fa sono entrata in uno dei miei nuovi posti del cuore a Trieste. Sapevo della sua esistenza già da un po&#8217;, ma, vuoi per un motivo vuoi per l&#8217;altro, ho iniziato a frequentarlo da poco. Parlo della libreria antiquaria Zuckerman in via Rismondo, fra il tribunale e la sinagoga. Il nome già ti suggerisce che tipo di articolo vende principalmente: oltre a quell&#8217;articolo, ci sono libri meno antichi, cartoline, foto, videocassette, cartine, giocattoli e oggetti vari (ma proprio vari). Tutto di seconda mano. Tutto con una o più vite alle spalle.Insomma entro nel negozio, mi guardo un po&#8217; in giro, esploro la sezione che mi interessa, ma non trovo quello che cerco. Vado dalla titolare e chiedo il titolo per cui sono lì. «L&#8217;ho venduto un&#8217;ora fa. Vedo se ne ho un&#8217;altra copia.»&#8220;UOT?&#8221; penso: lì dentro ci sono migliaia di libri, e un&#8217;ora fa è entrata una persona che ha comprato l&#8217;unica copia che cercavo io?!Lei controlla. Io ho gli occhi sgranati.Lei conferma. Io acquisto un altro libro.Il tempo passa, e per caso sono di nuovo in zona una settimana più tardi. &#8220;Chissà &#8211; mi dico &#8211; potrebbe averlo riacquistato&#8221;. Ritento.Mi va male.Allora [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center" style="font-size:29px">Quando cercavo un altro libro</h2>



<p style="font-size:21px">Alcune settimane fa sono entrata in uno dei miei nuovi posti del cuore a Trieste. Sapevo della sua esistenza già da un po&#8217;, ma, vuoi per un motivo vuoi per l&#8217;altro, ho iniziato a frequentarlo da poco. Parlo della libreria antiquaria <a href="https://www.laltrove.com/la-libreria-antiquaria-zuckerman-di-martina-trevisan-a-trieste/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Zuckerman</a> in via Rismondo, fra il tribunale e la sinagoga. Il nome già ti suggerisce che tipo di articolo vende principalmente: oltre a quell&#8217;articolo, ci sono libri meno antichi, cartoline, foto, videocassette, cartine, giocattoli e oggetti vari (ma proprio vari). Tutto di seconda mano. Tutto con una o più vite alle spalle.<br>Insomma entro nel negozio, mi guardo un po&#8217; in giro, esploro la sezione che mi interessa, ma non trovo quello che cerco. Vado dalla titolare e chiedo il titolo per cui sono lì. <br>«L&#8217;ho venduto un&#8217;ora fa. Vedo se ne ho un&#8217;altra copia.»<br>&#8220;UOT?&#8221; penso: lì dentro ci sono migliaia di libri, e un&#8217;ora fa è entrata una persona che ha comprato l&#8217;unica copia che cercavo io?!<br>Lei controlla. Io ho gli occhi sgranati.<br>Lei conferma. Io acquisto un altro libro.<br>Il tempo passa, e per caso sono di nuovo in zona una settimana più tardi. &#8220;Chissà &#8211; mi dico &#8211; potrebbe averlo riacquistato&#8221;. Ritento.<br>Mi va male.<br>Allora mi avvicino alla sezione di &#8220;Trieste e dintorni&#8221; e trovo titoli che in effetti il venerdì prima non c&#8217;erano! Due di questi mi ipnotizzano: gli occhi fanno uno zigzag fra le due coste. Era ovvio che appartenevano alla stessa persona: il primo parlava all&#8217;altro e viceversa.<br>Ci metto un po&#8217; prima di decidermi. La verità è che non sapevo se ero pronta ad affrontarli.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Poi li prendo</h2>



<p style="font-size:21px">La prima cosa che faccio una volta <a href="https://www.instagram.com/reel/Cs9C65VPhWk/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igshid=MmJiY2I4NDBkZg==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">seduta al caffè</a> è controllare se ci sono dentro biglietti o tracce della vita precedente del libro.<br>In uno ne trovo.<br>È un articolo di giornale. De &#8220;Il Piccolo&#8221;, ne sono sicura: la firma è di Alex Pessotto. Non c&#8217;è la data, ma parla degli appuntamenti organizzati a Gorizia in occasione del centenario della morte di Carlo Michelstaedter, quindi è della prima metà dell&#8217;ottobre 2010.<br>Il prezzo sulla copertina è in lire. Il libro è del luglio 2000.<br>C&#8217;è anche il timbro di un <em>book crossing</em> di una sartoria di Muggia. Altro passaggio. Sorrido.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Libro-di-Carlo-Michelstaedter-1024x768.jpg" alt="Libro di Carlo Michelstaedter e articolo dell'ottobre 2010" class="wp-image-2019" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Libro-di-Carlo-Michelstaedter-1024x768.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Libro-di-Carlo-Michelstaedter-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Libro-di-Carlo-Michelstaedter-768x576.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/06/Libro-di-Carlo-Michelstaedter.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Libro di Carlo Michelstaedter e articolo dell&#8217;ottobre 2010</figcaption></figure>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:100%">
<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Ma io sono qua per parlare dell&#8217;altro libro</h2>
</div>
</div>



<p style="font-size:21px">Prima edizione del settembre 1991.<br>Lo inizio con un certo timore reverenziale che ogni tanto si ha quando ci si avvicina ad alcuni autori. Il timore se ne va leggendo, e lascia spazio all&#8217;ammirazione.<br>Il libro si fa ascoltare con una dolcezza disarmante. Leggo questa biografia romanzata sulla vita di Enrico Mreule ed è come se i tasselli di un puzzle prendessero il loro posto: persone, luoghi, fatti, parole e visi studiati in questi anni per gli articoli scritti hanno disegnato un quadro. Completo. <br>È in fondo la storia di un dolore che probabilmente non ha mai trovato pace. In mezzo c&#8217;è la vita, più vite. In mezzo c&#8217;è un <a href="https://www.laltrove.com/parola/definizione-termine-confine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">confine</a>: il mio* confine, quello che prima non era mai esistito, e poi è comparso, quello che prima era invalicabile, poi permeabile e ora trasparente. In mezzo c&#8217;è un mare, il mio* mare, il mare Adriatico, Jadransko more, quello che Predrag Matvejević definiva il mare dell&#8217;intimità. In mezzo c&#8217;è una lampada fiorentina che, in fondo, non ha mai smesso di illuminare il ricordo degli occhi scuri di Carlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Pausa caffè</h2>



<p style="font-size:21px">Ho letto <em>Un altro mare</em> nelle pause caffè di queste settimane, quasi sempre al Giardinetto Cafè di Cormons. Anche questa mattina ero lì, seduta in giardino, stavo conquistando le ultime pagine, completamente assorta, quando in strada si ferma un&#8217;auto: lo sportello si apre e parte un &#8220;Maracaibo Mare forza nove Fuggire sì, ma dove Za za&#8221; a un volume esagerato. Ovviamente ballo sulla sedia e rido, mentre continuo a leggere. <br>Poche righe dopo il libro avrebbe preso quella piega che crepa il respiro, ma in quell&#8217;attimo anche &#8220;Maracaibo&#8221; è stato parte del libro: &#8220;mare forza nove, fuggire sì&#8221; era proprio l&#8217;inizio di tutto quel dolore, di quel mare (un mare &#8220;altro&#8221;, rispetto all&#8217;Adriatico) attraversato da Enrico per andarsene da Gorizia.<br><br>* <em>Con &#8220;mio&#8221; non intendo un possesso: intendo la vicinanza nello spazio e nel tempo</em>.</p>
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		<title>Cicerone e i suoi amici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2023 16:04:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Leggendo]]></category>
		<category><![CDATA[1996]]></category>
		<category><![CDATA[Bol]]></category>
		<category><![CDATA[Brač]]></category>
		<category><![CDATA[Cicerone]]></category>
		<category><![CDATA[CIcerone e i suoi amici]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Magris]]></category>
		<category><![CDATA[Croazia]]></category>
		<category><![CDATA[Estate]]></category>
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		<category><![CDATA[Rizzoli]]></category>
		<category><![CDATA[Slatni Rat]]></category>
		<category><![CDATA[Vittoria Masutti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un libro per leggere le parole di Ciceronecon occhi diversi: i suoi.Edito da Rizzoli Dunque, la situa è questa. Avevo prestato questo libro a una amica (per l&#8217;esame di latino un Cicerone va sempre bene) e ieri me l’ha restituito. Appena l’ho preso in mano, mi sono rivista mentre lo leggevo. Cioè: ho rivissuto un attimo. L&#8217;attimo in cui la me quindicenne era sdraiata sulla Slatni Rat di Bol, a Brač, un’isola croata che si trova all’altezza di Spalato. Era l’ora verso il tramonto, o meglio: al tramonto mancavano un paio d&#8217;ore, ma il sole stava scendendo e in spiaggia eravamo rimasti in pochi. Mio fratello, i nostri amici e i nostri genitori erano già tornati in appartamento. Mentre io ero ancora lì: mi prendevo le ore migliori di quel mare. Quella luce calda, non invadente. Quel vento per nulla fastidioso. Quei rumori da spiaggia che pian piano si attenuavano. Insomma, io ero lì, sdraiata su un asciugamano che stava sopra un leggero materassino che stava appoggiato sui sassolini bianchi della spiaggia, in un equilibrio precario che mi teneva immobile a leggere. Questa immagine ho rivisto ieri.&#160;Nitida. Questo libro. Chiariamo: non sono proprio una gran fan di Cicerone, né desidero [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center" style="font-size:29px">Un libro per leggere le parole di Cicerone<br>con occhi diversi: i suoi.<br>Edito da Rizzoli</h2>



<p style="font-size:21px">Dunque, la situa è questa. Avevo prestato questo libro a una amica (per l&#8217;esame di latino un Cicerone va sempre bene) e ieri me l’ha restituito. Appena l’ho preso in mano, mi sono rivista mentre lo leggevo. Cioè: ho rivissuto un attimo. L&#8217;attimo in cui la me quindicenne era sdraiata sulla<a href="https://www.instagram.com/reel/Cp0ORbhLRIM/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igshid=MmJiY2I4NDBkZg=="> </a><a href="https://www.instagram.com/reel/Cp0ORbhLRIM/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igshid=MmJiY2I4NDBkZg==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Slatni Rat di Bol</a>, a Brač, un’isola croata che si trova all’altezza di Spalato. Era l’ora verso il tramonto, o meglio: al tramonto mancavano un paio d&#8217;ore, ma il sole stava scendendo e in spiaggia eravamo rimasti in pochi. Mio fratello, i nostri amici e i nostri genitori erano già tornati in appartamento. Mentre io ero ancora lì: mi prendevo le ore migliori di quel mare. Quella luce calda, non invadente. Quel vento per nulla fastidioso. Quei rumori da spiaggia che pian piano si attenuavano. Insomma, io ero lì, sdraiata su un asciugamano che stava sopra un leggero materassino che stava appoggiato sui sassolini bianchi della spiaggia, in un equilibrio precario che mi teneva immobile a leggere.</p>



<p style="font-size:21px">Questa immagine ho rivisto ieri.&nbsp;Nitida.</p>



<p style="font-size:21px">Questo libro. Chiariamo: non sono proprio una gran fan di Cicerone, né desidero sembrarlo. Quel titolo era un consiglio di lettura per l&#8217;estate della professoressa Vittoria Masutti. Professoressa di italiano e latino (neanche a dirlo). Una di quelle insegnanti che (come dice la parola stessa) ti segna dentro. Incide. E le incisioni non vanno via.</p>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p style="font-size:21px">Bene. Prima riprendo in mano questo libro.<br>Lo apro e vedo i segni del nastro adesivo utilizzato per metterci una copertina di protezione (una pagina a caso di una rivista o di un giornale): che bella abitudine avevo. E così mantenevo anche la privacy del mattone che avevo in mano.<br>Lo sfoglio, e vedo alcuni numeri di pagine scritti a matita: altra abitudine, scrivere in prima pagina dove trovare i riferimenti che mi hanno colpito di più. <br>Non credo che la professoressa Vittoria Masutti concorderebbe con me: probabilmente per lei i passi significativi sono altri. E di sicuro nemmeno io vado a sindacare con la me quindicenne. Ha già i suoi problemi, non ha bisogno di altri punti di vista non richiesti. E poi: per arrivare qua, sono passata da lì.<br>Ma questi sono. Ne riporto uno.</p>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="960" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/03/Cicerone-interno-della-copertina.jpg" alt="Cicerone, interno della copertina: tracce del nastro adesivo" class="wp-image-1825" style="width:268px;height:358px" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/03/Cicerone-interno-della-copertina.jpg 720w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/03/Cicerone-interno-della-copertina-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption class="wp-element-caption">Interno della copertina: tracce del nastro adesivo</figcaption></figure>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p style="font-size:23px">Con tutta questa gente mi trovo molto più solo che se io non avessi che te</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Di cosa parla il libro? Di Cicerone!</h2>



<p style="font-size:21px">Spoiler: Cicerone non è un gattone, è proprio &#8220;quel&#8221; Cicerone. E i suoi amici non sono la &#8220;cumpa&#8221; del bar, ma Attico, Celio, Bruto e Catone.<br>Lo storico Gaston Boissier ci porta, attraverso le lettere che Cicerone ha scritto soprattutto ai suoi amici, nell&#8217;ultimo periodo della Repubblica e ci fa guardare quegli anni da un punto di vista un po&#8217; diverso dal solito: quello interno di uno dei protagonisti principali, e non dall&#8217;esterno come siamo abituati sui libri di storia.<br>Non ricordo molto del libro, ma so che per crescere bisogna uscire dalle proprie zone di comfort, e fare (sempre) almeno un po&#8217; di fatica.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Annotazioni</h2>



<div class="wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex">
<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:33.33%">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/03/Cicerone-annotazioni-1024x768.jpg" alt="Cicerone, annotazioni: MICROCOSMI di MAGRIS" class="wp-image-1826" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/03/Cicerone-annotazioni-1024x768.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/03/Cicerone-annotazioni-300x225.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/03/Cicerone-annotazioni-768x576.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2023/03/Cicerone-annotazioni.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cicerone, annotazioni: MICROCOSMI di MAGRIS</figcaption></figure>
</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p style="font-size:21px"><br>Le ultime pagine del libro sono vuote. In alto c&#8217;è scritto &#8220;Annotazioni&#8221;.<br>In una di queste, in quella estate del 1996, ho scritto a matita &#8220;MICROCOSMI di MAGRIS&#8221;.</p>
</div>
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