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	<title>Archivi parole - Laltrove</title>
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	<description>Racconti di Corinna Sabbadini</description>
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	<title>Archivi parole - Laltrove</title>
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		<title>Confine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2023 15:45:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>DEFINIZIONE: confine s. m. [dal lat. confine, neutro dell’agg. confinis «confinante», comp. di con- e del tema di finire «delimitare»]. – 1. a. Limite di un territorio, di un terreno: il c. del campo è segnato da una pietra. Nel linguaggio giur., c. fondiario, quello che delimita l’estensione della proprietà fondiaria circoscrivendo lo spazio entro cui il proprietario può esercitare pienamente il suo diritto. b. Limite di una regione geografica o di uno stato; zona di transizione in cui scompaiono le caratteristiche individuanti di una regione e cominciano quelle differenzianti: c. naturale, quello che s’identifica, più o meno, con linee prestabilite dalla natura, quali coste, crinali di montagna, fiumi, ecc.; c. politico, quello stabilito per convenzione tra governi, che separa due organismi politici mediante una linea di confine la quale, quando è possibile, è costituita da una fascia disabitata con funzioni di isolamento: il c. tra l’Europa e l’Asia, tra la Francia e la Spagna; varcare il confine. Spesso al plur.: i c. orientali dell’Italia; tracciare i c.; demarcazione dei c.; nei c., entro i c., nel territorio: portarono la guerra nei c. stessi del regno. 2. a. concr. Pietra, sbarra, steccato o altro che segna il confine di un terreno: mettere, levare, spostare il confine. (Definizioni tratte dal dizionario Treccani) PENSIERO MIO In questa definizione del termine confine si legge &#8220;zona di transizione in cui scompaiono le caratteristiche individuanti di una regione e cominciano quelle differenzianti&#8221;.Zona di transizione: nello [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">DEFINIZIONE:</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>confine</strong> s. m. [dal lat. <em>confine</em>, neutro dell’agg. <em>confinis</em> «confinante», comp. di <em>con-</em> e del tema di <em>finire</em> «delimitare»]. – <strong>1. a.</strong> Limite di un territorio, di un terreno: <em>il c</em>. <em>del campo è segnato da una pietra</em>. Nel linguaggio giur., <em>c</em>. <em>fondiario</em>, quello che delimita l’estensione della proprietà fondiaria circoscrivendo lo spazio entro cui il proprietario può esercitare pienamente il suo diritto. <strong>b.</strong> Limite di una regione geografica o di uno stato; zona di transizione in cui scompaiono le caratteristiche individuanti di una regione e cominciano quelle differenzianti: <em>c</em>. <em>naturale</em>, quello che s’identifica, più o meno, con linee prestabilite dalla natura, quali coste, crinali di montagna, fiumi, ecc.; <em>c</em>. <em>politico</em>, quello stabilito per convenzione tra governi, che separa due organismi politici mediante una <em>linea di confine</em> la quale, quando è possibile, è costituita da una fascia disabitata con funzioni di isolamento: <em>il c</em>. <em>tra l’Europa e l’Asia</em>, <em>tra la Francia e la Spagna</em>; <em>varcare il confine</em>. Spesso al plur.: <em>i c</em>. <em>orientali dell’Italia</em>; <em>tracciare i c</em>.; <em>demarcazione dei c</em>.; <em>nei c</em>., <em>entro i c</em>., nel territorio: <em>portarono la guerra nei c</em>. <em>stessi del regno</em>. <strong>2. a.</strong> concr. Pietra, sbarra, steccato o altro che segna il confine di un terreno: <em>mettere</em>, <em>levare</em>, <em>spostare il confine</em>. <br>(Definizioni tratte dal dizionario <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/confine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Treccani</a>)</p>



<h2 class="wp-block-heading">PENSIERO MIO</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">In questa definizione del termine confine si legge &#8220;zona di transizione in cui scompaiono le caratteristiche individuanti di una regione e cominciano quelle differenzianti&#8221;.<br>Zona di transizione: nello spazio e nel tempo.<br>Un confine può occupare lo spazio di una linea, e per attraversarlo basta un passo: un piedi di qua e un piede al di là. Ma può occupare alcuni metri, anche alcuni chilometri: da bambina, mentre mi trovavo in quello spazio, lo chiamavo lo &#8220;spazio di nessuno&#8221; che poi è diventato &#8220;no man&#8217;s land&#8221;, non eravamo né di qua né di là, eravamo sospesi. Ero affascinata da quello spazio che in fondo non era di nessuno, non era definito, però esisteva.<br>La transizione è anche nel tempo: il tempo necessario ad attraversare quello spazio. Può essere il tempo di un passo, ma può essere un tempo molto, molto più lungo.<br>Il confine non è mai stato un ostacolo per me: il confine si è sempre aperto davanti a me grazie alla mia carta d&#8217;identità, di italiana, di europea. Ho avuto molta fortuna: è una fortuna che riconosco e ringrazio ogni giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ho parlato di un vecchio confine quando ho raccontato come mai la piazza principale di Cormons si chiama XXIV Maggio: vai pure a leggere <a href="https://www.laltrove.com/piazza-xxiv-maggio-cormons-laltrove/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questa storia</a>. </p>
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		<title>Bellezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Aug 2022 15:05:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Definizioni: bellezza: s. f. [der. di&#160;bello]. –&#160;1.&#160;L’essere bello, qualità di ciò che è bello o che tale appare ai sensi e allo spirito. bello: agg. [lat.&#160;bĕllus&#160;«carino, grazioso», da&#160;*due- nŭlus, dim. di&#160;duenos, forma ant. di&#160;bonus] (sing. m.&#160;bèl, pl. m.&#160;bèi, davanti a consonante seguita da vocale, e davanti a&#160;f,&#160;p,&#160;t,&#160;c,&#160;v,&#160;b,&#160;d,&#160;g&#160;seguite da&#160;l&#160;o&#160;r;&#160;bèllo,&#160;bègli&#160;negli altri casi; il pl.&#160;bèlli&#160;oggi è usato soltanto quand’è posposto al sostantivo o non lo precede immediatamente; il femm. è regolare). –&#160;1.&#160;Che desta nell’animo, per lo più attraverso i sensi della vista o dell’udito, un’impressione esteticamente gradevole.(Definizioni tratte dal dizionario Treccani) Citazione: Angelo Floramo, raccontando un episodio della vita di suo padre, Luciano, studente di quarta ginnasio al liceo classico Jacopo Stellini di Udine, riporta queste parole del professore (e preside) Gian Battista Caron: è la bellezza, quella difficile misura di tutte le cose. La si ricerca nell&#8217;arco di una vitanei fragili equilibri della propria coscienza, e sbagliamo di grosso se pensiamo di poterlatrovare altrove. Perché la bellezza non ha a che vedere con l&#8217;apparenza delle cose,ma con la loro più intima sostanza. Essa è veicolo del bene, che in lei riposa.è quella perfezione, quell&#8217;equilibrio che non raggiungiamo mai una volta per tutte,ma alla quale dobbiamo tendere all&#8217;infinito per poterci finalmente dire esseri [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Definizioni:</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>bellezza: </strong>s. f. [der. di&nbsp;<em>bello</em>]. –&nbsp;<strong>1.</strong>&nbsp;L’essere bello, qualità di ciò che è bello o che tale appare ai sensi e allo spirito.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>bello: </strong>agg. [lat.&nbsp;<em>bĕllus</em>&nbsp;«carino, grazioso», da&nbsp;<em>*due- nŭlus</em>, dim. di&nbsp;<em>duenos</em>, forma ant. di&nbsp;<em>bonus</em>] (sing. m.&nbsp;<em>bèl</em>, pl. m.&nbsp;<em>bèi</em>, davanti a consonante seguita da vocale, e davanti a&nbsp;<em>f</em>,&nbsp;<em>p</em>,&nbsp;<em>t</em>,&nbsp;<em>c</em>,&nbsp;<em>v</em>,&nbsp;<em>b</em>,&nbsp;<em>d</em>,&nbsp;<em>g</em>&nbsp;seguite da&nbsp;<em>l</em>&nbsp;o&nbsp;<em>r</em>;&nbsp;<em>bèllo</em>,&nbsp;<em>bègli</em>&nbsp;negli altri casi; il pl.&nbsp;<em>bèlli</em>&nbsp;oggi è usato soltanto quand’è posposto al sostantivo o non lo precede immediatamente; il femm. è regolare). –&nbsp;<strong>1.</strong>&nbsp;Che desta nell’animo, per lo più attraverso i sensi della vista o dell’udito, un’impressione esteticamente gradevole.<br>(Definizioni tratte dal dizionario <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/bellezza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Treccani</a>)</p>



<h2 class="wp-block-heading">Citazione:</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Angelo Floramo, raccontando un episodio della vita di suo padre, Luciano, studente di quarta ginnasio al liceo classico Jacopo Stellini di Udine, riporta queste parole del professore (e preside) Gian Battista Caron: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-plain is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">è la <a href="https://www.instagram.com/reel/Ci-hogMvGjl/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igshid=MmJiY2I4NDBkZg==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bellezza</a>, quella difficile misura di tutte le cose. La si ricerca nell&#8217;arco di una vita<br>nei fragili equilibri della propria coscienza, e sbagliamo di grosso se pensiamo di poterla<br>trovare altrove. Perché la bellezza non ha a che vedere con l&#8217;apparenza delle cose,<br>ma con la loro più intima sostanza. Essa è veicolo del bene, che in lei riposa.<br>è quella perfezione, quell&#8217;equilibrio che non raggiungiamo mai una volta per tutte,<br>ma alla quale dobbiamo tendere all&#8217;infinito per poterci finalmente dire esseri umani.<br>è il suono dell&#8217;Aulos, il pigmento nero sul vaso di creta, il profilo di Apollo che ci sprona<br>a conoscere noi stessi. Dedicatele la vostra vita e scoprirete che verità e giustizia vi saranno da guida.<br>Non c&#8217;è bellezza senza verità, non c&#8217;è verità senza giustizia. E ogni volta che offendiamo<br>la giustizia, anche nelle piccole cose, trasciniamo nel fango assieme a lei anche la verità<br>e la bellezza, rendendo il mondo un luogo più brutto, squallido e miserabile<br>in cui la vita non è degna di essere vissuta.<br>(<em>A. Floramo,</em> <em>La veglia di Ljuba</em>, <a href="https://www.laltrove.com/bottega-errante-edizioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bottega Errante Edizioni</a>, Udine, 2018, p. 106)<br></p>
</blockquote>
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		<title>Piazza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Nov 2021 16:44:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Definizione: piazza s. f. [lat.&#160;platĕa&#160;«via larga, piazza» (dal gr. πλατεῖα, propriam. femm. di πλατύς «largo»); cfr.&#160;platea, che risale a una variante lat.&#160;platēa&#160;con&#160;e&#160;lunga]. –&#160;1. a.&#160;Area libera, più o meno spaziosa, di forma quadrata, rettangolare, circolare, poligonale, che si apre in un tessuto urbano, al termine di una strada e più spesso all’incrocio di più vie, e che, limitata da costruzioni, spesso architettonicamente importanti, e abbellita talvolta da giardini, monumenti, fontane, ha la funzione urbanistica di facilitare il movimento ed eventualmente la sosta dei veicoli, di dare accesso a edifici pubblici, di servire da luogo di ritrovo e di riunione dei cittadini, costituendo non di rado il centro della vita economica e politica della città o del paese.(Definizioni tratte dal dizionario Treccani) Pensiero mio Mi piacciono le piazze dove ci sono i bambini che giocano. Se ci sono i bambini che giocano, ci sono i genitori che parlano assieme, a debita distanza. O magari ci sono i nonni che parlano assieme, a debita distanza. Il senso è: se ci sono i bambini, c&#8217;è vita. Loro non hanno bisogno di niente per divertirsi, e se stanno assieme e all&#8217;aperto: ancora meglio.Poi magari c&#8217;è anche un bar: ecco che vedo i signori che leggono [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Definizione:</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>piazza </strong>s. f. [lat.&nbsp;<em>platĕa</em>&nbsp;«via larga, piazza» (dal gr. πλατεῖα, propriam. femm. di πλατύς «largo»); cfr.&nbsp;platea, che risale a una variante lat.&nbsp;<em>platēa</em>&nbsp;con&nbsp;<em>e</em>&nbsp;lunga]. –&nbsp;<strong>1. a.</strong>&nbsp;Area libera, più o meno spaziosa, di forma quadrata, rettangolare, circolare, poligonale, che si apre in un tessuto urbano, al termine di una strada e più spesso all’incrocio di più vie, e che, limitata da costruzioni, spesso architettonicamente importanti, e abbellita talvolta da giardini, monumenti, fontane, ha la funzione urbanistica di facilitare il movimento ed eventualmente la sosta dei veicoli, di dare accesso a edifici pubblici, di servire da luogo di ritrovo e di riunione dei cittadini, costituendo non di rado il centro della vita economica e politica della città o del paese.<br>(Definizioni tratte dal dizionario <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/piazza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Treccani</a>)</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pensiero mio</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Mi piacciono le piazze dove ci sono i bambini che giocano. Se ci sono i bambini che giocano, ci sono i genitori che parlano assieme, a debita distanza. O magari ci sono i nonni che parlano assieme, a debita distanza. Il senso è: se ci sono i bambini, c&#8217;è vita. Loro non hanno bisogno di niente per divertirsi, e se stanno assieme e all&#8217;aperto: ancora meglio.<br>Poi magari c&#8217;è anche un bar: ecco che vedo i signori che leggono il giornale, le signore che bevono il caffè, i ragazzi che fanno l&#8217;aperitivo. Sento il suono dei bicchieri e delle tazze sul bancone, l&#8217;acqua della fontana, le voci che si fondono e le risate che coprono tutto il resto. Il profumo predominante è spesso quello del caffè, ma quello che mi conquista esce dal panificio.<br>La piazza è quel posto dove spesso non serve un appuntamento: sai già che a qualunque ora tu ci andrai, troverai qualcuno con cui parlare, con cui bere un caffè o un <em>taj di vin</em>.<br>La piazza è in genere il centro da cui si è espanso il paese: da lì tutto è partito, e lì tutto ha ritorno. <br>Nella piazza trovi conforto e sicurezza, anche se la trovi vuota, perché sai che prima o poi si riempirà di nuovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ho raccontato <a href="https://www.laltrove.com/piazza-xxiv-maggio-cormons-laltrove/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la storia di Piazza XXIV Maggio</a> a Cormons, o meglio: ho raccontato cosa è successo il 24 maggio 1915. Nei nomi dei luoghi (e in come sono stati modificati nel tempo) c&#8217;è la loro storia, e quindi anche la nostra.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ora vi lascio una citazione di Cristina Battocletti che descrive Piazza dell&#8217;Unità d&#8217;Italia a Trieste. Prima di leggerla, andate a vedere cosa <a href="https://www.laltrove.com/cartolina/cartolina-dal-caffe-degli-specchi-di-trieste/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ho scritto su quella piazza</a>: c&#8217;è una immagine che rende molto bene la descrizione che Battocletti riporta con le sue parole (anche se non si vede il mare). <br> </p>



<h2 class="wp-block-heading">Citazione di Cristina Battocletti:</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">L&#8217;8 marzo 2018, Cristina Battocletti si trova a Palermo al Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino per presentare il suo libro <em><a href="https://www.lanavediteseo.eu/item/bobi-bazlen-lombra-di-trieste/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bobi Bazlen. L’ombra di Trieste</a></em> edito da La nave di Teseo nel 2017. Durante il suo intervento, parla così di Piazza dell&#8217;Unità d&#8217;Italia: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow" style="font-size:21px"><p>Piazza dell’Unità d’Italia è così bella perché sono stati gli austriaci a volerla costruire<br>così riccamente di fronte al mare.</p><p>Le città che hanno il mare non lo considerano un salotto, mentre gli Asburgo,<br>quando sono arrivati a Trieste, hanno visto questa meravigliosa distesa<br>e hanno voluto fare questa piazza che è appunto carica di palazzi bellissimi<br>proprio per onorare il mare: è un inchino verso il mare, verso la maestà del mare.<br></p></blockquote>
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