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	<title>Corinna Archivi - Laltrove</title>
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	<description>Racconti di Corinna Sabbadini</description>
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	<title>Corinna Archivi - Laltrove</title>
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		<title>Un traghetto per Patrasso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Feb 2024 17:09:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mercoledì 25 febbraio 2004 Mercoledì 25 febbraio 2004 scendevo da un traghetto della Anek Lines a Patrasso. Erano le 6 del mattino. Ci ero salita il lunedì prima, verso le 18.00, a Trieste.Immagina la scena. Qualche minuto prima di sbarcare, alla reception della nave, io avevo addosso un mega borsone, uno zaino e due borse a tracolla. Mi avanzava una valigia bella pesante. Non avrei mai potuto portare fuori tutto da sola in un unico &#8220;viaggio&#8221;. Così chiesi aiuto a un marinaio che gentilmente prese in mano la valigia e si diresse verso l&#8217;uscita alla velocità della luce. Io dietro come uno sherpa cercavo di tenere il suo passo (invano). Una volta lasciata la valigia sul molo, si è dileguato in un nanosecondo. E io sono rimasta lì, con lo stesso problema di pochi minuti prima: troppe borse da portare assieme.Nel giro di pochi minuti il molo si è svuotato. La luce del mattino era già luce.Io dovevo raggiungere la strada e trovare un taxi. Porto il borsone dieci metri in là. Lo lascio lì. Torno indietro, prendo la valigia e faccio venti metri. La lascio lì. Torno indietro, prendo il borsone, e così via finché non sono arrivata sulla [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Mercoledì 25 febbraio 2004</h2>



<p style="font-size:21px">Mercoledì 25 febbraio 2004 scendevo da un traghetto della Anek Lines a Patrasso. Erano le 6 del mattino. Ci ero salita il lunedì prima, verso le 18.00, a Trieste.<br>Immagina la scena. Qualche minuto prima di sbarcare, alla reception della nave, io avevo addosso un mega borsone, uno zaino e due borse a tracolla. Mi avanzava una valigia bella pesante. Non avrei mai potuto portare fuori tutto da sola in un unico &#8220;viaggio&#8221;. Così chiesi aiuto a un marinaio che gentilmente prese in mano la valigia e si diresse verso l&#8217;uscita alla velocità della luce. Io dietro come uno sherpa cercavo di tenere il suo passo (invano). Una volta lasciata la valigia sul molo, si è dileguato in un nanosecondo. E io sono rimasta lì, con lo stesso problema di pochi minuti prima: troppe borse da portare assieme.<br>Nel giro di pochi minuti il molo si è svuotato. <br>La luce del mattino era già luce.<br>Io dovevo raggiungere la strada e trovare un taxi. <br>Porto il borsone dieci metri in là. Lo lascio lì. Torno indietro, prendo la valigia e faccio venti metri. La lascio lì. Torno indietro, prendo il borsone, e così via finché non sono arrivata sulla strada. A quel punto ho atteso un taxi.<br>Quando è arrivato, ho detto con orgoglio <em>Kαλημέρα, Πανεπιστήμιο Πατρών, παρακαλώ</em> che sarebbe &#8220;buongiorno, Università di Patrasso, per favore&#8221;. Da notare l&#8217;assenza di verbi: non era proprio una frase di senso compiuto!<br>Il tassista comunque mi comprende e inizia a parlare in greco. E io con tristezza <em>Συγνωμη, δεν καταλαβαίνω</em> &#8220;scusi, non capisco&#8221;, e lì cala il silenzio. <br>Questa è stata la mia prima ora a Patrasso.</p>



<p style="font-size:21px">Nelle ore successive sarei diventata a tutti gli effetti una studentessa dell&#8217;Università greca: era il mio Erasmus.<br>Comincia così questo periodo di vita e di studio in questa terra che non avevo mai toccato se non con il pensiero e con i libri.<br>La Grecia è più del suo mare, della sua luce, del suo vento. È più della sua gente, della sua musica, della sua storia. È più del suo cibo, del suo vino, del suo tempo.<br>Se avessi fatto l&#8217;Erasmus a Lisbona o a Parigi, o a Francoforte o non so dove sarebbe stato altrettanto intenso: avrei amato e vissuto ogni città allo stesso modo.<br>Però sono andata a Patrasso. L&#8217;ho scelta io, certo, forse cercavo le radici di quella parte di me racchiusa nel mio nome. Quel nome che deriva dal greco antico <em>Κοριννα</em>, un diminutivo del sostantivo <em>κορη</em> che significa &#8220;fanciulla&#8221;. Quindi Corinna significa &#8220;fanciullina&#8221;.<br>Ho trovato quella parte? Sì, perché in qualche modo penso di essere nata in Grecia, molto prima di me, e molto prima dell&#8217;idea di me (ti avevo parlato di <a href="https://www.laltrove.com/ti-racconto-una-storia-viaggio-in-grecia-in-auto-nel-1977/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un viaggio dei miei genitori</a> in Grecia).<br>Sono proprio nata in Grecia, la punta dei Balcani.</p>
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