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	<title>Vienna Archivi - Laltrove</title>
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	<description>Racconti di Corinna Sabbadini</description>
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	<title>Vienna Archivi - Laltrove</title>
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		<title>La cotogna di Istanbul: il profumo del ricordo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Feb 2024 16:23:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scrivendo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venerdì 24 febbraio 2012 Oggi ti racconto di quando dodici anni fa ho organizzato una serata con Paolo Rumiz e La cotogna di Istanbul. Eravamo a Buttrio, in Villa di Toppo Florio.Ma parto ancora da più lontano, dal terzo anno all&#8217;università.Per un esame molto interessante in Storia del giornalismo e delle comunicazioni sociali avevo letto Maschere per un massacro (Editori Riuniti) di Paolo Rumiz. Già all&#8217;epoca era introvabile e così me lo aveva prestato un&#8217;amica. Non è proprio il libro di Rumiz più &#8220;facile&#8221; da leggere, anzi, ti mette subito difronte a fatti cruenti e ben spiegati accaduti durante gli anni della guerra nella ex Jugoslavia. Una guerra che all&#8217;epoca conoscevo poco.Quel testo sarebbe poi diventato uno dei principali titoli, assieme ad altri anche di Rumiz, della bibliografia della mia tesi.Questo per spiegarti come e perché mi sono approcciata al lavoro di Rumiz. Nel corso degli anni ho letto altri suoi libri, ed è stato sempre un piacere viaggiare con lui: mi sono lasciata accompagnare nei luoghi e nelle persone che incontrava.Quando poi è arrivata La cotogna di Istanbul&#8230; che dire? Ho già detto molto di questo libro in questo articolo: vai pure a scoprirlo. Ascolta la musica e poi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/la-cotogna-di-istanbul-il-profumo-del-ricordo/">La cotogna di Istanbul: il profumo del ricordo</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Venerdì 24 febbraio 2012</h2>



<p style="font-size:21px">Oggi ti racconto di quando dodici anni fa ho organizzato una serata con Paolo Rumiz e <em>La cotogna di Istanbul</em>. Eravamo a Buttrio, in Villa di Toppo Florio.<br>Ma parto ancora da più lontano, dal terzo anno all&#8217;università.<br>Per un esame molto interessante in Storia del giornalismo e delle comunicazioni sociali avevo letto <em>Maschere per un massacro</em> (Editori Riuniti) di Paolo Rumiz. Già all&#8217;epoca era introvabile e così me lo aveva prestato un&#8217;amica. Non è proprio il libro di Rumiz più &#8220;facile&#8221; da leggere, anzi, ti mette subito difronte a fatti cruenti e ben spiegati accaduti durante gli anni della guerra nella ex Jugoslavia. Una guerra che all&#8217;epoca conoscevo poco.<br>Quel testo sarebbe poi diventato uno dei principali titoli, assieme ad altri anche di Rumiz, della bibliografia della mia tesi.<br>Questo per spiegarti come e perché mi sono approcciata al lavoro di Rumiz. <br>Nel corso degli anni ho letto altri suoi libri, ed è stato sempre un piacere viaggiare con lui: mi sono lasciata accompagnare nei luoghi e nelle persone che incontrava.<br>Quando poi è arrivata <em>La cotogna di Istanbul</em>&#8230; che dire? Ho già detto molto di questo libro in questo articolo: <a href="https://www.laltrove.com/la-cotogna-di-istanbul-paolo-rumiz/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vai pure a scoprirlo</a>. Ascolta la musica e poi torna qua. <br>È una storia che leggi tutto d&#8217;un fiato, anche se spesso il fiato manca per la bellezza delle immagini che crea.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Poi un giorno</h2>



<p style="font-size:21px">Poi un giorno del 2011 ho pensato che potevo organizzare qualcosa per presentare la mia &#8220;attività&#8221;: all&#8217;epoca avevo da poco aperto la partita iva e mi sembrava una bella idea far conoscere in un modo un po&#8217; diverso dal solito <a href="https://www.laltrove.com/cosa-faccio-giornalista-ghostwriter-correttrice-di-testi-editing/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il mio lavoro</a>.<br>Penso e penso, e alla fine scrivo a Paolo Rumiz. Sì perché l&#8217;avevo incontrato l&#8217;8 novembre 2007 a &#8220;Fuorirotta&#8221;, un evento organizzato da <a href="https://www.laltrove.com/vicino-lontano-premio-terzani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vicino/lontano</a> nell&#8217;atrio della stazione dei treni di Udine, e gli avevo fatto una domanda proprio su <em>Maschere per un massacro</em>. Forse lui aveva ritenuto che fosse una domanda &#8220;interessante&#8221; perché mi aveva detto «Se hai altre domande, scrivimi qua» e aveva annotato la sua email sul libro (che nel frattempo ero riuscita ad acquistare).<br>Così gli ho mandato quella mail e gli ho spiegato un po&#8217; cosa mi sarebbe piaciuto fare. E lui ha detto che andava bene.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="650" height="432" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/02/Cartolina-La-cotogna-di-Istanbul-Il-profumo-del-ricordo.jpg" alt="Cartolina La cotogna di Istanbul - Il profumo del ricordo" class="wp-image-2746" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/02/Cartolina-La-cotogna-di-Istanbul-Il-profumo-del-ricordo.jpg 650w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/02/Cartolina-La-cotogna-di-Istanbul-Il-profumo-del-ricordo-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cartolina La cotogna di Istanbul &#8211; Il profumo del ricordo</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Allora ho iniziato a organizzare</h2>



<p style="font-size:21px">Ho scelto <a href="https://www.laltrove.com/chi-sono-corinna-sabbadini-laltrove/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Buttrio</a> perché per me tutto è cominciato a Buttrio: i primi passi, le prime parole pronunciate e poi quelle scritte. Tutto, da quando avevo 1 anno a quando ne ho avuti tanti di più, ha avuto inizio a Buttrio. Ho avuto la fortuna di partire tante volte per viaggi, per studio e per lavoro, ma alla fine sempre a Buttrio tornavo.<br>Mi è sembrato naturale organizzare lì questa serata. E Villa di Toppo Florio è il palazzo storico, artistico e culturale che più identifica e rappresenta l&#8217;intero Comune, anche fuori dai suoi lievi confini.  </p>



<p style="font-size:21px">Ho scelto <em>La cotogna di Istanbul</em> (ed. Feltrinelli) per i motivi che un po&#8217; vi ho già raccontato nell&#8217;<a href="https://www.laltrove.com/la-cotogna-di-istanbul-paolo-rumiz/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">altro articolo</a>. E un po&#8217; perché il libro tocca molti tasti importanti della mia vita. E un po&#8217; perché nel suo cammino ci accompagna in alcune città che ho reso mie con pazienza e curiosità: Sarajevo, Vienna, Atene, Istanbul e Trieste. E un po&#8217; perché ci porta dentro il linguaggio e ci mostra come si arricchisce grazie alle migrazioni delle persone e di come la lingua stessa sia viva e in continua evoluzione. </p>



<p style="font-size:21px">L&#8217;immagine che ho scelto per questa serata è la Vijećnica: la Biblioteca Nazionale di Sarajevo.<br>La biblioteca è il luogo per eccellenze dove vengono custoditi i libri, e <em>La cotogna di Istanbul</em> è un libro.<br>Inoltre, volevo ricordare il bombardamento del 25 agosto 1992, quando la Vijećnica fu colpita e incendiata dalle milizie serbe che assediavano la città: non era un obiettivo militare, si voleva colpire e distruggere uno dei tanti simboli della storica convivenza multireligiosa della Bosnia ed Erzegovina.<br>Lì dentro riposavano milioni di libri, giornali, documenti, incunaboli e manoscritti antichi che testimoniavano i secoli di vita di tutti i cittadini di Sarajevo e di tutte le fedi qui esistite.<br>Anche questo tentativo di genocidio culturale perpetrato ai danni della Bosnia ed Erzegovina durante gli anni della guerra è moralmente fallito, infatti, durante i bombardamenti e rischiando la loro vita, i sarajevesi hanno tentato di spegnere con secchi pieni d&#8217;acqua il fuoco che bruciava le sale, i mobili e i libri: perché volevano salvare la Storia della loro città e della loro Nazione.</p>



<figure class="wp-block-pullquote"><blockquote><p>Quello che noi, cittadini europei, non abbiamo capito allora e stentiamo a comprendere adesso<br>è che in quelle fiamme è bruciata anche la nostra Storia, il nostro Diritto,<br>la nostra Europa, la nostra idea di Civiltà.</p></blockquote></figure>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Il profumo del ricordo</h2>



<p style="font-size:21px">L&#8217;olfatto è il senso che più di tutti scatena nella mia mente i ricordi: è incontrollabile e imprevedibile, ma altrettanto preciso e immediato. Quando meno te l&#8217;aspetti, l&#8217;olfatto ti fa viaggiare indietro nel tempo: un ingrediente in un piatto, un fiore in una stanza, la polvere in una cantina, e altri centinaia di profumi che giacciono silenti nella nostra memoria e all&#8217;improvviso vengono percepiti e svegliati, riportando a galla dal passato immagini e parole ad essi collegati.<br>Leggendo <em>La cotogna di Istanbul</em>, e tornando con la mente nei luoghi che raccontava, i ricordi erano così potenti che si è spesso innestato il percorso inverso: dal ricordo ho ritrovato il profumo ad esso associato.</p>



<p style="font-size:21px">E così, la sera di venerdì 24 febbraio 2012, Paolo Rumiz è arrivato a Buttrio con il treno, da Trieste. E abbiamo chiacchierato. Mentre in sala non volava una mosca, e alle nostre spalle calava il sole sulla pianura. <br>Poi abbiamo brindato con il Riesling prodotto nel Kahlenberg vicino a Vienna e abbiamo pensato a Max e Maša, mentre dentro di noi cantavamo <em>Žute dunje</em> e negli occhi brillava il riflesso del Bosforo.<br>Insomma, è stata <a href="https://www.youtube.com/watch?v=6Q5k0CcSnVM" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una serata indimenticabile</a>. E sono tanti i profumi che me la ricorderanno.</p>



<p style="font-size:16px"><em>La foto della Vijećnica è di Lorenzo Fauvette.</em></p>
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		<title>La cotogna di Istanbul</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 15:17:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Leggendo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rumiz ci prende per mano e ci porta in camminoda Vienna a Istanbul, passando per Sarajevo.La cotogna di Istanbul edito da Feltrinelli Potrei fare una classifica dei libri di Paolo Rumiz? Mi chiedo. No. Mi rispondo. Me la faccio e me la dico perché in realtà avrei potuto portare qua qualunque altro suo libro, ma alla fine ho scelto La cotogna di Istanbul perché, in fondo, li racchiude un po&#8217; tutti (o quasi).È una ballata. Dice il sottotitolo. Ed è vero perché il ritmo del verso incita alla cadenza, al movimento, all&#8217;ondeggiare.Ma io l&#8217;ho vissuto più come un sogno, un dormiveglia, in cui reale e onirico si diffondevano, si intrecciavano, si dissolvevano. Tanto era potente, e tanto era a tratti surreale, la storia narrata.Prima di continuare nella lettura, fai un salto qua. Ti aspetto, vai pure. Žute dunje sono le gialle mele cotogne disegnate sulla copertina del libro. La canzone è una sevdalinka (una parola che solo a pronunciarla mi vengono le lacrime agli occhi e mi ritrovo a camminare fra le strade di Tuzla o di Mostar nelle fresche e scure sere autunnali del 2005). Si tratta di un genere musicale popolare diffuso in tutti gli stati della ex [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center" style="font-size:29px">Rumiz ci prende per mano e ci porta in cammino<br>da Vienna a Istanbul, passando per Sarajevo.<br><em>La cotogna di Istanbul</em> edito da Feltrinelli</h2>



<p style="font-size:21px">Potrei fare una classifica dei libri di Paolo Rumiz? Mi chiedo. No. Mi rispondo. Me la faccio e me la dico perché in realtà avrei potuto portare qua qualunque altro suo libro, ma alla fine ho scelto <em>La cotogna di Istanbul</em> perché, in fondo, li racchiude un po&#8217; tutti (o quasi).<br>È una ballata. Dice il sottotitolo. Ed è vero perché il ritmo del verso incita alla cadenza, al movimento, all&#8217;ondeggiare.<br>Ma io l&#8217;ho vissuto più come un sogno, un dormiveglia, in cui reale e onirico si diffondevano, si intrecciavano, si dissolvevano. Tanto era potente, e tanto era a tratti surreale, la storia narrata.<br>Prima di continuare nella lettura, fai <a href="https://www.youtube.com/watch?v=mgHQED76zyg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un salto qua</a>. Ti aspetto, vai pure.</p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow">
<p style="font-size:21px"><em>Žute dunje</em> sono le gialle mele cotogne disegnate sulla copertina del libro. La canzone è una sevdalinka (una parola che solo a pronunciarla mi vengono le lacrime agli occhi e mi ritrovo a camminare fra le strade di Tuzla o di Mostar nelle fresche e scure sere autunnali del 2005). Si tratta di un genere musicale popolare diffuso in tutti gli stati della ex Jugoslavia, sorto in Bosnia ed Erzegovina, e da sempre lì suonato e cantato, tanto da sempre che non si sa chi ha scritto molte di queste canzoni. Il filo conduttore di questa musica è la malinconia. Perché? Ora ti spiego. Attenzione che si parte da lontano. Dalla parola turca <em>sevda</em>, che deriva dalla parola araba <em>sawda</em>: bile nera. Malinconia deriva dal greco antico <em>melankholía</em>, un composto di&nbsp;<em>mélas</em>, nero, e&nbsp;<em>kholḗ</em>&nbsp;, bile: bile nera. Chiuso il cerchio.</p>
</div>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="672" height="1024" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/09/Testo-Canzone-Zute-dunje-672x1024.jpg" alt="Prima parte del testo della canzone &quot;Žute dunje&quot;, all'interno del libro &quot;La cotogna di Istanbul&quot;" class="wp-image-1408" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/09/Testo-Canzone-Zute-dunje-672x1024.jpg 672w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/09/Testo-Canzone-Zute-dunje-197x300.jpg 197w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/09/Testo-Canzone-Zute-dunje-768x1171.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/09/Testo-Canzone-Zute-dunje-1007x1536.jpg 1007w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2022/09/Testo-Canzone-Zute-dunje.jpg 1113w" sizes="(max-width: 672px) 100vw, 672px" /><figcaption class="wp-element-caption">Prima parte del testo della canzone &#8220;Žute dunje&#8221;</figcaption></figure>
</div>
</div>



<p style="font-size:21px">E insomma, anche se non capisci le parole, in queste sevdalinke percepisci il desiderio di amare e l&#8217;ostacolo che impedisce l&#8217;amore, in un misto continuo di gioia e poi di sofferenza, di avvicinamento seguito subito dall&#8217;allontanamento. In questa musica che si innalza da lontano, e porta con sé spezie ottomane restituite dal vento e ingredienti sefarditi, cresciuti in Spagna e maturati in Bosnia.<br>Bene, se la canzone non ti è piaciuta, puoi smettere di leggere. Perché quella canzone è il fulcro de <em>La cotogna di Istanbul</em>: da lì tutto si emana e si espande, e lì tutto ha ritorno. <br></p>



<p style="font-size:21px">Sarajevo, Vienna, Trieste, Istanbul, Budapest, Stiria, Atene: una carta geografica che per me è una carta dell&#8217;anima. Luoghi e volti che mi appartengono. O forse io appartengo a loro.<br>Il centro di tutto potrebbe essere Sarajevo. Sì, potrebbe. Lo lascio decidere a te, perché ci sono altri nomi che si contendono questo primato. Il Kahlenberg, un colle a pochi chilometri da Vienna. Vienna, la capitale dell&#8217;impero. Istanbul, la capitale di un altro impero. Trieste, la capitale dei miei pensieri.<br>Unisci questi luoghi con il passo cadente del verso. Quel verso endecasillabo che a scuola frega tutti: non è un verso con undici sillabe, ma è un verso il cui accento tonico cade sulla decima sillaba. E così tieni il ritmo, con il passo, con il battito del cuore. Troverai la bellezza del cammino, la sua lentezza e la possibilità di scoperta che si svela fra i passi e i respiri. <br>Camminerai lungo le strade percorse dall&#8217;amore fra Max e Maša, soffiato per la prima volta fra la neve di Sarajevo e condotto fino alle rive del Bosforo, attraverso le vene profonde dei Balcani.<br>Cammini e scavi. Cammini e lasci il tuo passo impresso nella terra. Cammini e piangi. Cammini e bevi. Cammini e mangi. Cammini e abbracci. Cammini e poi ritorni. </p>



<p><br></p>
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