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	<title>Riccardo Cepach Archivi - Laltrove</title>
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	<description>Racconti di Corinna Sabbadini</description>
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	<title>Riccardo Cepach Archivi - Laltrove</title>
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		<title>Museo Lets &#8211; Letteratura Trieste</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Corinna Sabbadini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2024 16:45:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La &#8220;Hortis&#8221; Piazza Hortis per me era &#8220;la Hortis&#8221;: una delle due biblioteche più gettonate dove andare a studiare al tempo dell&#8217;università. Scendevo da via Tigor e andavo o alla Statale in largo Papa Giovanni XXIII o alla Hortis. Momentaneamente la Hortis si è trasferita in via Madonna del Mare in attesa che il suo storico palazzo venga completamente restaurato. Nel frattempo, il piano terra di palazzo Biserini ospita l&#8217;emeroteca (dedicata a Fulvio Tomizza) e, novità delle novità, il Museo Lets &#8211; Letteratura Trieste. Presentato questa mattina alla stampa, domani sarà aperto a tutti: pronto ad accoglierti e a raccontarti le migliaia di pagine scritte su Trieste. Da oggi, quindi, c&#8217;è un luogo &#8220;nuovo&#8221; a Trieste. Vista dalle vetrate in piazza, sembra una invitante biblioteca, ma la realtà è che non puoi portarti a casa i libri. Li puoi guardare, scegliere, sfogliare, leggere, anche ascoltare, ma quando il museo chiude, devi sistemarli al loro posto.Sì, è un museo: è Lets. È il museo che Trieste ha dedicato alla sua essenza letteraria, ai suoi scrittori, a chi ha portato la città, il suo sguardo marittimo, la sua voce delicata e il suo danzare vivo nell&#8217;eternità grazie a un intreccio sublime delle [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.laltrove.com/museo-lets-letteratura-trieste/">Museo Lets &#8211; Letteratura Trieste</a> proviene da <a href="https://www.laltrove.com">Laltrove</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;Hortis&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Piazza Hortis per me era &#8220;la Hortis&#8221;: una delle due biblioteche più gettonate dove andare a studiare al tempo dell&#8217;università. Scendevo da via Tigor e andavo o alla Statale in largo Papa Giovanni XXIII o alla Hortis. <br>Momentaneamente la Hortis si è trasferita in via Madonna del Mare in attesa che il suo storico palazzo venga completamente restaurato. Nel frattempo, il piano terra di palazzo Biserini ospita l&#8217;emeroteca (dedicata a Fulvio Tomizza) e, novità delle novità, il <strong>Museo Lets &#8211; Letteratura Trieste</strong>. Presentato questa mattina alla stampa, domani sarà aperto a tutti: pronto ad accoglierti e a raccontarti le migliaia di pagine scritte su Trieste. </p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Da oggi, quindi, c&#8217;è un luogo &#8220;nuovo&#8221; a Trieste. <br>Vista dalle vetrate in piazza, sembra una invitante biblioteca, ma la realtà è che non puoi portarti a casa i libri. Li puoi guardare, scegliere, sfogliare, leggere, anche ascoltare, ma quando il museo chiude, devi sistemarli al loro posto.<br>Sì, è un museo: è Lets. È il museo che Trieste ha dedicato alla sua essenza letteraria, ai suoi scrittori, a chi ha portato la città, il suo sguardo marittimo, la sua voce delicata e il suo danzare vivo nell&#8217;eternità grazie a un intreccio sublime delle proprie parole.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Mi piace l&#8217;idea che tu scopra da solo questo luogo. Per questo non ti racconterò nel dettaglio cosa troverai. <br>Però ti lascio dare una sbirciatina. Entriamo.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Entriamo</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ti accoglie la sala con la <strong>Libreria degli scrittori</strong>. E qua ci sono i libri, certo, ma ci sono soprattutto gli scrittori (contemporanei e non): chi ha dato voce a quelle storie. <br>Tanti libri. E molti nomi. Sento che almeno alcuni di questi devo dirteli, così, senza un ordine stabilito né un motivo preciso: Claudio Magris, Scipio Slataper, Paolo Rumiz, Giani Stuparich, Pier Antonio Quarantotti Gambini, Fulvio Tomizza, Boris Pahor, Mauro Covacich, Susanna Tamaro, Pino Roveredo e Anita Pittoni.<br>Vecchie e nuove edizioni a testimoniare il passato, ma soprattutto il presente di questa letteratura che si rinnova e si conferma con il passare del tempo.<br>Fra questi anche un non-scrittore, Roberto Bazlen: nato a Trieste nel 1902, ha colto con discrezione e genialità l&#8217;essenza della sua Trieste e ha portato tanto di questa essenza dentro la casa editrice da lui fondata (l&#8217;Adelphi), dove la matrice mitteleuropea e multiculturale di Trieste si rispecchia in molte pubblicazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">In questa sala troverai anche due postazioni affacciate su piazza Hortis: <strong>Le voci in onda</strong>. Ti siedi, selezioni il libro che vuoi ascoltare e te ne stai lì, tranquillo. Guardando fuori. <br>Negli archivi della sede RAI del Friuli Venezia Giulia c&#8217;erano le registrazioni delle voci (fra gli altri) di Biagio Marin, Fulvio Tomizza e Giani Stuparich: ora puoi scoprirle. <br>Oppure prendi uno dei libri del Museo, ti siedi e lo leggi. Fino all&#8217;ora di chiusura quel libro è nelle tue mani.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"></p>



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<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%">
<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Un po&#8217; più in là, speculari, ci sono due grandi vedute di Trieste: una del 1870 e l&#8217;altra dei giorni nostri. In mezzo a queste due visioni della città c&#8217;è la storia, anzi: l&#8217;<strong>Edicola della Storia</strong> (con un edicolante che non ti aspetti) dove trovi giornali e riviste che arrivano dai tre secoli contenuti fra le due immagini, e li puoi leggere solo se parli il tedesco o il greco o lo sloveno o il francese o&#8230; l&#8217;italiano.</p>
</div>



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<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="835" height="960" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Giornali-allEdicola-della-Storia.jpg" alt="Giornali all'Edicola della Storia" class="wp-image-3433" style="width:229px;height:auto" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Giornali-allEdicola-della-Storia.jpg 835w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Giornali-allEdicola-della-Storia-261x300.jpg 261w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Giornali-allEdicola-della-Storia-768x883.jpg 768w" sizes="(max-width: 835px) 100vw, 835px" /><figcaption class="wp-element-caption">Giornali all&#8217;Edicola della Storia</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Ancora oltre, c&#8217;è uno spazio dedicato alla settima arte: il <strong>Cinematografo delle Storie</strong>. Un&#8217;anticamera presenta i manifesti dei film girati a Trieste, e poi, nella sala video, alcuni brevi filmati mandano sullo schermo alcune pagine dei libri appena guardati: nuovi punti di vista da cui leggere (o interpretare) quelle pagine.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">E poi, tre musei dentro il museo</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px"><strong>Tre musei</strong> dedicati a tre voci che hanno saputo scagliarsi in modo decisivo nella letteratura mondiale: <strong>Italo Svevo, James Joyce e Umberto Saba</strong>.<br>E qua non aggiungo altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Concludo dicendo che l&#8217;unico luogo al mondo dove puoi vedere:<br>&#8211; il primo libro letto da Claudio Magris (<em>I misteri della jungla nera</em> di Emilio Salgari),<br>&#8211; la macchina da scrivere di Boris Pahor,<br>&#8211; il manoscritto autografo de <em>Il mio carso</em>,<br>&#8211; il violino di Italo Svevo,<br>&#8211; la copia dei <em>Dubliners</em> che James Joyce ha regalato a Hector e Livia Schmitz il 15 giugno 1914 e<br>&#8211; il manoscritto autografo de <em>Il Canzoniere</em><br>è Lets. Quindi, ecco, io fossi in te ci farei un salto. Perché la curiosità non è mai abbastanza. Ma fra libri, documenti, letture ad alta voce, postazioni multimediali, disegni, manoscritti, oggetti vari e tempo dedicato, questa curiosità si può in parte saziare, ma solo in parte, perché sono sicura che ti rimarrà sempre una domanda senza risposta, un sorriso sospeso.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Claudio Magris</h2>



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<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Oggi, alla presentazione del Museo alla stampa, ha fatto una lezione &#8220;inaugurale&#8221; <a href="https://www.laltrove.com/un-altro-mare-di-claudio-magris/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Claudio Magris</a>: il Museo Lets non poteva avere influencer migliore di lui per questo inizio. «Sento forte il senso della <em>clapa</em> (della compagnia), della combriccola, dello stare insieme. &#8211; ha spiegato Magris &#8211; Anche oggi, qua: è un museo che mi fa stare bene, al di là di ciò che espone, è un luogo dove ritrovarsi.»</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="697" src="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Claudio-Magris-e-Riccardo-Cepach-1024x697.jpg" alt="Claudio Magris e Riccardo Cepach" class="wp-image-3432" srcset="https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Claudio-Magris-e-Riccardo-Cepach-1024x697.jpg 1024w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Claudio-Magris-e-Riccardo-Cepach-300x204.jpg 300w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Claudio-Magris-e-Riccardo-Cepach-768x523.jpg 768w, https://www.laltrove.com/wp-content/uploads/2024/09/Claudio-Magris-e-Riccardo-Cepach.jpg 1410w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Claudio Magris e Riccardo Cepach</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Dal 1997 a oggi</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Questo museo è il frutto di un progetto che è iniziato nel 1997 con l&#8217;inaugurazione del Museo dedicato a Italo Svevo, si è arricchito nel 2004 con il Museo Joyce e si è evoluto in questi anni fino ad arrivare a ciò che espone oggi: Trieste ha il suo Museo dedicato alla Letteratura che contiene anche il Museo Saba.<br>E tutto questo è racchiuso nel suo nome: <strong>LETS</strong>, <strong>LE</strong>tteratura <strong>T</strong>rie<strong>S</strong>te (neologismo frutto della creatività di due poeti contemporanei,&nbsp;Christian Sinicco&nbsp;e&nbsp;Roberto Cescon).</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Un ricordo</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Alcuni anni fa, camminando in piazza Hortis, ho salutato la statua che sta lì ormai da un po&#8217; di tempo sussurrando &#8220;Ciao Ettore&#8221;. Come l&#8217;ho detto, ho sorriso, perché, pur sapendo che quella è la statua di Italo Svevo, il mio subconscio ha pescato da lontano fra i miei ricordi una nozione scolastica e ha salutato Ettore Schmitz. Italo Svevo era il suo pseudonimo: scelto in onore alla sua &#8220;doppia natura culturale&#8221; italiana e tedesca, seppur vissuto temporalmente più nell&#8217;Impero Asburgico e meno nel Regno d&#8217;Italia, aveva percepito e valorizzato in egual misura dentro di sé questa doppia appartenenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">«Dove? Dove xe? Kje? Uer? Dulà?»</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Lets si trova al <a href="https://www.instagram.com/reel/C_015AjNdQ2/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piano terra di palazzo Biserini</a>, al civico 4 di piazza Attilio Hortis. <br>Se ti trovi in piazza Unità, vai verso Cavana e continua fino al parco: quella è piazza Hortis.<br>Se ti trovi in via Torino, continua verso piazza Unità e, dopo il Buffet Siora Rosa, vedrai il parco sulla sinistra e palazzo Biserini sulla destra.<br>Se sei sulle Rive, all&#8217;altezza della pescheria (il &#8220;Salone degli Incanti&#8221;) gira verso la città e dopo 150 metri circa sarai in piazza Hortis.<br>Il Museo è aperto dal lunedì al sabato (è chiuso solo il martedì) dalle 10.00 alle 17.00 e la domenica dalle 10.00 alle 13.00. L&#8217;ingresso è gratuito.</p>



<h2 class="wp-block-heading" style="font-size:29px">Pausa caffè</h2>



<p class="wp-block-paragraph" style="font-size:21px">Siamo nel centro di Trieste: non sarà difficile trovare un posto dove bere un caffè. Forse sarà difficile scegliere dove andare per la pausa.<br>Il più vicino (appena al di là della strada) è il Buffet Siora Rosa. Da lì, poi, inizia via Torino: più o meno ci sono solo locali, uno dopo l&#8217;altro, all&#8217;infinito.<br>Se invece, uscendo dal Museo, vai verso Cavana, puoi scegliere fra Mug, bar Hortis, Chocolat e non so quanti altri bar. Sempre all&#8217;infinito.</p>



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